Sposarsi con un ragazzo disabile: storia di Luciana, infermiera milanese, le sue insicurezze, la ricerca dell’amore vero e l’incontro con Michele, superstite di un incidente, tra solitudine, speranza e la forza di rinascere insieme

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Allora, ti racconto. Era tardissimo quando mia figlia è rientrata dalla clinica, dove fa linfermiera in ortopedia traumatologica. Si è fermata a lungo sotto la doccia, poi, tutta infagottata nella vestaglia, è venuta in cucina.

Sulla padella ci sono ancora le polpette e un po di pasta, le ho detto, scrutandole il volto per capire cosa non andasse. Stanca, Bianca? Che succede?

Non mangio, sto già male così. Se inizio anche a strafogarmi, chi mai mi guarderà poi? ha bofonchiato, versandosi il tè.

Ma figurati! Sei bella, hai degli occhi intelligenti, il naso e la bocca a posto ma cosa dici mai, Bianca! ho protestato subito.

E invece guarda le mie amiche: tutte sposate, e io niente! Piaccio solo a tipi strani, mentre a quelli che piacciono a me non gli passo neanche per lanticamera. Cosa ho che non va?

Non hai ancora incontrato la persona giusta, tutto qua, le ho detto cercando di rassicurarla. Ma lei si è rabbuiata ancora di più.

Appunto! Gli ‘occhietti’ li ho perché sono piccoli, le labbra sono sottili, e il naso, vabbè, lasciamo perdere! Se avessimo soldi, mi farei una bella plastica, ma va beh siamo sempre al solito. Sai cosa? Tanto vale sposarmi qualcuno che già sta male in reparto ce ne sono, poveretti: hanno avuto incidenti e le loro ragazze li han mollati. Almeno così non resto sola! Ho trentatré anni, mica posso aspettare ancora!

Ma cosa dici, Bianca? Tuo padre già fa fatica con le gambe Io speravo almeno in un genero che ci desse una mano nei campi a Santarcangelo! È un bel aiuto, altroché.

Non ti preoccupare, mamma. Non è che a tutti va bene la vita agiata. Ma che te ne fai di qualcuno con problemi? Guarda Stefano, il figlio dei vicini: è in gamba, ti guarda sempre Forte, sano, magari ci fate dei bambini belli e robusti!

Mamma, ma dai! Stefano non tiene un lavoro e beve pure, e poi di cosa vuoi che parli con uno così?! Bianca era stufa.

A che ti serve parlare! Gli dico io di vangare lorto, poi a tavola. Oppure lo mando a fare qualche commissione. È buono danimo, magari vi va anche bene, chissà

Ma Bianca ha solo spostato la tazza e si è alzata.

Vado a letto, mamma Ma guarda che anche tu, proprio come gli altri, pensi che io sia sbagliata

Ma cosa dici, figlia mia?! Sono corsa dietro di lei, ma ha solo fatto un gesto con la mano. Basta, mamma!

E si è chiusa in camera.

Quella notte ha girato e rigirato nel letto, pensando a quel ragazzo portato in clinica pochi giorni prima: gli avevano amputato la gamba fino alla caviglia. Gli era crollata una lastra addosso, era rimasto sotto le macerie di una casa da demolire. Lo avevano tirato fuori troppo tardi, la gamba non si poteva più salvare.

Non era venuto nessuno a trovarlo. Era giovane, neanche trentanni.

I primi giorni la guardava in modo particolare: la prendeva per mano, la fissava con occhi pieni di dolore, subito dopo lintervento.

Poi, piano piano, ha capito sul serio la sua situazione e si è chiuso in sé. Non rivolgeva più la parola. Bianca provava una pena enorme per lui, forse perché nessuno veniva mai a trovarlo.

Secondo te potrò tornare a camminare? ha buttato lì un giorno, senza guardarla mai negli occhi. Ma Bianca, decisa, gli ha risposto: Certo che sì, guarirai presto! Sei giovane ancora.

Sì, come no. Dovresti provarci tu, a stare senza una gamba. Che vita è? Si è arrabbiato, voltandosi verso il muro, come se fosse colpa sua.

E te chi te lha fatto fare di andare là dentro? Ti sei cercato i guai da solo! ha risposto secca Bianca.

Mi pareva di aver visto qualcosa ha borbottato lui. Da allora, ogni volta che lei entrava nella stanza, lui si girava dallaltra parte.

Bianca lo osservava: aveva gli occhi chiari, freddi come ghiaccio. Eppure era un bel ragazzo, peccato che il destino si fosse accanito così

Ti fai pena, eh? lui un giorno lha presa in castagna. Vedo bene che ti faccio pena. E come no, ormai non servo a nessuno. Gente come me la si può solo compatire, mica amare!

Neanche gente come me la amano, pur se abbiamo tutte le gambe e le braccia… perché sono diversa, nessuno mi compatta nemmeno: meglio allora essere senza una gamba, almeno mi compiangerebbero

E mentre lo diceva, Bianca aveva un groppo in gola.

Proprio in quel momento, per la prima volta, Matteo le ha sorriso.

Ma sei matta? Tu, brutta? Ma dove? Io, ogni volta che ti vedo, penso in silenzio che chi ti conquisterà sarà un uomo fortunatissimo. Mi credi?

Bianca lha guardato incredula, ma stranamente gli ha creduto davvero. E allora, senza quasi rendersene conto, gli ha detto: E se quello fossi io? Se scegliessi proprio te? Nei tuoi occhi vedo che non ci credi beh, ho capito!

Si è alzata per andarsene, con il broncio.

Allora Matteo si è sollevato sui gomiti, come per rincorrerla, e poi ricordandosene ha gridato: Sposami Bianca! Ti giuro che, tra poco, nessuno si accorgerà più che mi manca una gamba. Tornerò quello di prima, non andare via

Bianca si è fermata fuori dalla porta, con le lacrime agli occhi, ma dentro sentiva che sì, era proprio lui. Che importava se il suo naso era così-così, o se gli mancava una gamba? Si erano trovati, finalmente.

La mamma lo diceva sempre: Quando è il tuo momento, arriva

Matteo si è buttato nella riabilitazione con una forza incredibile. Ora aveva un obiettivo: sposare una ragazza meravigliosa e tornare a camminare, per loro due. E soprattutto voleva che Bianca non si sentisse più inutile o triste: era lei la persona per cui voleva stare al mondo.

Ti sei proprio innamorata, eh figlia mia? mi ha detto una mattina, mentre vedeva Bianca trasformata: sorrideva sempre, era rinata. Ora il suo desiderio più grande era che Matteo imparasse a muoversi bene col nuovo arto artificiale.

Piano piano, hanno iniziato ad uscire dalla clinica, a camminare insieme per le strade di Rimini tutte piene di luci e colori, sotto la neve natalizia

Guarda, qui cera la casa che è crollata, le ha mostrato un giorno Matteo.

Ma perché ci sei voluto entrare? Che ci hai visto lí dentro? Non me lhai mai raccontato!

Mi prenderai in giro Avevo visto un cucciolo randagio, nero con le macchie bianche. Ho pensato che sarebbe morto di freddo, e volevo portarlo a casa, almeno non sarei stato più solo

Guarda là, cè un cane che ci osserva, tutto magro, poveretto.

Ma sarà lui, sai? ha detto Matteo emozionato. Il cane, infatti, si è avvicinato piano piano e li ha seguiti fino a casa.

Tè andata proprio bene, Bianca. Hai trovato un marito più giovane, pure carino, con casa propria e senza suocera! ridevano le amiche il giorno del suo matrimonio.

La mamma aveva addirittura le lacrime agli occhi, quando Matteo ha iniziato a chiamarla mamma.

Lui è cresciuto in orfanotrofio, non ha nessuno. Ma ha un cuore doro, davvero e soprattutto si vogliono bene, davvero. E che importa lorto a Santarcangelo! Anche se, guarda un po, Matteo ci va volentieri, gli viene naturale e tutto gli riesce.

Ora vivono in tre: Bianca, Matteo e il cane che hanno chiamato Bartolo. Ma tra poco saranno in quattro, perché Bianca e Matteo stanno per avere una bambina

Mai, mai bisogna perdere la speranza! Perché potresti non riconoscere il tuo momento, il tuo pezzo di felicità.

La vita, lo sai, è bella proprio perché sorprende sempreE la sera, quando tornano tutti a casa e Bartolo scodinzola sulla soglia, Bianca sorride al pancione, infilando la chiave nella toppa, mentre Matteo le si appoggia a una spalla. Ci sono giorni in cui tutto sembra difficile gambe che fanno più male, sogni che sembrano ancora lontani, lavori da fare eppure ogni sera si ritrovano lì, vicini.

Lodore del sugo in cucina, le luci calde, il cane addormentato sotto il tavolo. E allora ogni insicurezza svanisce, perché i loro occhi sanno parlarsi senza parole. Nella loro piccola casa il passato resta fuori dalla porta, insieme ai giudizi e alle paure.

La bambina nascerà tra pochissimo. Intanto sorridono, perché adesso sanno che almeno una felicità perfetta, seppure piccola e magari un po sghemba, esiste e può bastare per sentirsi finalmente a casa.

Alla fine, non cè niente di più bello che riconoscersi in un abbraccio, anche quando la vita non è come lavresti disegnata tu. Basta ascoltare davvero quando arriva il momento giusto. E allora sì, ti accorgi che non sei mai stato sbagliato. Soltanto in attesa di incontrare chi, come te, non ha paura dellimperfezione, ma la chiama per nome e la invita a cena, sorridendo.

E dentro quella casa, ogni notte, i cuori battendo forte, si raccontano che la felicità non è altrove, né perfetta, ma tutta lì: fra una carezza sincera, una cicatrice che non fa più paura, e la promessa di stare insieme, sempre, proprio così come sono.

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