Marina, sei tu? esitai quando la vecchia compagna di classe aprì la porta del mio appartamento.
Non ci vedevamo da circa un anno, eppure mi aveva chiamato al volo per invitarmi a casa sua. Marina non era mai stata minuta: era sempre stata un po rotonda e non ne era mai rimasta a vergognarsi. Si era sposata, aveva avuto un figlio, non aveva mai conosciuto la povertà. Ora, invece, davanti a me cera una giovane donna scheletrica, con gli occhi cerchiati di ombre.
Quanti chili hai perso? le chiesi.
Venti già, entra, mi fece cenno verso la cucina, e il peso continua a scendere. Pensavi fosse una gioia? Ecco perché ti ho chiamata.
Se neanche tu sai il perché, non dovevi chiamare me, ma il dottor Vincenzo, che ha studiato medicina.
Ho già fatto tutti gli esami, versò Marina il tè nelle tazze, guardandomi con tristezza, i risultati sono tutti nella norma, non hanno trovato nulla. Ti ricordi la storia che una volta mi raccontasti di una tua compagna di corso, Lavinia? Che fine le fu? Anche a lei i medici non trovarono nulla?
Sì, lo ricordo, risposi, ma non ci credevi allora.
Prima non ci credevo, ora… è successa una cosa strana… non so più a cosa credere.
Racconta, dissi, impaziente di sapere cosera realmente successo a Marina.
È iniziato sei mesi fa, iniziò, ero in cucina a tritare un cetriolo per linsalata quando ho avuto la strana sensazione che il tempo si fosse fermato. Continuavo a tagliare, ma il cetriolo non finiva mai. Non credo a nulla di immateriale, o quasi non credevo.
Interessante, commentai, sempre curiosa di cose inspiegabili.
Non avevo ancora capito cosa stesse succedendo quando ho sentito il campanello. Guardai lo spioncino: nessuno. Aprii e trovai un pacco sul pianerottolo. Lo spostai delicatamente con il piede, ma una voce interiore mi spingeva a curiosare dentro.
Lo aprii e dentro cera unicona antica.
Marina, col suo sguardo che chiedeva risposte, mi rassicurò:
È davvero antica, te lo garantisco. Lho presa dallo zio Pietro, che gestisce una bottega dantiquariato a Firenze. Mi lha offerta per buona centinaia di euro, ma lho rifiutata.
E tu? mi stupii, sapendo che Marina non era mai stata una frequentatrice della chiesa.
Mi è venuta in mente la leggenda che la nonna mi raccontava sullicona miracolosa vicino a una sorgente sacra. La leggenda dice che licona nasce spontanea lì, viene portata tre volte al tempio e poi ritorna alla sorgente. Allora ho pensato, se licona ha scelto me, che rimanga con me.
Straordinario, dissi, perché non avevo mai sentito una cosa del genere al giorno doggi.
Marina continuò, scuotendo il capo:
La cosa più strana è iniziata una settimana dopo, quando il mio gatto, Micio, è sparito. Era giovane, sano, con tutte le vaccinazioni. Lo vedevo correre dietro a un topo di plastica, ma al mattino non voleva più uscire. Labbiamo seppellito al cimitero degli animali.
Nel frattempo mia madre, che lavora in pronto soccorso, mi ha telefonato: era caduta in casa e si era rotta una gamba. Ho chiamato mio marito per chiedergli di portarla a casa, ma mi ha detto che quel giorno era stato licenziato dal suo lavoro ben pagato e gli era stato proposto un impiego a basso salario.
Marina, non ti sembra che licona abbia portato sventure nella tua casa? le dissi, preoccupata.
Tutti mi hanno avvertita, ma non credevo alle dicerie. Quando mi hanno suggerito di liberarmi dellicona, mi sono arrabbiata, pensando che tutti mi fossero invidiosi per quel tesoro.
Non è stato per caso? ribattii, ricordando il pacco sotto la porta. È un sotto copertura.
Ma si può fare un sotto copertura con unicona? domandò Marina, dubbiosa, citando la Regina del Cielo dipinta sopra.
Questo lo scopriremo insieme, risposi, e le presi la parola di continuare.
Dopo, il mio figlio si è ammalato, è rimasto in ospedale per un mese. Io ho ripreso a dimagrire, convinta che fosse lo stress di tutto quello che accadeva. Ho dovuto correre da casa al negozio, poi in ospedale, poi di nuovo a casa per cucinare. Il marito ha cambiato lavoro, ma guadagna la metà di prima.
Il piccolo è stato dimesso, grazie a Dio, ma io continuo a perdere peso. Pensavo a Lavinia, a cui i medici non avevano potuto aiutare.
Non potevano, confermai, allora ascolta.
Prima della discussione della tesi, io, la mia amica Tiziana e sua cugina Lavinia avevamo organizzato un picnic. Ognuna aveva un ragazzo: il fidanzato di Tiziana, Costante, e il compagno di Lavinia, Marco. I ragazzi accettarono a patto di dormire in tenda sulla riva del fiume.
Mentre andavamo verso il fiume ci siamo persi in una fitta foresta. Lavinia fu la prima a correre e trovò su un ramo un foulard di seta. Lo legò al collo e subito scoprì un sentiero che ci condusse al fiume.
Guardate, non è un semplice fazzoletto, rise.
Non prendere cose altrui, chi lo sa di chi sia, temette Tiziana.
È solo caduto da qualche ramo, rispose Lavinia, è bello, lo terrò.
Ci riposammo, pescammo, ci facemmo una zuppa di pesce, cantammo intorno al fuoco. Il mattino successivo, mentre tornavamo, Lavinia era debole e aveva mal di testa. Costante la portò sulle spalle.
Il suo stato peggiorò, non riuscì a superare gli esami, fu costretta a sospendere gli studi. I medici non trovarono nulla. Allora andai a casa della nonna di Lavinia, la signora Caterina, nota per curare i malati incurabili.
Caterina guardò la foto di Lavinia, il foulard e disse:
È una copertura energetica, non una malattia fisica. Il tovagliolo ha trasferito lenergia malata a unaltra. Se lo bruci o lo seppellisci, la malattia sparisce.
Mi diede una tisana di erbe, la bevve Lavinia e subito si risollevò, uscendo dallospedale.
Dovremmo portare anche la tua icona da Caterina? chiese Marina, sperando un rimedio.
Siamo andate, ma Caterina era già morta; però eravamo giunte al suo funerale. Lì incontrammo sua figlia, la suora Maria, che aveva tenuto licona immersa nellacqua santa e laveva portata in chiesa.
Maria ci consigliò di farla restare nel tempio. Marina fece così; le sue sventure terminarono, ritrovò salute, riprese peso e, poco dopo, diede alla luce una bambina che chiamò Mazzina.
Tutto questo mi ha insegnato che le difficoltà spesso nascondono un messaggio più profondo: non è la prova tangibile a salvare, ma la fede nei piccoli segni e la capacità di ascoltare il proprio cuore. Quando accogliamo con gratitudine ciò che il destino ci porta, trasformiamo la sofferenza in crescita e ritroviamo la serenità.






