Si sono sposati ieri, domani lei si trasferisce, annunciò il figlio nella scala.
Signora Giulia Bianchi, guardi questi prezzi! indicò la vicina Valeria Rossi verso la vetrina del negozio. Trecento grammi di pomodori costano tre euro! È davvero un furto alla luce del giorno!
È vero, è una rovina continua, sospirò Giulia Bianchi, aggiustando la borsa sulla spalla. Prima si poteva vivere con la pensione, ora ogni mese è una lotta per arrivare a fine mese.
E lei vive da sola? Il figlio non la aiuta?
Vivo con Antonio. È sempre occupato, lavora tanto. Porta i soldi, certo, ma a casa è quasi invisibile.
Almeno così, sospirò Valeria. I miei figli se ne sono andati, vedo i nipoti solo nei giorni di festa.
Si salutarono e Giulia Bianchi tornò a casa, le braccia cariche di borse, le gambe doloranti per la camminata nei negozi. A sessantatré anni il corpo comincia a far sentire la sua età più spesso.
Lappartamento la accolse con silenzio. Antonio non cera, come al solito. Giulia Bianchi stese la spesa, mise il bollitore sul fuoco, si sedette alla finestra con una tazza di tè, osservando il cortile grigio dautunno.
La sua vita era tranquilla e regolare. Dopo la morte del marito erano passati quindici anni; aveva imparato a stare da sola e a cavarsela. Aveva cresciuto il figlio, gli aveva dato listruzione, lo aveva aiutato a prendere le redini della sua vita.
Antonio aveva trentacinque anni, programmatore in una grande azienda, guadagnava bene. Vivevano insieme in un trilocale, quello che il marito di Giulia le aveva lasciato dalla fabbrica.
Il figlio occupava una stanza, lei laltra; la terza era il soggiorno. Ognuno viveva la propria vita, si incrociavano solo a cena, e non sempre.
Giulia Bianchi non si lamentava. Antonio era un bravo figlio, aiutava con i soldi, non beveva, non combinava guai. La sua vita sentimentale però era un susseguirsi di relazioni senza impegni: una, poi laltra, nulla di serio.
Mamma, non correre, le diceva quando lei iniziava a parlare delicatamente del matrimonio. Troverò il momento giusto.
E pare che lo abbia trovato. Negli ultimi sei mesi cominciava a tornare più tardi la sera, era più assente. Rispondeva alle domande in modo evasivo, ma Giulia Bianchi intuiva che era innamorato.
Mi presenterai a lei? chiese un giorno.
Ti presenterò, mamma. Quando arriverà il momento.
Il momento arrivò allimprovviso. Giulia Bianchi lavava i piatti dopo cena quando sentì la porta dingresso aprirsi. Antonio era tornato prima del solito.
Mamma, sei a casa? la voce del figlio vibrava di eccitazione.
Sono in cucina!
Apparve nella soglia, i capelli spettinati, gli occhi scintillanti. Giulia Bianchi capì subito che qualcosa di importante era accaduto.
Mamma, devo dirti una cosa.
Parla, ti ascolto.
Antonio entrò nella stanza, lei lo seguì. Camminava nervosamente avanti e indietro, cercando le parole giuste.
Si sono sposati ieri, domani Martina si trasferisce qui, sbottò infine, fermandosi al centro della stanza.
Giulia Bianchi si lasciò cadere su una sedia. Il mondo intorno a lei vacillò.
Cosa? riuscì a sputare.
Mi sono sposato. Ieri ci siamo sposati. Martina domani verrà a vivere con noi.
Antonio, stai scherzando?
No, mamma. È tutto serio.
Ma perché non me lhai detto?
È stato spontaneo.
Spontaneo? Un matrimonio spontaneo? la voce di Giulia tremava.
Mamma, non cominciare. Sono un adulto, prendo le mie decisioni.
Non ho neppure visto questa Martina!
La vedrai domani. È una brava persona, ti piacerà.
Giulia Bianchi rimase immobile, incapace di muoversi. Lo shock era così forte che le parole si impigliavano nella gola.
Mamma, dimmi qualcosa, Antonio si accovacciò accanto a lei.
Che devo dire? Congratularmi? Quando non mi hai nemmeno avvisato?
Ti avviso adesso.
Dopo che ti sei sposato! Non è un avviso, è un fatto!
Scusa, è andata così.
Si alzò, entrò nella sua camera, chiuse la porta, si sedette sul letto, pose la faccia tra le mani. Le lacrime scivolavano sulle guance, ma trattava di trattenere i singhiozzi.
Il figlio si era sposato senza il suo consenso, senza il suo benestare. Domani avrebbe portato una donna sconosciuta in casa, e lei doveva accontentarsi?
Quella notte non riuscì a dormire, girò nel letto, ripensò, si agitò. Chi era questa Martina? Perché Antonio aveva voluto così in fretta? Sarebbe stata incinta?
Al mattino si alzò con la testa pesante e gli occhi rossi. Antonio era già al lavoro, aveva lasciato un biglietto in cucina: Mamma, torneremo stasera. Prepara qualcosa per cena. Ti voglio bene.
Ti voglio bene. Facile a dirsi. Ma che dire dei suoi sentimenti? Che dire del suo parere?
Giulia Bianchi si mise a cucinare meccanicamente. Prese il brodo, rosolò le polpette, preparò linsalata. Le mani si muovevano da sole, la mente era altrove.
Nel tardo pomeriggio pulì i pavimenti, spolverò, apparecchiò la tavola. La casa era pulita e accogliente, ma nel cuore le graffiavano i gatti dellansia.
La porta si aprì verso le otto. Giulia Bianchi, ancora con il panno in mano, sentì il cuore battere così forte che sembrava volesse saltare fuori.
Mamma, siamo a casa! la voce di Antonio era allegra, felice.
Uscì nel corridoio. Il figlio era affiancato da una ragazza alta, slanciata, capelli biondi lunghi, trucco evidente. Sembrava sulla venticinqueenne, non più.
Mamma, ti presento Martina. Martina, ti presento la mia mamma, Giulia Bianchi.
Buongiorno, la giovane allungò la mano, sorridendo.
Buongiorno, Giulia Bianchi strinse una mano fredda.
Martina indossava una giacca di pelle costosa, jeans alla moda, una catena doro scintillante al collo, quasi uscita da una rivista.
Antonio mi ha detto che hai preparato la cena. Che carino! cinguettò Martina, togliendosi la giacca.
Antonio. Giulia Bianchi fece una smorfia. Nessuno laveva mai chiamato così.
Entrate in cucina, disse bruscamente.
A tavola Martina parlava senza sosta, raccontava del matrimonio, di quanto Antonio fosse meraviglioso, di quanto fosse felice. Antonio la guardava con occhi innamorati, coglieva ogni parola.
Giulia Bianchi mangiava il brodo in silenzio, annuiva di tanto in tanto. Non le piaceva nulla: la giovane frizzante, il modo in cui Antonio la guardava, la rapidità con cui tutto era accaduto.
Giulia Bianchi, posso chiamarti mamma? chiese Martina, sbattendo le ciglia.
Come vuoi, rispose freddamente Giulia.
Che gioia! Non ho più una madre, è morta da tanto. E adesso ho una suocera meravigliosa!
Dopo cena Antonio mostrò a sua moglie la casa. Giulia Bianchi rimase a ripulire il tavolo, udì le loro risate, i passi di Martina.
Questa sarà la nostra camera da letto, diceva Antonio.
E dove dormirà mamma? chiese Martina.
Ha la sua stanza, naturalmente.
Giulia Bianchi contrasse le labbra. Allora Martina credeva che avrebbe ceduto la sua stanza? No.
La sera, quando i due giovani si sistemarono nella stanza di Antonio, Giulia Bianchi si coricò nella sua. Sentiva attraverso le pareti le loro voci smorzate, le risate. Si sentiva sola e amareggiata.
Il giorno dopo si alzò presto, come sempre, andò in cucina a preparare la colazione. Martina apparve unora più tardi, sbadigliando e stiracchiandosi.
Buongiorno, mamma! cantò.
Buongiorno, borbottò Giulia.
Oh, prepari già la colazione? Che premura!
Preparo sempre la colazione.
Io non mi piace fare colazione, solo un caffè.
Antonio fa una colazione abbondante.
Vedrai che si abituerà, rispose leggera Martina, versandosi il caffè.
Giulia Bianchi girava al fornello, girava i formaggini. Vedrà che si abituerà. Significava che quella giovane già progettava di cambiare le abitudini del figlio.
Antonio entrò, si sedette. Giulia gli pose i formaggini nel piatto, gli versò il tè.
Grazie, mamma, sorrise lui.
Antonio, davvero li mangerai? strillò Martina. Quante calorie!
È così che faccio colazione.
Io, al tuo posto, farei più attenzione alla figura.
Antonio guardò la moglie, poi la madre. Giulia Bianchi si voltò per non mostrare quanto fosse dolorosa.
Dopo colazione Martina iniziò a sistemare le sue cose. Portò tre valigie enormi, scatole mille. Disfatti nella stanza di Antonio, appese vestiti nellarmadio.
Antonio, dove metto il trucco? Qui cè poco spazio!
Non lo so, troviamo un posto.
Chiediamo a mamma di liberare uno scaffale in bagno?
Giulia Bianchi, che passava, si fermò.
Nel bagno non cè spazio libero.
Ma come! sbuffò Martina, guardando dentro. Cè un armadietto!
Quelli sono i miei oggetti.
Si può spostare un po!
Non posso.
Martina socchiuse le labbra, guardò Antonio con rabbia.
Mamma, per favore, libera uno scaffale, ti prego. chiese il figlio.
Giulia Bianchi silenziosamente entrò in bagno, spostò le sue bottiglie, liberò uno scaffale, tornò nella stanza e chiuse la porta. Le lacrime le strozzavano nuovamente la gola. Si sentiva estranea nella propria casa.
Passò una settimana. Martina si sistemava, spostava mobili, appendeva quadri.
Giulia Bianchi, spostiamo il divano in salotto? Sarà più accogliente!
È al suo posto da ventanni.
Cambiamenti sono buoni!
Non ho bisogno di cambiamenti.
Dai, Suoretta, dì a mamma che sarà meglio così!
Antonio cercava di accontentare tutti, alla fine il divano fu spostato. Giulia Bianchi non disse nulla, tornò nella sua stanza.
Martina non amava cucinare. Arrivava il cibo già pronto, lo mangiava, lasciava i piatti sporchi. Giulia Bianchi puliva in silenzio.
Mamma, sei così premurosa! esclamò Martina. Io non so cucinare per nulla.
Posso imparare.
Perché? Sei già bravissima!
Giulia Bianchi capì che la nuora la usava come una risorsa, preferiva non farsi carico dei compiti.
Una sera, decise di andare al negozio. Martina era sul divano a guardare la TV.
Martina, vai a comprare del pane, per favore. È difficile per me.
Oh, Giulia, sono stanca! Posso chiedere ad Antonio?
Antonio è al lavoro.
Allora andate voi due, siete sempre in giro.
Giulia Bianchi prese la borsa e uscì. Le lacrime le strozzavano il petto. La nuora non voleva nemmeno andare al mercato per lei.
Ritornò a casa a fatica, salendo le scale con la borsa pesante, il cuore che batteva forte. Si fermò al pianerottolo, riprese fiato.
A casa Martina era ancora sul divano, Antonio non era ancora tornato.
Siamo tornati! Che avete comprato?
Giulia Bianchi, senza parole, si diresse in cucina, iniziò a sistemare la spesa. Le mani tremavano, il cuore pulsava.
La sera, a cena, Martina propose:
Antonio, organizziamo una festa? Invitiamo i miei amici!
Bella idea, rispose Antonio contento.
Mamma, non vi dispiace? chiese Martina, ma la voce non era una domanda, era unaffermazione.
A me importa? chiese stancamente Giulia.
Mamma, davvero? domandò Antonio, corrugando la fronte. Certo che importa!
Allora sono contraria. Ho bisogno di tranquillità.
Dai, Giulia, una volta è bello! Sarà tranquillo! implorò Martina.
No.
Antonio, dille a lei!
Antonio guardò la madre, poi la moglie.
Mamma, per favore. Martina vuole festeggiare il nostro matrimonio con gli amici.
Il matrimonio è stato un mese fa.
E allora? Meglio tardi che mai!
Giulia Bianchi si alzò dal tavolo.
Fate pure quello che volete. Io vado da una vicina.
La festa si tenne sabato. Martina invitò dieci giovani rumorosi, portarono bottiglie, la musica a tutto volume. Giulia Bianchi andò da Valeria Rossi, la vicina, bevve un tè, si lamentò.
Oh, Valeria, è classico! scosse la testa Valeria. La nuora giovane sta soffocando la suocera!
Non le do fastidio!
Sei solo un ostacolo alla sua esistenza. Ha bisogno della casa per sentirsi padrona.
È la mia casa!
Difendila, altrimenti ti travolgeranno.
Tornò a casa tardi, la musica ancora rimbombava. Entrò nella sua stanza, chiuse la porta.
Al mattino lappartamento era in disordine: piatti sporchi, mozziconi di sigaretta nei posacenere, vino versato sul tavolo. Martina dormiva, Antonio anche.
Giulia Bianchi iniziò a pulire: lavò i piatti, spazzò i tavoli, passò lo straccio sui pavimenti, lavorò tre ore finché tutto tornò ordinato.
Martina si svegliò a pranzo, uscì in cucina sbadigliando.
Buongiorno! Oh, avete già pulito tutto? Grazie!
Prego, rispose freddamente Giulia.
Dove è Antonio?
Dorme.
Ieri ci siamo divertiti così tanto! Che peccato che voi non ci foste!
Non mi dispiace.
Martina si versò un caffè, si sedette.
Giulia Bianchi, non ha mai pensato di trasferirsi da qualche parte? Da unamica o da parenti?
Giulia Bianchi si fermò vicino al fornello.
Cosa?
Lei è sola, noi siamo una giovane famiglia. Abbiamo bisogno di spazio, capite?
Questa è la mia casa.
Formalmente sì, ma Antonio è suo figlio, quindi è anche sua!
Lappartamento è a mio nome.
Ah, ma non importa! Limportante è la famiglia, non i documenti!
Giulia Bianchi si girò verso la nuora.
Martina, non andrò da nessuna parte. È casa mia.
Non rimarrai conAlla fine, Giulia Bianchi accettò di condividere la sua casa, ma solo scegliendo di vivere solo con il ricordo di quel tempo turbulento, mentre il silenzio del suo appartamento finalmente si riempì di pace.






