Una giovane donna, con una bimba stretta tra le braccia, scese dal pullman in una piccola frazione di campagna e fissò il cartello segnaletico. «Chiavi», recitava, nome del borgo.
Maria! esclamò una vecchia, gli occhi lucidi di lacrime, avvolta in un fazzoletto candido. Dammi la tua bambina.
Gli abitanti del villaggio osservavano curiosi la signora sconosciuta con il neonato, ma la nonna Guglielmina, insieme a Maria, colpì il sentiero, il bagaglio e il bimbo dun tratto, senza guardarsi indietro; una volta arrivati al fienile, lanziana sbatté il cancello e sprofondò nella casa.
Mia!
La nipote adulta, già in preda a un pianto isterico, era seduta al tavolo stringendo la piccola Katia. Le lacrime di Maria non accennavano a fermarsi.
Sono scappata dal marito! singhiozzò.
Come così?
Mi ha offeso, ha sparato parole pungenti, mi ha ordinato di fare ciò che voleva. Diceva che avrebbe portato via la figlia. Non riuscivo più a respirare accanto a lui, né a ridere, solo a sentirmi inghiottita dal suo ruggito sono stanca.
La vecchia Guglielmina la guardò in silenzio, aggrottando le sopracciglia:
Solo tre anni di matrimonio e già il legame si è rotto, che tempi moderni!
Maria asciugò gli occhi, alzò lo sguardo e fissò la nonna.
Nonna se neanche tu mi capirai, me ne andrò. Ho lasciato la madre, ma lei non mi capisce, mi rimprovera, dice sopporta, il marito è un buono. Ma come vivere, nonna, se mi schiacciano?
La vecchia rimase seria, poi avvolse la nipote in un abbraccio e le sfiorò i capelli:
Restaci, se non vuoi parlare, non dirò nulla. Mi resta poco, ma se sei qui, la casa sarà tua. Mia bambina, la più bella
***
Maria, ragazza di città, aveva dimenticato la sua vita urbana. Allinizio giravano voci nel villaggio che la vedevano sposata col ladro del paese (lei stessa aveva sussurrato qualcosa). Da quel ladro fuggì verso la nonna, con valigia e neonato, per nascondersi. Maria si comportò dignitosamente, trovò lavoro come postina. Il suo carattere piacque a tutti gli abitanti.
Nella famiglia Guglielmini è sempre gentile, pronti ad aiutare.
Katia mostrava Maria al giardino, indicando le bacche al piccolo non temere, piccola, puoi raccoglierle e mangiarle. Questa è una fragola rossa, quella gialla. Ecco la mora.
La bambina in vestito di pizzo si avvicinò ai cespugli, toccando i frutti. Improvvisamente, tra le erbe spuntò un cane buffo, nero con macchie bianche, alzò lorecchio, guardò la madre e il figlio e abbaiò.
Cagnolino sorrise Maria.
Le erbe si mossero ancora e spuntò un ragazzino riccioluto. Katia lo fissò con occhi spalancati.
Pasquale! ruppe una voce maschile, e un anziano dal volto rugoso si avvicinò al recinto. Buongiorno.
Buongiorno rispose Maria.
Pasquale, più grande della bimba, si fece coraggioso, afferrò il recinto, guardò Katia e disse:
Vieni qui, ragazzo, abbiamo delle bacche. Katia giocherà volentieri con te.
Il nonno di Pasquale sorrise, appoggiandosi al recinto, e parlò con affetto a Maria:
Non sapevo aveste una Katia. Da noi Pasquale è spesso solo, gira per il cortile. Fortunatamente abbiamo un cane, Briciola.
Maria si rallegò:
Anche la nostra Katia si annoia. Vieni nel nostro giardino, Pasquale!
Pasquale, senza indugio, spalancò la staccionata, saltò attraverso un buco, seguito dal cane. I due bambini diventarono amici in un batter docchio, e le loro risate risuonarono fino al crepuscolo.
***
Il padre di Pasquale, il taciturno Gianni, veniva nei finesettimana, osservava Maria con sguardo sorprendente e non la lasciava più. Portava fiori, regali, la accompagnava sulla sua vecchia Fiat Panda al fiume. La nonna Guglielmina lo approvava.
Maria, è un bravo ragazzo. Ha lasciato la moglie, è stato tradito, ha preso il figlio e lo alleva da solo. Lavora sodo, non beve. È cresciuto sotto i miei occhi, vive in città perché ha un lavoro e un appartamento.
Maria si agitò. Gli piaceva quelluomo, ma temeva il vecchio marito, che ancora legalmente era il suo sposo. Condivise i suoi timori a Gianni, che promise di attendere.
Aspetterò, Maria, per quanti mesi vuoi, ti porterò in città.
Che uomo sei
Domani parto, disse Gianni, guardandola negli occhi. Prenditi cura di Pasquale. Il mio padre è invecchiato, non riesce più a badare al nipote. Portarlo in città è pericoloso, la ex moglie lo perseguita.
Non ti preoccupare, io mi occuperò rispose Maria, sorridendo.
Gli anni scivolarono lentamente; la nonna Guglielmina si ammalò, Maria la curava con il cucchiaino; Katia andò a scuola. Nessuna notizia dal vecchio marito, così Maria si stabilì nella nuova routine. Pasquale crebbe ribelle, cercava di saltare le lezioni, il nonno si ammalò, non uscì più di casa.
Maria si occupava di due case, accudendo gli anziani. Gianni continuava a venire nei finesettimana, col suo bagaglio di verdure coltivate a mano.
Passarono altri anni; Maria accompagnò la nonna alla fine, e divenne una uccellina libera.
La figlia adolescente, Katia, la spingeva fuori di casa; Maria piangeva nel cuscino. Il giovane Pasquale non la ascoltava più, la voce di Maria si strofinava a un filo di rabbia. Il nonno, ormai una statua sul divano, veniva servito da Zaira, una signora di casa che preparava minestre. La nonna guardava Maria con occhi severi, a volte non la lasciava entrare.
Gianni iniziò a venire di rado, una volta al mese, senza regali, più silenzioso, più rugoso.
Sai, Maria, lavoro, lipoteca mi assorbe tutto lo stipendio, non ho neanche i pantaloni per il figlio.
Maria capiva:
Lo so, Gianni, prenditi cura di te, mangia bene, vestiti a seconda del tempo. Noi ci arrangiamo.
Le parole le scaldarono il cuore, e Gianni partì più leggero.
***
Katia! gridò Maria nel cortile, agitata. Vieni qui, piccola!
Cosa vuoi? rispose Katia, sbuffando sul portico.
Maria agitò le mani verso il pollaio:
Che succede, Katia? Sono appena uscito per il lavoro e troviamo questo
Che cè? ribatté la figlia.
Non vedi?
Katia soffiò le labbra, si avvicinò e sospirò:
Mamma, devo studiare.
Come faremo a mangiare in inverno, bambina? Il pollaio è vuoto, le galline hanno beccato tutto.
Non è colpa mia, dovevi chiuderlo!
Non lho chiuso, credi?
Lo so! scacciò gli occhi, e Maria scoppiò a piangere.
Nel giardino lordine era un disastro: aiuole calpestate, il recinto rotto, una parte caduta.
Pasquale, devo parlarti! strinse Maria il buco del recinto e corse verso il ragazzo che stava ridendo con un amico.
Che cosa, signora? osservò Pasquale, con aria di sfida.
Il tuo cane ha distrutto il pollaio
Non è Briciola, è il mio cane, non ha toccato le galline!
Maria, confusa, guardò i due ragazzi: come poteva un ragazzo riccioluto diventare così indifferente?
***
Occasionalmente, Maria chiamava sua madre, ma la voce era distante.
Maria, dimmi, sono molto occupata.
Che cosa facci la tua nuova famiglia?
Non sono estranei, figlia mia! Se continui così, dimentica che hai una madre.
Io non ho più una madre
Allora non chiamare più.
Maria mordeva le labbra, furiosa:
Se invecchierai, tornerai da me, ma i figli estranei non ti vorranno.
Le lacrime colavano di nuovo. Decise di prendere il bus, tornare in città per sorprendere Gianni con un regalo. Chiese lindirizzo a Pasquale, andò direttamente dalla stazione, bussò a una porta.
Buongiorno, siamo i Gori. Io sono con Gianni.
Chi è? chiese Maria, sorpresa.
Moglie, naturalmente.
La giovane donna sorrise con arroganza, Maria la guardò e si affrettò a scappare. Gianni, tornato in paese, chiamò Maria a parlare.
Che fai, piccola? Vivo con Lina, che ne vuoi?
Cosa vuoi da me?
Sei sempre occupata col tuo fattore.
Non mi trattare così! cominciò a piangere Maria.
Maria, basta, sbuffò Gianni. Ho avuto abbastanza con la prima moglie. Vai via, non ho più bisogno di te.
Le porte si chiusero con un tonfo davanti al suo naso.
***
Il villaggio di Chiavi commentò larrivo del bandito di Maria. Portava un grosso cane da guardia e subito ne fece un attacco contro il cane di Briciola.
Lho visto dalla finestra! esclamò il signor Gori, anziano.
Nessuna prova, nessuna telecamera. Il cane di Briciola finì senza orecchio, ma il vero trauma fu psicologico; si rifugiò nella cuccia, scodinzolando e non uscendo più. Gori perse il sonno, temendo per Pasquale che non tornava a scuola. Il nonno chiamò la polizia, ma allimprovviso Pasquale comparve a bordo di un pickup del bandito.
Tutto a posto, nonno disse Pasquale aprendo la porta, e da lì uscì Katia vestita di bianco, elegante.
Siamo andati al ristorante in città, non perdermi! disse Pasquale al nonno.
Il nonno, confuso, corse verso il buco nel recinto dei Guglielmini.
Cosa significa tutto questo? Non mi hai chiesto la Katia!
Pasquale guardò luomo, pallido, e rispose:
Non ho mai detto nulla!
Aspetta! brontolò Gori. Che non ti sposo?
Forse mi ho sposato intervenne Maria. Non entrare nel mio giardino!
Il cane di Briciola, furioso, balzò sul recinto, intrappolando lanziano.
***
Pasquale, al tavolo di un ristorante, rispondeva al suocero, Leonzio, padre di Katia.
Non credevo volessi legarti in matrimonio.
Io ti amo, Katia, vorrei sposarti al comune.
Il mio vecchio è contrario?
Sì, è già anziano.
Basta, Mario, intervenne Maria.
Osservare Pasquale cedere al padre di Katia era quasi comico, ma la noia dei matrimoni lo stancava. Si iscrissero rapidamente a una cerimonia, con la prova di gravidanza. Maria guardò i due, scuotendo la testa:
Sarà facile o no?
Dobbiamo andare a casa, concluse Leonzio, mentre nel cortile dei Guglielmini comparve un nuovo recinto alto, costruito a spese di tutti.
Ora non temerai più i Gori, Maria.
Le due donne si sedettero al portico, abbracciandosi.
Mi perdoni, mamma, ti ho fatto soffrire.
Non importa, ti aspettavo, sei la mia figlia, la Guglielmina. E noi, i Guglielmini, siamo sempre gentili.
Se Pasquale ti farà del male, lo caccio via da sola.
Prova pure, Katia. Siamo più di due, e lo faremo insieme.
***
Gianni, in un giorno feriale, bussò alla porta di Maria.
Apri!
Cosa vuoi?
Hai sposato Pasquale? Chi lha autorizzato?
Devo chiedere il permesso? Seriamente? rispose Maria. Ho cresciuto tuo figlio, non gli sono estranea.
Lho deciso, lo porto in città.
Non andrai, non lascerà la moglie. Inoltre il tuo appartamento è una stanza, la tua ragazza si lamenterebbe.
Gianni, abbattuto, disse:
Non ho più nessuno, sono solo.
Che tristezza! Quanti credono e aspettano come me?
È il momento di unire le famiglie.
Mai! Voi Gori usate i sentimenti dei Guglielmini. Ora è finita. Il tuo figlio rimarrà con noi, e tu vattene.
Ascolta, non fare il matto sbottò luomo.
Il cancello sbatté rumorosamente, chiudendo la porta davanti a lui.






