Il mio verbo è lultimo.Tu, figlia, puzzi di rabbia contro il papà finché vuoi.
Solo la sua anima è marcia.Non discutere, Fiorenza.Vai da Marco, e basta.Con lui vivrai come dietro un muro di pietra: non sentirai più le parole cattive.
Il mio verbo è lultimo.Tu, figlia, puzzi di rabbia contro il papà.Ma per Giacomo non ti darò.Fermo, non spiegare.So tutto.Che è un bel tipo, canta canzoni, ti incanta.Solo la sua anima è marcia.Non discutere, Fiorenza.Vai da Marco, punto e basta.Con lui sarai tutta la vita, come dietro un muro davorio, non sentirai più il suo male.È un bravo uomo, capisci? Antonio Tarabusi cercò di avvolgere la figlia in una stretta.
Fiorenza sapeva che non poteva andare contro la volontà del padre.Tuttavia strappò la sua mano, scoppiò in pianto e gridò: Non cè forza per laddolcire!
Antonio fissò i suoi occhi azzurri, così testardi e ribelli.Non avrebbe permesso che fosse infelice, così dichiarò con decisione: Sarai dolce solo se ti sforzi!Vai, Fiorenza!
Lungo il fiume Po, Giacomo attendeva la ragazza.Il cuore le balzò di nuovo.Che bel uomo, desiderava passare con lui ogni giorno della sua vita.
In quel momento la furia verso il padre era una fiamma viva!Mai avrebbe immaginato di odiare così tanto chi era stato il suo esempio e sostegno.Né suppliche né ragionamenti riuscirono a placarla.
Che cosa è questo padre?Malvagio o sciolto? accarezzò i ricci neri di Fiorenza, guardandola con sguardo denso e ciglia soffici, e domandò Giacomo.
Luiha detto che non possiamo stare insieme.È tutto inutileNon lo convincerò, singhiozzò amaramente, appoggiandosi al petto del giovane.
Prova ancora!E non mi conviene nemmeno per il suo fidanzamento!La casa, la fattoriama lui è testardo, Giacomo, furioso, sbatté il piede e colpì un anatroccolo che guizzava lungo la riva.
Attento, anatroccolo! strillò Fiorenza.
Ah, ora ho qualcosa su cui pensare.Un anatroccolo, un anatroccolo.Ma non toccarlo, guarisce in fretta.Andiamo a passeggiare, propose Giacomo, conducendo la ragazza verso il bosco.
Ritornando poco dopo verso casa, incrociò Marco.Il giovane, vedendo Fiorenza, si fece rosso come il tramonto.
Era di bassa statura, con lentiggini sul viso, capelli biondi e occhi di un azzurro trasparente che Fiorenza, ridendo, chiamava sbiancati.Un aspetto semplice, non come Giacomo.E perché il padre si opponeva?Fiorenza voleva dirgli qualcosa di offensivo, ma notò lanatroccolo nelle mani di Marco.
Dove vai? sorrise.
Sono andato al fiume a farmi il bagno.Ho visto lanatra ferita, la ho raccolta e ha pianto disperatamente.Credo abbia una zampa rotta.La mostrerò al papà, è bravo a curare gli animali. Marco lanciò uno sguardo rapido negli occhi di Fiorenza.
Capì allora che lanatroccolo era stato appena calpestato da Giacomo.Senza aiutarlo, luomo lo aveva ferito.Fiorenza arrossì intensamente e si allontanò in fretta.
Il senso di vergogna per aver visto il suo amato ferire linnocente, mentre chi la odiava lo salvava, la sopraffaceva.
Da quel giorno lanatroccolo divenne compagno di Marco, lo seguiva ovunque nel villaggio, persino dormiva accanto al fienile.Strano, strisciava dietro di lui, scrutando che il padrone non lo perdesse.
Ci sono i porcarì, e poi cè il porcanatro, stupido.E lanatra è la stessa.Servono solo per la tavola, cercava di provocare Marco Giacomo.
Marco non reagì, continuò il suo cammino.
Presto fu fissata la data del matrimonio di Marco e Fiorenza.La ragazza piangeva senza sosta.Giacomo cercava di convincerla a fuggire insieme.Ma, pur amandolo senza riserve, non accettò.Limmagine del volto furioso del padre le apparve nitida.
Allora il padre poteva chiuderle le porte.La madre non aveva parole contro il papà.Fiorenza era lunica figlia; la madre era sempre malata, i due fratellini erano morti da piccoli.Se tutte le famiglie avevano cinque o sei figli, lei era cresciuta sola.
Il giorno delle nozze si specchiò nella sua veste bianca, sfolgorante, i capelli dorati illuminati.
La sposa più bella! baciò la figlia Antonio Tarabusi.
Sei arrabbiata con me, piccola?Ti auguro felicità, tesoro mio!Mi ripagherai più tardi!
Mai!Ho fatto come volevi, ma ringraziareNo, papà, Fiorenza si voltò verso la finestra.
Giacomo, al suo matrimonio, ballava con Caterina.Fiorenza lo invidiava, vedeva lo sguardo della donna su di lui.Eppure lei era ormai sposa.
Rimaneva solo il morso dellelbow e lo sguardo al suo ex con unaltraFiorenza guardò di soppiatto Marco; non aveva bevuto, lanatroccolo girava attorno a lui.
Che stolto! pensò con rancore.
La madre la aiutò a spogliarsi, lanciando sguardi terrorizzati verso la porta da cui doveva comparire luomo indesiderato.Lui entrò, si fermò, osservò le sue labbra serrate e si voltò per andarsene.
Cosa?Te ne vai?Che dirò alla gente?Non piacerò? Fiorenza saltò dal letto e corse verso di lui.
Lui rimase immobile, la guardò, posò una sciarpa sulle spalle.
Ti piaccio.Molto.Sei la mia dolce, la migliore.Solo che ti vedo disgustosa, e seNiente, vivremo così.Ma finché non verrai da me, non posso e Marco se ne andò.
Questo non accadrà mai! urlò furiosa.
Il giorno dopo incontrò Giacomo.Il suo alito di sigaretta le colpì gli occhi, cercò di attirarla nel bosco con un bacio.
Che fai?Sei impazzito!Che ti credi di fare? ribatté Fiorenza.
E allora?Hai ora un marito.Vuoi ancora stare con me? ribatté Giacomo, infuriato.
Lei se ne andò.
Così trascorrevano i giorni.Gli sposi vivevano separati, e Marco era sempre occupato.Un pomeriggio andarono a cercare funghi nel bosco, Fiorenza si torse la caviglia e il marito la portò in braccio.
Di sera oscillavano su altalene sopra lacqua, lanatroccolo zampettava dietro di loro.Il risentimento verso Giacomo svaniva lentamente.
Sapeva che lui stava con Caterina e che il loro matrimonio si avvicinava, ma non provava più gelosia.Fiorenza non capiva più cosa le accadesse; Marco non cercava avvicinamenti.
Una notte la casa della vicina prese fuoco.Fiorenza si svegliò tra le fiamme, corse fuori, trovò la gente radunata.
La vicina, con tre bambini, fuva il più grande, Sasha, proveniente dal villaggio vicino.
Sei un giovane valoroso.Hai portato tutti fuori!Il primo a correre, hai aiutato molto.Un ragazzo doro, accarezzò Fiorenza sul braccio.
Marco?Dove è? chiese, sentendo il cuore raffreddarsi.
È dentro.Il cane, Galka, si è impigliato da qualche parte.Gli ho detto di stare attento, ma è sparito di nuovo.I bambini piangono per il cane, la vicina si asciugò le lacrime con il fazzoletto.
Allimprovviso il tetto crollò.Fiorenza urlò e svenne.
Riprese conoscenza quando una mano la accarezzò sul viso.Davanti a lei cerano occhi maschili.
Come stai?Il tetto è caduto, poté dire appena.
Sono passata dalla finestra.Ho trovato Galka quasi sotto il letto, lho tirata fuori a fatica.E Marco, con un sorriso, mi guardò.
Ho avuto paura per te.Ti amo! piangeva, stringendosi al suo spalla.
Nove mesi dopo nacque il loro figlio, Nicolò.Marco, ereditando labilità del padre, curava mucche e cavalli, riuscendo a rimettere in piedi animali persi.Gente da tutta la regione veniva da lui.
Fiorenza amava il marito e non riusciva a capire come potesse aver amato tanto Giacomo, che si era sposato con Caterina, beveva, si divertiva, picchiava la moglie e alla fine laveva resa invalida.Pensava, con orrore, di potersi ritrovare al posto di Caterina se non fosse stata la volontà di ferro del padre.
Uscì di casa.Antonio Tarabusi giocava con il piccolo Nicolò.
Papà papà, volevo ringraziarti.Per non avermi sposato con Giacomo.Per aver visto che era meglio per me.Scusami, Fiorenza si avvicinò e baciò il padre.
Ah, la giovinezza.Bene così.Con gli anni capiamo chi è uomo e chi è non potevo dare la sola figlia a quel mostro.Sapevo che eri arrabbiata con me.Ma è passato, e va bene.I più grandi, figlia, ascoltate.Abbiamo vissuto, vediamo.Che Dio vi benedica! sorrise Antonio Tarabusi.
Fiorenza visse fino alla vecchiaia.Con Marco facevano tutto insieme: lei arava il campo, lui era accanto.Ebbero cinque figli, molti nipoti.
Una famiglia felice.Il detto Non cè forza per laddolcire assunse un nuovo significato






