Liberarsi dall’oppressione materna: la rinascita di Varvara tra la tristezza quotidiana e la ricerca di felicità, dalla vita soffocante con la madre a una nuova esistenza fatta di indipendenza, amore e riscatto nella quiete di una casa di campagna italiana

Sotto il peso di una madre

A trentacinque anni, Benedetta era una donna riservata, quasi schiacciata dalla propria insicurezza. Non aveva mai avuto storie né con uomini né con ragazzi, anche se da anni lavorava come contabile nello stesso studio dove era stata assunta appena diplomata.

Non curava molto il suo aspetto, indossava vestiti larghi e anonimi, era un po sovrappeso, il viso segnato da una costante malinconia, le labbra sempre piegate allingiù. Benedetta era nata dalla madre, Marina, che laveva avuta a soli diciotto anni, senza che lei mai avesse saputo chi fosse suo padre. Cresciuta tra le colline umbre dalla nonna severa, Benedetta aveva frequentato lì la scuola e solo con luniversità si era trasferita dalla madre in città.

Mentre Benedetta cresceva in paese, Marina viveva la sua gioventù a Perugia, godendo la vita, tra feste, balli e nuovi incontri. Cambiava uomini con una disinvoltura incredibile, era bellissima e spregiudicata. Al paese si faceva vedere una volta al mese, forse meno, regalava alla figlia un gioco e poi spariva di nuovo. La nonna era dura e Benedetta non aveva mai conosciuto tenerezza né da lei né dalla madre.

Ancora oggi, Benedetta divideva lappartamento con Marina. A poco più di cinquanta, Marina era affascinante, appariva più giovane della sua età, sempre magra, curata, con cosmetici costosi e appuntamenti frequenti nel salone di bellezza. La figlia, invece, era lopposto.

Alla fine di una giornata lavorativa, Benedetta consegnò i documenti alla collega che lavrebbe sostituita durante le ferie e uscì dallufficio.

Ecco, le solite ferie, pensava Benedetta, ho la mia tredicesima in borsa. Peccato che tra poco Mamma mi porterà via tutto. Passerò le vacanze a casa, come sempre. Mi sono stancata di questo. Perché non riesco mai a impormi? Non sono più una bambina, eppure Mamma mi tiene stretta a sé e pretende sempre ogni centesimo. Non posso gestire nulla del mio stipendio. Chiara libertà non ne ho

Appena aprì la porta dellappartamento, trovò Marina che la aspettava nel corridoio.

Finalmente sei arrivata. Allora, hai preso lo stipendio extra? Passamelo subito, ordinò Marina.

Sì, lho preso, rispose Benedetta. Ma lasciami almeno le scarpe

Lascia stare, dammi i soldi.

Benedetta, frugando nella borsa, cercava il portafoglio.

Madonna santa, ma ti vesti come una vecchia senza gusto! Non ti vergogni a portare quella borsa così rovinata? Sembri proprio una nonna decrepita, sbottò Marina sempre più prepotente.

Benedetta rimase paralizzata, le lacrime agli occhi.

Non ho soldi per una nuova borsa, li prendi sempre tutti tu, le uscì di getto, sorpresa di aver osato rispondere.

Non hai solo la borsa orrenda, guarda come sei: sciatta e grassa. Devi dimagrire e darti una sistemata, che con te è una vergogna andare in giro.

Vergogna? E a prendere i miei soldi non ti vergogni? Tanto non vengo mai con te urlò Benedetta, poi girò la chiave e corse fuori dalla porta.

Le lacrime le annebbiano la vista, scese di corsa le scale e si sedette su una panchina sotto casa, nascondendo il viso tra le mani. Non sapeva quanto tempo fosse passato, ma improvvisamente sentì una voce.

Benedetta, ma cosa fai qui? Alzando lo sguardo, vide la vicina anziana, Anna Bonucci, del palazzo accanto. Stai piangendo? Anna si sedette accanto a lei, prendendole la mano. Cosè successo, cè davvero qualcosa di così grave?

Benedetta non resse e si sfogò con Anna.

Mamma si prende tutti i miei soldi, si compra cose costosissime, mentre io indosso solo roba vecchia. Ho sempre lasciato correre, sono troppo remissiva da bambina, non ho mai saputo rispondere né a nonna né a Mamma. Mamma è prepotente e crudele Anna scuoteva la testa, mentre Benedetta si sentiva male per aver parlato così.

Oddio, sembra che stia solo infangando mia madre penserete che sono una chiacchierona. Beh, sfigata lo sono davvero.

Anna conosceva bene Marina e non la rispettava. Guardava Benedetta con compassione, sapendo che era oppressa dalla madre dominante.

Basta, Benedetta, devi smetterla di piangere. Sei una donna adulta ormai, devi pensare per te stessa.

Donna? Ma chi sono io, Anna Nessuno mai mi ha voluto bene, nemmeno io stessa

Ascolta, devi andartene da casa di tua madre, disse Anna. Benedetta la guardava impaurita.

E dove dovrei andare? Con il mio stipendio non riuscirei a pagare laffitto. E poi Mamma si arrabbierebbe, le devo dare i soldi delle ferie non ho retto, quando si è scagliata contro di me, mi è venuto da urlare

Allora hai detto che hai preso i soldi, e lei non te li ha ancora portati via. Non preoccuparsi di lei, ce la farà, stai serena. Pensa a te stessa. Se vuoi, puoi andare a stare nella mia casetta in campagna, fuori Assisi. Lha costruita mio marito con le sue mani, ci pensava di vivere per sempre e poi così è la vita. Non voglio nulla, sei in ferie, stai lì senza pensieri.

Anna, ma sei sicura di volermi là nel tuo cottage? domandò Benedetta.

Ma figurati, ti conosco da sempre. Siediti, vado a prendere le chiavi e lindirizzo, ti segno anche il mio cellulare.

Poco dopo, Benedetta raggiunse la stazione, comprò un biglietto per il treno regionale e trovò posto vicino al finestrino, osservando i passeggeri. Mentre il treno restava fermo sulla banchina, guardava la gente che andava e veniva. Non era mai uscita da Perugia, casa e lavoro, e nessuno la notava mai. Ormai calma, fissava dal vetro i paesaggi collinari che scorrevano rapidi. Arrivata a destinazione, scese e raggiunse la casetta di Anna. Aprì la porta ed entrò.

Fu subito colpita dal silenzio acuto che avvolgeva la casa. Si sedette su una poltrona, osservando ogni angolo.

Dio mio, che bel silenzio. Nessuno qui sopra a giudicare, che strano sapore di libertà pensava.

Mamma non cera a soffocarla, a prenderla in giro. Sul tavolo trovò il telecomando e accese la televisione. Cera un talk-show cosa che a casa non avrebbe potuto guardare, Marina infatti cambiava canale secondo i suoi gusti senza considerare quelli della figlia.

Sei goffa, guardi programmi ridicoli, rideva Marina, non lasciandole mai replicare e la derideva continuamente.

Benedetta non aveva mai osato rispondere, abbassando sempre di più la testa sotto i colpi verbali della madre.

Girò la casa, mise in funzione il frigorifero e ci sistemò tortellini, formaggio e yogurt che aveva comprato nel minimarket vicino alla stazione prima di partire.

Cucinò i tortellini e, piena finalmente, si calmò.

Che bello essere sola, si disse felice.

Passata unoretta, squillò il cellulare: Marina.

Ah, scappata eh? Ti ho visto che parlavi con Anna sulla panchina. Vedremo quanto resisti da sola. Tornerai strisciando. Ascolti pure la gente sbagliata. Nessuno ti aiuterà, non sei indipendente e sei incapace. Senza di me ti perderai

Benedetta interruppe la chiamata. Sapeva che sarebbero arrivate altre offese e per la prima volta non ne fu turbata. La sera sentì la voce di Anna.

Benedetta, come va? Ti sei sistemata?

Sì, Anna, grazie.

Domani verrà mio nipote Stefano da te con le tue cose.

Le mie cose?

Marina mi ha portato una borsa grande con tutto di tuo e mi ha detto: Visto che ti sei presa mia figlia, prenditi pure la sua roba.

Va bene, Anna. Ma come riconosco Stefano?

Tranquilla, arriverà in macchina, sa dovè la casetta. È alto, porta gli occhiali

Non sarà un disturbo?

Benedetta, basta con queste domande. Sei una donna, ti devi svegliare e volerti bene. Fatti una sistemata, compra degli abiti belli, sei carina, solo che ti sei lasciata andare. Dai, buona notte

Sul prato luccicava la rugiada, da lontano si sentiva abbaiare un cane e cinguettare gli uccelli. Benedetta ripensò alle parole di Anna, si avvicinò allo specchio.

In effetti mi sono trascurata. Gli occhi ce li ho belli, anche se tristi. I capelli sono folti, li lego sempre in uno chignon vecchio stile bisogna cambiare. Dovrei dimagrire, Mamma non aveva tutti i torti.

Dormì come mai aveva dormito. Al mattino, il primo sole filtrava attraverso le tende, e Benedetta si spalancò alla luce. Sul prato brillava la rugiada, lontano si sentiva abbaiare un cane, gli uccelli cantavano.

Che meraviglia. Che bellissima mattina, pensò stiracchiandosi.

Poco dopo, già si godeva il caffè nella veranda, e guardava la TV. Le venne in mente di cambiare lavoro e cercare casa; dopotutto il viaggio in città dalla campagna sarebbe stato scomodo. Non pensava nemmeno più a sua madre. Il cuore vibrava di speranza per una vita nuova.

Finalmente sarò libera, vivrò per me, quel pensiero fu interrotto da un colpo timido alla porta.

Chi sarà? si disse spaventata, aprendo cautamente.

Oltre la soglia cera un uomo alto, con gli occhiali, una grossa borsa in mano.

Buongiorno, io sono Stefano, lei è Benedetta?

Sì, benvenuto, gli disse facendolo entrare.

Mia zia Anna mi ha chiesto di portarti queste cose e aiutarti. Se hai bisogno di raggiungere la città, ho lauto fuori. Non essere timida, Benedetta: Anna mi ha raccontato della tua storia scusa se so qualcosa.

Così Benedetta incontrò quello che sarebbe diventato suo marito. Stefano si innamorò davvero di lei, anche perché il suo primo matrimonio era stato un fallimento. Benedetta, travolta dallamore, cambiò radicalmente: scomparve il passo timido, lo sguardo da vittima. Dimagrì, volle essere bella per luomo della sua vita, andò persino dal parrucchiere dove si rifiorì. Non pensava che fosse possibile!

Ma sono proprio io? rideva Benedetta guardandosi nello specchio, con le scintille negli occhi.

Stefano la portò a vivere con sé a Firenze.

Benedetta, ho sempre sognato una donna come te, sincera e premurosa. Non perdiamo tempo, sposiamoci subito.

Benedetta accettò con gioia, consapevole di essere fortunata: si assomigliavano anche caratterialmente. Un matrimonio sobrio, con pochi invitati, tra cui Marina. Ovviamente, lei fece il suo solito sarcasmo anche davanti agli altri, ma Anna la zittì prontamente. Marina se ne andò presto; nessuno ci fece caso e Benedetta non se ne curò affatto.

La famiglia di Stefano accolse Benedetta a braccia aperte. Stefano la guardava con occhi innamorati.

Alla fine la felicità arriva, per chiunque. È arrivata anche per me e Benedetta.

Poco dopo Benedetta aspettava un bambino, doppiamente felice. Una gioia arrivata tardi, ma pur sempre sua. Aveva ormai dimenticato cosa significasse vivere sotto il controllo di Marina e trovò in sé la forza di cambiare. Era sbocciata, splendida fuori e dentro, perché finalmente aveva imparato ad amare se stessa.

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