Che vada da sola. Magari là la rapiscono si rabbuiò la suocera.
Era una sera afosa, la vigilia delle tanto attese vacanze, che avrebbe dovuto essere piena di leggera trepidazione e piccoli, piacevoli preparativi.
Ma nellappartamento di Marco e Benedetta, laria era densa di tensione. Al centro del salotto, come una statua dapprensione, stava la signora Eleonora Costa. Stringeva in mano il telecomando della televisione.
Non lo permetterò! Siete completamente impazziti?! nella sua voce, abituata a comandare nella sala docenti (in pensione dopo una vita da insegnante), tremava un filo dacciaio.
Sul televisore, il fermo immagine di una trasmissione spettacolare: un conduttore austero, di fronte a una carta del Sud-Est Asiatico, segnava minacciose frecce rosse.
Benedetta, che con una serenità quasi stoica ripiegava gli abiti in valigia, sospirò appena.
Conosceva bene quello scenario. Marco, il volto segnato da una pazienza esasperata, provò a intromettersi.
Mamma, ti prego, basta! Sono tutte sciocchezze! Andiamo in un albergo normale, tutto prenotato…
Sciocchezze?! Eleonora Costa agitò le mani, e il telecomando per poco non volò contro la parete. Apri gli occhi, Marco! Guarda dove vuole portarti! Là ogni due per tre rapiscono qualcuno! In Tailandia Sai che fine fanno gli italiani come te? Ti mandano a prendere una birra in un viottolo e non torni più! Ti fanno sparire: ti tolgono i reni, il fegato e poi via, nel frigorifero! E lei indicò Benedetta con fare tragico lei la vendono schiava o la mettono nei postacci! Ne hanno parlato in TV!
Benedetta interruppe la sistemazione dei vestiti e sollevò gli occhi stupiti verso la suocera, reggendo lo sguardo con una calma che Marco non avrebbe saputo mantenere.
Signora Eleonora, rispose Benedetta con tono fermo. Davvero crede che ogni tailandese sia un mafioso e medico trapiantista nonché sfruttatore?
Non fare la spiritosa! Non hai argomenti contro i fatti! In TV li fanno vedere! Gente come voi va là per il brivido a basso costo e poi i parenti ricevono solo pezzi in un barattolo!
Marco si coprì la faccia con le mani.
Mamma, questi programmi sono fatti apposta per pensionati a cui manca ladrenalina. Vi spaventano di proposito! Là ci vanno milioni di turisti…
E migliaia spariscono! ribatté secca Eleonora Costa. E tu, Benedetta, hai già fatto i biglietti? Tanto non li rimborserai, vero?
Fatti. E non li cambio, rispose Benedetta. Da due anni risparmiamo per questa vacanza. Ho studiato recensioni, partecipato ai forum, prenotato con unagenzia affidabile. Non gireremo per baraccopoli di notte: visiteremo templi, prenderemo il sole a Pattaya, mangeremo il tom yum…
E magari vi avvelenano pure là, chi lo sa cosa ci mettono nei loro brodagli brontolò cupa la suocera. Marco, figliolo, ascoltami, ti prego. Lasciala andare sola, se proprio ci tiene. Se qualcuno si deve rischiare, meglio solo lei. Tu resta qui, almeno sei sano e salvo. Il cuore di una madre sente la disgrazia.
Cade un silenzio pesante e opprimente. E fu Benedetta a dire, forse, ciò che covava da anni.
Va bene, dichiarò mentre chiudeva la valigia con uno scatto. Ha ragione, signora Eleonora. Rischiare non è da tutti. Andrò da sola.
Benedetta! Ma che dici? Marco rimase di sasso.
Hai sentito tua madre. Il suo cuore sente il pericolo. Non posso mettermi sulla coscienza i tuoi reni e il tuo fegato. Né rischiare di vederti schiavo in qualche tugurio. Rimani qua. Bere il tè con la mamma guardando le trasmissioni sulloscura cabala mondiale. Io… sorrise gelida io invece me ne vado in quellinferno. Da sola.
Eleonora Costa sembrava, insieme, vittoriosa e confusa.
Aveva ottenuto ciò che voleva, ma la prontezza della nuora nel cogliere la sfida la lasciava senza parole.
Meglio così, disse, ma senza la veemenza di prima. Se lè cercata.
Marco tentò una protesta, poi delle suppliche, ma Benedetta fu inflessibile. La notte prima della partenza dormirono schiena contro schiena, in silenzio.
Ripensaci ancora? chiese, quasi sperando.
No! fu la risposta rapida di Benedetta.
*****
Laereo atterrò a Bangkok e unondata di calore umido e speziato avvolse Benedetta come una coperta.
Paura? No, ormai non più. Solo stanchezza e curiosità bruciante. I primi giorni, mantenendo il programma prestabilito, passeggiò per le caotiche strade sorridenti, si stupì davanti alla luce dei templi, assaggiò cibo di strada incredibilmente saporito.
Nessuno tentò di rubarle nemmeno il portafoglio, figuriamoci rapirla. I venditori nei mercati le sorridevano timidi abbassando il prezzo di dieci baht.
Caricò nella chat condivisa con Marco ed Eleonora Costa (che volle essere inclusa) una foto: Benedetta sorridente con un cocktail alla frutta davanti al mare turchese. Sottotitolo: Organi tutti al posto. Nessuna proposta di schiavitù. Attendo novità.
Marco rispondeva con cuoricini. Eleonora Costa leggeva ogni messaggio, guardava ogni foto, ma taceva.
Poi Benedetta si spostò a nord, a Chiang Mai. Là, in una piccola guesthouse familiare, dove la proprietaria, una vecchietta thailandese di nome Nok, le insegnava il vero pad thai, successe ciò che avrebbe capovolto tutto.
Nok, che parlava un inglese stentato, sorprendentemente somigliava a Eleonora Costa.
Anche lei si angustiava per la figlia partita a lavorare a Seul.
Sta là da sola, fa freddo, nessuno sorride, il cibo è strano, si lamentava Nok mentre rimestava energicamente gli spaghetti. In TV dicono che cè la radioattività nellaria e la gente è cattiva!
Benedetta guardò il suo volto preoccupato e scoppiò a ridere di gusto, finché le lacrime non le inumidirono il viso.
Nok la fissava stranita. Allora, tra gesti, immagini sul telefono e poche parole, Benedetta le raccontò di Eleonora Costa, della TV, di organi e schiavitù.
Nok ascoltava sgranando gli occhi. Poi, dimprovviso, rise anche lei: una risata chiara come campane.
Ah, queste mamme! esclamò. Siamo uguali dappertutto! Temiamo solo ciò che non conosciamo. Anche qui la TV racconta fandonie!
Quella sera, sulla terrazza sotto un cielo di stelle che sembravano più vicine, Benedetta non chiamò Marco, ma la signora Eleonora in videochiamata.
Eleonora Costa aveva unaria stanca e diffidente.
Allora? Viva? domandò secca.
Sì, signora Eleonora, sono in ottima forma. Gli organi intatti. Vuole vedere?
Benedetta rivolse la telecamera verso la terrazza; Nok uscì con un vassoio di tè e frutta, sorridente, vedendo sullo schermo il volto severo della donna italiana.
Ciao! gridò Nok allegra. Tua nuora è bravissima! Sa cucinare! Tranquilla, la tengo docchio io! Niente schiavitù! e la abbracciò.
Eleonora Costa restò in silenzio. Guardava ora Nok ora il volto sereno, abbronzato di Benedetta.
E… gli organi? mormorò, meno sicura.
Tutto al loro posto, sorrise Benedetta. E anche appetito. Signora Eleonora, qui è bellissimo, la gente gentile. Nok dice che la figlia è in Corea e lei teme sia tutto freddo e brutto, perché lo dice la televisione.
Un lungo, lunghissimo silenzio.
Passami Nok, disse allimprovviso la suocera. Quella… Nok.
Benedetta passò il telefono. Le due donne, divise da migliaia di chilometri e da mondi diversi, parlarono dieci minuti.
Non capivano le parole, ma parevano comprendersi davvero. Nok annuiva e rideva; Eleonora Costa prima era accigliata, poi pian piano si sciolse un poco.
Alla fine del discorso provò pure a sorridere: uscì male, ma non era più la sua solita maschera di paura.
Poco dopo, a Benedetta arrivò un messaggio di Marco: La mamma ha spento la TV. Ha detto: ‘Basta, sempre le solite ansie’, e ha chiesto quando torni.
Benedetta non rispose subito. Si perse con lo sguardo fra le stelle sopra Chiang Mai. Poi scattò una foto: lei e Nok abbracciate e sorridenti, e la inviò nella chat.
Sottotitolo: Trovata unalleata. Domani vado a fare parapendio. Se capita qualcosa, i reni sono sempre lì. Baci.
Il volo di ritorno fu sereno. Allaeroporto cera Marco ad aspettarla e, poco distante, Eleonora Costa con un mazzo di coloratissime astri sgangherati.
Non la abbracciò, ma neppure fece una scenata. Tossicchiando, le porse i fiori.
Allora? Intatta?
Come vede. E senza padroni nuovi…
Va bene, borbottò la suocera. Raccontami… comè questa Nok?
In macchina Benedetta descrisse templi, piatti, la gentilezza di quegli sconosciuti, e aneddoti divertenti.
Eleonora Costa ascoltava, ogni tanto poneva qualche domanda. Il televisore in salotto restava muto.
Sullo schermo nero si riflettevano tre sagome: il marito che abbraccia la moglie e la suocera finalmente disposta a guardare il mondo non più dalle lenti distorte delle emergenze, ma dagli occhi sinceri di chi è stato allinferno ed è tornato non solo illeso ma… felice.
Quella sera, davanti al tè, la suocera a bassa voce, come per tastare il terreno, disse:
Il prossimo anno… se proprio vi va… magari vengo anchio? Ma in posti non troppo selvaggi…
Marco e Benedetta si scambiarono uno sguardo complice, sorridendo soddisfatti. Era sorprendente vedere Eleonora Costa cambiare prospettiva.
Eppure, solo pochi giorni dopo, si presentò alla porta, rossa in faccia ed eccitata:
Io non ci vengo più! Benedetta, ti è solo andata bene! Ho appena visto: hanno liberato tanti italiani dal sequestro. Non voglio rischiare di finire là!
Come preferisce, scrollò le spalle Benedetta.
Marco, anche tu, niente viaggio esotico! In Italia cè già tanto da vedere, sentenziò la suocera.
Il figlio scosse la testa ma questa volta non discusse, tanto sapeva che era inutile.






