Quando il risparmio diventa una gabbia: la storia di Valeria e Ivan tra bollette risicate, sacrifici continui e il prezzo umano di quindici anni senza vacanze, vestiti nuovi o una casa tutta loro – fino al giorno in cui lei decide che basta, è ora di smettere di accumulare per iniziare finalmente a vivere

Guarda, ieri pomeriggio ero in cucina da Lavinia, che stava lavando i piatti quando è arrivato Stefano. Prima di entrare ha spento la luce sopra il lavello, come suo solito.

Cè ancora abbastanza luce, non serve sprecare corrente, ha brontolato tutto serio, senza nemmeno guardarla in faccia.

Avevo pensato di mettere su una lavatrice, gli ha risposto Lavinia quasi sottovoce.

Fallo stanotte, ha ribattuto secco Stefano. Quando la corrente costa meno. E poi, abbassa pure il getto dacqua, non cè bisogno di sprecarne così tanta. Consumi più di quello che immagini, Lavinia. Non puoi continuare così, ti rendi conto che butti via i nostri soldi proprio come se niente fosse?

Stefano ha girato il rubinetto per ridurre la pressione. Lavinia lo ha guardato con una tristezza incredibile, poi ha spento tutto, si è asciugata le mani e si è seduta al tavolo.

Stefano, tu ti sei mai guardato veramente da fuori? gli ha chiesto allimprovviso.

E secondo te che faccio, tutto il giorno? Continuo a rimuginare su me stesso, ha risposto secco, quasi stizzito.

E allora cosa pensi di essere? ha continuato lei.

In che senso, come persona? ha chiesto lui.

Come marito e padre, intendo.

Un uomo normale, dai. Niente di speciale, niente di terribile. Un padre come tanti, un marito come tutti. Perché, che vuoi adesso?

Vuoi dire che tutti i mariti e tutti i padri sono come te? ha insistito Lavinia.

Ma la vuoi piantare? Vuoi litigare, è questo?

A quel punto Lavinia sapeva che o continuava il discorso, o non sarebbe cambiato mai niente tra loro.

Sai perché non te ne sei ancora andato da me, Stefano? gli ha domandato, guardandolo dritto negli occhi.

E dovrei lasciarti, scusa? Perché mai? Le ha lanciato una smorfia ironica.

Semplice: perché non mi ami. E non ami neanche i nostri figli.

Stefano stava per ribattere, ma Lavinia lha zittito.

Dai, non negare. In realtà non vuoi bene a nessuno. E non sto qui a discuterci, preferisco fartela breve. Voglio dirti il vero motivo per cui, invece, non hai ancora lasciato né me né i bambini.

Allora sentiamo, le ha risposto Stefano, già spazientito.

Perché sei tirchio, ecco perché. Così tanto che lidea stessa di lasciarmi ti terrorizza solo per la perdita economica che comporterebbe. Sono quindici anni che siamo assieme, Stefano, quindici. E per cosa? Cosabbiamo davvero costruito insieme in tutto questo tempo, a parte diventare marito e moglie e avere due figli? Abbiamo mai fatto una vera vacanza, anche solo al mare qui da noi? Nemmeno una volta. Lascia stare andare allestero, nemmeno un weekend fuori porta. Le ferie sempre a Milano a casa tua madre. Nemmeno una gita a cercare funghi. Perché? Perché tutto è troppo caro.

Perché io risparmio per il nostro futuro, ha detto Stefano come fosse la cosa più ovvia del mondo.

Io o noi? ha sussurrato Lavinia. Forse sei lunico a mettere da parte.

Ma lo faccio per voi, è ovvio! ribatte subito lui.

Per noi? Tu davvero credi di mettere via soldi per noi? Ogni mese prendi anche la mia parte, ma mai una volta hai detto: Ecco Lavinia, prendi questi euro e compra qualcosa di bello per te e per i bambini. Sono quindici anni che metto ancora quei vestiti con cui ci siamo sposati, e il resto lo prendo dalla moglie di tuo fratello. Anche i bambini: campano con gli abiti smessi dei loro cugini più grandi. E io? Dovrei vestirmi con quello che lascia tua cognata?

Ma per chi devi metterti in tiro, scusa? ha detto Stefano, quasi commiserandola. Hai trentacinque anni, Lavinia. Sei una madre, pensa a cose più serie.

E a cosa dovrei pensare, allora?

Allessenza della vita. Ci sono cose più importanti di vestiti e sciocchezze, devi puntare in alto!

In alto a cosa, scusa?

Alla crescita interiore, allanima. Bisogna emanciparsi dalla superficialità di tutto questo, capisci?

Ah, capisco. Ecco perché tieni stretto tutto e non ci lasci niente: per farci crescere spiritualmente, giusto?

Perché voi non saprete gestire nulla, ha gridato Stefano. Se vi lascio fare, buttate via tutto subito! E se ci dovesse succedere qualcosa, come si fa?

Ma quando cominceremo, scusa, a vivere davvero? Quando la finisce questa storia del risparmio? ha domandato Lavinia. Ti rendi conto che già viviamo come se fosse successo il peggio che temi?

Lui niente, zitto.

Perfino il sapone, la carta igienica e le salviette… anche su quelle risparmi. Te le porti da lavoro, quelle robe scadenti che danno in fabbrica!

Si sa, ogni euro risparmiato è un euro guadagnato, ha tagliato corto lui.

Ma stabilisci almeno una data, ti prego, quanto dobbiamo ancora resistere? Dieci anni? Venti? O ci neghi sempre la vita anche quando avremo cinquantanni? O sessanta, che dici? Sempre a tirare la cinghia, per paura del futuro, senza mai comprare una bella carta igienica o un vestito nuovo.

Lui zitto ancora, lo sguardo perso.

Scusa se insisto, ma non credi che magari non ci arriveremo nemmeno ai sessantanni, visti gli sforzi che facciamo? E poi con tutto quello che mangiamo sempre cibo economico, roba che si compra in quantità non pensi che alla lunga ci fa male? E soprattutto, ti sei mai accorto di quanto siamo sempre di cattivo umore?

Se ci trasferiamo da mia mamma e mangiamo meglio, non risparmiamo più, ha tagliato corto Stefano.

Appunto, ha detto Lavinia. È il motivo per cui me ne vado. Sono stanca di questa vita da formichine. Non mi interessa più risparmiare, a te può piacere, ma a me basta.

Ma come farai a vivere? ha sussurrato Stefano, quasi terrorizzato.

Me la caverò, ha risposto lei. Mi prenderò un appartamento tutto mio, con i bambini, pagherò laffitto col mio stipendio, che non è inferiore al tuo. Non sarò ricca, ma almeno vivrò. E basta con le tue ramanzine su corrente, gas e acqua: farò la lavatrice quando voglio, e se lascio una luce accesa ogni tanto, pazienza! Comprerò la carta igienica migliore, e le salviette non mancheranno mai in cucina. E quando vado in giro a fare la spesa, mi comprerò anche qualcosa senza aspettare le offerte. Ecco come vivrò.

Non riuscirai a mettere da parte niente! ha ribattuto, disperato, Stefano.

No, infatti, ha detto lei sorridendo. Userò tutto quello che avrò, pure gli alimenti che pagherai per i bambini. Non perché non posso risparmiare, ma perché non voglio. Voglio spendere tutto fino allultimo euro. La domenica i bambini li porterò da te e tua mamma, così risparmiamo. E io? Andrò a teatro, ristorante, mostre. E destate al mare, sicuro. Devo ancora scegliere dove. Appena sarò libera da te, lo farò.

A Stefano è quasi mancato il fiato, capisci? Non per paura per lei o i bambini, ma perché già faceva i conti di quanto avrebbe perso ogni mese in alimenti e spese. Ma la cosa che lo terrorizzava di più era che Lavinia avrebbe speso anche per viaggi e tempo libero soldi suoi, a sentir lui.

E poi una cosa importante, ha detto Lavinia prima di alzarsi. Il conto dove tieni i soldi? Lo dividiamo. Metà a me, metà a te. Dopo quindici anni lì saranno cresciuti benino. E io quei soldi li spenderò tutti. Niente più risparmi, Stefano. Ora voglio vivere.

Stefano restava lì muto, incapace di reagire, come paralizzato dal terrore.

E sai qual è il mio sogno? gli ha detto ancora Lavinia, già pronta ad andarsene. Arrivare alla fine, e non avere un solo euro da parte. Così saprò che ho speso tutto per me, per vivere davvero.

Due mesi dopo hanno firmato il divorzio.

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Quando il risparmio diventa una gabbia: la storia di Valeria e Ivan tra bollette risicate, sacrifici continui e il prezzo umano di quindici anni senza vacanze, vestiti nuovi o una casa tutta loro – fino al giorno in cui lei decide che basta, è ora di smettere di accumulare per iniziare finalmente a vivere