Accidenti, papà, che accoglienza! Ma dimmi, a che ti serve il centro benessere se a casa hai già il “tutto incluso”?
Quando Matteo le porge le chiavi del suo appartamento, Eva capisce: il castello è espugnato. Nessun DiCaprio ha atteso tanto un Oscar quanto Eva il suo Matteo, finalmente con una casa tutta sua.
Disillusa, trentacinquenne, sempre più spesso rivolge sguardi compassionevoli ai gatti randagi e alle vetrine di Tutto per il bricolage.
E poi arriva lui: solo, ha speso giovinezza tra lavoro, cibo sano, palestra ed altri hobby da manuale su come ritrovarsi, e per di più senza figli.
Eva ha desiderato quel regalo dai suoi ventanni, e lassù, forse, qualcuno ha capito che non scherzava affatto.
Ho lultima trasferta dellanno, poi sono completamente tuo, dice Matteo, porgendole le agognate chiavi. Non spaventarti per la mia tana, ci vengo solo per dormire, aggiunge e vola via in un altro fuso orario per tutto il fine settimana.
Eva prende spazzolino e crema e va a vedere cosa la aspetta. I problemi iniziano già allingresso. Matteo laveva avvisata che la serratura a volte si inceppa, ma Eva non pensava così tanto.
Ci impiega quaranta minuti dorologio: spinge, tira, inserisce la chiave, prova con delicatezza, ma la porta non vuole saperne di spalancarsi per la nuova padrona.
Allora Eva parte con la pressione psicologica, come si usava nei corridoi delle scuole. Dal rumore spuntano i vicini.
Scusi, perché sta cercando di entrare in casa daltri? domanda una voce femminile, irritata.
Non sto forzando, ho le chiavi, risponde Eva, esasperata e sudata.
E lei chi sarebbe? Non lho mai vista prima.
Sono la sua ragazza! dichiara Eva a gran voce, piantando le mani sui fianchi, ma vede solo una fessura dalla porta socchiusa.
Lei? la donna è sincera nella sorpresa.
Esattamente. Qualche problema?
No, nessuno. Semplicemente non porta mai nessuno qui (Eva preferisce Matteo ancora di più), e ora, allimprovviso, lei
E chi sarei io, di preciso? Eva non comprende.
Guardi, non sono affari miei. Mi scusi, e chiude la porta.
Capendo che è ora o mai più, Eva preme il più forte che può, tanto da girare quasi la cornice della porta. Finalmente si apre.
Davanti a lei, luniverso intero di Matteo; lanima di Eva si copre di brina. Il minimalismo di un giovane uomo solo ci può stare, ma qui sembra una cella monastica.
Poverino, forse il tuo cuore non sa neppure cosa sia la comodità, sospira Eva mentre guarda la stanza. Dovrà viverci spesso ormai.
Peraltro, è contenta: la vicina dice il vero, qui non ha mai messo piede una donna. Eva è la prima.
Non resistendo, corre al negozio più vicino per una tenda carina e uno zerbino, poi per guanti da cucina e asciugamani. Ovviamente, nel negozio si scatena Alla tenda e allo zerbino si aggiungono profumatori, saponi artigianali, contenitori per trucchi.
Aggiungere qualche tocco femminile in casa daltri non è invadente, si consola, mentre aggancia un secondo carrello pieno.
La serratura non oppone più resistenza. Anzi, non fa più il suo dovere: sembra un portiere, dimenticatosi completamente la maschera.
Rendendosi conto del danno fatto, Eva, con coltelli da cucina, smonta la vecchia serratura a notte fonda, e al mattino corre a comprarne una nuova. E già che cè, cambierà pure coltelli, forchette, cucchiai, tovaglia, taglieri e sottopentola. Figuriamoci le tende.
La domenica arriva una chiamata: Matteo rimane via ancora per qualche giorno.
Sarei solo felice se portassi un po di calore e comfort in casa mia, sorride lui al telefono, dopo che Eva ammette di aver modificato larredo.
Intanto, il confort Eva lo trasporta ormai a camionate, secondo un piano tecnico e con relativa documentazione. Anni di sogni repressi, ora lanciati in azione.
Al ritorno di Matteo, nella vecchia casa non resta che un ragno vicino alla ventola. Eva vorrebbe scacciarlo, ma vedendo gli otto occhi terrorizzati, decide di lasciarlo come simbolo di rispetto per la proprietà altrui.
La casa sembra di proprietà di un uomo felice in matrimonio da otto anni, poi deluso, poi nuovamente felice suo malgrado.
Eva non si ferma alla casa: fa sapere a tutti nel condominio che ora è lei la padrona, e che per ogni questione possono rivolgersi a lei. Nessuna fede ancora al dito, ma sono solo dettagli tecnici.
Allinizio i vicini osservano con diffidenza, poi si arrendono: Fate voi, a noi non interessa.
***
Il giorno dellarrivo, Eva prepara una vera cena casalinga, si infiltra in una mise elegante e vistosa, sparge profumi e, tra luci soffuse, aspetta.
Matteo tarda. Eva comincia a sentire che il vestito le stringe in quel punto che ha scolpito per mesi in palestra, quando la chiave gira nella serratura.
È nuova, basta spingere! dice Eva, imbarazzata ma seducente. Non teme giudizi: ha fatto un buon lavoro sulla casa; sarà perdonata.
Appena la porta si apre, Eva riceve da Matteo un SMS improvviso: “Dove sei? Io sono a casa. Vedo che tutto è uguale; mi dicevano che avresti invaso di cosmetici…”
In realtà Eva leggerà il messaggio dopo. Intanto, in casa entrano cinque perfetti sconosciuti: due giovani, due ragazzini, e un nonno che si raddrizza vedendola, sistemandosi i pochi capelli grigi.
Accidenti papà, che accoglienza! Ma dimmi, a che ti serve il centro benessere se a casa hai già il tutto incluso? scherza il figlio, subito zittito dalla moglie per locchio impertinente.
Eva resta sulla soglia, due bicchieri colmi in mano, incapace di muoversi. Vorrebbe gridare, ma lo shock la immobilizza.
Il ragno ride in un angolo.
Mi scusi, ma lei chi è? chiede Eva con voce tremante.
Il proprietario della tana. E lei viene dalla ASL per fasciarmi? Avevo detto che facevo da solo, ribatte il nonno, guardando la divisa da infermiera di Eva.
Eh sì, Adam Matteo, qui pare regni ormai il comfort! commenta la moglie del giovane, sbirciando dietro le spalle di Eva. Unaltra roba, prima vivevamo come in una cripta. E lei, signorina, come si chiama? Non è troppo giovane per il nostro Adam Matteo? Beh, certo, uomo rispettabile, una casa tutta sua…
E-Eva…
Ecco, Adam Matteo, hai occhio per le persone giuste!
Il nonno, occhi luminosi, sembra contento dellequivoco.
Ma Matteo dov’è? sussurra Eva, vuotando in un attimo i due bicchieri.
Io sono Matteo! esulta il bimbo di otto anni.
Aspetta, tu sei troppo piccolo! la mamma lo corregge, spedendo marito e figli in macchina.
M-mi scusi, mi sa che ho sbagliato appartamento… Questa è Via Viola, diciotto, interno ventisei?
No, è Via Trento, diciotto, sorride il nonno, già pronto a scartare il dono inaspettato.
Ecco…mi sa che ho confuso. Fate pure, sistematevi; io faccio una chiamata.
Eva prende il telefono e si rifugia in bagno, barrica la porta e si avvolge nellasciugamano. Solo lì legge il SMS di Matteo.
Matteo, arrivo subito, ero al negozio, scrive Eva, invia la risposta.
Benissimo, ti aspetto. Se puoi, porta una bottiglia di rosso, risponde lui con una nota vocale.
Portare il rosso, Eva lo farà, ma dentro di sé. Afferra lo zerbino, smonta la tenda, aspetta che gli sconosciuti vadano in cucina e scappa dal bagno.
Annoda velocemente tutto in un sacchetto e schizza via dallappartamento.
***
Te lo racconto, ma dopo, spiega il suo aspetto ad un confuso Matteo che le apre la porta.
Come in trance, gli passa davanti senza guardarlo. Va dritta in bagno, sistema la tenda, stende il tappetino; poi crolla sul divano e dorme fino a mattina, finché stress e vino si dissolvono.
Si sveglia con davanti Matteo, in attesa di spiegazioni.
Mi dica quale indirizzo è questo?
Via Bottura, diciotto.






