Mi sono battuta perché mio figlio divorziasse, ma ora me ne pento amaramente…

– Ieri mia nuora mi ha portato di nuovo la nipotina per il weekend, – si lamentava la mia vicina Giovanna, incontrandomi sulle scale. – Non riesco proprio a far mangiare come si deve questa bambina! “La mamma ha detto che le principesse non mangiano tanto!”, mi risponde, mangia due bocconi, e basta! Eppure è così magra, sembra si illumini da tanto che è verde dalla fame!

Giovanna non ha mai sopportato Laura, la moglie di suo figlio Matteo, fin dal primo istante. La verità? Laura aveva ben sette anni più di suo figlio. E lui, un ragazzino appena diplomato, così ingenuo

– Non aveva mai avuto una donna prima di lei! – si indignava la mia vicina, stringendo le mani. – Era inevitabile che si lasciasse incantare! Quella, con tutta la sua esperienza, lha ammaliato!

Laura era davvero affascinante, distinta. Ci teneva molto alla linea, vestiva con eleganza, mirava in alto nella carriera. Non mi stupiva per niente che Matteo si fosse perso dietro di lei: si sa che agli uomini piace guardare. E con Laura cera proprio di che restare incantati.

Lei seguiva una dieta ferrea, alimentazione corretta, e insegnava la stessa disciplina anche a sua figlia: equilibrio, niente eccessi, salute e forma sopra ogni cosa.

Dopo pochi mesi di frequentazione, Laura rimase incinta. Forse per dispetto alla suocera che faceva di tutto per mettere i bastoni tra le ruote forse davvero voleva sposarsi, o forse fu solo il caso. Comunque sia, ormai era fatta: Matteo aveva deciso, avrebbe sposato Laura, anche se aveva appena compiuto diciottanni e lei venticinque.

Diploma alla mano, Matteo scelse di iscriversi allistituto tecnico. Studio e lavoro a tempo pieno: lui e sua moglie andarono a vivere da soli e bisognava mantenere la nuova famiglia. Prima affittarono un piccolo appartamento, poi riuscirono a comprare una stanza in un vecchio palazzo popolare.

I giovani erano felici, ma la suocera non mollava mai: trovava sempre un pretesto per criticare Laura. La cucina? Sempre sbagliata. Non stirava bene le camicie, vestiva la bambina in modo inadeguato. Non apprezzava nulla, solo difetti e lamentele, che riversava su Laura e ripeteva anche al figlio.

Alla fine, Laura si ridusse a parlare con la suocera il minimo indispensabile. Da sola accompagnava la figlia allasilo, in palestra, a scuola di scacchi. Correvano tutto il giorno: da lavoro alla scuola, poi alle attività pomeridiane E in tutto ciò, doveva trovare il tempo per la palestra, unghie dalla estetista, una visita dal parrucchiere A casa la vedevano sempre meno.

Matteo rincasava e trovava solo silenzio: la piccola alle lezioni, la moglie con lei o altrove, occupata con la sua vita.

Una sera, bussò Paola, la vicina: vedova, 38 anni, madre di due adolescenti. In cucina, il rubinetto le era esploso rischiavano di allagare lintero stabile. Chiese per favore a Matteo di darle una mano prima che fosse più tardi.

Matteo sapeva aggiustare tutto e risolse il guasto al volo. Intanto, Paola preparava la cena: pasta al pomodoro con polpette. Per ringraziarlo, gli offrì un piatto; Matteo accettò volentieri da tempo Laura non cucinava più, non aveva mai tempo, e polpette fatte in casa erano diventate un lontano ricordo.

Da quella sera, Paola iniziò spesso a invitare Matteo a cenare con lei e i figli quando Laura e la bimba erano fuori, lui trovava rifugio nella cucina condivisa per mangiare e chiacchierare. Una sera, tra risate e vino rosso, accadde linevitabile: una scintilla, uno sguardo di troppo e senza nemmeno accorgersene, erano ormai indispensabili luno per laltra.

Nel condominio, però, nessun segreto è al sicuro: le mura sono sottili, e gli affari altrui sono pane per tutti. Qualcuno si premurò di avvisare Laura che suo marito andava dalla vicina non per giocare a carte.

Scoppiò un litigio furibondo; tutto il pianerottolo assisteva, trattenendo il respiro. Laura, orgogliosa, mise immediatamente fuori casa Matteo: raccattò le sue cose e gliele lanciò sul pianerottolo.

Imbarazzato, senza una vera casa dove andare, troppo tardi per tornare dai genitori, si rifugiò da Paola, che lo accolse a braccia aperte.

La figlia di Laura e Matteo, allora, aveva sei anni. Matteo venticinque, Laura trentadue, Paola trentanove.

Quando Giovanna, la mia vicina, apprese che suo figlio aveva lasciato Laura, provò un autentico trionfo: ce laveva fatta! Ma bastò che si sapesse che Matteo era andato via con una donna di quattordici anni più grande, madre di due figli che dimprovviso calò il silenzio.

Per me il suo comportamento fu inspiegabile. Per anni aveva tormentato Laura semplicemente per la differenza detà, e ora improvvisamente nessuna obiezione, nessuna riserva. Unaccettazione muta, forse la presa di coscienza di aver perso.

Questa storia si è conclusa quindici anni fa, con il divorzio di Laura e Matteo. Tutti questi anni, la nuova coppia è rimasta insieme ma senza figli propri. Vivono però in perfetta armonia. Oggi Matteo ha quarantanni, Paola cinquantaquattro. Quando vanno da Giovanna, non cè più tensione, solo serenità e uninattesa pace. E io li vedo: Matteo è davvero felice.

E voi, credete che la felicità tra un uomo e una donna sia possibile anche quando lei è più grande?

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

three + 5 =

Mi sono battuta perché mio figlio divorziasse, ma ora me ne pento amaramente…