DIMENTICARE O RITORNARE?

DIMENTICARE O RITORNARE?

Allegra, sarai il pesciolino più brillante nel mio acquario, sussurrò con voce sicura il mio compagno di sogno. I miei occhi si ingrandirono come due lune piene.

Sei serio, Lorenzo? Voglio essere la tua unica nuotatrice, non una tra tante Sei sposato? Perché solo ora, mentre volo verso la tua terra, me ne accorgo?

No, non sono sposato, ma Lorenzo esitò, la sua ombra si allungò sul finestrino dellaereo.

Finisci, che importa, desideravo carpire la verità sugli uomini siciliani.

Capisci, Allegra, i miei genitori hanno già scelto una sposa. Non posso contraddirli. Con te stipulerò un matrimonio temporaneo. E dovrai accettare il cattolicesimo. Altrimenti Lorenzo si voltò e fissò il cielo denso di nuvole.

Io, al quarto mese di gravidanza, impallidisci al suo annuncio. Perché proprio in volo, tra le nuvole? Avrebbe potuto avvertirmi prima, in terra, al mercato di Milano, tra i banchi di frutta e il profumo di espresso. Chiuse gli occhi, cercò di respirare. Non saltare dallaereo, pensai, mentre le voci dei parenti riecheggiavano:

Non avventurarti, Allegra, non nella tua slitta di gelato. Lì la religione è diversa, il modo di vedere le donne è un altro. Ti morderanno i gomiti

Non ascoltai, non sospettai nulla

Io insegnavo russo allAccademia di Lingue di Milano, accogliendo studenti di ogni continente come fossero semplici pupazzi di carta. A settembre arrivò un nuovo corso e tra gli allievi cera Lorenzo, giovane siciliano dal sorriso scaltro, un vero cavaliere arabo in versione mediterranea. Viveva in un dormitorio, studiava diligente, era gentile senza farne una scena. Un giorno si avvicinò a me con una richiesta insolita:

Professoressa Allegra, quanto costano le lezioni private?

Niente. E tu, perché le vuoi? Stai già facendo bene, risposi, senza capire che da quel momento ero caduta nella sua rete finemente tessuta.

Allegra, ti andrebbe di venire a una consulenza? i suoi occhi brillavano come stelle di mezzanotte.

Se insisti, accetto. Di che si tratta? risposi, ignara.

Relazioni, rispose brevemente Lorenzo.

Quella sera entrai nella piccola stanza del dormitorio, dove mi aspettava Lorenzo con ansia. Guardai intorno: mobili antichi, rotti in parte, finestre sporcate che non lasciavano entrare luce; lacqua calda era un mito. Eppure sul tavolino cera una rosa fresca in un vaso, frutti puliti su un piatto candido, una bottiglia di vino rosso. Preparato, non per caso, pensai, mentre il profumo si mescolava al sudore della notte.

Parlammo di vita, di studi, dei suoi genitori. Era tutto decoroso, ma quella notte gli altri pomeriggi e le notti scivolavano come cavalli selvaggi nella steppa dei sogni. Lorenzo ed io cadevamo in abissi, poi ci levavamo verso il cielo. Non eravamo più sulla terra. Dieci anni dopo, non vorrei più rivivere quellestasi amorosa; le conseguenze erano troppo pesanti, e non avrei dovuto legarmi così profondamente. Lintero dipartimento era al corrente della nostra storia: colleghi facevano rotazioni di occhi, gli studenti sussurravano ammirati il nostro romanzo intrecciato.

Allegra, non impazzire. Fermati prima che sia tardi. Perché vuoi Lorenzo? A casa sua ci sono fanciulle più giovani di mille. In Sicilia una ragazza può sposarsi a tredici anni. Tu ne hai ventisette. Non ti bastano i nostri uomini? Scendi da quelle nuvole rosa, ti ammoniva una collega, sposata con un uomo alcolizzato.

Oh ragazze, anche io vorrei provare tali passioni! Che vita sognava unaltra collega, ancora nubile.

Io mi persi. Ero pronta a correre dopo Lorenzo fino al confine del mondo, non solo verso lIran, ma verso la Sicilia. Durante le vacanze estive decidemmo di andare a trovare i parenti di Lorenzo. Salimmo a bordo di un aereo, e Lorenzo iniziò a parlare di cose strane per me: voleva nominarmi il pesciolino principale, cioè la moglie più anziana nel suo nido. Non un harem, ma non sarei stata lunica. Quella prospettiva mi terrorizzava.

Laereo atterrò in Sicilia. Ci accolsero amici di Lorenzo: tutti abbronzati, sorridenti, come se fossero scavati da una cartolina. Ci portarono nella casa dei genitori di Lorenzo. Mi ricevettero con calore; Lorenzo lavorò come traduttore. I suoi genitori non capivano litaliano, così comunicavamo in inglese. In un angolo della stanza sedeva una ragazza di circa quindici anni; solo gli occhi erano visibili, il resto nascosto da vestiti spessi.

Vi presento Elvira, futura sposa di nostro figlio, disse il padre di Lorenzo, come se nulla fosse.

Volevo affondare nella terra. Elvira non era una bellezza classica; io, invece, ero alta, bruna, con una figura a clessidra e un viso impeccabile. Ma io avevo ventisette anni, lei solo quindici

Ritornai dal viaggio sconvolta, triste. Non cera via di ritorno, il bambino era in arrivo. Col tempo dovetti trasformare il mio guardaroba vivace in abiti grigi, hijab neri, niqab, copricapi tradizionali; lasciai solo il mascara e la matita per evidenziare occhi e sopracciglia. Accettai il matrimonio temporaneo, abbracciai il cattolicesimo per amore di Lorenzo, desideravo sottomettermi a lui in ogni cosa.

Passarono sette anni. In quel frangente Lorenzo, Elvira, io e i figli ci trasferimmo in Inghilterra. Ero madre di tre ragazzi, Elvira aveva due figlie. Lorenzo provvedeva dignitosamente alla famiglia, ma dentro di me ribolliva nausea. Mi sentivo la vecchia amante di Lorenzo, una straniera. La gelosia verso la giovane Elvira mi consumava; lei era la moglie ufficiale. Quando Lorenzo guardava Elvira, il mio cuore si riempiva di un dolore insopportabile. Non potevo accettare tutto ciò, volevo fuggire da quel paradiso immaginato, ma temei di perdere i figli; in caso di divorzio, i bambini rimarrebbero con il padre.

Alla fine compi un gesto disperato: parlai con Lorenzo del desiderio di tornare in Italia. Lui, sorpreso, mi chiese:

Allegra, cosa ti manca?

Scusami, Lorenzo, non capirai il mio animo. Lasciami andare, per favore, le lacrime mi soffocavano.

Va bene, ritorna dai tuoi genitori. I bambini e io ti penseremo. Ricordati di noi, torna presto, Lorenzo mi accarezzò dolcemente la spalla.

Un mese dopo volai verso casa.

Da allora sono trascorsi due lunghi anni. Parlo al telefono con i figli e con Lorenzo. Elvira ha avuto un figlio. I miei maschietti crescono, ricordandosi di me. Sono confusa, sento la nostalgia, piango e non riesco a volare verso nessun luogo.

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