Scambiamo gli appartamenti. A cosa ti serve un trilocale? disse un vicino di casa, come se avessimo già preso una decisione.
Io e la mia figlia Ornella viviamo in un bel appartamento che ho ereditato da mia madre. È un trilocale: ogni stanza è indipendente e non cè alcun corridoio interno che le collega. Cè un ampio corridoio, bagno e servizi separati, la cucina è piccola ma dotata di un balcone molto grande. Ognuna di noi occupa una camera e condividiamo un soggiorno spazioso. Siamo molto soddisfatte e non abbiamo intenzione di trasferirci presto.
Un giorno, mentre camminavo per Via Roma, mi ha avvicinato il signor Giovanni, un vicino, e ha iniziato a parlare come se avessimo già concordato tutto. Mi ha rimproverato:
Sa, ho capito che vive con sua figlia, vero? Perché non veniamo a vivere luno nellaltro? Abbiamo due camere, basta per lei! Perché ha bisogno di un trilocale? Pensi che due stanze siano sufficienti per due persone. Non si preoccupi, la nostra casa è piccola ma cè spazio. Da tempo cerchiamo un appartamento più grande, ma le offerte non sono buone. Il suo è esattamente quello che ci serve! E non si preoccupi, pagheremo 800 al mese in più.
Lho ascoltata con la massima attenzione, lho interrotta quando ha iniziato a parlare di come ci adatteremmo. Mi sono persino chiesta se avessero già deciso tutto per me e Ornella e se dovessi semplicemente trasferirmi nella loro piccola casa. Che idea fantastica!
Credo sia uno scherzo. E se fosse serio, da dove nasce lidea che vogliamo trasferirci in un appartamento più piccolo? Crede davvero che io sia pronta a lasciare il mio ampio trilocale per una casa che sembra una scatola di latta? Se mai volessi scambiare il mio appartamento, non lo farei con qualcosa del genere. E cosa intende con sufficienti per due? Non ho intenzione di scambiare.
Il vicino ha iniziato a mormorare: volevamo solo il meglio, così tutti si sentiranno a proprio agio. Voi nella nostra, noi nella vostra. Non sapete cosa è meglio per voi!
Ancora viviamo nel nostro appartamento. Il signor Giovanni e la sua famiglia non mi salutano più; la mia ferma opposizione li ha offesi profondamente. Ho capito, però, che nessuno può decidere per un altro dove sia il luogo più felice: il valore di una casa è la serenità di chi la abita, non il numero di stanze o il prezzo del canone.






