Rifiutata di Prendersi Cura della Zia Malata di Mio Marito, Che Ha Già i Suoi Figli

Loredana, capisci che Davide ha limpresa, è sempre in riunioni, e Silvia vive dallaltra parte di Firenze, impiega due ore nel traffico la voce melliflua della suocera, la signora Maria, scivolava con una falsa compassione che faceva fremere le sopracciglia di Loredana. Tu invece lavori da casa, orari flessibili, davanti al computer. Non ti sarà difficile correre da zia Giulia, scaldare una zuppa, misurare la pressione?

Loredana posò con calma la tazza di tè sul piattino, cercando di non farlo tintinnare. Quella chiacchierata, iniziata come un innocente aggiornamento familiare durante la pranzo domenicale, si trasformò in un assedio ben organizzato. Al tavolo, oltre a Loredana e al marito Alessandro, cerano la suocera, il cugino Daniele e la sorella di Daniele, Silvia. Tutti la fissavano con un misto di affetto pretendente, come se fosse lunico salvagente in mezzo al mare burrascoso dei loro problemi.

Zia Giulia, sorella della suocera, aveva avuto un ictus una settimana fa. I medici avevano messo tutto in campo, la crisi era passata e il giorno dopo avrebbero voluto dimetterla. Però le avevano ordinato riposo assoluto e assistenza continua.

Signora Maria iniziò Loredana, cercando di mantenere la calma nonostante una rabbia sotto la superficie non ho un orario libero. Sono la responsabile contabile in telelavoro. È fine trimestre, rimango cinque ore incollata al monitor senza nemmeno un sorso dacqua. Correre da Giulia? La casa è a tre fermate dautobus, quindi unora e mezza andata e ritorno, più lassistenza.

Ma dai! sbatté Silvia, servendosi uninsalata. La tua contabilità non sparirà. Puoi portare il laptop. Stai un po da Giulia, lavori un attimo, poi le dai da bere. È una famiglia, siamo tutti una cosa sola.

Loredana lanciò uno sguardo a Silvia, estetista con un manicure perfetto, che lavorava due giorni su due in un salone di bellezza.

Silvia, il tuo turno è due giorni su due, le ricordò Loredana. Quindi, quindici giorni al mese potresti essere libera. Perché non ti occupi della metà dei turni?

Silvia sgranò gli occhi, il piatto dinsalata quasi le sfuggì dalle mani.

Che sei, una suora? Nei weekend ho la vita privata! E poi ho paura del sangue, degli odori dei farmaci. Mi viene il vomito solo a pensarci. Non ci sto, la mia psiche è delicata.

Io ho limpresa intervenne Daniele, girando una chiave inglese dorata tra le dita. Loredana, ti pago per la spesa. Sai, è la stagione, non vedo la famiglia, torno a casa solo per dormire. Se lascio tutto, finiamo tutti a fare la fila al mercato.

Tutti i sguardi ruotarono di nuovo su Loredana. Alessandro, il marito, abbassò la testa e continuava a trafiggere la sua cotoletta con la forchetta, perso tra loppressione della madre e dei parenti.

Aspettate si raddrizzò Loredana. Facciamo ordine. Zia Giulia ha due figli adulti: Daniele e Silvia. È loro compito prendersi cura di lei. Io ho il mio lavoro, la mia casa e, per inciso, mia madre che ha anchessa bisogno di attenzioni. Posso venire nel weekend, portare la spesa, dare una mano una volta alla settimana, ma non diventerò la sua badante.

Un silenzio pesante calò nella stanza. La suocera serrò i denti, il suo volto divenne rigido come una mela cotta.

Così parli tu sibilò. Come rinnovi lappartamento di Alessandro, così Davide ti porta i materiali da costruzione a prezzo scontato. Come Silvia ti fa lo sconto in salone, così tu le grazie con un sorriso. E ora, quando arriva la brutta notizia, ti metti a fare la mia casa è in fondo. Zia Giulia, tra laltro, ha accudito Alessandro quando lavoravo in due turni alla fabbrica! Per lui è una seconda madre!

Alessandro alzò finalmente lo sguardo, con unespressione colpevole.

Loredana, davvero Zia Giulia mi ha tanto aiutato. Possiamo organizzare qualcosa? Io potrei passare la sera

Alessandro lo guardò dritto negli occhi la sera arrivi alle otto. Chi è lì con lei dalle otto del mattino? Daniele ha offerto il cemento sette anni fa, noi gli abbiamo pagato senza margine di profitto. Silvia ti fa il 5% di sconto, ma io spendo più in benzina per arrivare da lei. Non farmi il conto delle relazioni di sangue.

Daniele si alzò di scatto, facendo scricchiolare la sedia.

Va bene, ho capito. Non otterrai aiuto da me. Allora ingaggeremo una badante, visto che la famiglia è così senza cuore. Ma ricorda, Loredana: la terra è rotonda. Quando avrai sete, non sorprenderti se il bicchiere è vuoto.

Lanciò sul tavolo una banconota da cinquemila euro per la frutta e uscì dalla cucina. Silvia lo seguì con uno sguardo distruttivo. La suocera si afferrò il cuore e cercò il validolo nella borsa.

La serata trascorse in un silenzio soffocante. Alessandro girava per lappartamento, sbuffava, ma non apriva la bocca. Loredana capiva che lo vedeva come una donna crudele. Ma sapeva anche che, se avesse ceduto ora, avrebbe passato i prossimi mesi, forse anni, a cambiare pannolini per zia Giulia, a sopportare i capricci, mentre i figli affettuosi sarebbero andati avanti con le loro imprese e le loro vite.

Il giorno seguente il telefono di Loredana squillò incessantemente. Prima la suocera, poi una zia terza di Siena, che improvvisamente voleva dare lezioni di vita, poi ancora la suocera. Loredana non rispose. Lavorava. I numeri nei fogli richiedevano concentrazione, le emozioni un controllo rigoroso.

La sera Alessandro tornò a casa più scuro di un temporale.

Sua madre ha chiamato disse, senza togliersi le scarpe. Giulia piange, dice che non serve a nessuno, che la metteranno in una casa di riposo e la dimenticheranno. Daniele ha assunto una donna, ma può venire solo due ore al giorno per scaldare il cibo. E il resto?

Alessandro, Daniele ha due figli adolescenti, moglie disoccupata che si occupa di casa. Silvia non ha figli. Perché non possono stabilire un calendario? chiese Loredana, stanca.

La moglie di Daniele dice che è schizzinosa e non è sua madre. Silvia sai, Silvia ha una crisi se vede le anatre o le flebo. Insomma, tutti gli estremi, e zia Giulia è sola. Loredana, magari tu anche solo mezza giornata? Finché troviamo una badante decente.

Loredana guardò il marito. Lo amava. Era gentile, premuroso, ma quella sua mansuetudine a volte la uccideva.

Va bene disse improvvisamente. Andrò domani. Ma avrò una condizione.

Quale? brillò Alessandro.

Vedrai.

La mattina seguente, con il laptop sotto braccio, Loredana arrivò da zia Giulia. La porta laprì una donna minuta, la badante a due ore, con unespressione stanca.

Ah, per lalto! sbuffò. Giulia vuole la zuppa di pollo, ha rifiutato la minestra, fa la signora difficile. Io non ho tempo per cuocere, devo correre da due anziani.

Loredana entrò. Lappartamento puzzava di corsolina e di biancheria dimenticata. Zia Giulia giaceva su un letto alto, circondata da cuscini, fissando la televisione. Vide Loredana, socchiuse le labbra.

Ah, sei qui. Non sei polverizzata. Pensavo che venissero Daniele o Silvia. Invece mi hanno mandato lacqua di rubinetto.

Buongiorno, zia Giulia salutò Loredana con tono misurato. Daniele è impegnato, Silvia è occupata. Sono qui per aiutare. Cosa desidera?

Il brodo, fresco, con crostini! E il letto deve essere sistemato, le lenzuola mi graffiano la schiena. E le tende, il sole mi acceca, non le vedi?

Loredana sospirò, posò il laptop sul tavolo e andò in cucina. Nel frigo cerano solo un pezzo di formaggio stagionato e una lattina di latte acido. Nessun pollo.

Zia Giulia, non ci sono cibi. Daniele ha promesso?

Ha promesso, ha promesso poi si è dimenticato. Vai al supermercato, cara. Cè una Esselunga qui vicino. Compra pollo, ricotta, frutta buona, niente marciume.

I soldi dove? chiese Loredana, pragmatica.

Che soldi? sbuffò la zia. La pensione la ricevo il quinto del mese. Tu compra, Daniele poi paga. O forse voi due non avete soldi e mi date i centesimi?

Loredana tirò fuori il portafoglio, andò al negozio e spese tre mila euro. Preparò il brodo, nutrì la zia, rifacque il letto. Giulia non smise mai di parlare.

Non lhai schiacciata bene il cuscino! Attenta! Tagli il pane troppo grosso, mi soffoco! Oh, la gamba! Stai per strapparla via! Silvia lo farebbe con dolcezza, ha le mani di velluto

E dove è Silvia? non riuscì più a trattenersi Loredana.

Non toccare Silvia! La sua vita è single, deve cercare un uomo, non portare anatre per la nonna. Tu, sposata, non ti serve nulla, resta a fare la badante.

Verso sera Loredana era esausta, come se avesse scaricato un vagone di carbone. Riuscì ad aprire il laptop per quindici minuti, poi arrivarono le richieste: accendi la TV, apri la finestra, leggi il giornale, perché batti così forte i tasti.

Al ritorno di Alessandro per il turno di notte, Loredana fissava il muro.

Come è andata? chiese allegro il marito. Tutto a posto?

Alessandro rispose a bassa voce. Ho comprato i generi con i miei soldi, ho pulito, cucinato, lavato zia Giulia. Nessun grazie, solo lamentele e confronti con Silvia, langelo che non è qui. Tua zia pensa che io debba servirla perché ho sposato un uomo buono e non ho bisogno di nulla.

È solo una fase, il suo carattere… iniziò Alessandro.

No. Il suo carattere è sempre stato così, è solo che ora i freni si sono bloccati. Ascoltami bene: non tornerò più. Né domani, né dopodomani. Mai più come badante.

Loredana, che fai? Chi farà domani? Io devo andare al lavoro

È questione di Daniele e Silvia.

Loredana tornò a casa, il cuore pesante, ma non permise alle lacrime di prendere il sopravvento. Dovera il piano.

Il giorno dopo, alle dieci, Daniele la chiamò.

Ciao, Loredana. Ho sentito tua zia, ha detto che il brodo era ottimo. A che ora vieni oggi? La badante è malata, non può venire. Ci servono le iniezioni a mezzogiorno.

Non verrò, Daniele rispose fredda.

Ma abbiamo concordato! Sei stata qui ieri, tutto a posto.

Ieri ho valutato il lavoro, ho capito la realtà. Tua madre ha bisogno di assistenza professionale 24h. Io non sono infermiera, sono contabile. Il mio giorno lavorativo vale denaro. Ieri ho perso quattro ore di lavoro e tre mila euro in spese.

Mi fai il conto? sbuffò Daniele. Le famiglie pagano i conti?

Pago io la realtà, Daniele. Se non puoi occupartene, ingaggia un professionista con vitto e alloggio. Costo a partire da sessanta mila euro al mese più la spesa.

Non ho soldi! Crisi in Italia!

Allora vendi il tuo SUV, compra una citycar. O Silvia vende il suo cappotto di pelliccia. O fate turni di 12 ore. Non tocco più un dito finché non vedo un vero impegno da parte vostra.

Riportò il numero di Daniele nella lista nera, poi quello di Silvia, poi quello della suocera. Sapeva che il ciclone era alle porte e che il suo rifugio doveva essere il silenzio.

Alessandro tornò a casa più pallido, con le mani tremanti.

Loredana, che hai combinato? La mamma ha urlato così forte che il telefono vibra. Dice che hai lasciato morire una povera. Daniele ti ha chiamata parassita. Si sono incazzati tutti.

Chi è con zia Giulia adesso? chiedé Loredana, mentre tagliava le verdure.

La suocera è andata. Mia madre ha duecento di pressione e se ne è andata. Dice: Se i giovani sono così crudeli, mi sdraio da sola.

Vedi, non è finita. Nessuno è morto. Alessandro, siediti a cena.

Non riesco a mangiare! Capisci? Sono diventato il loro nemico! Come facciamo a parlare?

Non parleremo finché non si scuseranno. Alessandro, capisci una cosa: finché qualcuno paga il biglietto, gli altri viaggiano sopra di lui. Ho tolto il gomito. Tua madre starà lì un giorno, capirà che la salute è più importante e spingerà Daniele. Daniele, quando capirà che le agevolazioni sono finite, troverà i soldi. Laltro giorno ha comprato un nuovo magazzino, lo so.

Alessandro guardava sua moglie, tra il terrore e lammirazione. Era abituato a nuotare con la corrente, ora Loredana costruiva una diga.

Passarono tre giorni. In quei giorni la suocera, Maria, si accasciò sul letto, lamentandosi: La schiena mi cede il cuore mi pugnala Giulia grida sto per morire sul tappeto. Alessandro voleva aiutarla, ma Loredana lo fermava:

Vai solo quando Daniele pagherà la badante. Altrimenti sostituirai solo tua madre e Daniele si rilasserà di nuovo.

Il quarto giorno arrivò il colpo di scena. Maria, tentando di girare la zia, si lussò la schiena così tanto da non potMaria, tentando di girare la zia, si lussò la schiena così tanto da non poté muoversi, e così tutti capirono che era il momento di affidare la cura a una professionista.

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