Mi è arrivato un invito al matrimonio di mia figlia; quando lho aperto ho quasi perso i sensi. Per caso, sono stato sposato due volte. Dalla prima unione ho avuto una figlia, Francesca, e dalla seconda un figlio, Leonardo. La prima moglie, Giulia, non voleva avere figli e non era pronta a diventare madre. Volevo che Francesca crescesse con una serenità genuina, così ho parlato con Giulia per farla tornare a casa mia. Sofia, la mia attuale compagna, ha accettato di prenderla come propria figlia.
A diciassette anni Francesca è venuta da noi e ci ha annunciato di essere incinta. Il ragazzo, Matteo, è sparito non appena ha saputo della notizia. Non labbiamo rimproverato né giudicato; abbiamo accolto lei e il nascituro. Sofia ha proposto di registrare Francesca nel nostro appartamento.
Francesca è rimasta disoccupata finché il suo piccolo non è entrato allasilo. Sofia ha cresciuto il nipotino come se fosse suo, amandolo con la stessa dedizione di Leonardo, senza alcuna distinzione. Un anno dopo Francesca ha incontrato un altro uomo; hanno iniziato a convivere e hanno deciso di sposarsi. Tutti gli aspetti organizzativi del matrimonio sono ricaduti sulle spalle di Sofia. Francesca si è limitata a distribuire gli inviti.
Quando ho ricevuto gli inviti non riuscivo a stare in piedi: sul retro cera solo il mio nome, senza alcun cenno a Sofia. Immaginate la sorpresa! Mi sono sentito fuori posto, come un pesce fuor dacqua, e non sapevo più cosa pensare. Sofia aveva dedicato il suo cuore alleducazione di Francesca, aveva coorganizzato la festa, eppure la figlia non laveva nemmeno citata.
Ho preso la parte di Sofia. Il giorno delle nozze mi sono presentato allufficio di stato civile, ho augurato ogni bene agli sposi e poi sono tornato a casa, senza andare al ricevimento. Alla fine ho capito che lamore vero si dimostra con i gesti, non con le parole su un foglio; chi ci vuole bene ci sostiene nei momenti più duri, e il rispetto è la base di ogni relazione. In fondo, chi semina rispetto raccoglie dignità.






