Sono sposata da ventanni, e mai avevo pensato che qualcosa potesse essere diverso da come sembrava. Mio marito viaggiava spesso per lavoro, e io ormai mi ero abituata a quelle partenze sfumate, a quei messaggi tardivi e agli arrivi stanchi, con il profumo dei corridoi dufficio ancora addosso. Diceva che le riunioni si prolungavano fino a sera. Io non avevo mai spiato il suo telefono, né gli facevo domande inutili. Mi fidavo.
Un giorno, mentre piegavo delle camicie nellombra morbida della camera da letto, lui si è seduto sul bordo del letto senza togliersi le scarpe, come se i piedi fossero radici pesanti. Mi ha guardata e mi ha detto:
Vorrei che tu mi ascoltassi, senza interrompermi.
Mi è sembrato che la stanza si tendesse come una vela nel vento, e ho capito che qualcosa non andava. Mi ha confessato che stava vedendo unaltra donna.
Gli ho chiesto chi fosse. Ha esitato, poi mi ha detto il suo nome: Laura. Lavorava in una caffetteria vicino al suo ufficio, aveva occhi di mandorla e sorriso di fiore, e qualche anno di meno. Ho domandato se era innamorato. Ha detto che non lo sapeva, ma accanto a lei si sentiva diverso, meno stanco, quasi nuovo. Ho chiesto se pensava di andare via. Ha risposto con calma:
Sì. Non voglio più far finta.
Quella notte ha dormito su un vecchio divano grigio, e allalba è sparito dalla casa come una sagoma dacqua. Non è tornato per due giorni. Quando è rientrato, aveva già parlato con un avvocato. Mi ha detto che voleva il divorzio il più velocemente possibile, senza drammi. Ha iniziato a spiegarmi cosa avrebbe preso e cosa no. Io restavo seduta, muta come una statua in piazza. In meno di una settimana me ne sono andata via.
Nei mesi che sono seguiti, il tempo sembrava scorrere come una processione di ombre nere. Dovevo fare tutto da sola: documenti, bollette, scelte. Uscivo di più, non per divertimento, ma come se uscire fosse lunico modo per non scomparire. Accettavo qualsiasi invito pur di non restare in casa. Durante una di quelle uscite surreali, ho incontrato un uomo in coda al bar, tra laroma intenso del caffè e il mormorio della gente. Abbiamo chiacchierato di cose leggere: il tempo che cambiava, la folla, i ritardi dei tram.
Ci siamo incrociati ancora. Un giorno, seduti a un tavolino tondo sotto le luci di Milano, mi ha detto quanti anni aveva: quindici meno di me. Non fece battute inopportune né rise. Mi chiese letà, e continuò a parlare come se i numeri non avessero peso. Mi invitò a uscire unaltra volta. Accettai, quasi senza capire perché.
Con lui tutto era diverso, quasi irreale. Niente promesse giganti, né parole zuccherate. Mi chiedeva come stavo, ascoltava, restava accanto a me quando parlavo del divorzio senza cambiare argomento. Un giorno mi disse, con voce ferma, che gli piacevo, e che sapeva che uscivo da una storia difficile. Gli confessai che avevo paura di ripetere errori, di essere di nuovo dipendente da qualcuno. Lui mi disse che non voleva controllarmi né salvarmi.
Il mio ex lha scoperto da altri. Dopo mesi di silenzio mi ha chiamata. Mi ha chiesto se era vero che uscivo con un uomo più giovane. Ho risposto di sì. Mi ha domandato se non mi vergognassi. Gli ho risposto che vergognarsi bisognava del suo tradimento. Ha chiuso la chiamata senza salutare.
Mi sono separata perché lui mi ha lasciata per unaltra. Eppure, senza cercarlo, mi sono ritrovata accanto a qualcuno che mi vuole bene e mi fa sentire viva.
Sarà forse un dono della vita, nascosto tra le pieghe surreali di un sogno italiano?






