Ho Sorprendido Mio Marito

Marina Bianchi Tu anche con lei! scoppiò la voce di Marina, come un eco in una stanza senza finestre. Stefano, ti resta ancora una goccia di coscienza?

Ma questo non conta! ribatté Stefano, nascosto sotto le lenzuola di un letto che sembrava galleggiare. Con lex moglie si può!.

In realtà è proibito, rispose Marina, con la voce di chi ha appena svegliato un drago.

Mariuccia, ti amo davvero, disse Stefano con un sorriso che sembrava dipinto di luce, ma è solo unabitudine.

Che bella abitudine, mormorò Marina, come se le parole fossero farfalle impazzite.

Posso vestirmi? chiese la abitudine, quasi fosse unombra che si allungava sul pavimento.

E hai preso anche il mio completo di seta! i dettagli cadevano su Marina come pioggia di stelle.

Che bello il completo, disse Ginevra, la ex, con un sorriso da cartolina. Ne comprerò uno uguale per me!.

Prendilo, non mi servirà più nella vita, sibò Marina, i denti stretti tra il sogno e la realtà.

Allora, che ne dici di vestirmi? ripeté Ginevra, curiosa. Con Stefano non ho timidezza, ma con te, cara.

E con luomo di un altro non ti sei vergognata? urlò Marina, mentre il soffitto si trasformava in un mare di nuvole.

Calmiamoci, per favore! scosse la testa Ginevra, come un pendolo che non vuole più oscillare. E anche lui non è così estraneo, siamo quasi ventanni di matrimonio, quasi unintera vita!

Stefano, con fatica, si trascinò fuori dal drappo, indossò lintimo come una corazza di carta e, afferrando Marina per il gomito, cercò di condurla fuori dalla camera:

Andiamo, parliamo!.

Non mi muovo finché non sparirai dal mio appartamento! le mani di Marina si strinsero sul petto, come se volessero fermare il tempo. Corri via, signorina, prima che resti anche un briciolo di rispetto per il tuo venerabile età!.

Ragazzina, non essere così sfacciata! Ho solo dodici anni in più di te! ribatté Ginevra.

Aspetta, ti chiamerò nonna! rise Marina, con un tono di strega. Vai via! O vuoi una bacchetta, un bastone? Se ti affretti, ti daranno le stampelle al pronto soccorso! E prega perché non sia un passeggino!.

Stefano! gridò Ginevra. Manda a dormire tua moglie!.

Mariuccia! Stefano sorrise apertamente, tirando Marina fuori dalla stanza. Meglio far sparire quella vecchia da qui, poi parleremo! Promesso!.

La scena era un frammento di una commedia surreale, dove Marina osservava il marito che si dimenava tra le lenzuola, mentre Ginevra lottava con un armadio che cambiasse forma ad ogni tocco.

Stefano cercava di coprire la ex con le sue spoglie sottili, quasi a difendere lira di Marina.

Ginevra, impigliata nel lenzuolo, tirava fuori vestiti che sembravano farfalle di velluto.

Quando finalmente Ginevra smise di incantare Marina con i suoi gesti, la donna strinse i pugni fino a far male, cercando di non dare slancio allintrusa.

Il portone si chiuse con uno sbattimento, e Marina ringhiò:

Rimuovila, e ti aspetto in cucina!.

Sì, sì! Subito, subito! sussurrò Stefano, correndo verso la camera per togliere le biancheria.

E lì, pulisci! arrivò la voce dalla cucina, come un eco di ferro.

Certo, certo, ansimò Stefano, riprendendosi dal respiro affannoso.

Quando entrò in cucina, trovò Marina in lacrime, piangendo silenziosa accanto alla finestra, il cielo sopra di lei era di un azzurro impossibile.

Mariuccia, disse lui dolcemente.

Come hai potuto? singhiozzò lei, le lacrime scivolavano come rubini. Come hai potuto stare con lei? Capirei se fosse stato con qualcun altro! Non è solo dolore, è anche umiliazione! E poi dopo tutto quello che è successo tra voi, come hai potuto perdonarla?.

Sì, non era mia intenzione balbettò Stefano, con un sorriso storto. Lei ha chiamato, ha detto che il figlio ha problemi.

Ma non è scusa per trascinarla nella nostra dimora! urlò Marina. Dopo quello che mi ha fatto, non avrei nemmeno voluto incontrarla!.

Parli del figlio

Tu stesso hai raccontato di lei! Hai accumulato debiti! E tu? Come hai potuto.

***

Marina non aveva mai amato uomini tanto più vecchi. I coetanei le suscitavano poco interesse. Un uomo di cinque o sei anni più grande era il massimo accettabile. Stefano, però, era quindici anni più anziano, e il cuore sembrava una barca incagliata in una nebbia senza fine.

Nel giro di Marina non cerano uomini della sua età; tutti erano giovani o troppo vecchi. Al lavoro incontrava uomini di varie età, ma nessuno entrava nel suo intimo cerchio.

Un giorno, mentre tornava a casa da un turno al laboratorio di una fabbrica di ceramiche a Torino, lauto cominciò a spegnere tutti gli indicatori, il volante sembrava di legno, e il veicolo, come un fantasma, continuava a scivolare.

Il panico durò un attimo. Per fortuna, la strada era secondaria e il traffico scarso. Marina riuscì a parcheggiare di lato, tirò il freno a mano e uscì dal veicolo.

Come ogni appassionata di auto, sapeva che doveva aggiungere olio, liquido di raffreddamento, anticongelante. Per qualcosaltro, solo il meccanico poteva aiutare.

In preda allagitazione, aprì il cofano e fissò il motore con occhi di chi non capisce nulla.

Che cosa non va? chiese. Ieri eravamo dal meccanico! Perché non mi hai detto nulla?.

Il motore rimase muto. Un uomo di passaggio, con la barba incolta e un cappotto di lana, rise e si fermò.

Non parla?

Sta zitto, per una volta! rispose Marina, senza pensarci.

Posso dare unocchiata, propose luomo, spostandola di lato.

Lei non aveva altra via. Se non lo lasciava vicino, chi lavrebbe aiutata? Se non lo faceva, il carro sarebbe rimasto lì, sperando in un carro attrezzi.

Voi andate sempre dallo stesso meccanico? domandò luomo.

Sì, a tre centinaia di metri da casa, comodo! Se serve, lo chiudo la sera e la riapro la mattina!

Il servizio è da cambiare, commentò luomo con una smorfia. Non vi hanno serrato la batteria. Se la rimettessero a posto, la macchina si accenderebbe. E vi avrebbero fatto una bella fattura! Avete gli attrezzi?

Nella valigia cè qualcosa, rispose Marina incerte.

Quando il terminale fu rimesso a posto, lauto ruggì.

Non so come ringraziarti, disse Marina.

È un piacere, scherzò luomo.

Perché sei così triste? chiese Marina.

Perché ora sono senza cavallo, sospirò luomo. Il mio carro non ha più forza.

Mi porti a casa? Sono ancora scossa, lauto mi ha lasciata a metà strada! propose Marina, pensando di offrirgli una cena. E altrimenti prendo un taxi.

Così si incontrarono. A tavola, Marina chiedeva: Il suo motore è rotto?

Solo perché la ex moglie è al volante. Quando ci siamo separati, ha portato via la figlia! sospirò luomo, rivelando che era Stefano.

Stefano, dopo quasi ventanni di matrimonio con Ginevra, aveva vissuto tutto quel tempo come se fosse una lunga stagione. La loro vita era stata una striscia di giorni: buoni e cattivi, figli, vacanze al mare, lavori sulla casa della suocera. Nulla di stravagante.

Ma Ginevra cominciò a dire che le mancava qualcosa. Chi mi capirà?, si lamentava. Le porto fiori, compro regali, ma non so più cosa fare.

Alla fine, aveva chiesto il divorzio, perché luomo aveva trovato unaltra.

Marina annuì, capendo da dove nascevano quelle decisioni, ma non intervenne.

Il patrimonio doveva essere diviso. Quasi ventanni di beni comuni! E poi.

La loro casa aveva una piccola trincea, regalo di Ginevra ai parenti. Era un caos di cemento, una stanza che doveva essere ricostruita da zero. Mentre il lavoro procedeva, vivevano nella piccola camera di Stefano, un luogo di transizione.

Stefano, tuttofare, sistemava tutto da solo. Quando si trasferirono, la vecchia stanza fu affittata: un soldo in più non fa male.

Stefano contava su quella piccola rendita per pagare il mutuo di un appartamento che aveva regalato al figlio, con un prestito enorme. Il figlio, a sua volta, doveva restituire il debito, ma Ginevra aveva chiesto la sua parte, impedendogli di tornare a casa.

Tre volte! Ginevra ha detto al figlio di non farmi entrare! E non mi ha restituito lappartamento! lamentò Stefano.

Ora Marina, con il suo debito di due milioni di euro, si trovava senza casa, a vivere con amici, pensando al fallimento o a trasferirsi in una casa di riposo.

Il pagamento del mutuo assorbiva settanta per cento dello stipendio. Se fosse stato un matrimonio, avrebbero potuto gestirlo insieme, ma

Marina, con la compassione tipica di una donna italiana, aveva lasciato Stefano a dormire in unaltra stanza. Il mattino dopo lui preparò la colazione, lavò i piatti, pulì la cucina, e due mesi più tardi divenne il marito della padrona di casa.

Marina rimase sorpresa da quanto fosse interessante Stefano: discorsi su letteratura, cinema, musica, e in letto non era inferiore ai suoi coetanei. Il suo debito, una spada di Damocle, fu chiuso in due mesi grazie al suo aiuto.

Era unimprenditrice, pronta a espandere il suo negozio di artigianato a Firenze, e aveva deciso di aspettare un po. Almeno ho aiutato il marito! pensò.

La gratitudine di Stefano non conosceva limiti. Non rimpiangeva il matrimonio disuguale; i soldi sarebbero arrivati, ma lamore, la cura, la protezione e la tenerezza erano un tesoro impossibile da trovare.

Finché non scoprì, nellentrata, vestiti femminili sconosciuti appesi a un gancio, e le foto della ex moglie sul suo telefono, Marina piangeva di rabbia.

Ma trattenne le lacrime davanti a Ginevra. Poi

Mari, non disperare così, disse Stefano. Sono passati ventanni, non è stato solo male. È solo che le cose si sono accumulate.

Traditrice! urlò Marina. Mi hai tradito, ti sei tradito! Hai buttato via la spazzatura, lhai riciclata e lhai perdonata! Quando ci siamo sposati, avevi solo debiti! Io ti ho dato tutto: la macchina, ho pagato il mutuo, ho preparato lappartamento. E tu lhai tradita con colei che ti ha umiliato!.

Capisco, ma anche io ho bisogno di capire! rispose Stefano, grattandosi la testa. Eravamo stanchi del nostro matrimonio, avevamo bisogno di pausa. Hai fatto giustizia con i beni, e ti ringrazio per aver cancellato il debito. Sono grato per la vita che mi hai dato.

Solo non dirlo più, sussurrò Marina, sorpresa.

Mari, perdona, ma torno a lei. Abbiamo passato così tanti anni insieme, e con te non è lo stesso.

Marina guardò il pavimento, studiando il linoleum come se fosse una mappa del sogno.

Le chiavi dellappartamento, della macchina e la carta di credito sul tavolo! esclamò a gran voce. E vattene subito dalla mia casa!.

Cosa vuoi? balbettò Stefano.

Nulla! rispose Marina, con voce rauca. Se sei entrato come un pazzo, esci come un pazzo! Vai via!.

Stefano sbuffò, ma dal matrimonio ne uscì in più, perché il debito era stato cancellato da Marina, un gesto per il bene della famiglia, della sua famiglia con Ginevra.

Ora poteva comprarsi una villa in campagna.

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