Una vecchietta solitaria accudiva un cane randagio, e quello che è successo dopo l’ha lasciata senza parole

Ciao, ti racconto una cosa che mi è capitata e che mi ha lasciato a bocca aperta.

C’era una signora, Anna Bianchi, che viveva ai margini di un paesino sperduto tra le colline dell’Abruzzo. La sua casetta era di pietra, con persiane ormai arrugginite, il giardino un po’ incolto e un silenzio che sembrava avvolgere tutto. Dopo la morte del marito e il trasferimento dei figli a Roma, la sua vita era scorsa tranquilla: tè, lavori a maglia, orto e le serate a sentire la RAI.

Un autunno, con il cielo coperto da nuvole grigie e le foglie che cadevano come lettere bruciate, Anna ha notato un’ombra dietro il recinto. Era un cane, magro, sporco, le costole sporgenti e gli occhi che sembravano chiedere aiuto. Non abbaiava, non ringhiava, si limitava a fissare.

Anna gli ha dato un po’ di cibo freddo e una fettina di salame. Il cane si è avvicinato con cautela, ha mangiato tutto e se nè andato. Il giorno dopo è tornato, e poi di nuovo, e ancora… Lha chiamato Barone, anche se sembrava più un randagio che un nobile. Con il passare del tempo il cane ha iniziato a fidarsi: scodinzolava, si strofinava alla sua mano e la accompagnava fino al pozzo.

Una notte ha sentito un forte guaito. È uscita in cortile e ha visto Barone correre pazzo intorno al capanno. Quando si è avvicinata, ha sentito dei rumori: qualcuno era lì dentro. Ha afferrato la torcia, ha aperto la porta e quasi è caduta in piedi. Dentro c’era un ragazzino, sporco, magro, con una giacca strappata e gli occhi pieni di paura.

Per favore, non picchiatemi… ha sussurrato.

Si è scoperto che era un bambino fuggito da un orfanotrofio dove lo trattavano male. Barone lo aveva trovato nel bosco, lo aveva nutrito con quello che trovava e lo aveva scaldato con il suo corpo, portandolo poi da Anna, che gli sembrava una figura di bontà.

Anna non ha riflettuto molto: ha nascosto il ragazzo. Quando la polizia è arrivata i vicini lavevano chiamata per il guaito e la luce accesa non lha consegnato subito. Dopo aver parlato con lunico agente del posto, ha scoperto che cercavano il bambino da tempo e che il responsabile dellorfanotrofio era già stato licenziato. Il ragazzo è stato affidato a una nuova famiglia, ma prima di partire ha sussurrato:

Ora sei la nonna che ho sempre desiderato… Posso scriverti?

Barone è rimasto. Ma non era più un cane senza padrone: era diventato il vero padrone del cortile.

Da allora Anna Bianchi ha di nuovo una famiglia: il suo fedele Barone, le lettere settimanali del nipote e la consapevolezza che la vita, come la coda di un cane, può girare inaspettatamente e portarti la felicità.

Un abbraccio, ci sentiamo presto!

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