Dì a Luca di venire subito! esclamò la figlia, quasi a singhiozzare. I tre bimbi hanno la febbre, stanno facendo i capricci. Io non riesco ad andare al ambulatorio da sola. Che venga in auto a darci una mano.
Valentina sbuffò, anche se Livia non poteva vederla. Dentro di lei la preoccupazione per i nipotini stringeva il petto.
Adesso mi occupo io, cara. Non ti agitare cercò di parlare con calma Valentina, per non farla preoccupare ancora di più.
Premette il tasto di chiusura e si bloccò. Le dita cercavano con fatica il numero di Luca nella rubrica. Tre bambini malati, Livia da sola, il marito al lavoro. Situazione critica.
Luca dovrebbe venire, ne era certa. Il primo squillo. Il secondo. Finalmente Luca rispose.
Ciao mamma, disse il figlio di fretta.
Luca, tesoro, è una brutta situazione Valentina cercava le parole giuste. Livia mi ha chiamata.
I tre piccoli sono ammalati, serve un dottore subito. Il marito di Livia è al lavoro e non può scappare. Potresti portarli? Non dovrebbe durare molto.
Un silenzio teso calò nella stanza. Valentina sentì il respiro di Luca e qualche rumore di fondo.
Mamma, oggi non è possibile sbuffò Luca. È il compleanno di Anita. Avevamo prenotato un ristorante due settimane fa. Andare a Milano a tutta velocità ora è una seppia. Non arriviamo in tempo, quindi senza di me
Valentina strinse il telefono con i denti. Il palmo sudava. Luca stava davvero rifiutando di aiutare?
Luca, non senti? I bambini sono malati! Sono i tuoi nipotini! cercò di non urlare Valentina. Livia, con tre piccoli capricciosi, non ce la farà da sola. E hanno davvero bisogno del medico!
Mamma, capisco, rispose Luca, neutrale. Ma abbiamo i nostri piani. Non possiamo annullare tutto per questo. Chiama un taxi. O tu e tuo marito aiutate. Qual è il problema?
Valentina si lasciò cadere sulla sedia, le gambe tremavano. Non riusciva a credere a quello che udiva.
Il marito è al lavoro! scoppiò. Non riesco a farcela con tre bambini malati! Non capisci le cose più elementari?
Mamma, non posso. Scusa, rispose Luca, più brusco. Non è il mio problema. La responsabilità è di Livia. Che se la cavi da sola.
Valentina rimase senza fiato per lindignazione. Che cosa stava dicendo?
Come non è il tuo problema? urlò. È la tua famiglia! La tua sorella! Non puoi una sola volta dare una mano a chi è tuo?
Ho detto che non posso! Dobbiamo andare, scusa interruppe Luca.
I toni del cellulare graffiavano le orecchie. Valentina guardava lo schermo, incapace di comprendere la scena. Le mani tremavano leggermente. Riprovo a chiamare. Luca non risponde. Ancora una volta. Silenzio.
Dentro di lei bruciava qualcosa di caldo, una rabbia ardente. Come poteva il figlio comportarsi così? Prese il numero della nuora. Forse Giulia, sua cognata, avrebbe convinto il marito.
Pronto, Valentina? rispose Giulia quasi subito.
Giulia, cara, cercò di parlare Valentina con la massima calma. Perché non chiedi a Luca di aiutare? Sono i suoi nipotini, sono malati! Livia è in difficoltà, lo sai, sei una donna, dovresti capire.
Giulia sospirò, con tono quasi indifferente.
Valentina, i genitori devono occuparsi dei loro figli. Cè il taxi, lambulanza. I bambini non sono più neonati. Livia è una donna adulta, ce la farà.
Le parole di Giulia le bruciavano più del rifiuto di Luca.
Giulia, ti rendi conto che non possiamo mettere tre bimbi malati su un taxi? balzò Valentina. Sono ancora piccolini! Livia non ce la farà da sola!
Sono i suoi figli, Valentina replicò Giulia con la stessa indifferenza. Abbiamo già programmato la nostra serata. Non vogliamo rovinare i nostri piani per i problemi altrui.
Una collera fredda sostituì la confusione.
Allora con i vostri futuri bambini non potete nemmeno pensare di chiedere aiuto! scoppiò Valentina, lanciando il ricevitore.
I giorni successivi passarono come una nebbia. Valentina non chiamò più Luca, e lui rimase in silenzio. Lei cercava di non pensare a quellincidente, ma il risentimento la bruciava dentro, non le dava tregua.
Di notte Valentina non riusciva a dormire. La conversazione infuriata girava nella sua testa. Come poteva suo figlio comportarsi così? Dove aveva sbagliato nelleducazione? Che tipo di persona aveva cresciuto?
Il marito provava a parlare, ma Valentina lo scacciava. Sentiva di dover risolvere tutto da sola, capire dove era andato storto.
Il pomeriggio del quarto giorno la pazienza cedette. Decise di andare a casa di Luca, dove voleva guardarlo negli occhi e capire come avesse tradito la sua famiglia.
La porta si aprì e Giulia la fece entrare, sorpresa ma silenziosa, e si spostò di lato. Valentina non si tolse nemmeno il cappotto.
Dovè Luca? chiese bruscamente.
Nella stanza indicò Giulia verso la porta.
Valentina aprì la porta. Luca la fissò. Per un attimo i suoi occhi mostrarono qualcosa di sfuggente, poi il suo volto divenne impenetrabile.
Mamma? Che succede? alzò le sopracciglia.
Come hai potuto? urlò Valentina così forte che Luca sobbalzò. Tutto quello che era rimasto chiuso per quattro giorni esplose fuori.
Come hai potuto rifiutare ai bambini malati? Alla tua sorella? Non ti ho cresciuto così! Non ti ho fatto diventare un egoista e una persona fredda!
Luca si alzò lentamente. Il suo volto rimaneva calmo, quasi indifferente. Quella freddezza lo irritava ancora di più.
Mamma, potevi chiamare un taxi disse con le spalle alzate. Andare da Livia, aiutarla con i bambini. Non devo abbandonare tutte le mie cose al primo richiamo!
Fece una pausa, guardando la madre dritto negli occhi.
Ti ricordi comè finita il rapporto con Livia? continuò. Da quando abbiamo comprato lappartamento. Non so più perché si sia offesa, non risponde al telefono, non vuole nemmeno uscire. E ora, allimprovviso, serve aiuto?
Valentina rimase senza parole. Le parole le si attaccavano alla gola.
È è solo balbettò, cercando le parole. Livia vive con i tre bambini in una casa in affitto.
Tu e Giulia vivete in un bilocale di proprietà, senza figli. Certo, a lei dispiace. Ma non è colpa nostra se non lo sappiamo cosa dice alla gente?
Luca strinse gli occhi. Giulia rimase in piedi, le braccia incrociate sul petto, con unespressione impassibile.
Parla tanto. E poi dice cose brutte su Giulia. Riguardo allappartamento non è affar suo commentò Luca, guardando freddamente la madre.
Noi abbiamo guadagnato quel bilocale da soli. Nessuno ci ha aiutati. E Livia deve risolvere i suoi problemi da sola! Non può coinvolgere la nostra famiglia per colpa tua.
Valentina fece un passo verso Luca, i pugni si strinsero involontariamente.
Che stai dicendo? esplose di nuovo. È tua sorella! È famiglia! È sangue!
No, mamma ribatté Luca, alzando la voce anchegli. La mia famiglia è Giulia. Livia doveva pensare prima!
Ha voluto avere tre figli! Nessuno lha costretta! Non devo risolvere i suoi problemi al primo squillo!
Valentina si contorceva.
Sei egoista! gridò. Pensi solo a te! Tua sorella quasi non regge i bambini e tu non riesci nemmeno a dare una mano!
Dare una mano? sorrise Luca. Perché dovrei aiutare chi non mi parla da sei mesi? Abbiamo interrotto i contatti con Livia! Come non ti sei accorta?
Luca prese fiato, parlò più piano:
Ma di cosa parliamo? scosse la testa. Vedi solo Livia e ti preoccupi solo di lei. È sempre stato così. Io sono un vuoto per te.
Sei senza cuore! Come ti permetti di dire così? Valentina si voltò di scatto. Non riusciva più a guardare il figlio. Non ti ho educato così, Luca! Ti ho insegnato a aiutare gli altri!
Scappò fuori dallappartamento, si fermò sul pianerottolo, il respiro affannato. Dentro di lei tutto bruciava. Come poteva il figlio parlare così?
Il freddo della sera colpiva il volto, ma il cuore non si calmava. Camminò verso la fermata dellautobus, nella testa un solo pensiero: dove aveva sbagliato? Come ha cresciuto una persona così egoista? Perché Luca non capisce le cose più semplici che la famiglia deve aiutarsi?
Eppure, in un angolo nascosto della sua coscienza, qualcosa di inquietante prendeva forma: le parole di Luca su Livia, sul loro appartamento, sul fatto che lui aveva la sua vita. Valentina si fermò a metà del marciapiede, i passanti la scavalcavano.
E se Luca avesse ragione? E se fosse colpa sua, di aver pretese così tante senza vedere i problemi altrui?
No, scosse la testa con decisione. Ammettere era impossibile. Era una madre, sapeva cosa era giusto per i figli. Sempre lo aveva saputo.
Ma il dubbio si era insinuato, piccolo ma pungente. Con ogni passo verso casa, il dubbio cresceva, diventava più grande, più insistente.
Salì su una filobus, guardò fuori dal finestrino. Passavano case, gente, auto. La vita scorreva normale. Dentro Valentina qualcosa si spezzava, qualcosa cambiava per sempre.
Non sapeva se avrebbe potuto rimediare, se avrebbe potuto parlare di nuovo con Luca come prima, se avrebbe perdonato il suo rifiuto. Se lui avrebbe perdonato la sua cecità.
Il filobus sobbalzava sulle buche. Valentina chiuse gli occhi. Domani forse sarà più chiaro. Forse troverà le parole giuste. Forse la famiglia tornerà a essere una famiglia.
O forse è già troppo tardi.
FAMIGLIA?






