La suocera si è presentata per fare ispezione nel mio frigorifero e ha trovato una sorpresa: la serratura cambiata
Ma che succede qui?! La chiave non entra! Avete messo le barricate? Giulia! Marco! So che ci siete, il contatore gira! Aprite subito, ho le borse che pesano, mi stanno per cadere le braccia!
La voce squillante e autoritaria di Donatella, la madre di Marco, rimbomba in tutta la tromba delle scale, echeggiando tra i muri freschi di pittura e penetrando anche dietro le porte dei vicini. Si trova davanti alla porta chiusa dellappartamento del figlio, tira con foga la maniglia e tenta con forza (che farebbe invidia a un traslocatore) dinserire la sua vecchia chiave nella nuovissima serratura cromata. Accanto a lei, per terra, due grandi borsoni a scacchi, da cui spunta qualche gambo di prezzemolo macilento e il collo di un barattolo con qualcosa di biancastro allinterno.
Giulia, mentre sale le scale verso il terzo piano, rallenta distinto. Si ferma un pianerottolo sotto, si stringe al muro cercando di calmare il cuore impazzito. Ogni visita della suocera è una prova di resistenza, ma oggi è diverso. Oggi è il giorno X. Il giorno in cui la pazienza accumulata per cinque anni è esplosa e il piano di difesa della propria casa è scattato.
Respira a fondo, si sistema la tracolla della borsa e, indossata una maschera di calma cortese, riprende a camminare.
Buonasera, signora Donatella, le dice uscendo sul pianerottolo, Non cè bisogno di urlare, rischiamo che i vicini chiamino i carabinieri. E non provi a forzare la porta, costa cara.
La suocera si gira di scatto. Il suo viso, incorniciato da riccioli arricciati dalla permanente, arde dindignazione, e gli occhi piccoli rischiarano di furore.
Ah, ecco chi si fa vedere! esclama, piantando le mani sui fianchi, Guarda che roba! Sono qui da ore a bussare, chiamare! Perché la chiave non funziona? Avete cambiato la serratura?
Sì, labbiamo cambiata, conferma Giulia senza scomporsi, tirando fuori il mazzo di chiavi dalla borsa. Lha messa il fabbro ieri sera.
E a me, vostra madre, non dite niente? Donatella quasi si strozza dallindignazione, Sono venuta fin qui con la spesa per voi, mi preoccupo, e mi sbattete la porta in faccia? Dammi questa nuova chiave, subito! Devo mettere la carne nel freezer, si sta già sciogliendo!
Giulia si avvicina, ma non apre. Si mette davanti allo stipite, bloccando il passaggio, fissando la suocera dritta negli occhi. Un tempo si sarebbe agitata, avrebbe cercato una copia della chiave pur di non farla arrabbiare. Ma quello successo due giorni fa lha ormai svuotata di qualsiasi voglia di compiacere.
Non ci sarà nessuna chiave per lei, signora Donatella, dice con fermezza. E non ne avrà.
Cala il silenzio più assoluto. Donatella la guarda come se Giulia stesse parlando in giapponese o le fosse spuntata una seconda testa.
Ma… ma che stai dicendo? sussurra, abbassando la voce a un tono cupo. Sei fuori di testa per il lavoro? Sono la madre di tuo marito! Sono la nonna dei vostri futuri figli! Questo è lappartamento di mio figlio!
È lappartamento che abbiamo comprato noi con il mutuo, che paghiamo insieme, e il primo acconto, ricordo, era dalla vendita della casa che mi aveva lasciato mia nonna, ribatte Giulia. Ma non è questione di metri quadri. È questione di rispetto: lei ha superato ogni limite.
Donatella spalanca le braccia, rischiando di far volare il barattolo.
Limite? Sono venuta col cuore in mano! Vi aiuto! Voi giovani non sapete fare niente! Mangiate solo schifezze, buttate via i soldi! Sono venuta per controllare, mettere ordine, e ora mi parli di limiti?
Esatto, controllo, sente Giulia ribollire dalla rabbia, fredda e tagliente. Ricordiamoci pure cosa ha fatto laltro giorno. Io e Marco eravamo al lavoro. Lei è entrata con la sua chiave. Sa cosa ha combinato?
Ho sistemato il frigorifero! proclama fiera Donatella. Era indecente! Cerano barattoli con muffa, formaggi puzzolenti e stranieri, bleah! Ho buttato tutto, lavato i ripiani, e vi ho cucinato una pentola di minestrone e delle polpette!
Ha buttato via il gorgonzola che costava cento euro, Giulia inizia a contare sulle dita, ha svuotato nel lavandino il pesto che ho fatto a mano in tre ore, perché sembrava una crema verde schifosa, ha eliminato la confezione di tagliata di manzo perché la carne era scura mentre era solo frollata. E soprattutto, ha tolto le mie creme dal frigo e le ha messe nellarmadietto del bagno dove si sono rovinate. Il danno, signora Donatella, è di almeno cinquecento euro. Ma non è questione di soldi, è che lei fruga tra le mie cose.
Vi salvavo dallavvelenamento! strilla Donatella. Quel formaggio è veleno! E la carne? Quella con il grasso è tutta colesterolo! Io vi porto petto di pollo, sano! E la minestra!
Minestra fatta con le ossa rosicchiate da lei una settimana fa? sbotta Giulia.
È il vero brodo! si indigna Donatella. Ma Giulia, sei viziata. Negli anni Novanta eravamo felici di trovare un osso. E tu qui… Il tuo frigo è un disastro. Yogurt strani, erbette nei vassoi… Dovè il cibo vero? Dove la pancetta? La marmellata fatta in casa? Guarda, vi ho portato cetrioli sottaceto, cavolo fermentato. Forza, mangia, fai sangue!
Giulia osserva i barattoli nelle borse. Il liquido torbido con i cetrioli non ispira fiducia. Lodore del cavolo acido si sente anche dal cellophane.
Non mangiamo così tanto salato, e a Marco fa male, ha problemi ai reni, risponde stanca. Glielho chiesto mille volte: non venga senza avvisare. Non tocchi le mie cose. Niente più ispezioni. Lei non ascolta. Crede che una chiave faccia di casa nostra il suo ripostiglio. Per questo abbiamo cambiato serratura.
Ma come osi! la suocera spinge avanti il busto, tentando di spostare Giulia dal passaggio, Ora, telefono a Marco! Ti faccio vedere io, lui la madre la fa entrare!
Chiami pure, annuisce Giulia. Dovrebbe arrivare a momenti.
Donatella, borbottando e fumante, tira fuori dal cappotto un vecchio cellulare. Schiaccia i tasti con dita tremanti, lanciando sguardi a Giulia come fosse una strega.
Marco! Figlio mio! grida al telefono tanto da far sussultare Giulia. Tua moglie mi blocca la porta! Ho le borse pesantissime, sto male! Vuole uccidere tua madre! Vieni subito qui, fai vedere chi comanda!
Sente rispondere, e lespressione le cambia da trionfante a perplessa.
Come sarebbe a dire lo sapevo? Tu sapevi della serratura? Marco! Ma allora glielo permetti? Tua madre sulla scala come una misera? Ma dai! Sei stanco di cosa? Delle cure di tua madre? Ho vissuto per voi!
Butta giù, si volta verso Giulia con odio.
Vi siete alleati… Vedremo. Aspetto Marco qui, e vediamo se ha il coraggio di scacciare la madre!
Giulia gira le spalle senza replicare, infila la chiave e apre la porta.
Entro, annuncia, Ma lei, signora Donatella, aspetta Marco fuori. Dentro non entra.
Questo lo vediamo! ringhia la suocera, cercando di mettere un piede in mezzo allo spiraglio come il migliore dei rappresentanti.
Ma Giulia è preparata. Con una mossa decisa, scivola dentro e chiude con forza la pesante porta blindata. Scatta la serratura. Poi anche il chiavistello.
Appoggiata al metallo fresco, Giulia chiude gli occhi. Dallaltra parte Donatella urla e batte i pugni sulla porta, sbraitando tanto che si sente la cagnolina del vicino abbaiare.
Ingrata! Serpente! Scriverò agli assistenti sociali che fai morire di fame tuo marito! Chiamo i carabinieri! Apri La mia cavolata fermentata marcirà!
Giulia va in cucina, ignorando le urla. Tutto è pulito e silenzioso come dopo la tempesta. Dal frigorifero svuotato spunta solo una pentola di minestrone. Lodore acido di cavolo cotto e grasso gira subito nello stomaco. Senza pensarci, rovescia tutto nel WC e sciacqua due volte di fila. La pentola la lascia sul balcone: lavarla ora è impossibile.
Le tremano le mani mentre si versa un bicchiere dacqua. Ha sopportato tanto. Le mattine della suocera in casa a spolverare alle sette di sabato. Il bucato rilavato con detersivo economico che le provocava prurito perché quello ecologico non lava. I consigli a non finire su come coccolare il marito.
Ma il frigorifero è stato troppo. Era la sua zona, uno spazio sacro. La goccia che fa traboccare il vaso. Quando ha visto il cibo selezionato andare in pattumiera e la mensola invasa da barattoli torbidi e minestre indigeste per Marco, ha capito: o fissa i confini ora, o divorziano.
La tempesta dietro la porta si placa. Probabilmente Donatella si è stancata o conserva le forze per lo scontro finale.
Dopo una ventina di minuti, la serratura gira. Giulia si irrigidisce. Entra Marco. Ha laria esausta, la cravatta storta, le ombre sotto gli occhi.
La madre lo segue, meno bellicosa ma ancora pronta alla sfida.
Ecco qua, figlio, guarda! si lamenta, Tua moglie si chiude in casa, la madre fuori! Dai, porta dentro le borse, ci sono le polpette fatte apposta
Marco si ferma nel corridoio, bloccando la strada alla madre. Appoggia la borsa sulla mensola, poi si gira.
Mamma, lascia le borse qui, sullo zerbino. In casa oggi non entri.
Donatella rimane di stucco, la bocca aperta. Dal sacchetto col cavolo cade a terra una carota rinsecchita.
Cosa? sussurra. Marco, che stai dicendo? Scacci tua madre per colpa sua?
Mamma, smettila di insultare Giulia, risponde Marco calmo ma deciso. Cè voluto tempo per arrivare a questo punto. Ieri sera, dopo aver visto Giulia disperata davanti al frigo svuotato e i conti dei prodotti buttati, ha finalmente capito la portata del problema. Aveva sempre pensato così fan tutte le mamme. Ma adesso vede che non è solo un modo di dire: è uninvasione della loro vita, delle loro finanze, della serenità di sua moglie.
Non ti sto cacciando, riprende Marco, ma ti chiedo di andare via. Ci eravamo messi daccordo: prima di venire, devi avvisare. Tu sei entrata senza avvertire, usato la chiave, fatto ordine tra le nostre cose. Questo è troppo. E no, la chiave nuova non ce lavrai.
Allora tenetevi la vostra chiave! grida la madre, tanto che la cagnolina del vicino aumenta i decibel. Mai più metterò piede qui! Che restiate a mangiare la vostra muffa! Quando starete male, non venite da me!
Afferra i sacchi. Un manico cede, e una carota ruzzola sullo zerbino.
Ecco! Tutto per voi! la prende col piede e la scaglia via. Maleducati!
Sputa per terra, poi scende pesante le scale. Il suo brontolio scompare solo quando la porta dingresso si chiude di colpo.
Marco chiude la porta, mette il chiavistello, poi guarda Giulia.
Come va? le chiede, crollando su uno sgabello.
Giulia lo abbraccia. Profuma di stress e polvere dufficio.
Sopravvivo, dice. Grazie. Ho avuto paura che cedessi.
Anche io, ammette lui. Ma quando ho visto la sua faccia ho pensato: se ora non dico NO, ci lasciamo. E io non voglio perderti per colpa dei crauti.
Lei ride, tesa ma sollevata.
Cè una carota sul pianerottolo, fa notare, Meglio raccoglierla, sembra che ci sia stata una rapina in ortofrutta.
Ci penso io. Tu oggi sei la nostra eroina.
Più tardi, sono in cucina. Il frigo è vuoto, ma non fa paura. Anzi: è libertà. Libertà di riempirlo solo di ciò che piace a loro. Ordinano una pizza grande, grassa, con montagne di formaggio. Quella che Donatella ha sempre chiamato la morte dello stomaco.
Sai, dice Marco addentando una fetta, penso che davvero non si farà più vedere. È orgogliosa, si è offesa.
Resistirà un mese, predice Giulia poi inizierà a chiamare per lipertensione.
Che chiami pure. Ma la chiave non la riavrà.
Mai più, dice decisa Giulia.
Suona il campanello. Si gelano. Sarà tornata?
Marco guarda dallo spioncino.
Chi è?
Consegna della spesa! risponde il ragazzo della coop con voce allegra.
Giulia tira un sospiro. Aveva dimenticato che, unora prima, mentre Marco puliva il pianerottolo, aveva fatto la spesa online.
Dieci minuti dopo, svuotano pacchi: insalata fresca, pomodorini, filetti di salmone, yogurt naturale. E, ovviamente, un nuovo pezzo di formaggio erborinato.
Giulia sistema i prodotti in frigo e ogni gesto è un piacere fisico. È il suo frigorifero. Il suo spazio. Le sue regole.
Marco, lo chiama.
Dimmi?
Domani mettiamo un altro chiavistello, quello giù in basso?
Marco sorride. Labbraccia sulle spalle.
Certo. E anche una videocamera sul pianerottolo.
Restano lì, davanti al frigo aperto, illuminati dalla sua luce fredda, e per la prima volta si sentono i più felici del mondo. Perché la felicità, a volte, è solo poter vivere una vita senza intrusioni, senza gente che impone il proprio modo di cucinare minestrone e invade il tuo spazio. E qualche volta per ottenere questa felicità bisogna cambiare non solo la serratura, ma anche tutte le regole con la famiglia, anche a costo di soffrire. Ma poi arriva la pace. Una pace benedetta, in cui finalmente si può semplicemente vivere.






