Trasferisciti nella tua “zona di comfort” – ha dichiarato il marito

«Torna nella tua zona», dice Vitale, spingendo la voce mentre si siede a tavola con Elena. Il pranzo è incominciante, ma non possono più rimandare la discussione.

Elena, siediti ordina, quasi a bassa voce.

Elena spegne il fornello, si gira lentamente.

Che succede? chiede, preoccupata.

Vitale evita il suo sguardo, il suo viso si tinge di imbarazzo.

Me ne vado. Ho unaltra donna, si chiama Giulia. Lavoriamo insieme. Non è solo una storia di passione, Elena, è amore vero. Non posso più mentire a te né a me stesso.

Elena accoglie la notizia con dignità. Non piange, non rompe i piatti, non si prostere a implorare il marito. Accetta la sua decisione, ma una cosa le pesa più di tutte: il marito vuole che lei porti via i figli la figlia del primo matrimonio, Marta, e il loro figlio unico, Tommaso e che si sposti nella sua zona.

Perché? Perché ha bisogno di spazio per la sua nuova vita?

Quella notte Elena non chiude gli occhi. Conta i metri di un appartamento di diciassette, i due bambini, il suo stipendio di contabile che a malapena copre le spese e laiuto di chi ha appena tradito la famiglia. Come farà?

Perché devo essere la vittima? Perché devo sacrificare me e i miei figli per il tuo comfort e il tuo nuovo amore? ribatte Elena, la voce rotta.

Il mattino successivo, Elena affronta Vitale.

Va bene, Vitale. Accetto di andarmene.

Vitale sorride, sollevato.

Brava, Elena. Sapevo che eri una donna ragionevole

Ma cè una condizione interrompe Elena.

Quale? chiede, sospettoso.

Hai amato unaltra, non mi sento di oppormi al tuo cuore. Non dividerò lappartamento, anche se la legge mi darebbe la metà. Tienila per te.

Sul serio? esulta Vitale, quasi incredulo. Grazie!

È vero. Io e Marta andremo nella mia monolocale; ci staremo bene con due letti a castello, basta riordinare.

E Tommaso? domanda Vitale, confuso.

Elena lo fissa dritto negli occhi.

Tommaso rimarrà con te.

Cosa? Con me? Stai scherzando! È ancora piccolo! Ha bisogno della mamma!

In Italia i genitori hanno uguali diritti e doveri, Vitale. Tu sei il padre, lo volevi, mi hai chiesto di partorirlo, ricordi? replica Elena, ferma. Pagherò gli alimenti come prescrive la legge e lo prenderò nei fine settimana, per quanto possibile.

Non puoi farlo! grida Vitale. Sei la madre! Che madre abbandona il figlio?

Non lo abbandono, lo lascio al padre biologico, al suo appartamento spazioso, vicino allasilo. Perché dovrei costringerlo a vivere in un luogo angusto? Hai detto tu che le condizioni non sono ottimali.

Vitale, furioso, inizia a urlare.

Ho il lavoro! Sono occupato tutto il giorno! Chi lo porterà allasilo? Chi lo prenderà? Chi lo laverà, lo cullerà?

Elena risponde con calma.

Anchio lavoro, e anche io sono impegnata. Ho gestito tutto per quattro anni. È il tuo turno. Il ragazzo ha bisogno di una figura maschile. Tu dicevi sempre che lo vizio troppo. Allora educalo, falla diventare un uomo.

Vitale si prende la testa tra le mani, correndo per la camera da letto.

È un assurdo! Giulia non accetterà! Ha venticinque anni, perché dovrebbe prendersi cura di un bambino di un altro?

Queste sono tue preoccupazioni, caro incrocia le braccia Elena. Sei il capo della famiglia, decidi tu.

Le ipocrisie lo esasperano. Vuole una nuova vita, ma deve accettare la responsabilità.

Raccolgono le cose in due giorni. Vitale sembra immerso in un fiume di tristezza, alternando rimorsi, minacce e implorazioni.

Elena, pensa a cosa diranno gli altri! sibila, mentre lei mette i vestiti di Marta nelle scatole. I tuoi genitori, i miei genitori

Che ne siano? risponde Elena, chiudendo le scatole con del nastro adesivo. Non mi importa. Non riesco a mantenere due persone con uno stipendio e una sola stanza.

Il momento più duro è la telefonata della madre di Elena, che la chiama tre volte in una sera, singhiozzando.

Figlia, svegliati! Come puoi lasciare Tommaso al padre? È un traditore!

Mamma, siamo in altre città. Cosa potete fare? Mandare soldi? risponde Elena, esausta.

La pensione è poca, è come piangere per dei gatti.

Elena ha già deciso: Vitale è il padre, deve restare padre non solo di nome.

Il giorno della partenza, Tommaso corre per lappartamento, credendo che sia un gioco. Elena si siede accanto a lui, aggiusta il cappellino sdrucito, il cuore le si spezza, ma sa che se cede ora, Vitale la schiaccerà come un vaso.

Tesoro gli dice, guardandolo negli occhi limpidi mamma e Marta vivranno altrove per un po. Tu starai con papà. Giocarete, uscirete. Papà ti vuole tanto bene.

Tornerai? chiede Tommaso stringendo il coniglio di peluche.

Sì, sabato sarò lì. Andremo al parco, mangeremo un gelato. Ascolta papà.

Elena si alza, prende la valigia. Marta laspetta in corridoio, con le cuffie attorno al collo, silenziosa ma di supporto. Vitale è pallido, come un muro di cemento.

Davvero te ne vai? Così, senza un addio?

Le chiavi sono sul comodino risponde Elena. La lista dei medicinali è sul frigo, il suo mal di gola va sciacquato.

Non dimenticare lincontro al centro per il giovedì.

E se ne va.

La prima settimana da sola sconvolge Vitale. Il mattino non inizia più con il caffè e un bacio di Giulia, ma con il grido: «Papà, ho fame!». Poi corse frenetiche in casa alla ricerca di calzini che spariscono misteriosamente. Lavena brucia, il latte scivola.

Tommaso rifiuta di mangiare, sputacchia, chiede i cartoni animati.

Mangia, ho detto! urla Vitale, in ritardo per il lavoro. Tommaso inizia a piangere.

Vitale si sente un disastro, si tira la cintura, poi la lancia, lancia al figlio una barretta di cioccolato per farlo tacere. Allasilo lo guardano storto. Lassistente gli commenta:

Papà, perché il bambino indossa una maglietta sporca?

Papà, hai dimenticato la maglietta di ricambio.

Papà, devi pagare le tende.

Al lavoro tutto va a vuoto. Il capo lo richiama due volte, suggerendo che la vita privata non deve intaccare il rendimento.

La sera ricomincia lo stesso circolo: prendere Tommaso dallasilo, correre al supermercato, pulire, cucinare. Tommaso sparpaglia i giocattoli sul pavimento subito dopo che Vitale li raccoglie.

Giulia compare il terzo giorno, entra in casa e fa una smorfia.

Vitale, dove eravamo? Andavamo al cinema? insiste, senza togliersi le scarpe.

Che cinema, Giulia? risponde Vitale, con un calzino solo. Non ho chi può badare a Tommaso.

Allora assumiamo una babysitter!

A che prezzo? Ho metà stipendio che va al mutuo!

Tommaso corre nel corridoio, coperto di pennarelli, si lancia contro i pantaloni di Giulia con le mani sporche.

Zia! Guardami, sono una tigre!

Ai! strilla Giulia, saltando indietro. Che fai! Questo è un tesoro, è costoso!

È un bambino, Giulia! sbotta Vitale. Smettila di fare la sceneggiata! Aiutami davvero!

Io? Aiutare? si irrigidisce Giulia. Non sono stata assunta per fare la tata! Voglio attenzione, non un lavoro!

E tu! La tua ex ti ha organizzato tutto!

La mia ex ha curato tutto per quattro anni mentre io stavo al lavoro! esplode Vitale, sorpreso anche lui.

Giulia sbuffa, si gira e chiude la porta con un colpo forte. Non ritorna più.

Sabato, Vitale è unombra. È dimagrito, ha la barba incolta, gli occhi sono cerchi neri. Lappartamento è un campo di battaglia.

Suona il campanello, corre ad aprire, inciampando sulle scarpe dei bambini. Sulla soglia sono Elena e Marta.

Mamma! corre Tommaso verso di lei.

Elena lo prende in braccio, lo bacia su entrambe le guance.

Ciao, tesori. Come state? Siete vivi?

Vitale si appoggia al muro, le gambe tremano. La guarda come se la vedesse per la prima volta. Capisce il peso immenso che lei ha sopportato per anni, sorridendo senza lamentarsi.

Elena graffia la voce.

Elena alza un sopracciglio, curiosa.

Prendilo, per favore. Non ce la faccio più. Mi licenzieranno. Giulia è sparita. Io

Mette Tommaso a terra.

Vai, piccolo, mostra a Marta i tuoi nuovi disegni.

I bambini corrono nella loro stanza.

Elena entra in cucina, osserva il mucchio di piatti sporchi e la polenta bruciata sul fornello. Si siede sulla stessa sedia di una settimana fa.

Non tornerò più qui, Vitale dice con calma. Dopo quello che hai fatto, non vivrò più con te.

Alla fiera con Giulia! sbatte le mani, coprendosi il viso. Ho capito, ho capito tutto. Sono stato un idiota.

Ma Tommaso

Non posso farlo, sono un cattivo padre, Elena

Impara, lo rimprovera Elena. Ma capisco che il bambino non debba soffrire. Ho una proposta.

Vitale alza lo sguardo, speranzoso come un cane sfinito.

Quale? Accetto tutto.

Prendo Tommaso, vivo con i bambini in questo appartamento. Tu ti trasferisci.

Dove? chiede, sconvolto.

Nella mia monolocale, quei diciassette metri. Vivi lì, porta chi vuoi.

Trascrivi il contratto di donazione dellappartamento a nome dei figli, in parti uguali, così io ho la garanzia che non scappi di nuovo per un nuovo amore.

Vitale apre la bocca per protestare, ma ricorda la settimana di pianti notturni, la febbre, le capricce, il giorno senza fine, lappartamento vuoto e la totale impotenza.

Guarda Elena. Non sta bluffando. Se rifiuta, lei se ne andrà e lui resterà solo con una responsabilità a cui non è pronto.

Pagherai gli alimenti fissi, continua Elena, notando la sua esitazione. E la metà delle attività sportive.

Potrai vedere tuo figlio quando vuoi, non ti ostacolerò.

Ma vivremo qui, senza di te.

Vitale resta in silenzio per un minuto, poi espira.

Va bene. Accetto.

Elena annuisce.

Raccogli le tue cose, Vitale. Lo studio è libero. Ti do le chiavi adesso.

Lui si alza, va nella camera, prende la valigia. Ha perso tutto: la famiglia, il figlio, lorgoglio. Ma, chiudendo la zip della valigia, sente che è stata lunica decisione giusta degli ultimi sette anni.

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