Il suo boss

Ricordo, come se fosse ieri, quel mattino in cui Alessandra, la giovane giornalista di *Il Foglio Pulito*, correva disperata verso il redattore. Se non fosse riuscita a passare dal tornello prima di Pietro Michelucci, il capo, sarebbe dovuta scrivere una lunga giustificazione per il ritardo di chi, il mese scorso, era stato premiato come miglior dipendente. Il pensiero di dover spiegare come una stella così luminosa si fosse improvvisamente smorzata la faceva tremare.

Pietro Michelucci era un collezionista di fogli. Amava ogni tipo di modulo: giustificazioni, certificati, comunicazioni, auguri, scuse e persino liste della spesa. Da dove nascesse quellossessione per la burocrazia nessuno dei collaboratori riusciva a capire.

Sua moglie gli trascriveva gli elenchi della spesa, che finivano fuori dalle tasche dei pantaloni, e i dipendenti gli inviavano memorabili memo. Pietro Michelucci ne era felice, e il suo sorriso era appena accennato.

Perché lo sopporti! si lamentava Giulia, amica di Alessandra. Lavorava in una caffetteria vicino allappartamento che le due ragazze condividevano a metà, e credeva che non ci fosse lavoro migliore. Mio Dio! Con il tuo aiuto abbatteranno tutte le foreste! Scrivigli una mail! È moderno ed ecologico.

Non capisci, Giulia sospirava Alessandra. Questuomo è fatto di carta. Ha fogli che spuntano da ogni tasca e ne cadono dal taccuino. Sembra che gli piaccia. È nella sua zona di comfort, lo dico così. E paga bene, e non ci costringe a partecipare a pulizie di primavera.

Quella scusa non era brillante, ma Giulia ci credette. Nel suo caffè, ogni aprile il padrone costringeva i dipendenti a ridipingere la recinzione e a lavare le pareti. La polvere e la vernice facevano starnutire Giulia, così il dovuto lavoro di pulizia le tornava utile per giustificare limpazienza di Alessandra, e il dibattito si spense.

Ancora oggi, se Alessandra non riuscisse a scivolare davanti a Pietro Michelucci, anche solo per un attimo, e lo superasse, si troverebbe a scrivere una giustificazione.

Cosa direbbe? Molti punti

Dormì perché la sveglia non suonò, così come lintera elettricità della casa si spense. Poi corse con Giulia, asciugò il pozzo sotto il frigorifero rotto, mangiò in fretta avena fredda preparata la sera prima, e si affrettò a lavarsi, ringraziando il Signore che lacqua del rubinetto fosse ancora corrente, seppur fredda. Dopo il bagno, seguirono i rituali femminili: mascara, fard, ombretto, rossetto.

Il giubbotto di Giulia era stropicciato: durante la notte, un gatto di nome Innocenzo, saltato dal congelatore, si era accoccolato nel freddo stagno del liquido, nascosto, deciso a attendere il disastro. Ma il disastro lo colpì con la ciabatta di Giulia, sbattendolo contro il suo ventre soffice. Innocenzo non era mai stato trattato così, si offese, scappò sul balcone a piangere.

Giulia cercò un altro giubbotto, perché il ferro da stiro non funzionava

Tutto ciò rubò loro ore preziose. Quando si resero conto, era già molto tardi.

Alessandra, dopo aver vestito Giulia e augurandole una buona giornata, saltò sullultimo scalino del tram in partenza, si fece strada nella folla come una gelatina, e un uomo la sorprese accavallandola delicatamente per non farla restare incastrata dalle porte. Guardandolo, Alessandra vide sparire la mano premurosa insieme al suo proprietario.

Pensò a quante cose potevano succedere se avesse perso il treno: i semafori, la ringhiera, i ladri nella massa ogni cosa era possibile!

Se Alessandra fosse stata beccata in ritardo, avrebbe perso il premio. Quelloro in gomma, come le chiamavano le colleghe, era già stato diviso: una parte per il mare, unaltra per una nuova microonde, una terza per un paio di scarpe.

Alessandra laveva meritata, ma un solo errore poteva rovinare tutto.

Con coraggio, cercò di non correre sul ponte del tram, perché non sarebbe stata più veloce, ma lillusione di uno sforzo è sempre confortante.

Davanti a lei, un giovane afferrò la ringhiera; il bordo della sua giacca si alzò, rivelando un orologio con numerosi quadranti e lancette.

Alessandra fissò gli orologi e i minuti con occhi spalancati, voleva distogliere lo sguardo ma tornava inevitabilmente a quelli.

In ritardo? chiese il ragazzo con tono di pietà. Oggi è una giornata sfortunata

Sì rispose Alessandra, accostando il braccio al sacco sudato.

Sa quel detto? Chi va piano va sano e va lontano. sorrise il ragazzo.

Alessandra serrò le labbra. In unaltra circostanza avrebbe annuito, ma ora il premio per la microonde e il mare erano in gioco.

Mi chiamo Nicola aggiunse il giovane, attendendo una risposta che non arrivò, e proseguì: E lei?

Io sono Olga Federica, sua signora. Permetta il passaggio, giovane! una donna vestita di un cappotto leggero e guanti di pizzo, profumata di acqua di colonia, si intromise, spostando Nicola di lato con il suo seno generoso, quasi rosso di barbabietola.

Il contatto accidentale del suo labbro rosso con la manica di Nicola fece scivolare un Scusi! nel suo tono, mentre la tempesta fuori sembrava intensificarsi.

Alessandra riconobbe in quel profumo il volto della moglie del capo. Nessuno laveva mai vista, nemmeno le sue foto erano appese nellufficio di Pietro Michelucci, ma la sua voce al telefono a volume alto era familiare a tutti.

Ho letto il suo giornale stamattina, Pietro! È un disastro! Larticolo sui mammut è ormai vecchio, non capisce?! Qualcuno ha gettato il giornale nella spazzatura, e un senzatetto

Continuava a parlare senza filtri, colma di colori, mentre il dipendente, testimone involontario di quella bussata, svaniva nellombra del foyer.

E allora? domandarono gli altri.

Lo squarcia. I suoi mammut, Signor Grigio, non hanno convinto la zia Olga! ironizzò un giornalista. La mia mostra di porcellana ha sciolto il cuore di questa coccodrilla!

Un colpo sulla faccia del giovane Grigio segnò il trionfo dellautore dellarticolo su porcellane, e subito dopo il ruggito di Pietro Michelucci, che chiamava tutti in sala conferenze

Olga Federica non compare mai in redazione, ma il suo spirito sembra pervadere ogni angolo.

Chi è lei per criticare il nostro Pietro? si indignarono le impiegate del refettorio, anchesse al corrente della temibile signora del capo. Poverino! Si tufferà nei pasticcini, prenderà un tè caldo, e lei già telefonerà, interrogando su ogni cosa! Che assurdità!

Olga, guardando il tram, si spinse verso i posti a sedere, travolgeva qualche giovane assorto nello smartphone, li spostava, si sedeva e accanto a lei si sistemò Pietro Michelucci.

Scusi. Perdoni, noi siamo solo balbettò il capo, stringendo la valigetta sulle ginocchia.

Come uno scolaro! pensò Alessandra, colpita dal fatto di aver incrociato la vera Olga. Le colleghe avrebbero invidiato.

Che stai borbottando? Dai, mostrami la tua cartella! ordinò Olga, aprendo una cerniera e infilando la mano nella borsa. Dovè la chiave? Pietro, dove sono le chiavi? Ti metti sempre sotto la porta mentre io giro per il GUM con la piccola Simona? Sei pazzo!

Alessandra e il ragazzo con lorologio osservavano il volto di Pietro, rosso di vergogna per lerrore.

Dovrebbe dormire commentò gentilmente Alessandra.

Eh, no! Devo andare a portare fuori il cane, poi a casa rispose Nicola con un sorriso.

Nel frattempo, Olga, come una vecchia strega della fiaba del pesce doro, sparpagliava fogli.

Pietro, ricorda questa lista: da portare alla tintoria, lindirizzo del mio massaggiatore, lordine da ritirare, le cose da comprare per i nipoti. Domani andremo a trovarli, capito? disse, infilando un foglietto in tasca.

Pietro annuì, ma i suoi occhi incontrarono quelli di Alessandra, pieni di una struggente disperazione: voleva che lei non rivelasse mai quella scena umiliante.

Il loro era un segreto a due.

Perché Pietro sopportava la moglie, la sua battagliera? Perché accettava il controllo, il dominio? Lei lo creava: aveva scoperto il suo talento alluniversità, lo aveva sposato, poi, grazie a zii, parenti e amici, lo aveva promosso. Non faceva mai nulla di suo, ma era sempre occupata: telefonate, incontri in caffè o a casa altrui, vigilare sulla vita della famiglia.

Fu Olga, sette anni fa, a chiamare Fimò, il grande editore, per farlo salire a capo. Fimò, affascinato dalla grinta di Olga, accettò, e così Pietro divenne capo redattore.

Il giorno del suo insediamento, Pietro entrò titubante nel nuovo ufficio rivestito di panelli di quercia.

Olga, non ce la faccio! È troppo per me! sussurrò, poi si zittì quando arrivarono tè e brioche.

Olga lo osservò, poi, colpendo delicatamente la spalla di Pietro, disse: Non temere, Pietro! Non tutti sono nati per essere cuochi. Ce la faremo!

E così fece. Era la carta nera del giornale. Pietro, di nascosto, chiamava Olga per chiedere consigli su quali articoli pubblicare, non perché non sapesse, ma per rispetto. Olga era sempre annoiata, viveva la vita di Pietro, con gastrite cronica e frequenti ricoveri, ma governava il piccolo regno di *Il Foglio Pulito*.

Larticolo sui mammut, scritto dal giornalista Grigio, fu inserito per caso al posto di un pezzo sulle lampade a risparmio. Pietro chiamò più volte Olga per confermare, ma lei non rispose, occupata al GUM.

Il pezzo sui mammut finì in prima pagina, e Olga lo guardò con occhi di bronzo, non soddisfatta.

Grazie alla sua influenza, Olga ottenne laccesso al registro degli ingressi e delle uscite, e denunciava a Pietro ogni ritardo di minuti e secondi.

Era solo una situazione Siamo tutti umani! difendeva Pietro.

Ah, così? Allora, Pietro, me ne vado. Se li difendi tu, io resto la sciocca. Addio! urlò Olga, gettando il cornetto al vento.

Pietro, nervoso, corse in mensa a ingozzarsi di focaccine proibite dalla stessa Olga, bevve il tè senza zucchero e poi chiamò i trasgressori a redigere le giustificazioni. Le leggeva alla moglie, le addolciva, le coccolava, e così nessuno veniva licenziato.

Un giorno, mentre Olga osservava la folla, Pietro la vide negli occhi di Alessandra, stanchi e imploranti.

Non dimenticare, è un segreto le sussurrò, senza di me non sarei nulla.

Alessandra, ancora sorpresa, rimase muta.

Dove sei, Olga? chiese Pietro. Il premio è tuo! rispose, indicando il pacco di premi.

Olga, con un gesto frenetico, raccolse i fogli sparsi, Nicola spinse Alessandra verso luscita. Lei le sorrise, ringraziando.

Che donna! Che bulldozer! commentò Nicola, porgendo la mano ad Alessandra, aiutandola a scendere dal tram, poi sollevò Pietro Michelucci, lo pose sullasfalto, salutò Olga con un bacio al volo.

Olga, con un dito, gli fece cenno di tacere, si girò e scomparve.

Addio, Alessandra disse Pietro, quasi a voce bassa. Che tutto resti tra noi, bene? Senza giudizi. Ognuno vive a modo suo

Alessandra voleva ribattere, spiegare che era stato lui a farla nulla, ma rimase in silenzio di fronte allo sguardo triste e supplichevole del capo.

Sono una tomba, Pietro disse lui. Andiamo! Posso passare per la porta laterale? O meglio, per la porta dei servizi? balbettò.

Vai tranquilla, dirò a Lella di sistemare il tuo orario. Un favore per un favore. Sì, usiamo sempre un taxi, ma il nostro autista è ammalato, così siamo sul tram. Che ti è successo? chiese Pietro, prendendo Alessandra delicatamente al gomito e guidandola avanti.

Alessandra raccontò dellinterruzione di corrente, del giubbotto di Giulia, del gatto Innocenzo e del pozzo sotto il frigorifero. Pietro ascoltava, sorridendo, il viso si rilassava, le spalle si distendevano, e sentì il desiderio di bere un caffè e una brioche.

Il capo, da ragazzino, aveva sempre avuto gatti, ma Olga li detestava e li aveva banditi.

Non biasimare Innocenzo. È stato disperato sospirò Pietro.

Chi lo biasima? È il nostro amico! ribatté Alessandra.

Le parole fluivano, il capo si sentiva più leggero, e comprò a entrambi un caffè e una brioche.

Quel pomeriggio la moglie di Pietro, stanca e profumata di mille profumi, arrivò a casa, e lui sentì quanto le mancasse. Amava Olga, peccato, peccato, ma la amava come si ama un gatto, con affetto e contraddizione.

Alessandra, dopo aver scritto un paio di articoli mozzafiato sui misteri dei Maya, lasciò la redazione tardi, esausta, come succede a chi crea.

Alessandra! Ti aspetto disse Nicola dallombra. Non so quali fiori ti piacciono, così ne ho presi di questi

Le porse un mazzo variopinto, che Alessandra chiamò insalata mista.

Sorrise, accolse i fiori.

Posso accompagnarti? So di sembrare invadente, ma dopo il bacio sul tram mi sento in diritto scherzò Nicola.

Alessandra rimase perplessa, poi accettò i fiori e lazienda di Nicola.

Camminarono per le strade illuminate da vetrine colorate, ridendo, osservando le luci che brillavano, e confidando che il futuro fosse ancora luminoso, forse diverso da quello di Pietro Michelucci.

Lui è un bravo capo confermò Nicola. Dicono che luomo è fatto dalla donna. Senza di lei non starebbe nemmeno in piedi.

Alessandra annuì, pensando che ognuno avesse il suo mestiere

Amante dei gatti aggiunse, sottovoce.

Un cuore buono, allora concluse Nicola. Che Dio gli dia salute.

EMentre il tram si allontanava nella notte, Alessandra sorrise, consapevole che ogni piccola sfida aveva tracciato la rotta verso un futuro di speranze e nuovi inizi.

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