Ninella Russo vive, per così dire, sul filo del rasoio. Cammina per una strada grigia di periferia, tiene la testa bassa; non ha nulla da mostrare, perché i suoi meriti contano meno di zero. Laspetto è mediocre.
Giovanni Bianchi, suo marito, dice sempre che per Ninella tutto è ordinario. Lei non nota più la sua bellezza, lha persa da tempo.
Un tempo Ninella era una delle prime bellezze dellUniversità di Roma: snella, graziosa, con ossa sottili ma ben proporzionate. La nonna Anna, invece, è una donna di campagna, robusta, un po ruvida, ereditata da una famiglia di contadini; la scienza non la può cambiare.
Nel sangue di Ninella scorrono i geni del padre, un ingegnere brillante e un letterato colto, entrambi laureati. Loro hanno modellato la figlia, le hanno dato un naso più fine rispetto a quello di Anna, spalle meno larghe, gambe adatte a scarpe cittadine e non a stivali da montagna.
Così, Ninella nasce bella, ma timida e silenziosa; è il risultato di un mix di eleganza urbana e radici rustiche. La nonna Anna non smette mai di spargere critiche, al punto che le orecchie di Ninella quasi si arrotolano. Laltra madre di Ninella, Loredana, allinizio tenta di imitare la suocera, ma poi si morde la lingua e si accontenta di una vita tranquilla in un condominio di quattro piani, con un ficus nel corridoio e vicini accademici che non tollerano rumori.
Loredana cala il tono, mentre Ninella diventa ancora più riservata.
Cresci, ragazza, non restare così! sbuffa la nonna Anna, infilando i piedi in vecchie ciabatte consumate. E tu, Loredana, sei caduta in basso. Il futuro è un deserto di erbe selvatiche. Dove siamo finiti, nella zona di Mazzini? Non lo sai?
Federico, il padre di Ninella, si nasconde lontano dal profumo daglio della madre e dal Bianco Mare di suo cognato, rifugiandosi nel suo studio fino a quando Loredana, in cucina, serve il tè alla madre e ascolta racconti di vita.
La nonna Anna non è frettolosa; prima elenca le notizie del villaggio, poi parla del suo orto, e infine chiama la nipote, Ninella, a sbirciare dietro la porta della cucina.
Ninella esce timidamente, guarda Loredana, che si volta. Federico non accoglie la suocera, anche se i suoi sottaceti alla vodka sono famosi. Linfluenza di Anna su Ninella si riduce, perché Loredana la aiuta con il neonato, accudisce Ninella quando prende una polmonite e non riesce a mangiare. Anna Vettor, unamica di famiglia, la porta in macchina del sindaco, avvolta in una pelliccia invernale.
Federico rimprovera a Loredana di aver lasciato entrare la suocera, ma lei lo calma. Fuori città, Ninella si riprende rapidamente, torna al letto accoccolandosi al petto della madre, sospira di sollievo. Federico alza la mano, apre e chiude la bocca, osservando la suocera con sospetto.
La nonna Anna ha una forza sicura, come un pugno che illumina tutto ciò che Loredana non osa pensare. Per questo, il genero la temeva.
Perché non mi accogli, suocera? Ti ho regalato un sacco di soldi per il matrimonio! Se non so parlare bene, non è colpa mia, ma un mio difetto! lamenta Anna, seduta al tavolo della figlia, offrendo a Ninella una grande barretta di cioccolato Aveline.
Ninella annuisce per rispetto, ma non mangia, la posa sul tavolo.
Dai, piccola, mordila! insisti la nonna, ma Loredana la ferma.
Federico non permette dolci prima di cena. Non è consuetudine qui spiega Loredana sottovoce.
Questa consuetudine fa arrossire Loredana. Il marito è a casa, la testa è presente! Loredana non diventa mai la padrona di casa, ma si limita a guardarsi intorno, a tacere. Quando gli amici di Giovanni vengono, sistema la tavola, sorride, annuisce. Non ha molto da dire, è solo una casalinga.
Ninella prende esempio da lei, non si mostra.
Dopo qualche tempo, Anna Vettor non sopporta più stare a casa del genero; le irritano i litigi, la stretta. Dopo alcuni piccoli scontri, smette di venire e solo quando Federico è assente chiama, ascolta il segnale del telefono, abbassa la voce, poi ride sentendo la voce di Ninella.
Come stai, tesoro? Non vieni a trovarci sussurra la nonna, asciugandosi le lacrime con un fazzoletto. Piange spesso, per i nervi.
Tutto bene, nonna. Studio alluniversità, oggi è sabato, la mamma è al consultorio, papà al lavoro risponde Ninella, con le spalle alzate.
Per lei il mondo segue regole, leggi, tradizioni: è un piccolo universo familiare, semplice e chiaro.
Il padre è il capo, colto e istruito. La madre è semplice, ancora mastica semi e sputa in mano; questo irrita il padre, che le chiede di civilizzarsi. Lei non può o non vuole, così il padre la manda sul balcone.
Siediti lì, se non capisci quanto è disgustoso! gesticola, aprendo la porta del balcone.
La madre resta sul balcone, in una vestaglia con riccioli, sputando semi, guardando le proprie gambe stanche. È riconoscente a Federico per averla portata via dal villaggio, per averle dato una casa, per perdonarla.
Loredana ha studiato allIstituto di Formazione degli Insegnanti; Federico la vedeva a una festa al Parco dei Daini, si innamora, nasce Ninella, si sposano. I genitori di Federico sono sorpresi, ma poi accettano che lunione di un intellettuale cittadino e una ragazza di campagna sia nobile. Federico la porta in alto, verso la cultura, così lei si piazza bene.
Ninella finisce gli studi, diventa insegnante, ma non lavora ancora, come la madre. Si sposa con Giovanni. Il marito è più semplice, ma comunque intelligente; agli hipsters degli anni 60 non piacciono più, preferiscono i trendy.
Giovanni è retro, indossa abiti sobri, legge classici, filosofia pesante. Federico lo conosce da progetti giovanili, lo approva per il matrimonio di sua figlia.
Ninella accetta, resta a casa. Si trasferisce nella casa di Giovanni, che vive con i genitori in un appartamento di tre stanze a Milano. La sorella maggiore di Giovanni è emigrata in Francia.
I genitori di Giovanni, anziani, si ritirano, la suocera cede la gestione della casa alla nuora, prende alcune cose e chiede al figlio di portare lei e il padre in campagna.
Vi lasciate crescere finché il Signore vuole. Basta! conclude, uscendo. Non voglio stare qui, la cucina non regge due padrone.
Lappartamento è pieno di pareti scure in legno, coperte da pile di lenzuola, asciugamani di colori sbiaditi, set di stoviglie e cristalli di diverso valore, lampade fioche, finestre sempre tapparelle per non far vedere i vicini cosa succede dentro, dove Giovanni nasconde i soldi. Per Ninella è tutto opprimente.
Vorrebbe cambiare tende, mobili, forse ridare lucentezza al parquet, ma è troppo costoso e non serve a Giovanni. La madre prima gli preparava la semolino la mattina; ora è Ninella. Lo ama, lo cerca, vuole compiacerlo, è affamata di piacere.
Il fine settimana Giovanni si alza presto, frigge le uova in mutande stropicciate, non spende soldi, non cè nulla. Ninella, svegliandosi di soprassalto, controlla lorologio, si chiede se il marito uscirà o resterà a casa. Spesso rimangono in casa. Giovanni non va a teatro né al cinema, per risparmiare.
Questa parsimonia estrema si manifesta solo col tempo. Ninella pensava che Giovanni fosse solo un capitano che contava ogni centesimo. È cresciuta credendo che luomo decida tutto, la moglie accetti. Anche la madre vive così.
Giovanni è intellettuale, ma non di nascita; i suoi genitori non hanno studi superiori, lavorano in mansioni semplici, ma sperano che il figlio renda onore al cognome. Questa fiducia gli serve. È quasi quaranta, ha una tesi pronta, ma non la scrive; sogna di rinnovare la fattoria di famiglia.
Che fai, brutto! dice Anna Vettor, vedendo il nipote arrivare.
Non serve un tale uomo! Ci sono tanti mariti normali! ribatte Ninella, rimproverando sua madre.
Anna Vettor non spende soldi inutilmente, ma non ha mai negato a Loredana cibo o vestiti. Se serve un cappotto, prende quello buono, anche se caro; prende in prestito dai vicini, poi restituisce ogni centesimo, così Loredana non resta a secco.
Quando la figlia finiva il corso, Anna la portò in una sartoria dove le cucirono labito più bello che Loredana desiderava. Lì Ninella incontrò Federico. Da quel giorno Anna non la rimprovera più per i soldi.
Ninella e Giovanni vivono. La passione di Giovanni svanisce, le coccole diventano un peso. È più anziano di dieci anni, non vuole più le fiamme della giovinezza.
Ninella accetta tutto come dovuto. Il marito dice di amarla, ed è così. I genitori sono felici della scelta di Ninella. Il resto è solo fruscii da libri, farfalle nello stomaco e, scusa, intimità. Con poco denaro è difficile, ma si può vivere.
Giovanni capisce presto che lo stipendio di Ninella finisce anche nel suo salvadanaio. Insiste che lei lavori, aumenti le competenze, così guadagna di più. Lei dona, lui prende. Poi, un giorno, la prende a calci, la butta via dal letto, ma lei non resiste.
Ninella accetta un lavoro in una scuola elementare, ama i bambini, ma la sera arriva esausta, si siede a tavola, Giovanni legge in camera, aspetta la cena.
Durante la cena, Ninella sogna di finire presto, ma Giovanni beve una piccola grappa e filosofeggia. Conosce tutto: come gestire una classe, come curare, come costruire. Pensa che Ninella non valga nulla, solo uninsegnante? Padre mio, è ridicolo!
Quando arriverai al dipartimento o come lo chiamate, potresti diventare anche bambinaia! sbuffa, non ti comprerò un cappotto, aspetti lautunno. Decideremo in primavera, dice.
Un pomeriggio, Ninella scopre di essere incinta. Non farlo, sto male! grida, non toccarmi.
Giovanni resta immobile, sorpreso, non capisce da dove arrivino i bambini e pensa che con Ninella non possano averne.
No non è così balbetta, preoccupato, perché vuole che tutto sia calcolato. Ma la gravidanza è un colpo di scena, fuori tempo.
Lui le chiede di preparare il caffè, più piccolo, che duri un mese. Dopo il lavoro, deve andare a una consulenza per risolvere la situazione.
Ninella, stremata, vomita sulle ginocchia di Giovanni. Lui la cacciò dalla cucina, la rimprovera, urla, sbatte il sapone in bagno, si scaglia contro le parole.
Quando esce, la casa è in ordine: profumi minuscoli, il cappotto e gli stivali di un collega di lavoro di viaggio, le cose sono al loro posto, meno Ninella. Giovanni si siede, sente gli sguardi curiosi dei vicini, vuole imbrogliare con parole cattive, ma ricorda che è quasi dottore, dovrebbe finire la tesi. Non insulta.
Divorziamo silenziosamente; Ninella prende le cose, Giovanni la aiuta a portarle al taxi, dice ai vicini che è solo un periodo temporaneo per il bambino.
Poi Giovanni torna nellappartamento vuoto, si siede al tavolo, prende una piccola rinfrescata di alcol con acqua, beve in un sorso, accende la televisione, mostra il meteo, menti di nuovo.
Ninella partorisce un maschietto, Kiril, magro come dice la nonna Anna, un violinista, sempre alto e sottile. Loredana sta col nipotino mentre Ninella è al lavoro; Federico, commosso, porta a Kiril i trenini del Mondo dei Bambini e le figurine dei soldati.
Papà, ha solo sei mesi! ride Ninella.
E allora? Lo compreremo, basta! risponde Federico, spargendo giocattoli sul tavolo, facendo girare il piccolo Kiril.
Con il piccolo Kiril la vita della famiglia prende una svolta diversa. Anna Vettor torna spesso, con la sua energia inesauribile, Federico arriva dal lavoro, Loredana inizia a cucire vestiti per il nipote, scopre di avere un talento, perché ha studiato la gestione domestica a scuola. A volte Giovanni passa per lingresso, mentre Ninella avvolge Kiril nella copertina, poi lo porta a fare una passeggiata col passeggino.
Non è per molto! Controlla il cappellino, proteggi le orecchie! ammonisce la nonna Anna.
Giovanni insiste sul rafforzamento, pensa che sia anche suo, ma è sotto lo sguardo severo di Anna. Lei chiude la porta, sbatte un po la porta del balcone.
Che vuoi, nonna? chiede timidamente Ninella.
Voglio solo che tutti stiano bene. Cosa ne pensi, sarà? guarda Anna, piccola e rugosa, ma ancora viva. Noi, tuo nonno e io, abbiamo vissuto tutta la vita, senza mai sminuirci.E così, tra le sfide e i ricordi, la famiglia scoprì che la vera ricchezza risiede nellamore quotidiano condiviso.






