Dacci le chiavi della casa in campagna, vivremo lì per un po’: una coppia ospita degli amici per le vacanze senza pensare alle conseguenze

«Dacci le chiavi della casa al mare, vivremo lì un po» così i nostri amici ci chiesero una cortesia che, a pensarci oggi, cambiò molti rapporti. Il tempo era quello delle vecchie feste di Capodanno, quando ancora la vita sembrava più semplice e le disponibilità più naturali.

Mia madre, purtroppo, si ammalò proprio alla vigilia, costringendo me e mia moglie, Elena, a trascorrere le festività a Genova, in famiglia, con una tavola modesta ma piena di affetto e ricordi. I nostri amici, Rita e Michele, furono delusi: avevamo promesso loro la nostra casa a Camogli, ma chi poteva prevedere il malore di mamma Vittoria, proprio a fine anno?

Elena ci rimase male; si colpevolizzava per aver deluso Rita, cara amica dai tempi delluniversità a Firenze. Così, quando Rita la chiamò il due gennaio, lamentandosi della notte di Capodanno passata stretti nel loro piccolo appartamento, Elena sentì il dovere di aiutare.

Non ne posso più della suocera sbottò Rita. È venuta da noi proprio il trentuno dicendo che il riscaldamento nel suo appartamento a Sampierdarena è guasto! Resterà qui fino a che non aggiustano i termosifoni. Giuro, se va avanti così, divorzio da Michele!

Mi dispiace, Rita rispose Elena, scrollando le spalle. Irma, mia suocera, almeno non è invadente, ma la malattia lha provata molto. Se potessi aiutarti, lo farei volentieri.

Puoi darmi le chiavi di Camogli, così io e Michele ci liberiamo della suocera. Che resti da sola, almeno non ci stressa!

Elena ci pensò a lungo. Le dispiaceva per Rita, ma non sapeva come prendere la cosa io, Giovanni, suo marito: quelle mura erano proprietà della mia famiglia da decenni.

Non so, Rita Prima devo parlarne con Giovanni.

Capisco benissimo rispose lamica. Siamo affidabili, tratteremo la casa con ogni cura.

Cè il rischio che la strada sia bloccata dalla neve. La pulizia non è stata fatta, il Comune è in ferie fece presente Elena.

Abbiamo il fuoristrada di Michele. Riusciremo comunque! replicò Rita con grande ottimismo.

Anche la caldaia non labbiamo controllata da un po Serve qualcuno esperto.

Tranquilla! Michele ha lavorato con le caldaie a Livorno, troverà la soluzione.

Alla fine, persuasa dalla premura di Rita, Elena mi interpellò.

Sei sicura che sia una buona idea? chiesi scettico.

Non lo so, Giovanni. Ma Rita è unamica. Potevamo andare tutti insieme, se non fosse per tua madre

In caso succeda qualcosa, non potremo essere lì daiuto. E tua madre non si può lasciare sola.

Lo so, per questo ti chiedo. Rita è esasperata dalla situazione con la suocera; la sua casa è diventata invivibile. Pare che la madre di Michele sia davvero una peste.

Riflettemmo ancora e, pensando al matrimonio di Rita e Michele, decidemmo di cedere le chiavi a patto che gestissero tutto da soli.

Le chiavi vanno bene, ma niente problemi, che si arrangino risolsi io.

Rita capì subito il valore del gesto.

Grazie di cuore, Elena! Chiamerò spesso per rassicurarti, promesso.

Partirono per Camogli e il viaggio durò più di tre ore. La casa era nascosta fra gli ulivi, lontana dalla confusione. Ma fu come temevamo: nel periodo di Capodanno la neve era copiosa, persino il fuoristrada bloccato davanti al cancello. Rita e Michele ci telefonarono, spaesati.

Che facciamo? Non si passa!

Tornate indietro, ragazzi. Il Comune non lavora il tre gennaio.

No! Dopo tutto questo viaggio? Cè un paesino vicino, giusto? Ricordo che Giovanni conosce un trattorista che libera la strada insistette Rita.

Sì, il signor Aldo. Vi mando il numero.

Dopo mezzora e vari tentativi, Rita mi chiese di chiamare direttamente Aldo. Riuscii finalmente a convincerlo: sarebbe arrivato entro unora.

Durante lattesa, Rita continuò a chiamare Elena per ogni dettaglio, aumentando la tensione. Quando Aldo arrivò, ripulì il vialetto, ma per aprire il portoncino serviva molta fatica con la pala. Michele dovette scavare da solo. Finalmente entrarono.

Tuttavia, i termosifoni non scaldavano. Occorreva sistemare la caldaia, così Michele tornò a chiamarmi. Spiegai per due ore come funzionava il modello antico.

Mai visto nulla del genere Sarà roba degli anni cinquanta.

Limportante è scaldarsi dissi io tra il nervoso; capivo già che sarebbero sorti altri guai.

Così fu. Rita iniziò a chiamare Elena per ogni inconveniente: dalla padella sparita, al freddo insistente.

Verso notte, Elena ed io decidemmo di spegnere i cellulari, esausti.

La mattina dopo, trovarono decine di chiamate perse.

Chissà che è capitato? domandò Elena, preoccupata. Richiamò Rita, che rispose agitata.

Finalmente! Dove spariti?

Dormivamo.

Abbiamo rischiato grosso: in bagno odore di fumo, stavamo per dare fuoco alla casa!

Oddio

Eh sì! Costruiscono le stufe così?! Potevi dirci che la tubatura aveva il tappo! Per fortuna Michele se ne è accorto.

Scusa Non pensavo che il primo giorno vi sareste buttati in bagno turco. Di solito si chiede

Siamo ospiti, vogliamo godere di tutto! La sauna era inclusa, no? E poi ci siamo fatti largo tra la neve per arrivarci!

Usatela pure, ma fate attenzione suggerì Elena, sempre più imbarazzata.

Inoltre, niente barbecue! Dove grigliamo?

Quello vecchio è rotto.

Non lo sapevamo! Perché non ce lavete detto? Nulla di pronto, dobbiamo cucinare la carne!

Non so cosa dirti, Rita. Sono stanca di tutto questo. Sistemate voi la griglia, basta che non bruciate la casa.

Elena chiuse la chiamata infastidita. Raccontò tutto a me.

Conoscono la casa, nessuna scusa. Il barbecue lo comprino loro, che vadano al supermercato del paese e si arrangino!

Così Elena riferì a Rita.

Va bene, capito. Saliamo in paese e pensiamo noi alla carne, almeno ora la strada è pulita.

Dopo quella telefonata, Rita smise di tormentare Elena: forse capì che la pazienza della nostra famiglia era al limite.

Il giorno successivo, vedendo che nessuna chiamata arrivava, mi preoccupai.

Da giorni non si fanno sentire. Facciamo un controllo?

Rita non rispose direttamente, ma scrisse breve: «Tutto ok».

Decidemmo di lasciarli in pace, affidando loro la casa e pensando solo alla nostra famiglia.

Quando le feste finirono, mamma Vittoria migliorò ed Elena mi consigliò di andare di persona a Camogli a riprendere le chiavi e verificare la casa.

Meglio così. Andrò domattina e torno alla sera concordai. Volevo vedere lo stato della casa, specie la sauna.

Partii, Elena rimase con mia madre. Avvertì Rita che sarei arrivato quel giorno, sperando in una riconsegna tranquilla.

Invece tornai a Genova di pessimo umore, rifiutando di parlare. Elena non capì il motivo, finché Rita la invitò a casa sua, in una traversa vicina.

La tua suocera ha smesso di tormentarti? chiese Elena, entrando.

Per fortuna sì, se nè andata ieri sera subito dopo i lavori di riparazione.

Perfetto. Allora vengo subito, ho giusto unoretta.

Rita la attendeva nervosa, passò subito ai fatti.

Tieni, queste sono le spese fatte a Camogli porse un foglio a Elena.

Cosa sono?

I soldi che abbiamo speso: trattorista, pala elettrica, barbecue, carbonella, accendifuoco, griglia, tre lampadine e gli oli essenziali per la sauna.

Ma perché me lo mostri?

Lasciamo tutto lì, potete usarlo. Dunque pensavamo di dividere la cifra.

Davvero parli sul serio? Elena sorrise incredula.

Certo! Se il barbecue fosse stato già lì, non avremmo dovuto comprarlo. E senza pala elettrica, avremmo faticato un sacco. Se il trattorista avesse pulito la strada in tempo, non avremmo aspettato due ore e sprecato benzina. Persino lo shampoo mancava! Ho dovuto comprare anche quello!

Rita, forse esageri. Primo: la nostra casa non è un albergo; secondariamente, la pala e il barbecue li avete scelti voi. Non servono a noi, portateli pure via. Come gli oli, la carbonella e la griglia. La pulizia della strada la dovevate prevedere voi; e le lampadine, quelle effettivamente servivano, quindi ve le rimborsi. Elena fece bonifico di trecento ottanta euro e chiuse il discorso, lasciando Rita di stucco. Non rispose più alle sue chiamate e, con me, raccolse tutte le cose lasciate dagli amici e le fece spedire tramite corriere.

Mia madre ormai si era ristabilita e nei weekend tornammo a Camogli, sereni come una volta. Rita e Michele, invece, persero il privilegio. Quel gesto spezzò la nostra amicizia e, da quel momento, nessuno di noi affidò mai più la casa o i ricordi a chi non li sapeva apprezzare.

«Abbiamo pensato a loro, volevamo aiutarli, e guarda come finisce» si sfogava Rita con Michele, chiamando inutilmente Elena per il rimborso della pala elettrica, che senza scontrino restava invendibile.

Che tempi direbbe oggi Elena in cui bastava una chiave per mettere in discussione unamicizia, e una casa per misurare la gratitudine.

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