Il mio ex è tornato con un invito a cena e io sono andata, per mostrargli che donna ha perso.
Quando un ex si fa vivo dopo anni, non è affatto come nei film.
Non cè nulla di romantico.
Non cè nulla di dolce.
Non cè il destino.
Prima cè un vuoto allo stomaco.
Poi una frase che ti rimbalza in testa:
Perché proprio adesso?
Il suo messaggio arrivò in un mercoledì qualsiasi, proprio quando avevo finito di lavorare e mi ero preparata un tè. Era quel momento della giornata in cui finalmente il mondo smette di tirarti da tutte le parti e resti sola, tu con te stessa. Il telefono vibrò piano sul tavolo della cucina.
Il suo nome brillò sullo schermo.
Non lo vedevo scritto così da anni.
Quattro, per lesattezza.
Allinizio mi limitai a fissarlo. Non per lo shock. Ma per la curiosità che arriva quando hai superato qualcosa e ormai non fa più male come prima.
Ciao. So che è strano. Ma mi regaleresti unora? Vorrei vederti.
Nessun cuoricino.
Nessun mi manchi.
Nessuna sceneggiata.
Solo un invito, scritto come se avesse ancora il diritto di farmelo.
Sorsi il mio tè.
E sorrisi.
Non perché mi facesse piacere.
Ma perché ricordai la me stessa di anni prima la donna che si sarebbe agitata, che avrebbe letto e riletto il messaggio, cercando segni dal destino.
Oggi non cercavo segni.
Oggi sceglievo.
Risposi dopo dieci minuti.
Breve.
Fredda.
Dignitosa.
Va bene. Unora. Domani, alle 19:00.
Lui rispose subito:
Grazie. Ti mando lindirizzo.
E lì capii non era sicuro che avrei accettato. Significava che non mi conosceva più.
E io io ero una donna del tutto diversa.
Il giorno dopo non mi preparai come per un appuntamento.
Mi preparai come per andare in scena, ma questa volta senza recitare.
Scelsi un vestito tranquillo, ma elegante verde smeraldo scuro, semplice, a maniche lunghe. Né provocante, né dimesso. Proprio come sono ora.
Lasciai i capelli sciolti.
Il trucco leggero.
Il profumo costoso, ma discreto.
Non volevo farlo pentire.
Volevo che capisse.
E cè una differenza enorme.
Il ristorante era uno di quei posti dove non senti mai grida. Solo il tintinnio dei bicchieri, i passi, le conversazioni sottovoce. Lingresso illuminato, la luce che rendeva ogni donna più bella e ogni uomo più sicuro.
Lui mi aspettava già dentro.
Più elegante, più composto. Con quella sicurezza di uno che riceve sempre seconde possibilità perché qualcuno gliele concede sempre.
Quando mi vide, mi sorrise, aperto.
Sei bellissima.
Lo ringraziai con un cenno gentile.
Né emozionata, né troppo riconoscente.
Mi sedetti.
Lui iniziò subito a parlare come se avesse paura che, aspettando, io me ne sarei andata.
Ultimamente ho pensato spesso a te.
Ultimamente? ripetei calma.
Lui rise, un po a disagio.
Sì so come suona.
Non risposi.
Il silenzio è unarma per chi è abituato a essere salvato a parole.
Ordinammo. Insistette per scegliere il vino. Sentivo benissimo quanto volesse sembrare luomo che sa. Luomo che controlla la serata.
Lo stesso uomo che anni fa voleva controllare anche me.
Solo che ora non cera più nulla da controllare.
Aspettando il cibo, cominciò a raccontarmi della sua vita.
Dei suoi successi.
Delle persone intorno a lui.
Di quanto fosse impegnato.
Succede tutto così in fretta.
Ascoltavo come una donna che ormai non sogna più lui.
A un certo punto si sporse un po in avanti e disse:
Lo sai qual è la cosa strana? Nessuna era come te.
Mi avrebbe commossa, se non avessi già sentito questa mossa.
Gli uomini spesso tornano quando finisce la comodità.
Non quando nasce lamore.
Lo guardai con calma.
E cosa vuol dire, esattamente?
Sospirò.
Vuol dire che tu eri autentica. Pura. Leale.
Leale.
Quella parola con cui un tempo giustificava tutto quello che dovevo ingoiare.
Ero leale mentre lui si perdeva tra amici, ambizioni, altre donne, se stesso.
Leale mentre aspettavo che diventasse un uomo.
Leale mentre la dignità mi si gonfiava dentro come lacqua in un bicchiere.
E poi il bicchiere era traboccato e lui mi disse che ero diventata troppo sensibile.
Lo guardai e il mio sorriso fu dolce, ma non caldo.
Tu non mi hai invitata qui per farmi un complimento.
Lui rimase spiazzato.
Non era abituato a una donna che lo leggesse così chiaramente.
Daccordo hai ragione. Volevo dirti che mi dispiace.
Restai in silenzio.
Mi dispiace di averti lasciata andare. Di non averti fermata. Di non aver lottato.
Sembrava sincero.
Ma la verità, a volte, arriva tardi. E la verità in ritardo non è un dono è un rimpianto.
Perché adesso? chiesi.
Tacque un istante, poi disse:
Perché ti ho vista.
Dove?
A una serata. Non abbiamo parlato. Tu eri diversa.
Dentro sorrisi piano.
Non perché fosse divertente.
Ma perché era così scontato.
Si era accorto di me solo quando sembravo la donna che non aveva più bisogno di lui.
E cosa hai visto? domandai, senza tono di accusa.
Deglutì.
Ho visto una donna serena. Forte. E tutti intorno a te sembravano rispettarti.
Ecco la verità.
Non ho visto la donna che amo.
Ma ho visto una donna che ora non posso ottenere facilmente.
Quella era la sua fame.
La sua sete.
Non amore.
E proseguì:
E ho pensato: ho commesso il più grande errore della mia vita.
Anni fa queste parole mi avrebbero fatto piangere.
Mi sarei sentita importante.
Mi sarei sciolta.
Ora lo guardavo e basta.
E nel mio sguardo non cera crudeltà.
Cera chiarezza.
Dimmi una cosa. sussurrai. Quando me ne sono andata cosa hai raccontato di me?
Rimase interdetto.
In che senso?
Ai tuoi amici. A tua madre. Alla gente. Cosa hai detto?
Provò a sorridere.
Che non ci capivamo.
Annuii.
Ma hai mai detto la verità? Che mi hai persa perché non mi proteggevi? Che mi abbandonavi mentre ti ero ancora accanto?
Non rispose.
Ed era proprio questa la risposta.
Anni fa cercavo il perdono.
Cercavo una spiegazione.
Cercavo una chiusura.
Ora non cercavo più niente.
Mi riprendevo solo la mia voce.
Lui allungò la mano verso la mia, ma si fermò. Sembrava chiedere se avesse ancora il diritto.
Vorrei ricominciare da capo.
Non ritirai la mano, impaurita.
La raccolsi piano nel grembo.
Noi non possiamo ricominciare da capo. dissi con dolcezza. Perché io non sono più allinizio. Io sono dopo la fine.
Lui sgranò gli occhi.
Ma sono cambiato.
Lo guardai seria.
Sei cambiato abbastanza da perdonare te stesso. Non abbastanza da trattenermi.
Quelle parole colpirono perfino me stessa per la loro fermezza.
Ma non le pronunciai per rabbia.
Le pronunciai con verità.
Poi aggiunsi:
Mi hai invitata qui per vedere se hai ancora potere. Se riesci ancora a sciogliermi. Se ancora potrei seguirti, se mi guardi nel modo giusto.
Arrossì.
Non è così
È così. sussurrai. E non cè vergogna. Solo che ormai non funziona più.
Pagai il mio conto.
Non perché volessi escludere la galanteria, ma perché non volevo gesti con cui comprare di nuovo laccesso a me.
Mi alzai.
Si alzò anche lui, turbato.
Te ne vai così? chiese piano.
Mi misi il cappotto.
Me ne sono andata così anni fa. risposi tranquilla. Solo che allora pensavo di perdere te. Invece stavo trovando me stessa.
Lo guardai unultima volta.
Voglio che questo ti resti: non mi hai persa perché non mi amavi. Mi hai persa perché eri sicuro che non me ne sarei mai andata.
Poi mi voltai e mi avviai verso luscita.
Senza tristezza.
Senza dolore.
Con la sensazione di aver rivendicato qualcosa di molto più prezioso del suo amore.
La mia libertà.
E tu, cosa faresti se un ex tornasse cambiato? Gli daresti una seconda possibilità, o sceglieresti te stessa, senza doverti spiegare?
Nella vita, a volte crediamo di perdere qualcuno, ma in realtà stiamo solo ritrovando noi stessi. E la vera felicità nasce quando smettiamo di cercare approvazione fuori e impariamo a dare valore a ciò che siamo diventati.






