La mia amica non ha contribuito nemmeno con un centesimo al mio matrimonio, e ora mi invita al suo!

Caro diario,
non riesco a smettere di rimuginare su quello che è successo tra il matrimonio di Ginevra e Matteo e il mio prossimo invito. Un anno fa, Ginevra e Matteo si sono sposati a Milano. I genitori, entrambi lunico figlio delle rispettive famiglie, hanno voluto un matrimonio da favola: abito bianco, carrozza depoca, una serata da copertina. La giovane coppia aveva sognato un semplice buffet di spiedini, ma le loro madri, con la testa tra le nuvole di sogni romantici, non hanno voluto sentire ragioni.

Così, i due hanno capito che non avrebbero potuto fare a meno di un grande ballo, e si sono lanciati nellorganizzazione come se fosse una sfida di vita. Tra trucco, manicure, la scelta del vestito di seta ricamato in pizzo e del completo elegante, i genitori hanno deciso di coprire ogni spesa eccetto il vestito della sposa e il completo dello sposo. Hanno prenotato il ristorante più chic di Milano, hanno scelto un bouquet di rose bianche per Ginevra e la torta lè affidata allamica di lunga data della madre di Matteo, una maestra pasticcera con le mani doro.

La lista degli invitati è stata stilata con cura maniacale: tutti i parenti, anche quelli con cui le famiglie non si parlavano da anni. La motivazione? Sono ricchi, faranno regali generosi e con quei soldi compreranno una macchina o lasceranno un acconto per una casa. Dopo una lunga discussione, hanno deciso di non invitare i parenti più distanti; alcuni, con scuse credibili, si sono ritirati da soli. Alla fine, la lista è rimasta perlopiù composta dagli amici più stretti, proprio come i due sposi avevano desiderato.

Il giorno delle nozze, il cielo è stato limpido nonostante le previsioni di pioggia. Ginevra brillava nello splendido abito di seta con pizzo, e Matteo non riusciva a distogliere lo sguardo da lei per un attimo solo. Il fotografo, con la sua macchina a specchio, scattava senza sosta, quasi a voler compensare il proprio compenso. Gli invitati attendevano con impazienza lapertura del buffet nel ristorante.

Dopo la sessione fotografica, la coppia è salita sulla carrozza candida e si è diretta al locale. Champagne e complimenti scorrevano come un fiume in piena. I regali arrivavano soprattutto in buste piene di euro: i giovani avevano avvertito gli invitati che desideravano soltanto denaro, ma qualche nonnina, commossa, ha inserito al suo interno una coperta, della biancheria e dei piatti.

La torta a tre piani, decorata con pizzi di lusso, fiori di crema e perline di zucchero, ha lasciato senza parole anche gli ospiti più raffinati. Il ricevimento è stato sontuoso; solo al mattino successivo, stanchi, gli invitati hanno iniziato a tornare a casa e gli sposi si sono rifugiati nella suite prenotata in hotel.

Il giorno dopo, al ritorno dai genitori, la mamma di Matteo ha notato che una delle buste era vuota. Ha detto a Ginevra che la busta apparteneva a Sara, lamica intima della coppia. Il fatto che quella busta non fosse firmata lha resa evidente. Ginevra si è sentita tradita e disgustata.

Il colpo di grazia è stato sapere che, prima del matrimonio, Sara aveva assicurato che oggi non si regala più meno di mille euro e aveva promesso di sostenere gli sposi.

Meno di un anno dopo, è Sara stessa a diventare sposa e ha invitato Ginevra e suo marito al suo grande giorno. Subito, ha chiesto a Ginevra di mettere i soldi, convinta che gli euro raccolti copriranno le spese del ricevimento. Io mi sono trovata a chiedermi cosa fare. Ho suggerito a Ginevra di dare al marito una busta vuota, come aveva fatto lei con Sara. Il marito ha proposto di aggiungere una cifra più alta per metterla in imbarazzo. La madre mi ha consigliato di inserire solo la minima somma, così da non rivelare a Sara cosa sapevo del suo inganno, evitando così ulteriori rancori.

Ora, con il matrimonio di Sara alle porte, mi trovo in un limbo morale: non so se restituire la stessa truffa o spezzare il ciclo di inganni. Solo il tempo dirà quale sarà la mia decisione.

Ginevra.

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