Rientrando a casa in anticipo, Zoya sorprende il marito a parlare con la sorella—e resta senza parole

Tornata a casa in anticipo, Simonetta ascoltò una conversazione tra suo marito e sua sorella e rimase pietrificata

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Simonetta era uscita presto dallo studio medico la visita era stata annullata, il dottore influenzato. Finalmente un dono inaspettato: una serata libera, tempo per preparare una cena in tutta calma invece di improvvisare piatti frettolosi come sempre.

Girò la chiave piano nella serratura non voleva svegliare Marco, se per caso schiacciava un pisolino dopo il lavoro. Ma lui, in realtà, non dormiva affatto.

Voci dalla cucina.

Non ce la faccio più, Lore. Nascondermi ogni fine settimana così diceva Marco, con un tono fiacco e spento.

E che vorresti fare? Prendere e confessare tutto? rispose Lorena, la sorella. Quando era arrivata?

Simonetta si immobilizzò dietro la porta appena socchiusa. Una puntura fredda nel petto.

Se Simonetta scopre tutto, viene giù il mondo continuava Marco. Trenta anni di matrimonio buttati.

Devi decidere, la voce di Lorena si indurì, vuoi davvero continuare ad andare da lei ogni sabato?

Da lei?!

Come posso abbandonarla? È sola, non ha nessuno, solo me.

E tua moglie? Ce lhai o no?

Simonetta si aggrappò allo stipite. Il cuore tamburellava, tremava tutta la casa.

Quindi niente pesca.

Quindi non va davvero al lago con il buon Gennaro.

Quindi cè una lei, una donna, da cui tuo marito corre ogni fine settimana.

Capisci, Lore, se adesso racconto tutto mi odierà. Per averla ingannata. Ma se continuo Marco sospirò. La coscienza mi brucia.

Coscienza! sbuffò Lorena. E dovera prima?

Prima era più semplice. Ora lei sta proprio male.

Senti, forse è ora di raccontare tutto a Simonetta.

Sei matta? Marco si spaventò. Mi uccide! O peggio, mi sbatte fuori. Dove vado a sessantanni?

Simonetta si staccò dalla porta.

Trenta anni a preparare polpette da pesca per i viaggi del marito. Stirare camicie, pulire stivali di gomma. Preoccuparsi quando tornava tardi. E lui, andava da unaltra.

Ed anche Lorena lo sa!

Sua sorella lo sa e tace!

Mamma mia.

Come ha potuto essere così cieca?

Va bene disse Lorena io vado. Ma pensaci: quanto pensi di reggere ancora così? Prima o poi salta fuori.

Lo so. Lo so bene.

Simonetta sentì passi verso la porta e scappò in bagno.

Le serviva tempo.

Tempo per capire come affrontare quella verità.

Tempo per decidere come continuare a vivere.

Tempo, forse, per domandarsi se ne valeva la pena.

In bagno Simonetta si guardò allo specchio e non si riconobbe. Era lei Simonetta Bianchi, moglie esemplare?

Forse solo una sciocca perfetta.

Uscì in cucina col viso di sempre. Marco stava al tavolo, sfogliando La Repubblica. Così familiare, così domestico.

Oh, Simonetta! esclamò lui, finto allegro. Oggi sei presto.

La visita è saltata.

Lore è passata. Ti manda i saluti.

Bugiardo. Lei mandava tuttaltro.

Vuoi cenare? chiese Simonetta neutra.

Certo! Che prepari?

Le polpette, come al solito.

La settimana passò in un inferno. Simonetta osservava il marito in ogni gesto, in ogni parola. E vedeva: menzogna ovunque. Nel modo in cui nascondeva il cellulare. Nel nervosismo del venerdì. Nel preparare attrezzatura da pesca.

Sabato mattina, non resse più.

Marco, perché non vengo anchio a pescare? propose innocentemente.

Marco impallidì.

Perché? Ti annoieresti

Voglio tentare. Magari mi piace.

No, no, agitò le mani, troppo freddo, zanzare, meglio che riposi a casa.

E partì, col volto colpevole.

Simonetta rimase sola, rosicchiata dai pensieri come vermi nascosti.

Lunedì decise di parlare con la sorella.

Lorena, dobbiamo parlare.

Di cosa? si irrigidì.

Così, tra sorelle. Non ci vediamo mai.

Si incontrarono in un bar neutrale. Lorena nervosa, giocherellava con lanello.

Tutto bene? Simonetta era cauta.

Bene. E voi?

Anche. Marco ha proprio la fissa della pesca.

Lorena tossì nel cappuccino.

Ah sì? E va spesso?

Ogni sabato. Pare ossessionato.

Gli uomini sono così mormorò Lorena sempre con gli hobby.

Ma tu sai dove va a pescare esattamente?

Io? E come?

Occhi sfuggenti. Mente.

Pensavo, magari vado con lui. Mi incuriosisce la pesca.

Simonetta, perché? Lorena si fece brusca Lascia stare tuo marito. Ognuno deve avere i suoi spazi.

Spazi personali! Parla di tradimento?

Lorena, Simonetta si avvicinò, sai qualcosa?

Niente e non voglio sapere! E tu lascia perdere.

Si alzò e se ne andò.

Simonetta restò col sapore amaro: la sorella lo copre.

A casa decise dinvestigare da sola. Perquisì le tasche di Marco, controllò il portafoglio, curiosò nellauto.

E trovò.

Nel vano portaoggetti ricevute. Pagamenti mensili. Mille euro ogni mese.

Residenza privata Speranza. Città di Bellagio.

Residenza?!

Non una casa vacanza, non una baracca di pesca. Residenza.

Simonetta fissava la ricevuta, sentendo il mondo franare del tutto. La residenza era per malati. Per chi ha bisogno di assistenza.

Allora Marco ha qualcuno malato? Qualcuno che mantiene? Va a trovare ogni sabato?

Moglie? Amante?

Non dormì tutta la notte. Rimuginando scenari sempre peggiori.

Al mattino decise.

Andrà lei stessa a Bellagio. Vedrà con i suoi occhi quali segreti nasconde suo marito.

Venerdì chiese un permesso. Disse che doveva andare dal medico.

Il viaggio per Bellagio durò tre ore. Tre ore a girare pensieri. Tre ore a immaginare lorrore.

La residenza era piccola, accogliente. Uninsegna: Per persone con disabilità.

Disabili.

Il cuore saltò. Possibile che Marco abbia un disabile che lei non conosce?

Da chi va? chiese linfermiera alla reception.

Mi scusi Posso sapere chi riceve visite da Marco Rossi?

Parente?

Moglie.

Linfermiera sfogliò lagenda.

Sofia Rossi, stanza dodici. Prego.

Rossi!

Porta il suo cognome!

Simonetta si trovò davanti alla porta dodici e non riuscì ad entrare. Oltre quella porta: la verità. Quella verità che temeva e cercava insieme.

Sofia Rossi.

Che porta il cognome del marito.

Mano tremante, schiacciò la maniglia.

Posso?

La stanza era luminosa, odorava di medicinali e fiori. Vicino alla finestra su una sedia a rotelle sedeva una donna. Giovane poco più di trentacinque anni, capelli scuri, minuta.

Somigliava così tanto a Marco.

Cerca me? chiese la ragazza sorpresa, voce flebile ma gentile.

Sì io sono Simonetta. Lei è Sofia?

Sì. Ci conosciamo?

Si conoscono? Come rispondere?

Sono la moglie di Marco Rossi.

Il volto di Sofia cambiò allistante. Impallidì, occhi spalancati.

Madonna sussurrò. Sa tutto?

Ora sì. Simonetta si avvicinò. Mi racconti.

Non posso. Papà mi ha pregato di mantenere il segreto.

Papà.

Simonetta sentì le gambe cedere. Si sedette accanto al letto.

Lui è suo padre?

Sì. Sofia iniziò a piangere. Mi dispiace. Mama è morta due anni fa, cancro. Papà ha sempre aiutato. Mandava soldi, veniva a trovare. Dopo la morte di mamma, mi ha portato qui. Ho la distrofia, non vivo da sola.

Simonetta taceva. Cercava di assimilare tutto.

Suo marito ha una figlia. Malata. Che mantiene. Che visita. E lei, trentanni alloscuro.

È buono continuava Sofia tra le lacrime. Viene ogni sabato. Porta provviste, medicine. Parla di lei. Dice che è meravigliosa.

Parla di me?

Sì. La ama tanto. Ripete sempre: La mia Simonetta, la più speciale. Dice che è la moglie migliore al mondo.

Simonetta rise amaro.

La moglie migliore, quella che ha ingannato per trentanni.

Non ingannava! Sofia si accese. Solo paura! Paura che lei lo cacciasse se scopriva di me. Io sono solo una fatica, un peso.

Non sei un peso.

Per molti sì. Mamma me lo diceva sempre: Era meglio non ti avessi mai. Ma papà mai. Diceva che ero sua figlia e che era responsabile per me.

Battito alla porta. Entrò uninfermiera.

Sofia, che gioia, visita! Poi notò lemozione. Tutto a posto?

Sì, signora Maria. Lei è zia Simonetta.

Zia Simonetta.

Oh! Finalmente vi conosco! Marco racconta sempre che lei è generosa e sagace.

Generosa e sagace! E io pensavo a detective e tradimenti

Linfermiera uscì. Rimasero sole.

Mi parli di mamma domandò Simonetta.

Era bella, mamma. Papà la frequentava finché non ha incontrato lei. Quando si è scoperto che ero malata, mamma disse che una famiglia con figlia disabile non gli serviva. Che doveva andare dalla sana. Da lei.

E lui?

Voleva restare. Sposare mamma. Lei niente. Non mi serve un uomo per pietà. Se ami unaltra, vai.

E poi?

Dopo ha sposato lei. Ma non ci ha mai abbandonate. Ha aiutato. Quando sono cresciuta, veniva a trovarmi. Mamma consentiva solo se lei non scopriva mai nulla. Aveva paura che devastasse la vostra famiglia.

Simonetta pensava. Una vita ad invidiare madri con figli. Piangere per i tentativi di adozione e cliniche fallite. E suo marito una figlia da sempre.

Perché non me lha mai detto? chiese sottovoce.

Paura. Diceva che lei desiderava così tanto i figli. E invece avrebbe trovato una figlia già grande e pure malata. Temeva lo odiasse.

Odiare per cosa?

Per aver mentito. Per aver speso su di me soldi, tempo. Che sarebbero potuti essere per vostri figli.

Sofia tacque poi aggiunse piano:

Lui soffre. Ogni volta dice: Come posso, finalmente, parlare con Simonetta? Forse lei capirebbe

Passi noti in corridoio. Lenti, trascinati.

Marco.

Oddio bisbigliò Sofia Non sa che lei è qui!

Passi si fanno vicino.

Ciao, tesoro! voce di Marco alla porta.

Simonetta si voltò.

Marco si stagliava sulla soglia con un mazzo di fiori e la spesa. Vede la moglie e tutto cade dalle mani.

Simonetta? Da dove?

Sono venuta a conoscere tua figlia rispose lei quieta.

Marco impallidisce, si appoggia allo stipite.

Come hai scoperto?

Sei stato un pessimo attore.

Lui entrò, richiuse la porta. Si sedette, disfatto.

Ecco disse quasi piangendo. Ora tutto è finito. Ora sai.

Ora so.

Mi odi?

Simonetta guardò lui, poi Sofia.

Non so. Sto cercando di capire.

Che cè da capire? Ti ho mentito per trentanni. Inventato scuse. Usato soldi di famiglia.

Papà, basta! Sofia intervenne Zia Simonetta, lui è buono! Solo terrorizzato!

Simonetta si alzò, andò alla finestra.

Fuori: cortile, alberi, panchine, vialetti. Vita normale.

Qui la sua si squarciava e si ricomponeva.

Devo pensarci disse infine.

Simonetta tre giorni non parlò con Marco. Mai. Lui camminava per casa come un fantasma, tentava di dire, lei muta. Preparava pasti, sistemava, come se Marco non ci fosse.

Intanto pensava.

Pensava ai trentanni vissuti nellignoranza. Pensava alla figliastra. Pensava al marito che temeva la verità più di tutto.

Mercoledì sera, cedette.

Siediti disse a Marco Dobbiamo parlare.

Marco si mise davanti, mani giunte, lo sguardo del condannato.

Sono tornata da Sofia iniziò Simonetta Abbiamo parlato a fondo.

E?

Ho capito una cosa. Sei uno sciocco, Marco.

Lui sobbalzò.

Sciocco a credere che non avrei accettato una figlia malata. Sciocco perché hai sofferto da solo per trentanni, invece di soffrire in due.

Simonetta

Zitto. Non ho finito. Lei si alzò, girò per la cucina. Mi hai creduta una donna così cattiva, così meschina da abbandonarti per una figlia disabile

No! Solo paura di perderti!

E stavi per perdermi davvero.

Marco chinò il capo.

Perdono non lo merito. Ma te lo chiedo.

Alzati.

Lui si alzò.

Domani andiamo da Sofia, insieme. Voglio parlare coi medici per vedere se può vivere con noi.

Marco restò secco.

Cosa?

Hai sentito. Se lei è mia figlia e ora lo è deve stare con la famiglia.

Ma è disabile, serve assistenza.

Troveremo una badante. Allestiremo una stanza. Ce la faremo. Simonetta prese le mani di Marco. Sai cosa ho desiderato per trentanni?

Un figlio.

Una famiglia vera. Ora lho. Un marito sciocco, una figlia speciale ma una famiglia.

Marco pianse. Simonetta non gli aveva mai visto le lacrime.

Sei seria? La accetti davvero?

Già. Ieri le ho comprato una pigiama nuova e uno shampoo. Li portiamo domani.

Lui la abbracciò forte.

Non ti merito.

No rise Simonetta Ma dovrai farmi la cortesia di non mentire mai più. Mai.

Prometto.

E voglio che Sofia mi chiami mamma. Adesso sono mamma, per davvero.

Un mese dopo Sofia si trasferì da loro. Sistemata nella ex dispensa piccola, ma luminosa. Simonetta scelse personalmente carta da parati e tende.

Mamma disse la ragazza la prima sera sicura? Sono solo un peso

Se ridici quella parola ti sculaccio scherzò Simonetta. Sei mia figlia, punto.

La sera, mentre Sofia già dormiva, Simonetta e Marco si ritrovarono in cucina a bere il tè.

Lo sai disse lei la vita davvero comincia solo ora.

A sessantanni?

Eccome. Ora siamo una vera famiglia. Non solo due anziani che si annoiano insieme. Siamo genitori, con una figlia da aiutare.

Marco annuì commosso.

Grazie.

Niente grazie. Solo non aver più paura di dirmi nulla.

Non avrò.

Dalla stanza di Sofia arrivava una risata stava guardando una commedia italiana sul tablet.

Ed era il suono più bello del mondo.

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