Quando mi sono avvicinata al tavolo, mia suocera mi ha dato uno schiaffo: «Ho cucinato per mio figlio, tu e i bambini mangiate dove vi pare!»

Quando mi avvicinai al tavolo, mia suocera mi diede uno schiaffo: «Ho cucinato per mio figlio, tu e i bambini mangiate dove vi pare!»

Fiammetta allacciò il cappottino alla figlia più piccola e controllò che i lacci delle scarpe del figlio maggiore fossero ben legati. Fuori dal finestrino dellauto, gli alberi spogli sfrecciavano veloci, il cielo era coperto da nuvole grigie e la strada si allontanava sempre più dalla città. Emanuele era al volante e fischietteava una canzonetta, tamburellando le dita sul volante a tempo con la musica della radio.

Mamma, dalla nonna cè laltalena? chiese Francesco, il figlio di sette anni, agitandosi sul sedile posteriore.

Non lo so, tesoro rispose Fiammetta. Probabilmente sì. La nonna ha un giardino grande.

E possiamo andare a giocare? intervenne Beatrice, la più piccola. La bambina aveva quattro anni e il viaggio laveva stancata.

Certo che sì la rassicurò Fiammetta. Però prima salutiamo la nonna e pranziamo.

Emanuele lanciò unocchiata alla moglie attraverso lo specchietto retrovisore.

Fiamma, non preoccuparti così disse. Mamma è cambiata. Dice che le mancano i nipotini. Sarà felice di vedervi.

Fiammetta annuì, ma non rispose. Le parole del marito sembravano sicure, ma dentro di lei tutto si stringeva per lansia. Ornella non era mai stata una donna calorosa e dolce. La suocera era sempre stata distante, faceva commenti taglienti e ogni incontro con la madre di Emanele diventava una prova per Fiammetta.

Lultima volta che tutta la famiglia era andata da Ornella era stato due anni prima. Allora la suocera aveva passato la sera a criticare come Fiammetta vestiva i bambini, come cucinava, come si comportava. Emanuele era rimasto in silenzio e lei aveva serrato i denti e sopportato. Da allora si erano visti poco, soprattutto in luoghi neutrali: bar, parchi. Ma ora Emanuele aveva insistito per andare da lei.

Mamma vive da sola, si sente sola diceva lui. I bambini sono cresciuti, dobbiamo vederla più spesso. E poi ha una bella casa, spaziosa. Ci riposeremo in campagna.

Fiammetta non aveva obiettato. Forse Ornella era davvero cambiata. Forse con letà si era ammorbidita. La gente può cambiare.

Lauto lasciò la strada principale per una strada sterrata, superò alcuni terreni e si fermò davanti a un alto cancello. Oltre la recinzione si vedeva una casa a due piani con grandi finestre e un tetto di tegole scure. In giardino cerano meli che avevano già perso le foglie e una vecchia pergola.

Emanele spense il motore, scese e aprì il cancello. Fiammetta aiutò i bambini a scendere, prese Beatrice per mano e si avviò verso la casa. Francesco correva davanti, trascinandosi lo zaino con i giochi.

La porta si aprì e sulla soglia apparve Ornella. La suocera era una donna alta e magra, con capelli corti grigi e lineamenti affilati. Sulle labbra aveva un sorriso, ma gli occhi rimanevano freddi.

Eccovi arrivati disse Ornella invece di salutare. Spero non restiate a lungo. Qui è tutto pulito, non sporcate.

Fiammetta si bloccò sulla soglia, senza sapere cosa rispondere. Emanele abbracciò la madre.

Mamma, restiamo il weekend disse. Volevamo stare con te, ai bambini mancavi.

Ornella guardò i bambini dalla testa ai piedi.

Gli mancavo, dici? disse la suocera. Beh, entrate, visto che siete qui. Ma levate le scarpe sulla porta. E lavatevi subito le mani.

Fiammetta aiutò i bambini a togliere giubbotti e scarpe, sistemò tutto ordinatamente vicino alla porta. Francesco e Beatrice si stringevano a lei, intimiditi dallambiente sconosciuto.

Dentro la casa si sentiva odore di cibo: qualcosa di sostanzioso, con cipolla e carne. Lodore era invitante e Fiammetta sentì il morso della fame. Avevano fatto colazione presto e in viaggio avevano solo mangiato qualche biscotto.

Ornella andò in cucina senza voltarsi. Emanele prese le valigie e le portò di sopra. Fiammetta rimase con i bambini nellingresso, senza sapere cosa fare.

Mamma, ho sete sussurrò Beatrice.

Adesso, tesoro promise Fiammetta.

Entrò in cucina. Era tutto pulito, ordinato, quasi sterile. Le pentole sul fornello brillavano, i ripiani luccicavano, nessun oggetto fuori posto. Ornella era vicino ai fornelli e mescolava qualcosa in una pentola.

Ornella, posso dare dellacqua ai bambini? chiese Fiammetta.

I bicchieri sono nellarmadio rispose la suocera senza voltarsi. Ma attenta, non romperli.

Fiammetta prese due bicchieri, li riempì dacqua dalla brocca e li portò ai bambini. Francesco e Beatrice bevvero avidamente. Fiammetta accarezzò la testa della figlia e tornò in cucina.

Posso aiutarti con qualcosa? propose.

Ornella la scrutò da capo a piedi.

Puoi tagliare le verdure concesse. Ma fallo bene, non alla carlona. Non mi piacciono i pezzi troppo grandi.

Fiammetta annuì, prese un coltello e il tagliere. La suocera le mise davanti una ciotola con cetrioli e pomodori. Cominciò a tagliare con cura, cercando di farle piacere.

Di tanto in tanto Ornella lanciava unocchiata al lavoro di Fiammetta e storceva il naso.

Tagli sempre così? chiese. Non sono uniformi.

Scusa borbottò Fiammetta. Farò più attenzione.

Sì, fai attenzione bofonchiò Ornella.

Emanele scese le scale e si affacciò in cucina.

Mamma, che buon profumo! esclamò. Cosa stai cucinando?

Spezzatino rispose Ornella, e la sua espressione si addolcì. Il tuo preferito. Ti ricordi quando lo chiedevi da piccolo?

E come potrei dimenticarlo! disse Emanele. Nessuno lo fa come te!

La suocera sorrise soddisfatta.

Va a riposarti, figliolo. Sarà pronto presto.

Emanele annuì e andò in salotto. Fiammetta continuò a tagliare le verdure. Le mani si muovevano meccanicamente, i pensieri vagavano. Perché il marito non aveva offerto aiuto? Perché laveva lasciata sola in cucina con Ornella?

E ora che fai? sbottò la suocera. Sbrigati, non abbiamo tutto il giorno.

Fiammetta accelerò. Tagliò le verdure, le mise in una ciotola. Ornella la prese, le osservò con occhio critico e la posò sul tavolo.

Ora sistema i piatti ordinò. Nellarmadio, secondo ripiano.

Fiammetta prese i piatti, li sistemò sul tavolo. Ornella controllò che fossero allineati e ne aggiustò uno di un millimetro.

Finalmente hai fatto qualcosa decente borbottò.

Fiammetta tacque. Dentro di sé la tensione cresceva, ma non voleva mostrarlo. Non davanti ai bambini. Non il primo giorno.

Ornella cominciò a vers

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