15 ottobre 2023
Oggi ho rivissuto, con la mente ancora annebbiata, ciò che è accaduto nella piccola casa di via del Mulino, a Montelupo, in Toscana. Stefano mi ha sbattuto la porta in faccia con una spinta violenta; la porta si è chiusa dietro di lei come una saracoma. Maddalena è volata allindietro per inerzia, ha sbattuto il capo contro il pavimento di legno grezzo del cortile e, dopo essersi scrollata le mani, è rimasta seduta sui listelli ancora bagnati, accarezzando la guancia arrossata. Un segno di sangue rosso scuro sul dito le ricordava, una volta di più, la costante ferita che suo marito infliggeva ai suoi labbra. Il dolore alla guancia era più forte di quello alle labbra.
Quante volte Stefano non è riuscito a dominare la sua ira! Succedeva quasi ogni giorno. Maddalena è tornata verso la porta, ha appoggiato la fronte al telaio ruvido, cercando di riprendere fiato. Dalla porta si udivano i singhiozzi spaventati di Livia e Ginevra, le loro figlie. Il mio cuore si è stretto come una morsa: volevo proteggere quelle bambine da quel violento uomo. Ha toccato con la lingua la labbra gonfiate dal sale, segno di unaltra lite, di una gelosia cieca e furiosa.
Tutto è iniziato da un semplice sorriso. Alla riunione di paesello, il caposquadra, un uomo di cinquantanni dal volto rosso di rosso, ha lanciato una battuta sul raccolto. Maddalena, accanto a lui, ha riso per cortesia. Giulia, sorella di Stefano, ha colto quel gesto e lo ha fissato con occhi taglienti come spilli. Un attimo in più, e il suo sguardo è stato bastone. Senza pensarci due volte, ha riferito tutto a Stefano, aggiungendo magari un commento personale, come sempre fa, sapendo bene quale fuoco accendere in lui.
Maddalena si è scostata dal telaio, tremante, e ha camminato verso la piccola rotonda del giardino, sedendosi su un tronco freddo. Era una sera di settembre calda come il giorno, ma dal suolo proveniva già un freddo notturno. Un vento pungente si infilava sotto il suo velo leggero. Desiderava il fuoco, il calore del focolare, la presenza dei bambini ma non doveva andare da nessuna parte. A casa dei parenti di Stefano? Giulia lavrebbe accolta sulla soglia con parole amare. Non cera più nessuno dei suoi cari. La madre era morta da un anno; il cuore si è stretto ancora di più, e le lacrime amare sono scivolate sulle guance. Sentiva la mancanza dellodore di mele essiccate e del fumo della cucina, dei sussurri dolci che potevano placare qualsiasi dolore. Ora però non cera più chi potesse farlo.
«Come è potuto succedere?», si chiedeva guardando il tramonto che si faceva più intenso. «Che colpa ho avuto io per stare chiusa dietro a una porta chiusa, come un cane randagio, senza vedere vie duscita?»
Sette anni prima, la sua vita era diversa. Cerano ottimi sette anni di luce: una volta aveva un uomo che amava, le famiglie dei due stavano per celebrare le nozze.
***
Laria era densa di profumo di erba appena falciata, il crepuscolo si avvicinava. Camminavano fianco a fianco, lei e Vincenzo, che laveva amata con tutto il cuore.
Domani, sussurrò Maddalena, fissando il tramonto. Non riesco a crederci.
Vincenzo strinse più forte la sua mano. La sua palma grande e calda avvolgeva le dita sottili di lei.
Io credo, rispose, ricordando il giorno in cui, per una sfida, era salito sul nocciolo di un sorbo per prendere una palla, temendo di cadere. Ti ricordi?
Maddalena rise.
Sì. Tu eri in basso e dicevi: Salta, ti prendo. E mi hai preso.
Il loro amore era di grande valore. Tutti al villaggio ne parlavano. Ma non è sempre stato così. Allinizio, cera Giulia Zambrini, sorella del futuro marito di Maddalena. Anche a Giulia piaceva Vincenzo, con i suoi occhi birichini e i ricci ribelli. Linvidia lha spinta a ingannare, a spargere voci: che Maddalena non fosse allaltezza, che la famiglia fosse povera. Incitava altre ragazze a non avvicinarsi a lei, la chiamava pazza e stramba.
Ma le parole non le hanno toccata. Lei le ha attraversate come luce su vetro, lasciando la superficie pulita. Giulia, furiosa, diventava più amareggiata, ma Vincenzo rideva di tutti i pettegoli.
Non sono un angelo, diceva, quando qualcuno gli riferiva una diceria. E Maddalena è diversa. Non provate a ingannarmi.
Il loro rapporto, nonostante le chiacchiere, rimaneva puro. Passeggiate verso casa, chiacchiere al portico, baci timidi sulla guancia. Ma tutto è cambiato un mese prima del matrimonio. Vincenzo sembrava diverso.
Prima, la accompagnava al portico con il cuore leggero, salutandola più volte con la mano. Ora la stringeva così forte da volerla inghiottire, senza lasciarla andare.
Vincenzo, cosa ti prende? chiese Maddalena, percependo la tensione nei suoi muscoli.
Non lo so, rispose a bassa voce, premendo la testa sui suoi capelli. Se mi lascio andare, credo non ti rivedrò più. Il cuore mi stringe.
Sono sciocchezze, sussurrò lei, accarezzandogli la testa rasata. Domani ci vedremo.
Domani sospirò, con un velo di tristezza.
La madre di Maddalena, un giorno, le disse: «Senti, figlia mia, il tuo cuore giovane prevede già la separazione.»
Quella sera, prima del gran giorno, Vincenzo non poté trattenersi.
Maddalena, sopporta solo una notte la implorò. Ma la passione lo sopraffece, e i due si rifugiarono sotto un grande salice, le fronde nascondenti i loro corpi. Nessuno passeggiava più in quella via di notte; lisolamento era totale. Il respiro di Vincenzo era caldo e interrotto, le sue mani tremavano sul bordo del vestito di lei.
Non importa, non posso più attendere. Domani sarai mia moglie. Mia
Maddalena non si oppose, perché desiderava lo stesso. Il cielo stellato le sembrava un mare doro. Il salice era testimone del loro amore.
Il mattino successivo, Vincenzo, felice, asciugò le guance di Maddalena con la mano e se ne andò. Decise di attraversare il fiume, ma nessuno seppe mai cosa gli accadde. Il suo corpo fu trovato il giorno del matrimonio, fissato al letto opposto della riva.
***
Il dolore colpì Maddalena come un pugno. Divenne unombra di sé stessa, trascorrendo ore alla finestra dove Vincenzo lanciava pietre per chiamarla, stringendo tra le dita il vestito da sposa di chiffon bianco, con maniche di pizzo, che aveva ricamato nei lunghi inverni. Le dita sottili sfogliavano i ricami come se lì trovassero una risposta.
Perché? sussurrava, quasi inaudibile. Perché?
La madre, con lacrime nascoste dietro il grembiule, piangeva, temendo che la figlia si spezzasse come ramo secco.
Quando la disperazione avvolse la casa, Giulia riapparve, gonfia di lacrime, vestita di semplice lino, gli occhi soliti di tono pungente ora pieni di rimorso.
Maddalena Maddalena, si gettò al suo fianco, cadendo in ginocchio, stringendole le gambe sottili. Perdona! Per Dio, perdona le mie parole cattive! Vincenzo non cè più non abbiamo più nulla da dividere. Facciamo pace, come quando eravamo bambine?
Maddalena rimase immobile, una bambola. La madre osservava, dubbiosa, credendo impossibile un cambiamento così repentino. Ma Maddalena iniziò a piangere, lacrime amare e liberatorie, abbracciando Giulia e lasciandosi andare.
Va bene, sospirò la madre. Forse Giulia potrà aiutarla. Altrimenti il dolore di Maddalena la consumerà.
Nacque così una strana amicizia. Giulia non lasciava Maddalena, dormiva a casa sua, passavano le giornate a chiacchierare. Giulia divenne lo scudo di Maddalena, lancora nel mare di disperazione.
Poi arrivò Stefano, cugino di Giulia, un giovane dal volto serio, che iniziò a corteggiare Maddalena, portandole fiori di campo e prodotti da Milano. Allinizio lei rifiutava, ma Giulia le diceva: «Non è tradimento, è vita che continua. Stefano è buono, ti amerà.»
Alla fine, Maddalena accettò. Il matrimonio fu semplice, senza musica né occhi curiosi. Nove mesi dopo la scomparsa di Vincenzo, il villaggio cominciò a spargere pettegoli, prima come un ruscello, poi come un fiume in piena. Tutti la accusavano, puntando il dito:
«Non è digna!»
«Forse era infedele con Vincenzo!»
«Ha rovinato la famiglia!»
Il vero colpevole era Giulia, che al pozzo del villaggio aveva sussurrato: «Povera Maddalena, ma la verità non si può nascondere». Le sue parole avvelenavano il clima.
Stefano, che sembrava luomo calmo, si rivelò crudele. Dopo una notte, una frase gli scivolò dalle labbra: «Sei una rovinata». Il rispetto svanì, il suo volto divenne sempre più accigliato, la gelosia lo consumava. Accusava Maddalena di guardare il fruttivendolo, il postino, anche il vecchio Nonno Niccolò, ottantenne che passeggiava al sole.
«Stai ancora guardando quel vecchio? ruggiva Stefano, sbattendo la porta. Io vedo tutto!»
Maddalena rimase incinta, ma fu una bambina, Livia, non il maschio che Stefano desiderava. Il suo sguardo divenne ancora più duro, definendola «una ragazza inutile». Più tardi, rimase incinta di nuovo, ma nacque unaltra bambina, Ginevra. Stefano, furioso, urlava:
«Ancora una femmina? Dove è il figlio che voglio?»
Col tempo, le sue violenze aumentarono, ma in pubblico mostrava il volto del marito modello. A casa, laria era densa di paura; le bambine si nascondevano negli angoli, immobili.
Quando la madre di Maddalena morì, la sua vita cadde in un baratro. Non cera più chi ascoltasse le sue lamentele. Solo le due figlie la guardavano con occhi spaventati. Stefano iniziò a cacciarla di notte, sbattendo la porta e minacciandola di andare dal Nonno Niccolò a riscaldarsi. Quella notte, seduta sul gradino freddo, Maddalena trasformò il suo dolore in acciaio. Lalba fece capirle che doveva agire.
Al sorgere dei galli, Stefano aprì la porta. «Che fai, statua? Vai a preparare la colazione», sbottò, girandosi verso il tavolo. Maddalena entrò senza guardarlo, silenziosa, con il volto impassibile. Sapeva che quella mattina Stefano sarebbe tornato a lavorare nei campi e non sarebbe più tornato prima del tramonto.
Chiuse la porta, prese il vecchio baule nascosto sotto il pavimento, vi mise i risparmi in euro, gli indumenti delle bambine, qualche giocattolo e le foto della madre. Vestì le due figlie con gli abiti più caldi, nonostante il freddo non fosse ancora arrivato.
«Mamma, dove andiamo?», chiese Livia.
«Verso una nuova vita, piccolina», rispose Maddalena, con voce ferma.
Uscirono tra i campi, aggirandosi dietro le staccionate cadenti, evitando gli sguardi dei vicini. Raggiunsero una strada sterrata che portava fuori dal villaggio. Dopo poco, una grande camioncetera si fermò, i freni scremando, e dal finestrino balzò un giovane sorridente.
Ti do un passaggio, sorellona? gridò il guidatore, Sergio, un camionista di Milano.
Maddalena annuì, quasi incredula. Sergio sistemò il baule nel cassone e mise le bambine sul letto della cabina. Il viaggio fu lungo, ma Sergio, chiacchierone e gentile, ascoltò il suo racconto, senza giudicare. Le parlò di una zona a pochi chilometri da Bologna, dove una grande azienda agricola cercava lavoratori per le serre. Lì avrebbero fornito alloggio e un salario dignitoso.
Maddalena accettò e, una volta arrivata, trovò una piccola casa di legno di fronte alla signora Shura, una anziana che accoglieva orfani senza chiedere denaro. Lavorò in serre dal mattino al tramonto, una fatica pesante ma onesta; il suo valore era riconosciuto.
Quando la cooperativa iniziò a costruire abitazioni per i dipendenti, Maddalena ricevette le chiavi del suo piccolo appartamento. Piangeva di gioia, ma erano lacrime di sollievo.
Non pensa più a Stefano. Quei ricordi sono come cicatrici vecchie: fanno male solo se li si tocca. Non cerca più amAlla fine ho capito che la vera libertà nasce quando si spezza la catena del passato e si cammina verso il futuro con il cuore pieno di coraggio.






