10 maggio 2023
Oggi non riesco a trovare pace. Il pensiero di mio figlio mi tormenta. Non vuole più vedermi. Ancora sento rimbombare nelle orecchie quelle sue parole, così fredde, così distanti da quellabbraccio che per anni è stato il nostro modo di vivere insieme.
Mamma, cosa hai detto a mia moglie? Stava quasi per fare la valigia e andarsene di casa!
Le ho solo detto la verità. Capisce, non è quella giusta per te. Secondo me, una come Caterina sarebbe molto meglio.
Chi sarebbe questa Caterina? Ma cosa ti inventi?
Mi chiamo Graziella Bellotti. Ho sempre saputo che mio figlio era speciale: era il mio primo bambino, il centro del mio universo, la mia vita stessa racchiusa in una sola persona. Quando è cresciuto e si è sposato, è stato come se mi venisse portato via qualcosa di mio. Non riuscivo ad accettare che qualcun altro potesse occupare il posto che solo io avevo nel suo cuore. Ma alla fine, ho dovuto lasciar andare: lui è andato a convivere con una donna che, ai miei occhi, mai sarebbe stata adatta a lui.
Da sempre ho messo mio figlio davanti a tutto. Mio marito, Giacomo, era spesso fuori per lavoro, e così sono cresciuta da sola mio figlio Lorenzo, diventando per lui sia madre che padre. Ho imparato a cambiare le ruote alla bicicletta, a giocare a calcio, persino a fare le figurine, solo per poter avere un legame sempre speciale con lui. E sapevo che lui apprezzava ogni piccolo mio gesto.
Quando ha sposato Marta, io non sono mai riuscita a fidarmi davvero di lei. Non si prendeva cura di lui come avrei voluto: non cucinava, lasciava i piatti nel lavello, le sue cose buttate dappertutto, insomma la casa sembrava sempre un campo di battaglia, mai un nido accogliente. Così, nonostante tutto, ho continuato a voler essere presente. Ogni settimana passavo a casa loro, raccoglievo i vestiti sporchi di Lorenzo e li portavo a casa mia per lavarli e stirarli. Avevo persino il mio mazzo di chiavi, che mi aveva dato lui per emergenza, ma io lo usavo per aiutare, senza che Marta mi vedesse.
Lorenzo è sempre stato impegnato tra lavoro e specializzazione. Sapevo che non aveva tempo per le faccende domestiche, dato che, dopo tre anni di matrimonio, Marta non aveva mai imparato a lavargli le camicie come si deve o a stirare i pantaloni. Così, portavo tutto a casa mia. Lavavo i suoi vestiti con il detersivo delicato, quello per bambini che uso ancora, perché lui è allergico ai detersivi normali, mentre lei buttava tutto insieme in lavatrice e poi stendeva a caso. Una volta, il maglione che gli avevo fatto ai ferri per il compleanno lo ha rovinato lavandolo ad acqua bollente e appendendolo sbadatamente: mi era toccato disfarlo e rifarlo da capo.
Marta non ha mai capito perché mi prodigassi così tanto. Diceva che non era compito mio, che avrei dovuto insegnare a Lorenzo lindipendenza. Ma come potevo lasciarlo in mezzo al disordine? Era mio dovere, il mio modo di amarlo.
Già allora mio marito mi rimproverava: Basta, Graziella, Lorenzo è grande, si è scelto la moglie, adesso siano fatti suoi!. Ma io? Io non dormivo la notte pensando che mio figlio rientrasse e si ritrovasse a cucinare, stirare e pulire mentre la moglie era sdraiata sul divano.
Così decisi di fare il bucato per lui unultima volta. Approfittai di una mattina in cui loro erano al lavoro, portai via tutti i panni sporchi anche qualche vestito di lei, sapevo che, altrimenti, lei li avrebbe messi insieme a quelli di mio figlio e li portai a casa mia. Dopo aver lavato tutto, persino qualche copertina in più, mi caricai una borsa enorme piena di roba pulita e la trascinai a casa loro. Abitano vicino a me, ma comunque dovevo salire al quarto piano e lascensore era guasto per i lavori. Salii le scale a fatica, lentamente, arrancando con quel fardello di amore materno.
Piangevo salendo, pensando che nessuno come me avrebbe mai avuto così a cuore la felicità di Lorenzo. La verità è che spero ancora che lasci Marta e trovi qualcuna che sappia davvero prendersene cura, una donna attenta e premurosa.
Arrivata davanti alla porta, entrai come sempre, senza bussare: la casa era silenziosa, ma notai delle scarpe da donna che non avevo mai visto. Pensai che Marta fosse tornata prima dal lavoro. Lungo il corridoio cerano i pantaloni di Lorenzo buttati a terra pensai di prenderli per stirarli.
Ma nello stesso momento sentii dentro la camera da letto dei sospiri soffocati. Alzai lo sguardo e vidi Lorenzo nel letto con una donna che non era Marta. Capelli castani, un viso sconosciuto.
Rimasi gelata. Lorenzo mi notò e urlò, esasperato:
Mamma, vattene via! Basta, lasciami almeno un po’ di respiro!
Chiusi la porta della camera, imbarazzata, e gli sussurrai:
Lorenzo, per favore, vieni in cucina. Ho bisogno di parlarti.
Dopo qualche minuto, arrivò in cucina ancora con l’accappatoio che gli avevo regalato.
Mamma, perché sei qui? E come hai fatto ad entrare?
Amore, mi hai dato tu le chiavi lanno scorso, ricordi?
Ma di solito si avvisa quando si viene a casa degli altri.
Sono passata solo per portarti delle lenzuola pulite, ti avevo avvertito.
Pensavo venissi domani, mamma, non oggi!
Scusami. Ma quella ragazza in camera quella è Marta con i capelli tinti?
No, mamma. È unaltra ragazza.
Stai tradendo tua moglie?
Lui abbassò lo sguardo.
Forse mi giudicherai Non so neppure io come sia successo.
Poi aggiunse, quasi pensieroso:
Sai, questa Caterina mi piace molto più di Marta. Marta pensa solo alla carriera, la casa non la interessa, invece Caterina è dolce, cucina, tiene tutto in ordine. Ma non so cosa fare, forse non lascerò Marta è solo un momento di debolezza.
Sospirai.
Lorenzo, qualunque cosa tu decida, io sarò sempre dalla tua parte. Qui cè il bucato pulito. Se Caterina saprà prenderti cura come avrei fatto io, prometto che mi farò da parte.
Mentre uscivo dall’appartamento, il cuore era in subbuglio. Sulla tavola cera una cucina immacolata, il pavimento splendente e una pentola di minestrone sul fuoco. Avevo intuito. Caterina avrebbe saputo prendersi cura di lui, meglio di chiunque altra. Era anche proprio carina: forse, davvero, Lorenzo aveva finalmente trovato la donna giusta.
Passò una settimana. Ero più serena, certa che mio figlio fosse finalmente in buone mani. Andando al supermercato vicino casa, incrociai Marta. Era intenta a svuotare nel carrello avocado, kiwi, pane integrale, grano saraceno e kefir: cose strane, tutte di importazione e molto costose.
Mi avvicinai, un po impicciona:
Oh, Marta, ti vedo carica di cose leggere dieta nuova?
Buongiorno, signora Graziella. Sì, io e Lorenzo vogliamo metterci in forma per lestate: vorremmo andare a Bali e dobbiamo essere pronti per le foto! disse con aria un po’ altezzosa.
Con Lorenzo? Ma non vi siete lasciati?
Ma cosa dice? Chi le ha raccontato questa cosa?
Ho visto che Lorenzo ora frequenta quella Caterina
Ma che Caterina? Non conosco nessuna Caterina, e io con Lorenzo non mi sono mai separata!
Eppure Caterina veniva a casa, sistemava tutto, cucinava e beh, stavano insieme. Credevo te lo avesse detto.
Ma quale Caterina? Senta, signora, mi lasci in pace! Non le basta già aver messo suo figlio contro di me? Ora si inventa pure amanti inesistenti? Davvero, lei ci impedisce di vivere tranquilli! sbottò e lasciò la spesa lì per poi uscire di corsa dal supermercato.
Confusa, mi avvelenivo di domande. Lorenzo aveva scelto Marta, a quanto pareva, oppure chi lo sa, magari nessuna delle due era mai stata davvero importante per lui.
Poco dopo arrivò la telefonata:
Mamma, che cosa hai detto a mia moglie? Sta per andarsene!
Le ho detto la verità. Non è quella giusta per te, Caterina sarebbe stata molto meglio!
Ma chi è questa Caterina? Ti inventi storie!
E poi, con voce rotta e dura:
Non mi sono lasciato con Marta, e non esiste nessuna Caterina! Da oggi non chiamarmi più. Cambierò la serratura. Dimenticami, non sono più tuo figlio!
Il cuore mi si è gelato. Oggi, più che mai, mi rendo conto che, per amore di un figlio, si rischia di perderlo. Ma era tutto per il suo bene al centro del mio cuore, resterà sempre il mio Lorenzo.






