Come ha potuto?! Senza chiedere! Senza neanche consultarmi! Ma ci si può credere? Entrare in casa daltri e comportarsi come se fosse la propria! Nessun rispetto! Santo cielo, cosa ho fatto per meritarmi questo? Ho passato tutta la vita a occuparmi di lei, e così mi ringrazia! Per lei io non sono nemmeno una persona! ho asciugato le lacrime che stavano per scendere secondo lei, la mia vita non va bene! Dovrebbe guardare la sua, invece! Sta chiusa in quel suo monolocale a Roma e pensa di aver trovato la felicità. Né un marito serio, né un vero lavoro: lavora da remoto, figurarsi. E con che vive, poi? E trova pure il coraggio di venire a dirmi come dovrei vivere io! Ma io ho dimenticato da anni le cose su cui lei ha appena iniziato a riflettere!
Questo ultimo pensiero mi ha scossa. Mi sono alzata dalla poltrona, sono andata in cucina e ho acceso il bollitore, avvicinandomi poi alla finestra.
Guardando la città vestita a festa, illuminata da mille luci e addobbi natalizi, ho ricominciato a piangere.
Tutti si stanno preparando al Capodanno Solo io non sento nessun clima di festa. Sola, come un cane…
Il fischio del bollitore mi ha riportata alla realtà. Ma io ero già immersa nei ricordi.
Avevo ventanni quando mia mamma, a quarantacinque, ha avuto la seconda figlia.
Mi era sembrato strano: chi glielo faceva fare?
Non voglio che tu rimanga sola al mondo, mi aveva detto lei sorridendo, vedrai che bello avere una sorella. Capirai più in là.
Ma capisco già adesso, avevo risposto senza entusiasmo, però sappi che badare a lei non ci penso proprio. Io ho la mia vita.
Non hai più una vita solo tua, adesso, aveva scherzato mamma.
Le sue parole sono state profetiche. Quando la piccola Chiara aveva tre anni, la mamma non cera già più. Papà se nera andato ancora prima.
Tutte le responsabilità su Chiara sono ricadute su di me: ero, di fatto, per lei una mamma. Fino a dieci anni, mi chiamava ancora così.
Non mi sono mai sposata. Ma non è stata quella bambina la causa: semplicemente non ho mai incontrato luomo giusto, quello che mi avrebbe fatto battere il cuore davvero. Non che avessi tempo di conoscerne. Casa, lavoro, Chiara. Casa, lavoro, Chiara.
Sono diventata adulta allimprovviso, dopo la morte dei miei. Da allora, ho dedicato tutta la mia vita a lei: cresciuta, studiata, sostenuta.
Adesso Chiara è grande, vive da sola. Sta per sposarsi.
Viene spesso a trovarmi; siamo legatissime, nonostante la grande differenza detà, carattere e modo di vedere la vita.
Io sono troppo parsimoniosa, lo so. Il mio appartamento sembra un magazzino di cose vecchie e inutili. Se qualcuno cercasse nei cassetti, troverebbe ancora la vestaglia che portavo più di dieci anni fa, quando avevo tuttaltra figura. O le bollette dellEnel di ventanni fa.
In cucina ho tazze scheggiate, pentole smaltate con i bordi rotti, padelle senza manico. Da anni, in realtà, non le uso più, ma mi dispiace buttarle: non si sa mai…
Eppure, non faccio mai nemmeno un piccolo restauro in casa. Non perché mi manchino gli euro, ma perché tanto la carta da parati è ancora buona
Labitudine di sacrificarmi per mia sorella mi ha spinta a risparmiare su tutto, anche sul mio benessere.
Chiara invece è tutta lopposto: allegra, leggera. A casa sua cè sempre lessenziale. Nessun deposito di oggetti! Solo il necessario.
Ha persino questa regola: Se in un anno non ho usato una cosa, via!
E la sua casa è luminosa, spaziosa, si respira unaria fresca.
Quante volte mi ha proposto: Dai, facciamo un po di restauro da te! Approfittiamo per fare pulizia, sennò tra un po non entri più nemmeno tu in casa tua!
Non voglio buttar via niente e non voglio cambiare nulla, rispondevo io sempre. E i restauri non mi interessano.
Ma come non ti interessano? Hai visto il tuo ingresso? Questa carta da parati è vecchia almeno quanto la Fontana di Trevi! Sembra di entrare in una cantina. E tutta questa roba accumulata ti risucchia le energie, te lo dico io! Ti fa anche male alla salute!
Ma io niente, non volevo sentire ragioni.
E allora Chiara ha deciso di intervenire a modo suo. Almeno così, pensava, mi faceva vedere la differenza tra prima e dopo.
Ha scelto proprio lingresso, dove cera poca roba e pochi mobili.
Una settimana prima di Capodanno, quando io ero al lavoro di turno lungo (lavoro in ospedale), Chiara e il suo futuro marito sono venuti a casa mia (abbiamo le chiavi luna dellaltra), e hanno rivestito le pareti: addio muri scuri e grossolani, ora erano di un verde chiaro luminoso con disegni dorati.
Hanno poi sistemato tutto, perché Chiara non ha osato toccare le mie cose. E sono andati via.
Quando sono tornata, e ho visto lingresso, sono rimasta di sasso. Ho pensato di aver sbagliato porta, sono uscita a controllare il numero.
Era la mia casa.
Sono rientrata e ho realizzato subito: Chiara!
Ma come ha potuto?
Lho chiamata e le ho detto tutto quello che pensavo, senza risparmiarmi. Ho poi chiuso la chiamata bruscamente.
Dopo mezzora, Chiara è venuta di persona.
Ma chi te lha chiesto?! le ho urlato appena lho vista.
Nina, volevo solo farti una sorpresa. Guarda che bello: pulito, luminoso, spazioso cercava di spiegare.
Non ti permettere di comandare a casa mia! Io ero una furia.
Più parlavo, più parole dure le tiravo addosso.
A un certo punto, Chiara non ce lha fatta più:
Basta. Fai quello che vuoi con la tua discarica, ha sussurrato, non metterò più piede qui.
Eh, la verità fa male? Scappi?
Mi spiace per te, ha detto, piano piano, e se nè andata.
E non mi ha più chiamata per una settimana. Non abbiamo mai litigato così a lungo. E ora Capodanno è alle porte. Davvero passeremo la notte luna lontana dallaltra?
Mi sono seduta sullo sgabello dellingresso.
A dire il vero, è proprio più spazioso ho pensato, immaginando Chiara e Andrea mentre lavoravano, cercando di fare tutto senza la minima grinza, figurandosi la mia sorpresa. Forse ho esagerato. Così è proprio meglio. Più luminoso. Anche il cuore è più leggero. Forse Chiara ha ragione?
Allimprovviso ha squillato il telefono
Nina… Ho sentito la voce di Chiara tra le lacrime, perdonami. Non volevo ferirti. Volevo solo farti un regalo renderti felice.
Ma che dici, piccola mia, non sono più arrabbiata, da un pezzo, anche a me la voce tremava per la commozione, e non hai proprio nulla da farti perdonare: hai perfettamente ragione, la carta da parati è bellissima. E dopo le feste cominciamo insieme a sistemare e buttare un po di cose. Se ti va.
Se mi va? Certo che mi va! Sarà un piacere! Ma stasera cosa facciamo? Non riesco a immaginare il Capodanno senza di te
Nemmeno io
Allora preparati! Chiara è ritornata allegra, abbiamo già tutto pronto: lalberello vero, le luci, le candele tutto come piace a te. Non ti preoccupare, pensa solo a venire, che ho già cucinato tutto. Non fare la matta a correre in giro per negozi, ti conosco! Ho sempre sperato fino allultimo che ci saremmo riappacificate per passare il Capodanno insieme. Preparati con calma. Andrea viene a prenderti.
Mi sono rimessa davanti alla finestra. Stavolta, la città illuminata per le feste mi sembrava più calda, più vicina.
E con gratitudine ho pensato: Grazie, mamma per avermi dato una sorella come Chiara.Mentre sorseggiavo il tè, sentii unondata di calore crescermi dentro, una miscela di malinconia e speranza. Avevo passato la vita a custodire, trattenere, conservare, forse temendo che lasciando andare qualcosa, avrei perso anche una parte di chi ero stata. Ma la luce nuova tra le pareti, la voce di Chiara piena di allegria, mi fecero capire che cè spazio per tutto: per i ricordi e per il cambiamento, per il passato e per il futuro.
Quando Andrea suonò il campanello, il mio cuore non ebbe esitazioni. Presi la borsa, lanciando unultima occhiata allingresso, e sentii che il nodo dentro di me si scioglieva. Ero pronta. Pronta a festeggiare, a raccontare vecchie storie davanti a nuove pareti luminose, a ridere per il futuro che Chiara si stava costruendo, e anche a progettare piccoli cambiamenti insieme.
Scendendo le scale, la città mi parve ancora più bella. In quellaria fredda di dicembre, cera il calore di una promessa: non sarei mai più stata sola, perché avevo imparato che anche aprire la porta a qualcosa di nuovo, e persino lasciare andare un frammento di ciò che ci ha fatto compagnia per anni, può essere un meraviglioso modo di dare spazio allamore.
Quella notte, tra brindisi e risate sotto le lucine, imparai a festeggiare davvero. E finalmente sentii che anchio, in quel Capodanno, stavo ricominciando da capo, esattamente dove avevo sempre desiderato essere: accanto a mia sorella, con il cuore leggero e la casa piena di vita.






