Il Nipote È Più Vicino al Marito Che al Figlio

Caro diario,

Allora, portatelo via per sempre! A che servono tutte queste cerimonie? dissi, irritato, mentre Ginevra lanciava il suo sguardo tagliente.
Hai dimenticato di chiedermi cosa devo fare! rispose Niccolò con lo stesso tono.
Se ti avessi chiesto almeno una volta nella vita, non ti saresti rotto il naso! contrappose Ginevra.
Se avessi potuto chiedere, avrei chiesto! sbuffò Niccolò. Non dipende da te nulla!

Non è compito tuo dirmi cosa fare o come comportarmi!

Non hai coscienza osservò Ginevra, ferita. Dai, pensa al figlio!
E io non ci penso? urlò Niccolò. Anzi, ci penso più di te! E non solo penso, ma lo sostengo e lo cresco!

Puoi continuare a minacciarmi di lasciare il lavoro?

Lo farò non appena troverò qualcosa! sbottò Ginevra.
Prima trovalo! replicò Niccolò senza abbassare la voce. Poi, se vuoi, apri bocca!

Niccolò ascoltò per qualche minuto leco del suo rimprovero, poi riprese a prepararsi.

Capisci, a Costante fa pena vedere che sei sempre con Rocco, disse Ginevra più calma. Quando siete insieme, ho notato che dedichi più attenzioni a Rocco!
È più grande! Con lui cè sempre qualcosa da dire, e il ragazzo ha già la mente che si apre! rispose Niccolò. Dobbiamo capire che cosa diventerà!

E il nostro figlio ti è ormai indifferente? chiese Ginevra.
È ancora piccolo! Per legge ha bisogno di più cure dalla madre che dal padre! Dedicati a Costante finché non sarà grande! Io, nel frattempo
Passerò il tempo con il nipote, concluse Ginevra al posto di suo marito. Hai sentito? Con il nipote! Eppure ignori il nostro vero figlio!

Nessuno sputa su nessuno! sbuffò Niccolò. Dedico tempo a tutti! Ma Costante ha un padre sempre vicino, mentre mia sorella alleva il figlio con la nonna, non con un uomo! Due donne non bastano a un ragazzo di dodici anni!

E allora dimmi, devo mostrarmi freddo verso le due donne che stanno rovinando la mente del mio nipote? Come potrà diventare un vero uomo?

Niccolò, devo chiamare mia madre qui, così ti interesserai di Costante? incalzò Ginevra.
Se ne andranno entrambe! ringhiò Niccolò. Mi mancava solo tua madre!

E Costante? domandò Ginevra, velenosa.
Rimarrà con me! Tu non hai nulla da dargli! rispose con un sorriso beffardo. Pensavi che ti regalassi una vita da favola con gli alimenti? Non arriverà! Pagherai tu! Allora per lappunto troverai un lavoro, così non rimarrai senza nulla!

Ginevra dovette ingoiare quelloffesa, perché Niccolò aveva ragione. Non aveva più nulla. Le ambizioni svanite durante il matrimonio, il diploma nemmeno esisteva. Dopo linterruzione accademica per la gravidanza, non tornò mai più sui banchi universitari.

Niccolò continuò a prepararsi in silenzio.

Hai comprato tutti quei giocattoli per Rocco? chiese Ginevra, interrompendo il silenzio. Pensavo anche Costante avesse qualcosa
A lui basta già, scrollò le spalle Niccolò. A Rocco, però, non può contare su nessuno!

Nessuno dei due è importante, solo il nipote! Poveretto, sparirà con loro. Ginevra non trovò parole, così si limitò ad aiutare il marito. Improvvisamente una cartolina si staccò dal blocco dei fogli. La raccolse, la aprì e lesse il messaggio. Gli occhi le si allargarono, la cartolina cadde a terra.

Niccolò, cosa significa al nostro amato figlio?
Chi ti ha chiesto di ficcarti nei miei affari? strillò Niccolò spingendo via Ginevra. Smettila di ficcarti!
Lo farò, balbettò Ginevra. Ma cosa vuol dire?
Dio, sei proprio una testa di legno! sbottò Niccolò. Una donna normale lavrebbe capito al volo!

Ginevra aveva tutte le carte in regola per diventare la seconda moglie di Niccolò, ma il destino le riservò il ruolo di prima moglie. La ragazza destinata a essere la prima sposa non voleva affatto quel titolo. Vissero insieme in un monolocale per circa un anno, poi lei svanì senza lasciare traccia. I suoi genitori e amici non seppero più nulla di Viola.

Niccolò piangeva poco, o meglio, non piangeva affatto. Come dice il proverbio: Chi non piange non si lamenta. Proseguì la sua vita, trovando piacere in ogni cosa. Un anno dopo, Viola riapparve, ma con un bambino in braccio. Divenne subito noto che aveva partorito da Niccolò.

Il giro di voce fu che Viola avrebbero messo Niccolò contro il muro per strappare gli alimenti o forse farla sposare. Non fu così. Viola venne per consegnare il bambino al padre e poi sparire di nuovo. Se avesse dato il bambino a Niccolò, avrebbe potuto dire di averlo trovato per strada e la vita di Rocco sarebbe finita.

Ma Viola fu più astuta. Portò il neonato in una cesta sulla soglia dellappartamento dove vivevano la madre e la sorella di Niccolò, accompagnata da una lettera piagnucolosa in cui chiedeva di crescere il bambino ma lamentandosi di non avere né soldi né energie, con la diagnosi di una depressione postpartum e una malattia incurabile. Chiese di non abbandonare il piccolo, il nipote e il nipote di sangue.

Niccolò fu convocato per spiegazioni.

Come lo so? Forse lhai trovata da qualche parte e mi hai mentito! Facciamo un test e poi decideremo! disse.

Il test confermò che il bambino era figlio di Niccolò. Iniziò così una lunga discussione.

Dove devo mettere il bambino? Cosa devo fare con lui? Ho appena avviato limpresa! protestò Niccolò. Ho contratti, trattative, affari! E devo ancora stipare il personale perché non ho abbastanza soldi!

E cosa proponi? esclamò Anna, la contabile di famiglia. Consegnarlo al canile?

Solo noi sappiamo che è nostro, noi e Viola. E Viola non tornerà più in città! scrollò le spalle Niccolò.

Ma noi lo sappiamo! insistette Anna. Come vivremo se il nostro figlio finisce in un orfanotrofio?

Io lo accetterei, sbuffò Niccolò. È la stessa cosa per voi!

Non hai coscienza, disse Lena, la sorella. Mettere il figlio in un canile!

E tu che ci fai? replicò Niccolò. Non sei neanche una madre!

Non avrei mai dato via il mio bambino! rispose Lena, ventenne, incinta di un figlio che poi perse a causa di un incidente e di una malattia che le impediva di avere altri bambini.

Stai scherzando! scosse la testa Anna. Se lo metti in un canile, la vita ti darà il conto: niente affari, niente felicità, niente nulla!

Basta! sbatté il pugno sul tavolo Niccolò. Se tutti voi vi credete giusti e umanitari, facciamo così: Lena prende il bambino, io trovo i soldi, tutti lo cresceremo insieme. Io, come zio buono, aiuterò nella crescita!

Aiutare? chiese Lena.
Sostenere! urlò Niccolò. È chiaro?

E se ti sposi? domandò Anna.
E cosa cambierebbe? rispose Niccolò, alzando le spalle. Continuerò ad aiutare la sorella con il nipote! Tutto rimarrà comè!

Niccolò pagò puntualmente tutti i soldi dovuti, ma per tre anni sparì completamente. Quando madre e sorella chiedevano, rispondeva che era occupato tra affari e vita privata. Lincontro di tutti avvenne al matrimonio di una cugina; fu un momento imbarazzante, ma Niccolò riuscì a placare tutti con una frase che soddisfò gli interroganti.

Con la nascita di Costante, Niccolò cambiò. Vedeva crescere il suo sangue, ma le urla dei bambini lo irritavano. Ricordò Rocco e si mise a viaggiare verso la sorella e la madre per passare più tempo con il nipote. I sentimenti paterni scaturiti dalla nascita di Costante si riversavano più su Rocco, perché lì trovava una risposta. Costante, invece, rimaneva spesso in disparte. Questo continuò per otto anni.

Non si può dire che Costante fosse totalmente privo di attenzioni paterne; riceveva anche della nostra parte, ma a Niccolò bastava. Con Rocco trovava più affinità. Quattro anni sono tanto per un bambino, e le attività adatte a un dodicenne non sono gli stessi per un ottoenne. Con Rocco Niccolò aveva già sperimentato tutto, mentre con Costante nulla lo interessava più.

Ginevra vedeva il loro figlio relegato in secondo piano per favorire il nipote. Tra rancore, gelosia e frustrazione, non poteva fare nulla. Dipendeva totalmente da suo marito per il sostentamento. Quando provò a cercare un lavoro, le offrirono solo mansioni poco qualificate, poco pagate. Lei, moglie di un imprenditore, era abituata al comfort.

Non posso fare la pulitrice o la lavapiatti! sbuffò.

Lunica cosa che poteva fare era lanciare qualche frase pungente nella speranza che il marito ricordasse il loro figlio, o almeno gli dedicasse lo stesso tempo al figlio come al nipote.

Allora, è tuo figlio? rimase senza parole Ginevra. Il tuo vero figlio? Perché lo alleva tua sorella?
Sì, Ginevra, Rocco è mio figlio! Lena non è sua madre, ma lo alleva come se lo fosse! E Rocco sa già di non essere suo! ribatté Niccolò, irritato. Che altro vuoi da me?

Ginevra si strofinò la fronte, poi coprì la bocca, inspirò a fondo, mostrando un misto di confusione e sconforto.

Niccolò, prendiamolo noi? propose con calma. Che i due fratelli vivano insieme! Io sarò la mamma di Rocco. Se lui non mi accoglie, almeno il padre sarà vicino, e tu non dovrai più scegliere tra i figli.

Sei pronta ad accogliere mio figlio? chiese Niccolò, dubbioso.
Perché no, rispose Ginevra facendo spallucce. Sono pronta ad adottarlo!

Ginevra esitava, ma pensò che se i due ragazzi fossero insieme, Niccolò sarebbe costretto a dividerle il tempo. Da lì in poi, avrebbe lottato per dare a tutti uguale amore e attenzione.

Niccolò ci pensò per una settimana, poi decise. Portò Rocco a casa, lo riconobbe ufficialmente come figlio, e Ginevra lo adottò, mantenendo la promessa.

Proteggila! consigliò Anna, la contabile. È una donna sacra! Unaltra ti avrebbe mandato allinferno! Ma lei ha capito, perdonato e accettato!

Dopo questo gesto, Niccolò guardò Ginevra con nuovi occhi: amore sincero e gratitudine lo pervadevano. Rocco iniziò a chiamarla mamma dopo un anno di tempo. Pian piano nacque una famiglia comune, felice e normale.

Ho capito, caro diario, che il vero valore non sta nel possesso o nel potere, ma nella capacità di mettere al centro le persone che amiamo, senza fare preferenze. Solo così troviamo serenità e rispetto reciproco.

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