Una volta, mentre aspettavo il mio secondo bambino, si presentò alla mia porta una ragazza con un neonato.

Una notte, quando mi trovavo alla seconda gravidanza, sentii il campanello suonare come un eco lontano. Alla soglia della porta comparve una giovane donna con un neonato tra le braccia, avvolta in un mantello di nebbia. Non avrei mai immaginato che una scena così surreale potesse accadere nella mia vita. Scoprì poi che non avevo mai capito con chi avevo condiviso tutti quegli anni.

Incontrai Adriano quando avevo quindici anni; lui ne aveva diciassette. Cinque anni dopo, ci sposammo e, entro lanno successivo, rimasi incinta. Quando nacque la nostra figlia, Chiara, Adriò fu al settimo cielo. La dedicò tutta, lavorando ancora di più per offrirle un futuro splendente.

Il marito acquistò un ampio bilocale a Milano, e Chiara divenne il suo tesoro più prezioso. La accompagnava allasilo, a tutte le sue attività, passeggiava con lei nei parchi di Sempione e guardavano insieme cartoni animati sul divano. La nostra famiglia sembrava un dipinto perfetto. Ma, come in un sogno che si sgretola, un giorno tutto si mutò.

Alla seconda gravidanza bussò di nuovo qualcuno. Alla porta cera una ragazza di circa ventanni, con il piccolo avvolto in una coperta di velluto. Entrate, le dissi, facendole spazio. Si presentò come Fiorenza, diciannove anni, la seconda compagna di Adriano.

Fiorenza aveva appena messo al mondo un maschietto due settimane prima e, con la voce tremante, mi raccontò che la loro relazione durava da due anni e che non avrebbe mai lasciato il marito. Chiamai Adriano e gli dissi di venire subito. La sua risposta fu una frase che sembrava uscita da un libro di favole:

Ragazze, un tempo vivevamo tutti in armonia. Manteniamolo così. Non voglio divorziare, ma non abbandonerò neanche Iside.

Il cuore mi si spezzò. Con le lacrime che scivolavano come pioggia destate, afferrai la sua valigia e la scaraventai fuori dalla porta. Lui, furioso, mi insegui:

Cara, ti pentirai. Lappartamento è intestato a me; tu e i tuoi bambini dovrete trasferirvi in una vecchia casa al limitare della città. Non contare neppure sul mantenimento, il mio stipendio ufficiale è una miseria. Pensa a come vivrai.

Quelle parole, uscite dalla bocca delluomo che amavo, mi sembravano una melanzana rotta in mille pezzi. Decisi allora che i miei figli non sarebbero cresciuti sotto il suo tetto. Adriano se ne andò con Fiorenza; io raccolsi le mie cose, quelle dei miei bambini, e corsi verso il mio bilocale.

Non cera tempo per piangere. Adriano depositò rapidamente la domanda di divorzio; io spesi gli ultimi euro in un avvocato esperto, che si occupò di tutte le pratiche e, contro ogni previsione, lappartamento rimase mio, insieme a Chiara e al nascituro. Non chiesi nemmeno il mantenimento.

Sette anni più tardi, mi risposai. Il nuovo marito, Lorenzo, è un uomo diverso da Adriano, un vero gentiluomo. Scoprii poi che Fiorenza aveva solo cercato i soldi della mia ex e, quando Adriano rimase senza tetto, lo cacciò via. Lui provò a tornare da me, ma io non volevo più nulla di lui, soprattutto dopo quelle parole che ancora riecheggiano nel mio sogno.

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Una volta, mentre aspettavo il mio secondo bambino, si presentò alla mia porta una ragazza con un neonato.