Papà, forse non dovresti più venire da noi così spesso Perché ogni volta che te ne vai, la mamma si mette a piangere. E piange tutta la notte, papà.
Mi addormento, mi sveglio, poi mi riaddormento e mi risveglio ancora, e lei è lì, che piange e piange. Io glielo chiedo: «Mamma, perché piangi? È per papà, vero?..»
Lei risponde che non sta piangendo, che è solo raffreddata, che ha il naso che cola. Ma io sono grande ormai, lo so che nessun raffreddore fa venire le lacrime nella voce.
Papà di Sofia stava seduto con la figlia in un bar del centro di Firenze, girando lentamente il cucchiaino nel suo espresso freddo, in una tazzina bianca così piccola che sembrava fatta apposta per tenerci solo pensieri tristi.
Davanti a Sofia, il gelato nemmeno toccato: un capolavoro di colori, palline di fragola, limone, pistacchio, sopra una fogliolina di menta e una ciliegia candita, tutto colato da una cascata di cioccolato fondente.
Qualsiasi altra bambina di sei anni non avrebbe resistito; ma non Sofia, lei aveva già deciso, forse dal venerdì scorso, di parlare seriamente con il papà.
Papà taceva, la guardava, poi finalmente domandò:
E allora, piccola mia, che dobbiamo fare noi due? Non vederci più per niente? Come farei poi io, senza di te?..
Sofia aggrottò il nasino, che aveva proprio come la mamma un po a patatina, pensò il papà con tenerezza e poi rispose:
No, papà. Nemmeno io posso stare senza di te. Facciamo così: telefona alla mamma e dille che il venerdì vieni sempre tu a prendermi allasilo.
Passeggiamo insieme, se vuoi un caffè o un gelato, restiamo qui al bar. E ti racconterò tutto di come stiamo io e la mamma.
Poi Sofia restò in silenzio un minuto, riflettendo, e continuò:
E, se vuoi vedere la mamma, la fotografo con il telefono ogni settimana e ti mostro le foto. Che ne dici?
Il papà sorrise piano, guardandola fiera e intelligente, e annuì:
Va bene, viviamo così allora, amore mio
Sofia sospirò, come se un peso le fosse scivolato dal cuore. Finalmente affondò il cucchiaino nel suo gelato. Ma non aveva ancora finito: doveva dire la cosa più importante. Così, con i baffetti colorati sotto il naso, si ripulì con la lingua e tornò seria, quasi adulta.
Era già quasi donna, pensò. Responsabile del suo uomo, anche se era ormai vecchio: il compleanno di papà era stato la settimana prima. Per lui, Sofia aveva disegnato una grande cartolina allasilo, colorando con cura il numerone 28.
Il volto si fece grave, le sopracciglia strette:
Io credo che dovresti sposarti, papà
E generosamente mentì:
Non sei tanto vecchio
Il papà apprezzò il gesto di buon cuore della figlia e rise:
Tanto vecchio, dici? E tu saresti gentile a dirmelo, eh
Sofia, con entusiasmo:
No, no! Guarda lo zio Marco, quello che è venuto da noi due volte, è pure un po calvo Qui sopra
E si accarezzò la cima della testa con la mano. Poi si accorse che il papà si era irrigidito e la guardava intensamente aveva appena rivelato il segreto della mamma.
Allora Sofia si coprì la bocca con entrambe le mani, gli occhi tondi di spavento.
Zio Marco? Chi è questo Zio Marco che viene così spesso a casa? È il capo della mamma?.. quasi gridò il papà, facendosi sentire da tutto il bar.
Non lo so, papà Sofia davvero si perse di fronte a quella reazione Forse è il capo. Viene, porta le caramelle. E la torta, a tutti.
E Sofia esitava, se raccontare altro a quel papà così strano, porta anche i fiori alla mamma.
Il papà strinse le mani sul tavolo, guardandole a lungo. Sofia capì subito che lui stava decidendo qualcosa di importante, lì, proprio in quel momento.
E aspettò, non lo incalzò. Ormai laveva intuito: gli uomini sono lenti a decidere, bisogna aiutarli a capire quello che conta. E chi poteva farlo, se non una donna, la più importante della sua vita?
Il papà tacque ancora: poi sbuffò sonoramente, alzò la testa e parlò Se Sofia fosse stata solo un po più grande, avrebbe compreso che usò lo stesso tono tragico che aveva Otello con la sua Desdemona.
Ma non sapeva ancora nulla né di Otello, né di Desdemona, né delle grandi storie damore. Imparava solo vivendo, guardando gli adulti gioire e soffrire anche per un nonnulla.
Alla fine, papà disse:
Andiamo, Sofia. Si è fatto tardi. Ti accompagno a casa. E voglio parlare con la mamma.
Che cosa avrebbe detto il papà alla mamma, Sofia non chiese, ma capiva che era importante. Così divorò il gelato velocemente.
Poi si rese conto che quello che aveva deciso il papà era più importante di qualsiasi gelato, e quasi con forza gettò il cucchiaino sul tavolo, scese dalla sedia, si pulì la bocca col dorso della mano, aspirò il naso e guardando dritto negli occhi il papà, disse:
Sono pronta. Andiamo
A casa non ci andarono: corsero. Anzi, correva il papà, tenendo Sofia per mano, che volava come una bandiera nel vento.
Quando arrivarono in portone, le porte dellascensore si stavano chiudendo portando su qualche vicino. Il papà guardò Sofia spaesato. Lei, dal basso, lo fissò e disse:
E allora? Che aspettiamo? È solo il settimo piano
Il papà la prese in braccio e salì di corsa sulle scale.
Quando finalmente la mamma aprì la porta ai suoi frenetici campanelli, il papà subito attaccò col cuore in mano:
Non puoi farlo! Un Marco qualsiasi Ma io ti amo. E abbiamo Sofia
Poi, senza lasciare la figlia, abbracciò anche la mamma. Sofia, con le braccia raccolse entrambi e chiuse gli occhi. Gli adulti si stavano baciando
Così succede che una piccola bambina consola due adulti imperfetti che si amano, ma fra orgoglio e vecchi rancori dimenticano quanto si vogliano bene
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