Mamma mia, papà, che accoglienza! E a cosa ti serviva il centro benessere, se a casa hai già la formula «all inclusive»? Quando Domenico le diede le chiavi del suo appartamento, Eva capì: la Bastiglia era conquistata. Neanche un Leonardo DiCaprio ha mai atteso l’Oscar quanto Eva il suo Domenico, e pure con propria casetta. Sconsolata, trentacinquenne, sempre più spesso lanciava sguardi malinconici ai gatti randagi e alle vetrine “Tutto per il fai da te”. Poi arrivò lui: single, la gioventù sacrificata alla carriera, al cibo sano, alla palestra e ad altre fissazioni moderne tipo la “ricerca di sé”, e per di più senza figli. Eva desiderava quel regalo dai vent’anni, e forse lassù qualcuno si è accorto che non stava scherzando. — È l’ultima trasferta dell’anno, poi sono tutto tuo, — disse Domenico, consegnandole le ambite chiavi. — Solo non spaventarti della mia tana. Di solito torno solo per dormire, — aggiunse, volando in un fuso orario diverso per tutto il weekend. Eva raccolse uno spazzolino, una crema e partì curiosa di scoprire la tana. I problemi iniziarono già all’ingresso: Domenico l’aveva avvertita che la serratura faceva i capricci, ma Eva non pensava così tanto. Per quaranta minuti provò di tutto: spinte, strattoni, chiave inserita fino in fondo, tentativi eleganti… Ma la porta non voleva saperne di accoglierla. Così Eva partì con l’attacco psicologico, come le avevano insegnato da ragazzina dietro i garage. Nel trambusto si aprì la porta della vicina. — Perché state forzando la porta altrui? — chiese una voce di donna preoccupata. — Non forzo, ho le chiavi, — sbottò Eva, asciugandosi la fronte. — Ma lei chi è? Non l’ho mai vista, — incalzò la vicina ficcanaso. — Sono la sua fidanzata! — dichiarò Eva, mani sui fianchi, ma vide solo una fessura da cui provenivano le domande. — Lei? Ma davvero? — Sì, certo. Ci sono problemi? — No, assolutamente. È solo… non ha mai portato nessuno qui (quella frase fece innamorare Eva ancora di più), e adesso invece… così… — Così cosa? — Mah, non è affar mio, scusi, — chiuse la porta la vicina. Sapendo che ormai era in ballo, Eva spinse con tutta la forza sul chiavistello, quasi rischiando di smontare tutta la porta. Finalmente si aprì. Il mondo interiore di Domenico si rivelò davanti a lei, e Eva senti freddo dentro. Certo, la solitudine porta all’ascetismo, ma quella era davvero una cella monastica. — Poverino, il tuo cuore ha scordato, o forse mai saputo, cos’è il calore di casa, — sbottò Eva, osservando quel rifugio dove ormai si sarebbe ritrovata spesso. Ma era felice. La vicina non aveva mentito: nessuna donna aveva mai toccato quelle pareti, quel pavimento, quella cucina e quelle finestre grigie. Eva era la prima. Senza resistere, corse al negozio più vicino e comprò nuova tenda da bagno, tappetino, presine, asciugamani da cucina. In negozio si lasciò prendere la mano… Al tappetino e alla tenda si aggiunsero profumatori, sapone artigianale, contenitori per il trucco. “Mettere un po’ di ordine in casa d’altri non è mica una prepotenza,” si rassicurava, riempiendo il secondo carrello. Il portone non oppose più resistenza. Anzi, manco funzionava più: ricordava un portiere di hockey senza maschera. Rendendosi conto del disastro, Eva, armata di coltelli da cucina, smontò la vecchia serratura fino a mezzanotte; all’alba corse a comprarne una nuova. E già che c’era, cambiò coltelli, forchette, tovaglia, taglieri… E presto arrivò il momento delle tende. La domenica, Domenico telefonò: doveva trattenersi in trasferta per un paio di giorni. — Sarò solo contento se porterai un po’ di calore e comodità a casa mia, — sorrise, quando Eva gli confessò di aver “messo mano” all’ambiente. Ormai la casa respirava accoglienza, trasportata da camion e distribuita secondo pianta e documentazione tecnica. Anni di bisogno di calore si erano accumulati dentro Eva, e ora che nessuno la frenava, non riusciva a smettere. Al ritorno di Domenico, nella vecchia casa era rimasto solo un ragno nella ventola. Eva voleva scacciarlo, ma vedendo i suoi otto occhi spaesati, decise di lasciarlo come “simbolo di inviolabilità della proprietà altrui”. La casa di Domenico ora sembrava quella di uno sposato da otto anni, poi deluso, ma ora di nuovo felice, contro ogni aspettativa. Eva non solo si era occupata dell’appartamento, ma in modo che anche il condominio sapesse che era la nuova regina e ogni questione andava rivolta a lei. Niente anello, per ora, ma era solo una questione tecnica. All’inizio i vicini erano sospettosi, poi si arresero: “Va bene come dice lei, per noi non cambia.” *** Il giorno del ritorno Eva preparò una vera cena casalinga, si avvolse le parti migliori in un vestito elegante e provocante, disseminò profumi negli angoli, abbassò le luci nuove e cominciò l’attesa. Domenico tardava. Quando Eva iniziò a sentire il vestito stringere la zona che aveva allenato in palestra per mesi, la chiave entrò nella serratura. — È nuova, basta spingere, non è chiusa! — rispose Eva, noncurante di possibili giudizi: aveva lavorato troppo sulla casa, tutto le sarebbe stato perdonato. Appena la porta si aprì, arrivò un SMS di Domenico: “Dove sei? Sono qui a casa. La casa è uguale, nemmeno la cosmetica che i miei amici temevano!” Eva lo lesse in ritardo. Intanto, cinque perfetti sconosciuti entrarono: due quarantenni, due ragazzini e un anziano signore che, vedendola, si raddrizzò e sistemò i pochi capelli. — Caspita, papà, che accoglienza! E a cosa ti serviva il centro benessere, se a casa hai già la formula «all inclusive»? — disse uno dei giovani, subito zittito dalla moglie per le occhiate. Eva restò paralizzata in corridoio con due calici: voleva urlare, ma lo shock era troppo. In un angolo, il ragno ghignava felice. — Scusi, lei chi è? — chiese Eva tremante. — Il proprietario della casa. Lei è venuta dalla ASL per la medicazione? Che glielo avevo detto, faccio da solo, — rispose il vecchietto, guardando la tenuta da infermiera di Eva. — Mh sì, signor Adamo Matteo, qui regna davvero il calore! — sbirciò la moglie del giovane uomo dietro le spalle di Eva. — Un’altra questione, prima sembrava un mausoleo. Com’è il suo nome, signorina? Il nostro Adamo Matteo non è troppo vecchio per lei? Certo, uomo di rispetto con casa sua… — E-e-eva… — Ecco! Proprio azzeccato, complimenti Adamo Matteo! Gli occhi dell’anziano brillavano: anche lui trovava fortunato il caso. — Ma Domenico dov’è? — bisbigliò Eva, scolandosi d’un fiato i calici. Scopri di più — Io sono Domenico! — rispose entusiasta un bambino di otto anni. — Non ancora, che Domenico, — la mamma lo rimise in riga e spedì marito e figli in auto. — Mi scusi, credo di aver sbagliato appartamento, — iniziò a riprendersi Eva, ricordando il problema della serratura. — Qui è via Lilla, 18, interno 26? — No, è via Bucaneve, 18, — gongolava il nonno, pronto a spacchettare il suo regalo inatteso. — Eh già, — sospirò Eva, — ho confuso. Servitevi pure, io devo fare una telefonata. Correva in bagno, si barriccava con l’asciugamano. Lì lesse l’SMS di Domenico. “Domenico, arrivo, sono solo in negozio,” rispose Eva. “T’aspetto. Se puoi, porta una bottiglia di rosso,” la voce di Domenico. Il rosso Eva lo portava, ma già dentro di sé. Acchiappò tappetino e tenda, aspettò che gli sconosciuti passassero in cucina, e scappò dal bagno. Imbustò veloce le sue cose, uscì in fretta dall’appartamento. *** — Ti racconto poi, — spiegò il look Eva quando finalmente Domenico le aprì. Come una sonnambula, passò davanti a lui senza neanche un saluto. La prima cosa: rimettere la tenda in bagno e stendere il tappetino; poi in camera, dove si addormentò fino al mattino, finché lo stress e il “rosso” le furono passati. Svegliandosi, trovò davanti a sé uno sconosciuto che aspettava spiegazioni. — Mi scusi, questa che via è? — Via Bottoni, 18.

Accidenti, papà, che accoglienza! Ma dimmi, a che ti serve il centro benessere se a casa hai già il “tutto incluso”?

Quando Matteo le porge le chiavi del suo appartamento, Eva capisce: il castello è espugnato. Nessun DiCaprio ha atteso tanto un Oscar quanto Eva il suo Matteo, finalmente con una casa tutta sua.

Disillusa, trentacinquenne, sempre più spesso rivolge sguardi compassionevoli ai gatti randagi e alle vetrine di Tutto per il bricolage.

E poi arriva lui: solo, ha speso giovinezza tra lavoro, cibo sano, palestra ed altri hobby da manuale su come ritrovarsi, e per di più senza figli.

Eva ha desiderato quel regalo dai suoi ventanni, e lassù, forse, qualcuno ha capito che non scherzava affatto.

Ho lultima trasferta dellanno, poi sono completamente tuo, dice Matteo, porgendole le agognate chiavi. Non spaventarti per la mia tana, ci vengo solo per dormire, aggiunge e vola via in un altro fuso orario per tutto il fine settimana.

Eva prende spazzolino e crema e va a vedere cosa la aspetta. I problemi iniziano già allingresso. Matteo laveva avvisata che la serratura a volte si inceppa, ma Eva non pensava così tanto.

Ci impiega quaranta minuti dorologio: spinge, tira, inserisce la chiave, prova con delicatezza, ma la porta non vuole saperne di spalancarsi per la nuova padrona.

Allora Eva parte con la pressione psicologica, come si usava nei corridoi delle scuole. Dal rumore spuntano i vicini.

Scusi, perché sta cercando di entrare in casa daltri? domanda una voce femminile, irritata.

Non sto forzando, ho le chiavi, risponde Eva, esasperata e sudata.

E lei chi sarebbe? Non lho mai vista prima.

Sono la sua ragazza! dichiara Eva a gran voce, piantando le mani sui fianchi, ma vede solo una fessura dalla porta socchiusa.

Lei? la donna è sincera nella sorpresa.

Esattamente. Qualche problema?

No, nessuno. Semplicemente non porta mai nessuno qui (Eva preferisce Matteo ancora di più), e ora, allimprovviso, lei

E chi sarei io, di preciso? Eva non comprende.

Guardi, non sono affari miei. Mi scusi, e chiude la porta.

Capendo che è ora o mai più, Eva preme il più forte che può, tanto da girare quasi la cornice della porta. Finalmente si apre.

Davanti a lei, luniverso intero di Matteo; lanima di Eva si copre di brina. Il minimalismo di un giovane uomo solo ci può stare, ma qui sembra una cella monastica.

Poverino, forse il tuo cuore non sa neppure cosa sia la comodità, sospira Eva mentre guarda la stanza. Dovrà viverci spesso ormai.

Peraltro, è contenta: la vicina dice il vero, qui non ha mai messo piede una donna. Eva è la prima.

Non resistendo, corre al negozio più vicino per una tenda carina e uno zerbino, poi per guanti da cucina e asciugamani. Ovviamente, nel negozio si scatena Alla tenda e allo zerbino si aggiungono profumatori, saponi artigianali, contenitori per trucchi.

Aggiungere qualche tocco femminile in casa daltri non è invadente, si consola, mentre aggancia un secondo carrello pieno.

La serratura non oppone più resistenza. Anzi, non fa più il suo dovere: sembra un portiere, dimenticatosi completamente la maschera.

Rendendosi conto del danno fatto, Eva, con coltelli da cucina, smonta la vecchia serratura a notte fonda, e al mattino corre a comprarne una nuova. E già che cè, cambierà pure coltelli, forchette, cucchiai, tovaglia, taglieri e sottopentola. Figuriamoci le tende.

La domenica arriva una chiamata: Matteo rimane via ancora per qualche giorno.

Sarei solo felice se portassi un po di calore e comfort in casa mia, sorride lui al telefono, dopo che Eva ammette di aver modificato larredo.

Intanto, il confort Eva lo trasporta ormai a camionate, secondo un piano tecnico e con relativa documentazione. Anni di sogni repressi, ora lanciati in azione.

Al ritorno di Matteo, nella vecchia casa non resta che un ragno vicino alla ventola. Eva vorrebbe scacciarlo, ma vedendo gli otto occhi terrorizzati, decide di lasciarlo come simbolo di rispetto per la proprietà altrui.

La casa sembra di proprietà di un uomo felice in matrimonio da otto anni, poi deluso, poi nuovamente felice suo malgrado.

Eva non si ferma alla casa: fa sapere a tutti nel condominio che ora è lei la padrona, e che per ogni questione possono rivolgersi a lei. Nessuna fede ancora al dito, ma sono solo dettagli tecnici.

Allinizio i vicini osservano con diffidenza, poi si arrendono: Fate voi, a noi non interessa.

***

Il giorno dellarrivo, Eva prepara una vera cena casalinga, si infiltra in una mise elegante e vistosa, sparge profumi e, tra luci soffuse, aspetta.

Matteo tarda. Eva comincia a sentire che il vestito le stringe in quel punto che ha scolpito per mesi in palestra, quando la chiave gira nella serratura.

È nuova, basta spingere! dice Eva, imbarazzata ma seducente. Non teme giudizi: ha fatto un buon lavoro sulla casa; sarà perdonata.

Appena la porta si apre, Eva riceve da Matteo un SMS improvviso: “Dove sei? Io sono a casa. Vedo che tutto è uguale; mi dicevano che avresti invaso di cosmetici…”

In realtà Eva leggerà il messaggio dopo. Intanto, in casa entrano cinque perfetti sconosciuti: due giovani, due ragazzini, e un nonno che si raddrizza vedendola, sistemandosi i pochi capelli grigi.

Accidenti papà, che accoglienza! Ma dimmi, a che ti serve il centro benessere se a casa hai già il tutto incluso? scherza il figlio, subito zittito dalla moglie per locchio impertinente.

Eva resta sulla soglia, due bicchieri colmi in mano, incapace di muoversi. Vorrebbe gridare, ma lo shock la immobilizza.

Il ragno ride in un angolo.

Mi scusi, ma lei chi è? chiede Eva con voce tremante.

Il proprietario della tana. E lei viene dalla ASL per fasciarmi? Avevo detto che facevo da solo, ribatte il nonno, guardando la divisa da infermiera di Eva.

Eh sì, Adam Matteo, qui pare regni ormai il comfort! commenta la moglie del giovane, sbirciando dietro le spalle di Eva. Unaltra roba, prima vivevamo come in una cripta. E lei, signorina, come si chiama? Non è troppo giovane per il nostro Adam Matteo? Beh, certo, uomo rispettabile, una casa tutta sua…

E-Eva…

Ecco, Adam Matteo, hai occhio per le persone giuste!

Il nonno, occhi luminosi, sembra contento dellequivoco.

Ma Matteo dov’è? sussurra Eva, vuotando in un attimo i due bicchieri.

Io sono Matteo! esulta il bimbo di otto anni.

Aspetta, tu sei troppo piccolo! la mamma lo corregge, spedendo marito e figli in macchina.

M-mi scusi, mi sa che ho sbagliato appartamento… Questa è Via Viola, diciotto, interno ventisei?

No, è Via Trento, diciotto, sorride il nonno, già pronto a scartare il dono inaspettato.

Ecco…mi sa che ho confuso. Fate pure, sistematevi; io faccio una chiamata.

Eva prende il telefono e si rifugia in bagno, barrica la porta e si avvolge nellasciugamano. Solo lì legge il SMS di Matteo.

Matteo, arrivo subito, ero al negozio, scrive Eva, invia la risposta.

Benissimo, ti aspetto. Se puoi, porta una bottiglia di rosso, risponde lui con una nota vocale.

Portare il rosso, Eva lo farà, ma dentro di sé. Afferra lo zerbino, smonta la tenda, aspetta che gli sconosciuti vadano in cucina e scappa dal bagno.

Annoda velocemente tutto in un sacchetto e schizza via dallappartamento.

***

Te lo racconto, ma dopo, spiega il suo aspetto ad un confuso Matteo che le apre la porta.

Come in trance, gli passa davanti senza guardarlo. Va dritta in bagno, sistema la tenda, stende il tappetino; poi crolla sul divano e dorme fino a mattina, finché stress e vino si dissolvono.

Si sveglia con davanti Matteo, in attesa di spiegazioni.

Mi dica quale indirizzo è questo?

Via Bottura, diciotto.

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Mamma mia, papà, che accoglienza! E a cosa ti serviva il centro benessere, se a casa hai già la formula «all inclusive»? Quando Domenico le diede le chiavi del suo appartamento, Eva capì: la Bastiglia era conquistata. Neanche un Leonardo DiCaprio ha mai atteso l’Oscar quanto Eva il suo Domenico, e pure con propria casetta. Sconsolata, trentacinquenne, sempre più spesso lanciava sguardi malinconici ai gatti randagi e alle vetrine “Tutto per il fai da te”. Poi arrivò lui: single, la gioventù sacrificata alla carriera, al cibo sano, alla palestra e ad altre fissazioni moderne tipo la “ricerca di sé”, e per di più senza figli. Eva desiderava quel regalo dai vent’anni, e forse lassù qualcuno si è accorto che non stava scherzando. — È l’ultima trasferta dell’anno, poi sono tutto tuo, — disse Domenico, consegnandole le ambite chiavi. — Solo non spaventarti della mia tana. Di solito torno solo per dormire, — aggiunse, volando in un fuso orario diverso per tutto il weekend. Eva raccolse uno spazzolino, una crema e partì curiosa di scoprire la tana. I problemi iniziarono già all’ingresso: Domenico l’aveva avvertita che la serratura faceva i capricci, ma Eva non pensava così tanto. Per quaranta minuti provò di tutto: spinte, strattoni, chiave inserita fino in fondo, tentativi eleganti… Ma la porta non voleva saperne di accoglierla. Così Eva partì con l’attacco psicologico, come le avevano insegnato da ragazzina dietro i garage. Nel trambusto si aprì la porta della vicina. — Perché state forzando la porta altrui? — chiese una voce di donna preoccupata. — Non forzo, ho le chiavi, — sbottò Eva, asciugandosi la fronte. — Ma lei chi è? Non l’ho mai vista, — incalzò la vicina ficcanaso. — Sono la sua fidanzata! — dichiarò Eva, mani sui fianchi, ma vide solo una fessura da cui provenivano le domande. — Lei? Ma davvero? — Sì, certo. Ci sono problemi? — No, assolutamente. È solo… non ha mai portato nessuno qui (quella frase fece innamorare Eva ancora di più), e adesso invece… così… — Così cosa? — Mah, non è affar mio, scusi, — chiuse la porta la vicina. Sapendo che ormai era in ballo, Eva spinse con tutta la forza sul chiavistello, quasi rischiando di smontare tutta la porta. Finalmente si aprì. Il mondo interiore di Domenico si rivelò davanti a lei, e Eva senti freddo dentro. Certo, la solitudine porta all’ascetismo, ma quella era davvero una cella monastica. — Poverino, il tuo cuore ha scordato, o forse mai saputo, cos’è il calore di casa, — sbottò Eva, osservando quel rifugio dove ormai si sarebbe ritrovata spesso. Ma era felice. La vicina non aveva mentito: nessuna donna aveva mai toccato quelle pareti, quel pavimento, quella cucina e quelle finestre grigie. Eva era la prima. Senza resistere, corse al negozio più vicino e comprò nuova tenda da bagno, tappetino, presine, asciugamani da cucina. In negozio si lasciò prendere la mano… Al tappetino e alla tenda si aggiunsero profumatori, sapone artigianale, contenitori per il trucco. “Mettere un po’ di ordine in casa d’altri non è mica una prepotenza,” si rassicurava, riempiendo il secondo carrello. Il portone non oppose più resistenza. Anzi, manco funzionava più: ricordava un portiere di hockey senza maschera. Rendendosi conto del disastro, Eva, armata di coltelli da cucina, smontò la vecchia serratura fino a mezzanotte; all’alba corse a comprarne una nuova. E già che c’era, cambiò coltelli, forchette, tovaglia, taglieri… E presto arrivò il momento delle tende. La domenica, Domenico telefonò: doveva trattenersi in trasferta per un paio di giorni. — Sarò solo contento se porterai un po’ di calore e comodità a casa mia, — sorrise, quando Eva gli confessò di aver “messo mano” all’ambiente. Ormai la casa respirava accoglienza, trasportata da camion e distribuita secondo pianta e documentazione tecnica. Anni di bisogno di calore si erano accumulati dentro Eva, e ora che nessuno la frenava, non riusciva a smettere. Al ritorno di Domenico, nella vecchia casa era rimasto solo un ragno nella ventola. Eva voleva scacciarlo, ma vedendo i suoi otto occhi spaesati, decise di lasciarlo come “simbolo di inviolabilità della proprietà altrui”. La casa di Domenico ora sembrava quella di uno sposato da otto anni, poi deluso, ma ora di nuovo felice, contro ogni aspettativa. Eva non solo si era occupata dell’appartamento, ma in modo che anche il condominio sapesse che era la nuova regina e ogni questione andava rivolta a lei. Niente anello, per ora, ma era solo una questione tecnica. All’inizio i vicini erano sospettosi, poi si arresero: “Va bene come dice lei, per noi non cambia.” *** Il giorno del ritorno Eva preparò una vera cena casalinga, si avvolse le parti migliori in un vestito elegante e provocante, disseminò profumi negli angoli, abbassò le luci nuove e cominciò l’attesa. Domenico tardava. Quando Eva iniziò a sentire il vestito stringere la zona che aveva allenato in palestra per mesi, la chiave entrò nella serratura. — È nuova, basta spingere, non è chiusa! — rispose Eva, noncurante di possibili giudizi: aveva lavorato troppo sulla casa, tutto le sarebbe stato perdonato. Appena la porta si aprì, arrivò un SMS di Domenico: “Dove sei? Sono qui a casa. La casa è uguale, nemmeno la cosmetica che i miei amici temevano!” Eva lo lesse in ritardo. Intanto, cinque perfetti sconosciuti entrarono: due quarantenni, due ragazzini e un anziano signore che, vedendola, si raddrizzò e sistemò i pochi capelli. — Caspita, papà, che accoglienza! E a cosa ti serviva il centro benessere, se a casa hai già la formula «all inclusive»? — disse uno dei giovani, subito zittito dalla moglie per le occhiate. Eva restò paralizzata in corridoio con due calici: voleva urlare, ma lo shock era troppo. In un angolo, il ragno ghignava felice. — Scusi, lei chi è? — chiese Eva tremante. — Il proprietario della casa. Lei è venuta dalla ASL per la medicazione? Che glielo avevo detto, faccio da solo, — rispose il vecchietto, guardando la tenuta da infermiera di Eva. — Mh sì, signor Adamo Matteo, qui regna davvero il calore! — sbirciò la moglie del giovane uomo dietro le spalle di Eva. — Un’altra questione, prima sembrava un mausoleo. Com’è il suo nome, signorina? Il nostro Adamo Matteo non è troppo vecchio per lei? Certo, uomo di rispetto con casa sua… — E-e-eva… — Ecco! Proprio azzeccato, complimenti Adamo Matteo! Gli occhi dell’anziano brillavano: anche lui trovava fortunato il caso. — Ma Domenico dov’è? — bisbigliò Eva, scolandosi d’un fiato i calici. Scopri di più — Io sono Domenico! — rispose entusiasta un bambino di otto anni. — Non ancora, che Domenico, — la mamma lo rimise in riga e spedì marito e figli in auto. — Mi scusi, credo di aver sbagliato appartamento, — iniziò a riprendersi Eva, ricordando il problema della serratura. — Qui è via Lilla, 18, interno 26? — No, è via Bucaneve, 18, — gongolava il nonno, pronto a spacchettare il suo regalo inatteso. — Eh già, — sospirò Eva, — ho confuso. Servitevi pure, io devo fare una telefonata. Correva in bagno, si barriccava con l’asciugamano. Lì lesse l’SMS di Domenico. “Domenico, arrivo, sono solo in negozio,” rispose Eva. “T’aspetto. Se puoi, porta una bottiglia di rosso,” la voce di Domenico. Il rosso Eva lo portava, ma già dentro di sé. Acchiappò tappetino e tenda, aspettò che gli sconosciuti passassero in cucina, e scappò dal bagno. Imbustò veloce le sue cose, uscì in fretta dall’appartamento. *** — Ti racconto poi, — spiegò il look Eva quando finalmente Domenico le aprì. Come una sonnambula, passò davanti a lui senza neanche un saluto. La prima cosa: rimettere la tenda in bagno e stendere il tappetino; poi in camera, dove si addormentò fino al mattino, finché lo stress e il “rosso” le furono passati. Svegliandosi, trovò davanti a sé uno sconosciuto che aspettava spiegazioni. — Mi scusi, questa che via è? — Via Bottoni, 18.