— Mamma, papà, salve, ci avevate chiesto di venire, cosa è successo? — Margherita e suo marito Paolo sono semplicemente irrompenti nell’appartamento dei genitori.

Mamma, papà, ciao, ci avete chiesto di venire, cosè successo? Ginevra e il suo compagno Luca si erano appena precipitati nellappartamento dei genitori.

In realtà è iniziato molto prima. La mamma era malata, una gravissima malattia, fase avanzata

Aveva terminato un ciclo di chemioterapia, poi la radioterapia. Cera una remissione e i capelli stavano ricrescere, ma non era il momento di tirarsi indietro: la sua salute peggiorava di nuovo.

Ginevra, Luca, buonasera, entrate pure, la mamma, pallida e sottile come una bambina, li accoglieva.

Figlioli, sedetevi. Abbiamo una richiesta speciale, ascoltateci, il papà, un po smarrito, aggiungeva.

Ginevra e Luca si accomodarono sul divano, gli occhi fissi su di lei. Irene sospirò, guardò il marito Alessandro come a cercare sostegno.

Ginevra, Luca, non sorprendetevi, la mia richiesta è un po strana. In pratica ve la chiediamo per davvero.

Adottate per noi un bambino, vi prego! Non ci permetteranno per letà, e per altri motivi.

Ci fu un attimo di silenzio.

Fu la figlia a parlare per prima:

Mamma, credo ti sorprenderà, ma noi lo sapevamo da tempo e non volevamo dirlo. Luca e io desideriamo un figlio, e abbiamo già due bambine: le tue nipotine, Marta e Giulia.

Non possiamo contare su un maschietto, ma la questione non è solo quella; la salute non è più quella di una volta.

Marta è nata con parto cesareo. I medici non raccomandano altri gravidanze. Abbiamo pensato, forse, di prendere un bimbo dal ricovero, un maschietto, e integrarlo nella nostra famiglia. E ora tu, mamma, ci dici la stessa cosa. Da dove ti vengono queste idee?

Ginevrca, non so da dove cominciare, Irene accarezzò nervosamente il ciuffetto di capelli che ricresceva, la cosa è che mi sento peggio di nuovo.

A quel punto arrivò la mia amica, la zia Nadia, della vecchia ditta, ti ricordi? Prima aveva una lentiggine sullocchio che quasi lo copriva. Le dicevano di asportarla, temendo trasformazioni future. Ma ora Nadia è qui, senza lentiggine, splendida.

È andata a trovare la nonna Grazia in campagna, le hanno parlato, e Nadia è venuta a trovarmi. Siamo andati da Grazia, che ospita persone da altre città, ha aiutato molti. Ho pensato: cosa sto perdendo, e siamo partiti.

Ginevra e Luca ascoltavano la storia di Irene, trattenendo il respiro, ma non colgendo appieno il senso.

Allora, bambini, continuò Irene, la nonna Grazia mi ha subito posto una domanda strana: Hai un figlio?

Sapendo che ho una figlia, Ginevra, e due nipotine amate, Marta e Giulia, la nonna ha insistito: E la figlia, cosa è successo?

Mi ha sorpreso, perché nessuno, tranne me e Alessandro, sapeva del mio aborto tardivo. Doveva nascere un maschietto, il primogenito, per te, Ginevrca. Ma non è sopravvissuto, Irene si agitava con il bordo della maglietta.

E adesso? chiese Ginevra, con gli occhi spalancati.

Come ha detto la nonna Grazia: adotta un bambino. Poi è scoppiata in lacrime, come se fosse colpevole di non aver salvato il primogenito. Ora devo dare a un altro maschietto calore e amore, ristabilire lequilibrio rotto.

E poi ho capito: è davvero ciò che desidero. Alessandro ed io possiamo offrire al piccolo tutto ciò di cui ha bisogno!

Non è per curarmi, è una volontà consapevole: salvare da orfani e solitudine almeno una vita. Capite?

Mamma, ti ho capito e ti sostengo pienamente, Ginevra, in lacrime, si lanciò verso di lei, facciamo così!

Ginevra e Luca avevano già parlato con la direttrice del ricovero per bambini, volevano adottare un maschietto. Li invitarono a vedere i piccoli.

Irene e Alessandro, naturalmente, andarono anche loro. Nella sala giochi, su un tappeto, giocavano bambini di tre anni e più.

Mamma, guarda quel ragazzino biondo, è come te, raccoglie con cura la torre di blocchi. Ha persino sporgiato la lingua per concentrarsi, sussurrò Ginevra indicando un bimbo a terra.

Irene lo osservò, anche a lei piacque. Ma dal lato della stanza si alzò una voce indistinta.

Irene si voltò: in un angolo cera un ragazzino più grande, occhi tristi, che bisbigliava a bassa voce.

Ci stai parlando? Ripeti più forte, non ho capito, chiese Irene.

Il ragazzo fece un passo verso di lei e ripeté: Zia, per favore, prendimi, ti prometto che non te ne pentirai. Prendimi

Ginevra e Luca finirono subito i documenti e adottarono Nicola. Marta e Giulia erano felicissime di avere un fratellino.

Nicola si abituò subito, chiamava Ginevra e Luca mamma e papà. Passava spesso a casa di Irene e Alessandro, che abitavano vicino e la scuola era a piedi.

A lui la chiamava mamma Iri, un soprannome che gli era nato da solo. Irene, trattenendo il respiro, lo guardava e gli sembrava davvero il figlio che non era sopravvissuto.

Su insistenza dei medici, Irene iniziò un nuovo ciclo di cura, ma la sua salute peggiorava.

Nicola le guardava negli occhi, accarezzava i suoi capelli corti.

Mamma Iri, perché sei malata? Voglio che guarisca!

Non lo so, Nicola, a volte succede, ma cercherò di stare meglio, te lo prometto, le piaceva che lui la chiamasse mamma Iri.

Alessandro parlò con il dottore, che insisteva per un intervento.

Quali sono le probabilità? chiese Alessandro.

Il medico fu franco:

Cinquanta su cinquanta. Faremo tutto il possibile e la salveremo.

Allora Alessandro e Irene decisero di procedere.

Il giorno dellintervento tutti erano nervosi. Ginevra chiamava il papà senza sosta. Alessandro si accordò col medico per avere aggiornamenti e Alessandro era in tensione.

Alessandro non sapeva dove fosse Nicola. Lo trovò nella loro camera, accanto alla sedia con il camice di Irene.

Nicola non sentì larrivo di Alessandro, era seduto sul pavimento, con la faccia nel camice, piangendo a bassa voce:

Mamma Iri, non andare via, non voglio perderti di nuovo, ti prego! Restami sempre accanto, mamma Iri!

Il telefono squillò, facendo sobbalzare sia Alessandro che Nicola.

Chiamava il dottore, voce stanca e senza speranza, il cuore di Alessandro sembrava bloccato.

È tutto finito? Irene non è sopravvissuta allintervento?

Alessandro? È il dottor Marco, lintervento è stato complesso, ma è andato bene, la tua moglie ce lha fatta.

Era su un filo, la prima volta che vedevo qualcosa del genere, come se unenergia sopra di noi la sostenesse nei momenti in cui la vita sembrava sul punto di spezzarsi.

Congratulazioni, è ancora con noi, ha ancora tempo da vivere, cè ancora una ragione per cui…

Grazie, grazie, dottore! Alessandro abbracciò Nicola.

Hai capito, tutto bene, è viva la nostra mamma Iri, è viva! Che gioia che tu sia qui, piccolo. Scusa se ho chiesto per la mamma Iri, grazie, figlio mio caro!

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