15 aprile 2023
Oggi mi è sembrato di rivivere la prima volta che ho visto Ginevra al lavoro. Lei era al reparto risorse umane per firmare un ordine, io ero appena arrivato al dipartimento acquisti per chiedere un colloquio. La stanza degli uffici di Milano era piena di luci fredde, ma il suo sguardo ha sospeso il tempo. Che bellezza, e così determinata, ho pensato, mentre lei si fermava a osservare il nuovo arrivato. Ho sentito il suo sussurro: Allora ci incontreremo presto, vero? ed è stato chiaro che avremmo incrociato le nostre strade.
Il giorno dopo è tornato in contabilità, ha salutato tutti con un sorriso e ha fissato i suoi occhi su di me. Un brivido mi ha percorso la schiena; mi sono chiesto se fosse il solito sguardo di curiosità o qualcosa di più. Ginevra ha notato anche lei il mio sguardo e ha arrossito, ma io sapevo già che era diverso da tutti gli altri pretendenti che aveva avuto.
Da quel momento Andrea Bianchi mi ha guardata sempre dritto negli occhi, con dolcezza e attenzione, senza mai affrettarsi. Risolveva i problemi con disinvoltura, senza aspettare che gli chiedessero aiuto, ma senza imporsi. Appariva sempre al momento giusto, quando avevo più bisogno. È stato così che ho capito di essermi innamorata, e non cè stato più ritorno. Un uomo così è tutto quello che una donna può sognare.
Due mesi dopo vivevamo già sotto lo stesso tetto, sei mesi dopodiché ci siamo sposati. Quando è nato il nostro figlio, un piccolo spaccato di me stesso, ho capito cosa significa davvero la felicità. Di notte mi stringevo a lui e gli sussurro: Non scapperai via, vero? Ti ho legato al mio cuore. Lui rispondeva, baciandomi la tempia: Non avevo intenzione di andare da nessuna parte.
Da subito sapevo che Andrea aveva una figlia dal suo primo matrimonio. Lho chiesto più volte, ma lui era reticente. Un giorno ha ammesso: Non parlo più con la ex, Lena. Quando la piccola Dasha aveva tre anni, Lena non voleva che ci vedessimo. Ora è adolescente, ma non voglio riaprire ferite. Io ho accettato, pronto a sostenerlo se avesse voluto cercarla.
Qualche tempo dopo, tornò a casa diverso, con lo sguardo perso. Si è tolto la giacca, è andato in cucina a bere un bicchiere dacqua e si è fermato lì, immobile. Andrea, che ti succede? gli ho chiesto. Con voce colpevole ha confessato: Ho trovato Lena sui social, le ho scritto per sapere come stava la bambina. Dasha vuole parlare con me. Abbiamo scambiato qualche messaggio. Il mio cuore si è fermato. Ho provato a nascondere il disagio, ma dentro di me qualcosa si era spezzato.
Da quel momento gli scambi di messaggi con Lena si sono moltiplicati. Le brevi telefonate, le parole Dasha è timida che sentivo dietro le porte chiuse. Il suo tono vellutato, quel timbro che un tempo era solo per me, ora si mescolava a quello di una donna che non conoscevo. Leggevo le foto della bambina, i messaggi dolci, e mi sentivo intrappolata in una rete di gelosia.
Una sera, mentre scorreva il cellulare, ho sentito il nome Lena e il mio mondo si è chiuso in un cerchio di rabbia. Sentivo la sua presenza diventare unombra che mi avvolgeva. Ho scoperto che mi odiavo per ciò che provavo, ma non riuscivo a smettere di osservare la sua felicità sullo schermo. Ogni sua risata, ogni pausa, tutto sembrava tradimento.
Le discussioni sono diventate frequenti, quasi per nulla. Piccoli dettagli che prima ignoravamo ora sembravano montagne. Non mi ascolti più! urlavo. Che cosa guardi? rispondeva lui, confuso. Il suo sguardo era un misto tra sorpresa e impotenza. Il nostro legame sembrava sgretolarsi, e io mi chiedei se avesse davvero un posto dove rifugiarsi, magari una vita più semplice, lontano da me.
Una notte, mentre lui faceva la doccia al bambino, il telefono è vibrato: Lena. Ho resistito a toccare il dispositivo, ma le mie mani tremavano, il cuore batteva forte. Non ho aperto il messaggio, temendo ciò che avrei potuto leggere. Il silenzio di quel momento è stato più assordante di qualsiasi discussione.
Il giorno dopo, armata di coraggio, gli ho chiesto: Temi che ti possa lasciare? Lui si è inginocchiato, ha preso le mie mani e ha chiesto: Dove andrei? Ho distolto lo sguardo, Dove? Da loro. Un silenzio gelido è calato tra noi, più pesante di qualsiasi risposta.
Poi è arrivata la notte più strana. Andrea non è tornato a casa, non ha chiamato, il suo cellulare era fuori rete. Ho immaginato il nostro futuro senza di lui, ripercorrendo le scene più felici della nostra vita insieme, finché il freddo ha avvolto il mio cuore. Ho iniziato a scrivere una lettera, una confessione disperata, e lho inviata a Lena, chiedendo solo la verità. Dopo aver premuto Invia ho sentito una strana leggerezza, seguita da un vuoto profondo.
Il giorno seguente, Andrea è tornato tardi, pallido, stanco. Senza una parola si è seduto di fronte a me. Perché lhai fatto? ha chiesto con voce rotta. Ho tremato, Che cosa ho fatto? Ho letto la tua lettera. Hai frainteso tutto. Gli ho chiesto di spiegare, Vuoi tornare da loro? Lamore di un tempo non arrugginisce, vero? Lui ha annuito, Lena è morta stanotte. Ero con lei fino allultimo momento. Il suo racconto mi ha lasciata senza fiato; il dolore si è trasformato in polvere, il veleno della gelosia è svanito.
Lena era gravemente malata, non voleva più tornare nella mia vita, voleva solo che Dasha non rimanesse sola, ha detto. Stiamo cercando una famiglia che possa accoglierla, ma ho bisogno di te per decidere. Ho alzato la voce, La sua figlia rimarrà con noi! Non accetto altro! Lui ha chiuso gli occhi, le lacrime gli rigavano il viso, Sapevo che avresti detto così. Mi sono stretta a lui, ho nascosto il viso sul suo petto, e per la prima volta ho sentito che tutti i timori erano finiti.
Il futuro è incerto, ma ho capito che la paura non deve dettare le mie scelte. Ho imparato che la fiducia è il pilastro su cui costruire una famiglia, e che lonestà, anche se dolorosa, è lunica via per non sentirsi più sostituibili.
**Lezione personale:** la gelosia è un fuoco che brucia chi la alimenta; solo la trasparenza e il coraggio di affrontare la verità possono spegnerlo e far fiorire la vera intimità.






