“Ti ho dato un figlio, ma non vogliamo nulla da te”, la chiamata dell’amante. Quando la fiducia familiare viene travolta da un segreto: il marito di Lella confessa di avere avuto un figlio da un’altra, e la tempesta emotiva si abbatte sulla moglie, tra delusione, rabbia, orgoglio materno e il difficile equilibrio tra dovere, amore e dignità.

Ti ho dato un figlio, ma non vogliamo nulla da te, aveva chiamato lamante.

Mio marito guardò Bianca con gli occhi di un cane bastonato.
Sì, hai sentito bene. Bianca, sei mesi fa ho avuto unaltra. Solo qualche incontro, nientaltro che uno sfizio. E ora mi ha dato un figlio. È nato da poco

La testa di Bianca girava. Ma che notizia!
Il suo marito devoto, il modello di fedeltà, un figlio fuori casa!
Ci mise un bel po a realizzare davvero cosa le stava dicendo.

Per qualche minuto rimase in silenzio, cercando di capire davvero cosa intendesse.

Lui, seduto davanti, con le spalle curve e le mani serrate tra le ginocchia, sembrava più piccolo del solito, quasi senza vita.

Un figlio, quindi, ripeté Bianca. Sei sposato e hai un figlio con unaltra. E non con me

Bianca, non lo sapevo. Ti giuro.

Non sapevi come si fanno i figli? Hai quarantanni, Carlo!

Non immaginavo che avrebbe deciso di tenerlo. Tanto più che se nè andata dal marito. Io pensavo fosse tutto finito. Poi ieri mi chiama: «Hai avuto un figlio. Tre chili e duecento. Sta bene». E giù il telefono.

Bianca si alzò. Le gambe la reggevano a fatica, le ginocchia molli, come se avesse corso una maratona.

Fuori la pioggia dellautunno sferzava Torino.

Distinto si perse a osservare il paesaggio dietro la finestra era bello, malinconico

E ora cosa succede? domandò senza voltarsi.

Non lo so.

Ottima risposta da vero uomo. Capofamiglia. Non lo so.

Si girò di scatto.

Ci andrai? Lo vuoi vedere?

Carlo, spaventato, alzò gli occhi pieni di vergogna.

Bianca, mi ha dato lindirizzo dellospedale, ha detto che la dimettono dopodomani. Ha scritto solo: «Se vuoi vieni, se non vuoi non importa. Non voglio nulla da te». Fiera, non cè dubbio

Lei niente vuole da me

Nulla vuole, ripeté Bianca come uneco. Che semplicità

Si sentì aprire la porta dingresso i ragazzi erano rientrati.

Bianca indossò subito il suo sorriso più brillante.

Anni di lavoro nel settore commerciale le avevano insegnato a sorridere anche quando tutto stava crollando.

Il più grande Andrea, ventanni, alto e robusto entrò in cucina.

Ciao mamma, ciao papà! Ma che facce avete? Mamma, cè qualcosa da mangiare? Siamo affamati come lupi dopo allenamento.

In frigo ci sono gli agnolotti, scaldateveli rispose Bianca in fretta.

Papà, mi avevi promesso di guardare il carburatore della mia vecchia Panda, il secondogenito, Gabriele, diede una pacca sulla spalla di Carlo.

Bianca osservava questa scena, e le si stringeva il cuore fino a toglierle il fiato.

Loro lo chiamano papà. Il vero padre se nera andato anni prima, si faceva vivo solo con la pensione e con rarissime cartoline.

Carlo li aveva cresciuti. Li aveva portati in macchina, curato le ginocchia sbucciate, andato alle riunioni scolastiche, risolto i guai.

Lui era il loro padre. Quello vero.

Carlo abbozzò:

Vedo io, Gabriele. Più tardi. Devo parlare con la mamma.

I due ragazzi uscirono, facendo tintinnare i piatti.

Ti vogliono bene, disse Bianca piano. E tu

Bianca, piantala. Anche io li amo. Sono i miei ragazzi. Non vado da nessuna parte.

Te lho detto subito: è stata una follia, uno sbaglio. Tra me e lei niente di serio. Solo uno sfogo!

Uno sfogo, le cui conseguenze ora vanno cambiate di notte i pannolini

Entrò di corsa la piccola Elena, sei anni. Lì la corazza di Bianca si spezzò per davvero. La bambina saltò in braccio al padre.

Papà! Perché sei triste? Mamma ti ha sgridato?

Carlo la strinse forte, le annusò i capelli chiari.

Lui viveva solo per lei. Bianca lo sapeva: per Elena avrebbe fatto a pugni con chiunque. Era amore paterno assoluto.

No, principessa. Stiamo solo parlando di cose da grandi. Vai a vedere i cartoni, arrivo subito.

Appena sparita la bambina, cadde di nuovo il silenzio in cucina.

Te ne rendi conto che cambia tutto? domandò Bianca.
Si sedette nuovamente, rigida.

Non me ne vado, Bianca. Vi amo. Senza di voi non sono niente

Belle parole, Carlo. Ma i fatti? Lì fuori hai un figlio. Gli servirà un padre.

Quella donna può dire ora nulla chiedo, ma sono ormoni, o forse una furbata. Passa un mese, sei mesi, il bambino crescerà, avrà bisogno di soldi, inizierà a chiamarti. Carlo, non abbiamo un giubbotto per linverno. O Carlo, dobbiamo andare dal dottore. E tu ci andrai. Perché sei troppo buono.

Carlo taceva.

E i soldi, Carlo? abbassò la voce Bianca. Dove li troverai?

Lui ebbe una smorfia Bianca aveva toccato il nervo scoperto.

La sua attività era fallita due anni prima, i debiti li avevano chiusi con i risparmi di Bianca.

Ora si arrangiava, lavorava, ma guadagnava assai poco rispetto a quello che lei portava a casa. La casa, le macchine, le vacanze, luniversità dei ragazzi tutto sulle sue spalle.

Perfino il conto corrente era bloccato, usava contanti o la carta collegata al conto di Bianca.

Qualcosa troverò, borbottò.

Cosa? Vuoi fare le notti da tassista o prendere i soldi dal mio comò per mantenere quella famiglia?

Riesci a immaginare la cosa assurda? Io tengo in piedi questa famiglia e tu con i miei soldi aiuti laltra con il figlio avuto per caso?

Non è unavventura! scattò Carlo. Era tutto finito già sei mesi fa!

Un figlio lega più di una firma sul comune

Vai al suo fianco quando la dimettono?

La domanda si appese nellaria. Carlo si coprì il viso con le mani.

Non lo so, Bianca. Sinceramente. Umanamente… dovrei. Il bambino non ha colpe.

Umanamente, rise amaramente Bianca. E con me, con Elena, coi ragazzi?

Vai di là, lo tieni tra le braccia, è finita. Ti conosco, ti scioglierai.

Comincerai ad andare da loro. Prima una volta, poi due, poi tutti i fine settimana. E ci racconterai che lavori tanto, e noi qui ad aspettarti.

Bianca si alzò, raggiunse il rubinetto, accese lacqua, fissò il getto.

Lei è più giovane di otto anni, Carlo. Ne ha trentadue. Ha partorito tuo figlio. Il tuo, di sangue.

Questi ragazzi non sono figli tuoi, anche se li hai cresciuti. Lì invece cè il tuo sangue.

Pensi che non cambi nulla?

Dici fesserie. I ragazzi sono miei, li ho allevati io.

Ma dai! Ogni uomo vuole un erede vero.

Abbiamo Elena!

Elena è una bambina

Carlo si alzò di scatto.

Basta! Mi mandi via prima del tempo? Ho detto che resto. Ma non posso fare finta di niente.

È nato un essere umano. Mio, sì. Sono in colpa con te, con tutti.

Vuoi che me ne vada? Faccio le valigie e via. Da mia madre, in affitto, dove vuoi.

Ma non ricattarmi!

Bianca si fermò, travolta dalla paura.

Se ora dicesse vattene, lui davvero sarebbe uscito di casa.

Orgoglioso. Testardo ma orgoglioso. E si rifugerebbe dalla madre, e poi da quella ragazza, e sarebbe perduto per sempre.

Ma Bianca non voleva perderlo. Nonostante il dolore, amava Carlo. E i figli lo amavano.

Distruggere è facile, ma una casa vuota è un tormento.

Siediti, disse piano. Non ti sto mandando via.

Carlo restò in piedi qualche secondo, poi si sedette.

Bianca, perdonami. Sono un idiota

Sì, un idiota, concordò lei. Ma il nostro idiota.

La serata passò come in una nebbia.

Bianca aiutava Elena a fare i compiti, correggeva report di lavoro, ma la testa era altrove.

Immaginava quella donna. Sarà bella? Di certo giovane.

Forse ora guarda il neonato e pensa di aver vinto.

Non chiede nulla! Ottima mossa: niente isterie, solo mostrare orgoglio e dire ecco, hai un figlio, noi ce la caveremo da soli.

Così ogni uomo si sente eroe.

Carlo si rigirava nel letto, sospirava, dormiva a tratti; Bianca fissava il soffitto senza chiudere occhio.

Lei ha quarantacinque anni, è bella, curata, realizzata, ma sente arrivare la vecchiaia.

E laggiù è tutto giovane.

***
La mattina andò peggio Bianca non riusciva a riprendersi.

I ragazzi mangiarono in fretta e uscirono, Elena si mise a capricciare:

Papà, fammi le trecce! protestò. La mamma le fa storte.

Carlo prese la spazzola. Le sue mani grandi, più abituate al volante o ai lavori di casa, si muovevano con delicatezza tra i capelli della piccola.

Lui intrecciava con cura, la lingua tra i denti dalla concentrazione.

Bianca sorseggiava il caffè, lo guardava.

Ecco, il suo uomo. Tutto casa e famiglia. Eppure altrove cera un altro bambino, che avrebbe diritto a lui!

Ma come si fa?

Carlo, disse piano mentre Elena scappava a vestirsi. Dobbiamo decidere. Adesso.

Carlo posò la spazzola.

Ci ho pensato tutta la notte.

E?

Non andrò al suo fianco, al momento delle dimissioni.

Dentro Bianca qualcosa si strinse, ma restò impassibile.

Perché?

Perché se ci vado, do speranza a lei, a me, a quel bambino. Non sarei capace di essere padre su due fronti. Non voglio, Bianca! Non voglio mentirti, non voglio rubare tempo a Elena, ai ragazzi.

Ho scelto undici anni fa. Tu sei mia moglie, la mia famiglia è qui.

E a quel bambino? a Bianca stessa stupì la domanda.

Aiuterò con i soldi. Ufficialmente, con gli alimenti o aprendo un conto. Incontrarlo, no. È meglio che cresca senza di me, piuttosto che aspettarmi ogni domenica.

E io con lorologio, a voler fuggire nel mio vero, unico nido.

Così è più onesto.

Bianca taceva, rigirava la fede sul dito.

Sei sicuro? Non te ne pentirai?

Mi pentirò, ammise Carlo. Penserò spesso a comè. Ma se comincio ad andare, perdo voi.

So che non lo accetteresti. Sei forte, Bianca, ma non di ferro. Inizieresti ad odiarmi e non voglio che tu mi odi.

Oddio, sto spiegando male

Carlo si alzò, si mise alle sue spalle, le mani sulle spalle di lei.

Bianca, è questa la mia vita. Ci siete tu e i figli. Il resto è la punizione per la mia leggerezza.

Pagherò solo con i soldi, non con il tempo, non con laffetto, non con la cura.

Bianca coprì la mano di lui con la propria.

Solo i soldi, dici? accennò a un sorriso stanco.

Li guadagnerò. Mi farò in quattro, ma li troverò. Non chiederò più un euro a te per i miei sbagli. Mi arrangio io.

Bianca si rasserenò.

Forse Carlo aveva sbagliato con lei, ma proprio quelle parole voleva sentire.

Non aveva alcuna intenzione di dividere luomo con unaltra. Non volle pietà per laltra donna.

Se ha messo al mondo il figlio di un uomo sposato, sono fatti suoi.

***
Carlo non andò in ospedale.
Lamante poi lo tempestò di telefonate urlava, lo insultava, voleva sapere perché non si fosse fatto vedere.

Carlo fu netto: poteva contare solo sullaiuto economico, niente visite.

Lei sbatté giù la cornetta e in sei mesi non si fece più viva. Telefono spento. E a Bianca andava benissimo così.

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