Che pace meravigliosa sussurrò Caterina.
Le piaceva gustarsi il caffè del mattino nella quiete, quando Lorenzo ancora dormiva e dietro alle finestre Roma si risvegliava appena alle prime luci dellalba. In quei momenti le pareva che tutto fosse al suo posto. Il lavoro sicuro. Lappartamento accogliente. Il marito solido come una quercia. Cosaltro serviva per definirsi felici?
Non invidiava le sue amiche, che si lamentavano di mariti gelosi o di scenate per un nonnulla. Lorenzo non era mai stato geloso, né le aveva fatto mai un appunto. Non curiosava nel suo telefono, non chiedeva spiegazioni per ogni sua uscita. Semplicemente era lì, ed era sufficiente.
Cate, hai visto le chiavi del garage? comparve Lorenzo in cucina, i capelli ancora arruffati dal sonno.
Sulla mensola vicino alla porta. Anche oggi aiuti il vicino?
Amedeo mi ha chiesto di dare unocchiata alla macchina. Qualcosa al carburatore, mi pare.
Caterina annuì mentre gli versava il caffè. Una scena consueta. Lorenzo era sempre pronto a dare una mano: colleghi con i traslochi, amici con le riparazioni, vicini con qualsiasi cosa. Il mio cavaliere, pensava Caterina con tenerezza. Un uomo che proprio non sapeva girarsi dallaltra parte di fronte ai problemi altrui.
Questa qualità laveva affascinata fin dal loro primo incontro, quando lui si era fermato ad aiutare una vecchietta con la spesa fino al portone. Chiunque altro sarebbe passato oltre. Ma Lorenzo no.
Tre mesi prima, era arrivata una nuova inquilina al piano di sotto. Caterina allinizio quasi non ci fece caso; nei palazzi persone che vanno e vengono ce ne sono sempre tante. Ma Bianca, questo era il suo nome, era una di quelle donne impossibili da ignorare.
Risate sonore sulle scale. Tacco dodici a ogni ora del giorno e della notte. E quella strana abitudine a parlare al telefono a voce così alta che lintero condominio doveva ascoltarla per forza.
Ma ti rendi conto? Mi ha portato la spesa! Tutta da solo, senza che glielo chiedessi! raccontava una sera al suo interlocutore, probabilmente a qualche amica.
Caterina la incrociò per caso vicino alle cassette della posta e le rivolse un sorriso gentile. Bianca era raggiante, il tipico splendore delle donne allinizio di una storia che fa battere il cuore.
Nuovo fidanzato? domandò Caterina distratta, giusto per cortesia.
Non proprio nuovo rispose Bianca ammiccando. Ma molto, molto premuroso. Uomini così, sai che difficili da trovare? Mi risolve qualsiasi impiccio: il rubinetto perdeva, è venuto subito a sistemarlo; la presa faceva scintille, e fix, risolta; addirittura mi aiuta a pagare le bollette!
Che fortuna.
Più che fortuna! Certo, è sposato. Ma che differenza fa? Il matrimonio è solo una firma. Quello che conta è stare bene.
Caterina risalì turbata. Non per questioni morali: semplicemente qualcosa in quella conversazione le aveva graffiato dentro senza che sapesse dargli un nome.
Per alcune settimane quegli incontri casuali proseguirono. Pareva quasi che Bianca la aspettasse ogni giorno, pronta a riversarle addosso nuovi entusiasmi.
È così attento, sempre premuroso: mi chiede se ho bisogno di qualcosa
Ieri sera mi ha portato le medicine quando stavo male! Ha trovato una farmacia di turno nel cuore della notte!
E poi dice che il senso della vita è essere utile Lha detto proprio lui!
Caterina rabbrividì.
Essere utile è il suo senso della vita.
Quelle erano le stesse, precise parole che Lorenzo aveva pronunciato al loro anniversario, spiegando perché era tornato tardi dopo aver aiutato la suocera di unamica con lorto.
Sarà una coincidenza, sminuì Caterina. Di uomini con la sindrome del salvatore ne esisteranno altri, no? Eppure, le coincidenze si moltiplicavano. Anche Lorenzo aveva labitudine di portare la spesa senza essere pregato, anche lui aggiustava tutto da solo.
Scacciava quei pensieri come inutili paranoie. Che senso aveva sospettare di lui solo per via delle chiacchiere di una quasi sconosciuta?
Poi Lorenzo cambiò. Non dun tratto, ma piano piano. Usciva un attimo che si prolungava per ore. Portava il telefono persino in bagno. Alle domande rispondeva frettoloso, con unirritazione nuova.
Dove vai?
Ho da fare.
Cosa?
Caterina, basta interrogatori.
Eppure sembrava sereno. Anzi, addirittura felice. Quasi che altrove trovasse quell’importanza di cui aveva bisogno, e a casa non bastava più
Una sera si preparò di nuovo a uscire.
Devo aiutare un collega. Ha dei documenti da sistemare.
Alle nove di sera?
Quando vuoi che lo faccia? Di giorno lavora.
Lei lasciò correre. Guardò dalla finestra, ma Lorenzo non uscì dal portone.
Caterina infilò una giacca ed uscì con calma, senza fretta, scese fino al primo piano.
Il dito sulla campanella. Non aveva pensato a cosa dire, non aveva provato discorsi. Semplicemente suonò.
La porta si spalancò subito. Quasi come se fosse attesa. Bianca era in una vestaglia di seta corta, un bicchiere di vino in mano, il sorriso che le scemava dalle labbra appena vide lospite.
E dietro di lei, nella luce della casa, Caterina scorse Lorenzo. A torso nudo. I capelli ancora bagnati dalla doccia. A suo agio, come se fosse stato sempre lì.
Si guardarono negli occhi. Lorenzo fece per parlare, rimase impietrito. Bianca guardò luno e laltra, ma non si scompose, si strinse nelle spalle con unindifferenza annoiata.
Caterina si voltò e salì le scale. Alle spalle sentì i passi svelti, la voce di Lorenzo: Cate, aspetta, ora ti spiego. Ma a casa Caterina non lo lasciò rientrare.
La mattina dopo venne la signora Annunziata, la suocera. Caterina non fece una piega. Ovviamente il figlio aveva chiamato subito la mamma, raccontando la sua versione.
Cate, non fare la bambina disse la suocera, accomodandosi in cucina. Gli uomini sono come bambini. Hanno bisogno di sentirsi eroi. Quella sciacquetta del piano di sotto aveva solo bisogno di aiuto. Lorenzo non sa rifiutare.
Non ha saputo dire di no nemmeno al suo letto, dovremmo dedurre?
Annunziata fece una smorfia come se Caterina avesse superato i limiti della decenza.
Non ingigantire tutto. Lorenzo è buono. Si lascia coinvolgere. Non è mica un delitto. Avrà esagerato un po, può capitare. Mio marito Dio labbia in pace… fece un gesto vago. Limportante è la famiglia. Tempo e pazienza. Sei una donna in gamba, non rovinarti la vita per una sciocchezza.
Caterina la guardava e vedeva tutto ciò che aveva sempre temuto di diventare: accomodante, cieca, pronta a chiudere gli occhi su tutto pur di non scalfire la fragile parvenza di una famiglia.
Signora Annunziata, la ringrazio. Ma ora ho bisogno di stare sola.
La suocera se ne andò offesa, brontolando qualcosa sui giovani doggi che non sanno perdonare.
La sera rientrò Lorenzo. Si aggirava per lappartamento come un gatto in colpa, le lanciava occhiate imploranti, cercava la sua mano.
Caterina, non è come pensi voleva solo aiuto col rubinetto, poi abbiamo parlato, è così sola, infelice…
Eri senza vestiti.
Mi sono bagnato, davvero! Sistemando il lavandino! Mi ha dato una maglia da infilarmi e proprio allora sei arrivata tu
Caterina lo ascoltava e si stupiva di non aver visto prima quella sua goffa incapacità a mentire. Ogni parola suonava vuota, ogni gesto era panico.
Ma anche se insomma cè stato qualcosa, ma non significa nulla! Ti amo io! Lei è solo una distrazione, una sciocchezza da uomini.
Si sedette vicino a lei sul divano, provò ad abbracciarla.
Dai, lasciamo stare. Non capiterà più, te lo giuro. Tra laltro mi ha già stufato, sempre a chiedere, sempre a lamentarsi
Ed è lì, in quel momento, che Caterina finalmente capì. Non era davvero pentito. Aveva paura di perdere la sua comodità. Paura di restare con una donna che davvero aveva bisogno di lui, e non solo gli lasciava fare il salvatore quando ne aveva voglia.
Chiedo la separazione disse serena, come se stesse annunciando di aver spento la luce.
Sei impazzita, Cate? Per una sciocchezza del genere?
Lei si alzò e andò in camera, prese la valigia e cominciò a mettere insieme i documenti.
La separazione fu effettiva dopo due mesi. Lorenzo si trasferì da Bianca, che lo accolse a braccia aperte. Ma quelle braccia si tramutarono presto in liste: aggiustare, comprare, pagare, risolvere, aiutare.
Caterina lo seppe per caso, tramite conoscenti comuni. Annuii senza ironia. Ognuno ha quello che si merita.
Lei affittò un bilocale dallaltra parte della città. Ogni mattina si gustava il caffè in silenzio. Nessuno le chiedeva delle chiavi del garage. Nessuno inventava uscite veloci per poi tornare tardi profumando di altri profumi. Nessuno le chiedeva mai di sopportare, di essere accomodante.
Pensava che avrebbe fatto male, che si sarebbe sentita sola, piena di rimpianti. Invece, provò qualcosa di diverso: la leggerezza. Come togliersi finalmente un cappotto che ci si portava addosso da anni e scoprire quanto fosse pesante.
Per la prima volta, Caterina apparteneva solo a sé stessa. Ed era meglio di qualunque sicurezza.






