Quando io e mio marito non avevamo un soldo, mia suocera si era comprata una pelliccia, una televisione enorme e viveva come una vera regina.
Ma dopo anni, la ruota della fortuna ha girato!
Avevo appena diciotto anni quando sono rimasta incinta. I miei genitori mi voltarono le spalle: dicevano che era troppo presto per una figlia. Mio marito, Giuseppe, era appena stato chiamato a fare il servizio militare. Le nonne, sia dalla mia parte che dalla sua, parlarono con la stessa voce:
Il bambino è una tua responsabilità.
Non voglio assolutamente occuparmi del tuo figlio adesso, mi disse freddamente mia madre, Patrizia.
E mia suocera, Rosanna, neanche volle rivolgersi a me. Restò in silenzio, un muro invalicabile.
In quel periodo oscuro, andai a vivere da mia zia Teresa, la sorella di mio padre.
Lei aveva trentotto anni, nessun figlio, e aveva dedicato la propria vita al lavoro. Non giudicò né mio padre né mia madre:
Li capisco, diceva spesso Teresa. Quando sei nata, non era facile. Tuo padre faceva la notte scaricando bancali al mercato generale per portare a casa anche solo pochi euro. Spesso la dispensa era vuota. Ma ora stanno bene: papà ha un bellissimo stipendio, si sono comprati un bel bilocale; anche tua madre lavora. E tu stai per diventare mamma.
Davvero non gliene importa niente? le chiesi una notte piangendo.
Ora vogliono pensare solo a se stessi. Non giudicarli, Laura. Vedrai che prima o poi si riprenderanno, torneranno a volerti bene.
Quello che è certo, nessuno mi diede una mano. Raccolsi le mie cose e andai a stare definitivamente da zia Teresa.
Quando Giuseppe ritornò dal servizio militare, nostro figlio Antonio aveva già un anno e mezzo. In tutto quel tempo, Rosanna, mia suocera, non si era mai fatta vedere, neppure una volta per accarezzare suo nipote. I miei genitori passarono a trovarmi solo due volte: visite rapide, senza calore.
Giuseppe iniziò a lavorare in unofficina come meccanico: voleva anche finire luniversità, ma era troppo difficile. Continuavamo a vivere da zia Teresa. Poi, quando Antonio iniziò lasilo e io trovai lavoro in una piccola libreria, Teresa dovette spostarsi a lavorare fuori Roma. Così traslocammo in un appartamento in affitto, in periferia.
Poco dopo, morì la nonna di Giuseppe.
Rosanna prese lappartamento ereditato, lo vendette senza consultare nessuno, fece lavori ovunque e si comprò quello che voleva. Giuseppe provò a farle capire che avrebbe potuto riscattare lappartamento pagando le rate lei, ma non ci fu modo di convincerla.
Per quale motivo dovrei rinunciare ai miei sogni? gridò Rosanna Ho sempre desiderato rifare la casa. E se non siete capaci di fare qualcosa per me, arrangiatevi!
Cinque anni dopo è nata nostra figlia, Chiara. E noi sapevamo che una casa era lunica certezza. Giuseppe partì a lavorare in Germania, sperando di mettere via abbastanza soldi per comprare qualcosa di nostro. Ma non era facile: ogni euro doveva essere contato. Rimasi ancora in affitto con i bambini.
Nel frattempo, mia madre rimase sola in un grande trilocale ai Parioli: papà aveva divorziato due anni prima. Ma, anche così, per me e i suoi nipoti non cera posto: neanche un letto demergenza. Neppure da Rosanna potevamo andare: sempre presa dalle sue eterne ristrutturazioni. Niente affetto, niente aiuto.
Dopo anni fuori, finalmente riuscimmo a mettere insieme i soldi e comprare un appartamento. Senza il sostegno di nessuno.
Ora, Antonio è allultimo anno delle medie e Chiara frequenta la seconda elementare. Sanno bene il valore dei soldi, perché ogni centesimo lo abbiamo sudato. Oggi ognuno di noi ha una macchina propria, e ogni estate andiamo in vacanza sulla Costiera Amalfitana, dove finalmente ridiamo.
Cè una persona sola a cui dobbiamo tutto il nostro affetto e la nostra riconoscenza: zia Teresa. Lei soltanto può chiamarci quando vuole e chiedere un aiuto: non esiteremmo un attimo a ricambiare.
I nostri genitori, invece, ora vivono tempi duri. Mia madre è stata licenziata: recentemente mi ha telefonato per chiedere una mano, ma io ho detto di no, senza rimorsi.
Rosanna è nella stessa situazione. Andata in pensione, ha sperperato tutto il denaro di quellappartamento venduto anni fa: ora vuole aiuto, ma Giuseppe ha rifiutato. Le ha consigliato di vendere la casa grande, ristrutturata, e di trovarsi un modesto monolocale.
Io e Giuseppe non dobbiamo niente a nessuno. I nostri figli li cresceremo allopposto di come hanno fatto i nostri genitori. Saremo sempre presenti per loro, in ogni necessità. E sono certa che, un giorno, anche loro non ci lasceranno soli nella vecchiaia.






