Abbiamo comprato casa in città negli anni ’70: i vecchi proprietari, il loro enorme cane e la convivenza forzata che ci ha portato a cacciarli di casa all’italiana

Abbiamo venduto loro la casa. Avevamo il diritto di restare per una settimana”, dissero i vecchi proprietari.

Nel 1975 ci siamo trasferiti dalla campagna alla città. Abbiamo acquistato una casa alla periferia di Firenze e ci siamo trovati davanti a una situazione inaspettata…

In paese la gente era sempre pronta ad aiutarsi, e anche i miei genitori vivevano così.

Così acconsentirono, quando i vecchi proprietari chiesero se potevano trattenersi qualche settimana nella nostra nuova casa mentre sistemavano alcune questioni burocratiche.

Questa famiglia aveva un cane enorme e aggressivo. Non volevano portarselo dietro, poiché non obbediva a nessuno. Quel bestione me lo ricordo ancora benissimo.

Passata una settimana, poi due e poi tre, i vecchi padroni erano ancora lì. Dormivano fino allora di cena, uscivano di rado e, a quanto pareva, non avevano alcuna intenzione di andarsene. La cosa più assurda era il loro atteggiamento: si comportavano come fossero ancora i padroni di casa. Soprattutto la madre della precedente proprietaria, Donna Teresa.

Mamma e papà ricordavano loro di continuo laccordo, ma ogni volta il trasferimento veniva rinviato.

Lasciavano libero il cane e non si preoccupavano minimamente di tenerlo docchio. Non solo lasciava i suoi bisogni nel nostro giardino, ma ci costringeva a starcene chiusi in casa per la paura. Quel cane abbaiava e ringhiava a chiunque. I miei chiedevano spesso cortesemente di legarlo, ma appena papà andava al lavoro e io e le mie sorelle eravamo a scuola, la bestia tornava a scorrazzare in giardino.

Fu proprio il cane ad aiutare papà a liberarsi di questa gente sfacciata.

Una delle mie sorelle, Caterina, tornò da scuola e, distratta, aprì il cancello senza pensare al cane. Quel diavolo nero la buttò a terra; per fortuna tutto finì solo con lo spavento e qualche graffio. Il cane fu preso e nuovamente legato. E, come se non bastasse, diedero pure la colpa a mia sorella, perché secondo loro era rientrata troppo presto.

Ma quella sera accadde il finimondo! Appena mio padre rientrò dal lavoro, senza neanche togliersi il cappotto, afferrò la vecchia Teresa per un braccio e la trascinò fuori sulla strada ancora con il grembiule addosso. Dietro di lei, corsero via anche la figlia e il marito. Tutte le loro cose furono lanciate oltre il recinto, nel fango e nelle pozzanghere.

Tentarono perfino di aizzare il cane contro papà, ma appena lanimale vide la confusione si spaventò, abbassò la coda e si rifugiò nel suo riparo. Non voleva affatto seguirli. Unora dopo, tutte le loro cianfrusaglie erano già fuori, il cancello chiuso a doppia mandata, e il cane restava dietro la recinzione con i suoi padroni.

Quellepisodio mi ha insegnato una lezione preziosa: la fiducia e la gentilezza sono virtù nobili, ma non bisogna mai permettere che qualcuno ne approfitti della nostra buona fede. Bisogna essere disponibili, sì, ma anche pronti a difendere ciò che è giusto e nostro quando serve.

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Abbiamo comprato casa in città negli anni ’70: i vecchi proprietari, il loro enorme cane e la convivenza forzata che ci ha portato a cacciarli di casa all’italiana