Emanuele, stai scherzando?
Emanuele, stai scherzando? Torni di nuovo da tua madre? Che cosa proponi? Buttela fuori nel freddo, senza luce né acqua? sbuffa luomo, rovistando nello zaino. Lo faresti con i tuoi genitori?
I miei genitori non mi trattano così. Sanno che ho una famiglia e non mi trascinano in queste avventure domestiche. inizia Ginevra.
Non fare la difficile. Sai bene che devo dare una mano, la interrompe Emanuele, scacciando la discussione.
Lo capisco. Però mi dispiace lo stesso. Non è che i figli dimenticheranno presto il nome del padre, è che non cerchi nemmeno di renderla autonoma.
Ha preparato lei stessa la minestra, lasciamola a farla da sola. Tu scegli dove sta la tua famiglia: al villaggio o qui, in città.
Ginevra si gira e si dirige verso la camera da letto. Dopo mezzora la maniglia del corridoio scatta. Emanuele esce. Lei rimane sola, in compagnia dei due figli a cui ha promesso una passeggiata al parco.
Nel frattempo il padre è di nuovo fuggito dal nucleo familiare, e tutta la tensione ricade su Ginevra.
Due anni fa la scena era diversa. Ginevra ricorda perfettamente quel giorno: sono andati a trovare i genitori di Emanuele, portando con sé la suocera, la signora Rosa, per non lasciarla sola. Rosa si trovava bene con i parenti, così nessuno si opponeva.
Mentre sorseggiavano tè e biscotti sotto un pergolato di vite, Rosa ha avuto lidea geniale che cambia la vita di Ginevra.
Che bello qui! ha esclamato, inspirando a pieni polmoni. Devo anchio trasferirmi in una casa privata, a questetà. Pace, tranquillità, aria fresca
La madre di Ginevra, Lucia, ha sorriso. Allinizio ha pensato che Rosa semplicemente sognasse ad alta voce.
Qui è bello quando sei ospite, ha replicato la suocera. Ma da sola, senza marito, non cè nulla da fare. Non è una vacanza. Qui si ripara e si aggiusta sempre qualcosa. E tu, Rosa, non sei fatta per una casa.
Rosa ha tirato le labbra, ma non aveva nulla da rimproverare. Sembrava affaticata, come se fosse in uno stato di stanchezza cronica, anche senza fare nulla.
Io non voglio gestire la fattoria né i capannoni. Qui ci sono galline e maiali, a me bastano fiori e alberi.
Solo per stare allombra a guardare la bellezza. E ai nipoti piacerà: comprerò loro una piscina gonfiabile, correranno sullerba invece di soffrire col gas e la polvere.
Fiori e alberi chiedono cura. Cadrai per terra in casa, ma lì non cè lavoro. Una volta a settimana spolvera, due giorni pulisci i pavimenti, passa laspirapolvere e poi riposa, ha consigliato dolcemente Lucia.
Pensate davvero che facciamo lagricoltura per amore del lavoro? ha sbottato il suocero. A parole sembra romantico, ma la casa è una botte senza fondo.
Oggi il boiler si rompe, domani il tetto, dopodomani la recinzione. E tutto costa. Così ci troviamo in difficoltà.
Non importa, risolviamo. Non sono sola ha risposto ostinatamente Rosa, lanciando uno sguardo a Emanuele.
Ginevra ha alzato un sopracciglio, ma è rimasta in silenzio. Convincere la suocera è più arduo che convincere un gallo affamato a non beccare cavolo.
Quel giorno Rosa non discute più con i parenti, ma sorride misteriosa come la Gioconda. Sei mesi dopo guida fiera la sua nuova casa, godendo dellaroma di rose dal giardino vicino. La dimora è davvero confortevole.
Vedete? Non mi credevate. Ora sono qui, nel vostro paese, a un passo da voi! ha proclamato la suocera.
Ma la felicità dura poco. Prima Rosa chiede al figlio di aiutarla con piccoli lavori di ristrutturazione. Il lavoro si allunga a sei mesi, perché Emanuele viene solo nei weekend.
Ginevra brontola, ma sopporta. Crede che la ristrutturazione finirà e la vita tornerà alla normalità.
Quando la vernice del cancello si asciuga e le nuove carte da parati decorano le pareti, si scopre che la lista delle cose da fare non finisce mai.
Per prima cosa la suocera resta senza elettricità per quasi due giorni. In casa mancano luce e acqua. Emanuele corre a casa di sua madre con bottiglie dacqua e una coperta di lana, per consolarla.
Tutto è fermo! È così caldo senza condizionatore, senza doccia È una lotta per sopravvivere, si lamenta Rosa.
Poi la suocera accoglie un cane randagio per un po. Si scopre che il cane ha problemi ai reni. Nel villaggio non cè veterinario, così lo portano in città, ovviamente a spese di Emanuele.
Che fare, il cucciolo è malato Almeno ha un custode in casa, borbotta Rosa, cercando di calmare il cane.
Più tardi Ginevra deve pulire lauto perché il custode ha rovesciato il cibo. Inoltre il cane ha bisogno di cibo medicato, ma nel paese non ci sono negozi per animali né consegne. Emanuele diventa il corriere.
Non abbandono mia madre con un animale malato! Sai quanto è sensibile. Poi mi incolperà, risponde alzando le spalle.
Sì, sensibile. Il cane è una pietà, ma la gente non tanto.
Emanuele dedica i weekend alla madre, a volte anche nei giorni feriali dopo il lavoro. A volte passa la notte da Rosa.
Arrivo più tardi, ma dormirete lo stesso, si giustifica. Così mi alzo presto e vado direttamente al lavoro.
Ginevra attende un miglioramento, ma le cose non cambiano. Il tetto di Rosa perde, la fossa si riempie, cade la neve, cresce lerba Lei rifiuta categoricamente di curare la casa da sola, non può nemmeno chiamare gli specialisti.
E se fossero truffatori? Ladri? Ti strapperanno un altro coltellino Emanuele, sei un uomo, e gli uomini hanno paura. Aiutami a trovare qualcuno di onesto e resta al nostro fianco, implora Rosa.
La pazienza di Ginevra crolla quando la luce si spegne nuovamente, questa volta in tarda autunno. Fortunatamente solo per poco, ma è bastato a far andare in panico Rosa.
Ginevra, domani vado a comprare alla mamma un generatore, annuncia Emanuele con tono neutro.
Ginevra si irrigidisce.
Dalla nostra tasca? chiede, strizzando gli occhi, sapendo che non è una cosa a buon mercato. È costato circa cinquecento euro, ma la mamma ha speso quasi tutti i risparmi della vendita dellappartamento e vive con una sola pensione, risponde Emanuele scrollando le spalle.
Perfetto. Ora sosteniamo non solo noi, ma anche la sua casa dei sogni. Emanuele, non credi che tua madre abbia troppe richieste?
Emanuele sbuffa e alza la mano.
Ginevra, basta. Lì non cè nemmeno luce. Vuoi che muoia di freddo?
Ginevra alza gli occhi al cielo, ma deve ingoiare ancora una volta tutto quel nervoso.
Ora è sola nella camera da letto, a riflettere sul divorzio. Forse viviamo comunque bene, ma no, il divorzio è troppo estremo. Devo trovare unalternativa per non impazzire per la stanchezza, pensa.
E allora immagina
Una settimana dopo Ginevra si alza presto, si veste silenziosamente. Sta per uscire quando Emanuele si stiracchia, ancora assonnato.
Sei già così presto? sbatte gli occhi e sbadiglia.
Vado dai genitori, risponde tranquillamente, osservandosi allo specchio.
Di chi? incalza Emanuele, accigliandosi. Oggi? Ho promesso a mia madre di potare i rami.
Non lhai concordato con me. Inoltre, anchio ho dei genitori che hanno bisogno di aiuto.
Ma i tuoi ne hanno due!
Linvecchiamento non annulla gli obblighi. Dora in poi, un giorno libero lo dedicheremo alla tua mamma, laltro ai miei genitori, dice Ginevra, fermandosi nel corridoio.
Ah, giusto. Non dimenticare la lista sul frigorifero. Fai i compiti ai bambini e prepara loro una pizza a pranzo, hanno chiesto, ricorda Emanuele.
Ginevra esce, sentendo il peso dello sguardo di Emanuele alle spalle, ma non si gira più. Mentre va dai suoi genitori, si accorge che non pensa più a scadenze urgenti né a correre da nessuna parte.
Laiuto ai genitori è simbolico. Ginevra torna al piano di sopra, si rilassa, legge un libro su una altalena di giardino, ricorda aneddoti divertenti dellinfanzia a pranzo, si sdraia sul letto senza fretta. Ha quasi dimenticato cosa significhi mangiare con calma, invece di ingoiare il cibo sotto limpeto di mammaaa!.
Forse non arriverà mai una soluzione perfetta. Forse Rosa non venderà mai la casa e non risolverà i problemi senza laiuto di suo figlio.
Ma ora Ginevra ha un piccolo spazio personale che non cederà, per quanto modestamente piccolo, una vittoria nella battaglia per la sua serenità e la sua psiche.
E voi, che ne pensate? Scrivetelo nei commenti, mettete un like.






