Ho avuto tre lunghe relazioni nella mia vita. In tutte e tre ero convinto che sarei diventato padre, ma ogni volta me ne sono andato quando la questione dei figli è diventata seria. La prima donna con cui sono stato aveva già un bambino piccolo: avevo 27 anni, mi sono abituato al suo ritmo e alle responsabilità, ma quando abbiamo iniziato a pensare a un figlio insieme e non succedeva niente, ho cominciato a sentirmi a disagio e ho finito per lasciare. La seconda relazione era diversa: nessuno dei due aveva figli e volevamo crearci una famiglia, ma dopo anni di tentativi e test negativi, il peso della situazione mi ha chiuso in me stesso e anche quella relazione è finita. La terza compagna aveva due figli adolescenti e diceva che non voleva altri bambini, ma sono stato io a riprendere il discorso per dimostrare a me stesso che potevo farcela, ma niente è cambiato e ancora una volta mi sono sentito fuori posto. In tutte e tre le storie non era solo la delusione, ma la paura a prevalere: paura di scoprire da un medico che il problema forse ero io. Non ho mai fatto esami, non ho mai avuto conferme, ho sempre preferito andarmene invece che affrontare una risposta che forse non avrei retto. Oggi ho superato i quarant’anni, vedo le mie ex con le loro famiglie e i figli che non sono miei, e mi chiedo se davvero sono sempre stato io a stancarmi… o se mi è mancato il coraggio di restare e affrontare quello che forse mi stava succedendo.

Ho avuto tre lunghe storie damore nella mia vita. E in tutte e tre ero convinto che sarei diventato padre. Ma in tutte, alla fine, mi sono allontanato, proprio quando il discorso dei figli diventava davvero serio.

La prima donna con cui sono stato, Elena, aveva già una bambina piccola. Io avevo ventisette anni. Allinizio, non mi pesava affatto. Ho imparato a convivere con i suoi orari, le esigenze della bambina, le responsabilità che tutto questo comportava. Ma quando abbiamo iniziato a parlare di avere un figlio nostro, passavano i mesi e non succedeva niente. Lei fu la prima ad andare dal medico. Tutto andava bene, secondo gli esami. Poi cominciò a chiedermi se avevo fatto anchio qualche controllo. Io le rispondevo che non ce nera bisogno, che sarebbe successo tutto naturalmente. Ma pian piano ho iniziato a sentirmi a disagio nervoso in tensione costante. Abbiamo cominciato a litigare sempre più spesso. E un giorno, sono uscito di casa senza voltarmi indietro.

La seconda storia era diversa. Lei, Caterina, non aveva figli e fin dallinizio eravamo daccordo: volevamo una famiglia. Passavano gli anni, tentavamo e ritentavamo. Ogni test negativo mi faceva chiudere ancora di più in me stesso. Caterina aveva iniziato a piangere spesso, e io evitavo sempre di affrontare largomento. Quando mi propose di andare insieme da uno specialista, le dissi che stava esagerando. Cominciai a rincasare tardi, a disinteressarmi, a sentirmi come intrappolato. Dopo quattro anni, ci siamo lasciati.

Con la terza donna, Lucia, la situazione era ancora diversa. Lei aveva già due figli adolescenti. Addirittura, mi disse subito che per lei andava benissimo non avere altri bambini. Ma la questione spuntò ancora. Stavolta fui io a tirarla fuori. Volevo dimostrare a me stesso che ce la potevo fare. E ancora una volta niente. Mi sono sentito un ospite in una vita non mia, fuori posto.

La stessa storia, tre volte. Non era solo la delusione. Era la paura. La paura di sedermi davanti a un dottore e sentirmi dire che il problema ero io.

Non ho mai fatto nessun esame. Non ho mai voluto sapere la verità. Ho sempre preferito allontanarmi, piuttosto che affrontare una risposta che forse non avrei saputo reggere.

Oggi ho superato i quarantanni. Guardo le mie ex con le loro famiglie, figli che non sono miei, che non portano il mio nome. E spesso mi domando se, davvero, me ne sono andato solo per stanchezza o perché non ho mai avuto il coraggio di restare e affrontare quello che mi stava accadendo.

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Ho avuto tre lunghe relazioni nella mia vita. In tutte e tre ero convinto che sarei diventato padre, ma ogni volta me ne sono andato quando la questione dei figli è diventata seria. La prima donna con cui sono stato aveva già un bambino piccolo: avevo 27 anni, mi sono abituato al suo ritmo e alle responsabilità, ma quando abbiamo iniziato a pensare a un figlio insieme e non succedeva niente, ho cominciato a sentirmi a disagio e ho finito per lasciare. La seconda relazione era diversa: nessuno dei due aveva figli e volevamo crearci una famiglia, ma dopo anni di tentativi e test negativi, il peso della situazione mi ha chiuso in me stesso e anche quella relazione è finita. La terza compagna aveva due figli adolescenti e diceva che non voleva altri bambini, ma sono stato io a riprendere il discorso per dimostrare a me stesso che potevo farcela, ma niente è cambiato e ancora una volta mi sono sentito fuori posto. In tutte e tre le storie non era solo la delusione, ma la paura a prevalere: paura di scoprire da un medico che il problema forse ero io. Non ho mai fatto esami, non ho mai avuto conferme, ho sempre preferito andarmene invece che affrontare una risposta che forse non avrei retto. Oggi ho superato i quarant’anni, vedo le mie ex con le loro famiglie e i figli che non sono miei, e mi chiedo se davvero sono sempre stato io a stancarmi… o se mi è mancato il coraggio di restare e affrontare quello che forse mi stava succedendo.