L’ex moglie del mio marito mi ha chiesto di badare ai loro nipoti per tre giorni, ma le ho dato una risposta degna: “Non sono la vostra babysitter e i miei confini vanno rispettati!”

Ma davvero è così difficile per te? Parliamo solo di tre giorni. Giulia è in un pasticcio, ha trovato un last minute per la Sicilia, non si concede una vacanza da una vita, e io… lo sai, ho la pressione a pezzi e mi sono bloccata la schiena in campagna, non riesco nemmeno a raddrizzarmi. E Marco è pur sempre il nonno. Ha il dovere di dare una mano.

La voce al telefono era così squillante che Marco non aveva nemmeno bisogno di attivare il vivavoce. Lucia, intenta a mescolare un minestrone sul fornello, sentiva chiaramente ogni parola. Quellintonazione lamentosa, pretenziosa, era riconoscibile tra mille. Anna Maria. La prima, e purtroppo indimenticata, moglie di suo marito.

Marco lanciò a Lucia uno sguardo colpevole, il telefono stretto tra spalla e orecchio, mentre provava a tagliare delle fette di pane, tutte storte per la verità.

Anna, aspetta, provò ad inserire un commento. Cosa c’entra la vacanza di Giulia? Noi con Lucia volevamo fare un weekend…

Ma che programmi avete mai voi? lo interruppe sgarbatamente la ex moglie. Lavori in giardino? Andare ai musei? Marco, sono tuoi nipoti. Parlo di Federico e Dario. Hanno bisogno di una figura maschile, non di tante smancerie femminili. Non li vedi da un mese. Un po’ di coscienza ce lhai? O la tua nuova passione ti ha tagliato ogni slancio?

Lucia posò lentamente il mestolo sul poggiamestolo e spense il gas. Nuova passione. Aveva già otto anni di matrimonio con Marco. Otto anni tranquilli e felici, tolti i regolari tornado portati dalluragano Anna Maria nella loro quotidianità. Prima erano le richieste di aumentare gli alimenti alla figlia ormai adulta, Giulia; poi le domande senza fine per pagare riparazioni, dentista, comprare la macchina. Marco, persona gentile e corretta, per anni aveva pagato, sentendosi in colpa per aver lasciato la famiglia, anche se Giulia allepoca aveva già ventanni e lui e Anna Maria convivevano solo da coinquilini.

Anna, non parlare così di Lucia, la voce di Marco si fece un po’ più decisa, ma ancora insicura. Non è colpa sua. Solo che sarebbe carino avvertirci prima. I gemelli hanno sei anni, tenerli a bada richiede energie. Noi non siamo più giovani

Appunto! esultò Anna Maria. Letà avanza, ma il movimento mantiene giovani. Se corri un po dietro ai nipoti magari ringiovanisci. Qui si fa così: Giulia li porta domani alle dieci. Io non posso, non ricordi? La schiena. E non protestare, Marco. Sono tuoi.

La linea cadde. Marco abbassò il telefono sul tavolo, sospirando profondamente e rimase per un attimo senza guardare la moglie.

Cala il silenzio in cucina, rotto solo dal ticchettio dellorologio a muro. Fuori, la città, lavata da un primo temporale estivo, si anima di rumori sommessi. Lucia si avvicina al tavolo, prende un tovagliolo e toglie una briciola immaginaria.

Quindi, domani alle dieci? domanda con voce quieta.

Marco finalmente la guarda. Nei suoi occhi si legge una supplica silenziosa.

Luci, scusami. Lhai sentita anche tu Anna è una valanga. Giulia parte, Anna Maria bloccata cosa facciamo? Sono nipoti, in fondo.

Marco, Lucia si siede davanti a lui, le mani intrecciate sono i TUOI nipoti. Io non ho nulla contro questi bambini, ma diciamolo chiaramente: non mi chiamano nemmeno per nome, per loro sono quella signora, come gli ha insegnato la nonna. E ogni volta la casa sembra bombardata, visto che Giulia pensa che ai bambini non si debba dire mai di no.

Ci penso io! si infervora Marco. Non dovrai nemmeno alzarti dal letto. Li porto al parco, al cinema, sulle giostre. Tu devi solo preparare qualcosa da mangiare, una minestra, due polpette. Amano la tua cucina, anche se non lo ammettono.

Lucia sorride con tristezza. Sa già come andrà a finire. Marco sarà esausto dopo appena due ore di caos, la pressione salirà, si sdraierà sul divano per cinque minuti, e i due gemelli sfrenati resteranno in balia sua. Salteranno sul divano, chiederanno i cartoni, spargeranno tutto in giro, ignorando ogni regola. Tanto nonna Anna Maria dice che qui tutto si può fare, perché il padrone è il nonno.

Avevamo i biglietti per il teatro sabato, gli ricorda. E dovevamo andare in campagna, occuparci delle rose.

Il teatro si può sempre riprogrammare E per le rose dai, aiutami. Lultima volta, giuro. Parlerò con Giulia, non succederà più.

Lultima volta. Lha sentita almeno venti volte. E ogni volta ha ceduto, per pietà e per evitare conflitti. Ma stavolta qualcosa dentro si spezza. Forse è il tono di Anna Maria, il fatto che non chieda mai permesso, ma decida per tutti, trattando tempo e risorse di Lucia come fossero suoi.

No, Marco, sussurra.

Lui sbatte le palpebre, sorpreso.

Come no?

No, non terrò i bambini. Non adesso. Non annullerò i miei programmi, non restituirò i biglietti e non starò ai fornelli tre giorni per dei bambini che lultima volta hanno detto che la mia minestra fa schifo e che la mamma cucina meglio di me.

Lucia, dai… sono bambini. Dove la metti Giulia? Ha già pagato la vacanza.

Se la gestisce essa. È adulta, ha un marito, una suocera, delle tate in paese… perché la soluzione deve sempre passare per me?

Per noi corregge Marco.

No, per me. Perché sono io che sistemo la casa dopo la loro tempesta. Io cucino, io lavo. Tu fai il nonno buono per due ore, poi ti prendi le compresse per il mal di testa. Rispetto i tuoi sentimenti per i nipoti, ma non ho firmato per fare la tata gratuita ai figli di una donna che mi disprezza.

Marco si oscura. Non lha mai vista così decisa. Lucia di solito incarna la pazienza e il buon senso.

E allora cosa devo fare? Chiamare adesso e dire no? Anna Maria mi farà passare linferno! Mi rompe il cuore.

Non chiamare, Lucia si alza e va verso la finestra. Che li portino.

Vuoi dire che… accetti? chiede Marco speranzoso.

No. Che li portino. Poi vediamo.

Sabato mattina il sole splende deciso, mentre latmosfera in casa è tesa. Marco è agitato, sistema nervosamente i cuscini, guarda ogni tre minuti lorologio. Lucia è calma. Si gode la colazione, si infila il vestito di lino, un po di trucco, prepara una borsetta.

Stai andando da qualche parte? chiede Marco, sospettoso, mentre la vede infilare libro e ombrello nella borsa.

Abbiamo il teatro alle sette, non dimenticarlo. Prima faccio un salto dalla parrucchiera e poi passeggio sul lungofiume. Ho bisogno di staccare un po’.

Lucia! Arrivano fra un quarto dora! Come farò da solo? Non so cosa mangiano, dove hanno le loro cose…

Ti arrangi. Sei il nonno, ricordi? Il modello di uomo, come dice Anna Maria.

In quellistante il campanello suona insistente. Marco corre ad aprire, Lucia resta in camera a chiudere i sandali.

Arrivano voci dalla porta.

Per fortuna niente traffico! è Giulia, la figlia di Marco. Papà, eccoli qua i ragazzi. La borsa con i vestiti è qui, il tablet è carico, se hai bisogno chiama. Oddio, sono in ritardo, il taxi aspetta!

Giulia, ma… i pasti, la routine, le medicine…? balbetta Marco.

Ma papà, è weekend! Gli fai due tortellini. Ciao, ti voglio bene! Ragazzi, ascoltate il nonno!

La porta si richiude. Subito parte il martellamento dei piedi e un urlo da battaglia: Attacchiamo!.

Lucia esce nel corridoio: i due gemelli già saltano sulla scarpiera per raggiungere il cappello di Marco sulla gruccia. Marco è in mezzo, spaesato, la borsa sportiva in mano. Ma la scenetta più curiosa è davanti alla soglia, dove, in piedi con fare vigile, cè proprio Anna Maria.

Pare abbia voluto controllare personalmente la consegna dei bambini, nonostante la schiena bloccata. In gran forma per essere malata: trucco acceso, capelli freschi di piega, vistosi orecchini d’oro.

Ah, sei pronta dice Anna Maria con unocchiata sprezzante a Lucia. Mi raccomando: ai bambini niente fritto, Dario è allergico agli agrumi, Federico non vuole cipolla. La minestra deve essere fresca. E tienili lontani dallo schermo più di unora.

Il tono da padrona impartisce ordini alla servitù. Marco sussulta, in attesa dello scoppio.

Lucia si sistema i capelli specchiandosi e afferra la sua borsetta.

Buongiorno, signora Anna Maria. Buongiorno ragazzi.

I gemelli si immobilizzano un secondo, poi ricominciano a saltare.

Grazie dei consigli così preziosi, risponde Lucia con un mezzo sorriso. Li comunicherò a Marco. Oggi il responsabile è lui.

Cosa? sbotta Anna Maria. Dove credi di andare?

Ho il weekend libero. Ho le mie cose, un appuntamento, il teatro. Tornerò tardi stasera, forse domani.

Anna Maria diventa paonazza. Si avvicina decisa.

Sei impazzita? Quali impegni? Hai due bambini in casa! Sono figli di tuo marito! Devi…

Devo solo a chi ho dato la mia parola, la interrompe Lucia, calma ma ferma. Non ho mai promesso di fare da tata ai tuoi nipoti. Non li ho messi al mondo, non li ho allevati, nessuno mi ha chiesto il permesso. Hanno una mamma, un papà e due nonne: tu, signora Anna Maria, sei in pensione, senza altri impegni mi pare.

Ho la schiena! grida Anna Maria.

E io… ho una vita. Non la sprecherò per accontentare le esigenze degli altri, men che meno se richieste in questo modo.

Marco! Anna Maria si volta verso lex marito. Ma senti che insolente! Sei un uomo o uno zerbino? Dille qualcosa!

Marco passa lo sguardo dalla ex moglie allattuale. Dentro, si consuma una lotta: labitudine di cedere ad Anna combatte con la stima per Lucia e la consapevolezza che ha ragione.

Anna… inizia incerto Lucia lo aveva detto, aveva impegni. Pensavo di farcela da solo, ma…

Cosa? esclama Anna Maria Dopo unora starai già steso sul divano! Chi cucina? Chi li lava? Guarda quella lì, tutta messa a festa! Il teatro! E della famiglia in crisi non gliene importa!

Famiglia? Lucia smette di sorridere. Lo sguardo si fa glaciale. Mettiamo le cose in chiaro, signora Anna Maria: io e Marco siamo famiglia. Voi, Giulia e i vostri nipoti, siete parenti di Marco. Non miei. Ho sopportato le vostre telefonate a tutte le ore, le vostre richieste di soldi, le vostre offese alle mie spalle. Ma non farò della mia casa una pensioncina e della mia vita una servitù gratuita.

Ma come ti permetti! Questa è la casa di mio marito! Cioè, ex… Ma anche lui può decidere chi ospitare!

Lui può, ma non può obbligarmi a servire i suoi ospiti. Marco, si gira verso di lui, ora decidi. Puoi restare con i nipoti e la signora Anna Maria, che magari ti aiuta visto che è qui. Io esco.

Lucia si avvia verso la porta.

Ferma! la afferra Anna Maria per il braccio. Non esci finché non prepari la minestra! Giulia è già in aeroporto, come faccio con i bambini?

Lucia si libera con decisione.

Non è un mio problema, signora Anna Maria. Prenda un taxi, vada a casa e cucini lei. O chiami Giulia e se li riprenda. E non mi tocchi; o chiamo la polizia e denuncio per invasione di domicilio e aggressione. E vedrà che lo farò.

Un silenzio tombale cala nellingresso. Anche i gemelli, sentita la tensione, si bloccano. Marco guarda la moglie con un misto di ammirazione e paura. Non lha mai vista così. Non è più la dolce Luci, è una donna dacciaio.

Anna Maria, sbigottita, prende a respirare a fondo. Era abituata a una Lucia sempre silenziosa. Una risposta così la stordisce.

Sei un mostro, sussurra infine unegoista. Racconterò a tutti che persona sei.

Faccia pure, Lucia scrolla le spalle. Non mi importa.

Apre la porta ed esce sulla rampa delle scale.

Marco, hai le chiavi. Se risolvi, chiama. Se no, torno, ma solo quando i bambini non ci sono più.

La porta dellascensore si chiude e Lucia, una volta in strada, inspira a fondo laria umida dopo la pioggia. Le mani tremano appena, ma si sente incredibilmente leggera. Ce lha fatta. Ha detto finalmente no.

Trascorre la giornata meravigliosamente. Visita una mostra, si concede un caffè nella sua pasticceria favorita, cammina in parco in silenzio, assaporando la libertà. Il cellulare resta spento, per non rovinarsi il pomeriggio.

La sera, al rientro dal teatro, riaccende il telefono: dieci chiamate perse da Marco. Un messaggio. *Anna Maria ha portato via i bambini. Sono a casa. Perdonami.*

Lucia rientra verso le undici. In casa cè silenzio e ordine. Marco è in cucina davanti a una tazza di tè ormai tiepido, sfinito ma sereno.

Ciao, dice piano quando lei entra.

Ciao. Dove sono i ragazzi?

Anna Maria li ha portati a casa sua. Ha urlato, un putiferio. Ha chiamato pure Giulia allaeroporto, pretendeva si facesse rimborsare la vacanza per stare coi bambini. Insomma, un inferno.

E tu?

Marco la guarda.

Per la prima volta in vita mia le ho detto di tacere.

Lucia alza le sopracciglia, sorpresa.

Davvero?

Sì. Quando ti ha insultata, chiamandoti inutile e altro ho perso la pazienza. Le ho detto che se avesse solo accennato altri insulti verso mia moglie, non avrebbe più visto un euro oltre quanto previsto dalla legge. E che non avrebbe più messo piede qui.

Lucia si avvicina e lo abbraccia. Lui nasconde la faccia nel suo grembo, come un bambino in cerca di conforto.

Ha portato via i bambini, ha sbattuto la porta così forte che è caduto dellintonaco. Ci ha diseredati, come minimo.

Ce ne faremo una ragione, ride Lucia, accarezzandogli i capelli brizzolati. E Giulia?

Giulia, dallaeroporto, piangeva. Ho dovuto mandarle qualche soldo, così ha preso una babysitter lì in Sicilia. Alla fine ha deciso di portarsi i gemelli in vacanza. Anna Maria ha giurato che non ne voleva sapere, dice di aver avuto un attacco di sciatalgia.

Vedi che la soluzione si trova? Giulia è la mamma, si gode i figli in vacanza. È così che deve essere.

Lucia, Marco si stacca e la guarda negli occhi. Grazie.

Per cosa? Per averti lasciato solo in trincea?

Per avermi fatto sentire un uomo e non il cameriere della ex moglie. Per anni ho avuto paura di ferirla, mi sentivo colpevole invece oggi ho capito che non devo niente a nessuno, solo a te. Tu sei la mia famiglia. Il mio rifugio. E mi sono comportato da traditore.

Limportante è che ora lo sai, sorride Lucia. Ti va un tè? Ho preso una crostata di amarene, proprio come piace a te.

Il giorno dopo il cellulare di Marco tace. Anna Maria sparita. Giulia manda solo un messaggio: tutto bene, volo arrivato. Si riprende fiato in casa, laria sembra più leggera, come se fossero sparite le vecchie pretese e amarezze.

Passa una settimana. Lucia accudisce le sue rose in campagna, Marco la aiuta, scavando con cura le buche.

Sai, dice lui, appoggiato alla vanga ieri ha chiamato Anna Maria.

Lucia si irrigidisce.

E cosa voleva?

Soldi. Dice che i medicinali costano cari.

E glieli hai dati?

No. Le ho risposto che abbiamo il budget stretto. Dobbiamo ristrutturare, devo comprarti la pelliccia nuova quindi niente.

Lucia scoppia a ridere.

Una pelliccia? Fantasioso, ma mi piace il principio.

Ha sbattuto il telefono, sorride Marco, e sul suo volto non si vede più lombra dellantica colpa. E sai? Non è caduto il cielo.

Non è caduto, conferma Lucia. È solo diventato più alto e più azzurro.

La storia del parcheggio forzato dei nipoti segna una svolta. Lucia capisce che la dignità sta nel saper dire no con calma, quando invadono i tuoi confini. E Marco impara che il rispetto della moglie vale molto più della pace con la ex moglie che ormai è solo una conoscente.

Certo, i nipoti continuano a comparire nella loro vita. Ma ora ogni visita si fissa in anticipo, nessuna sorpresa, e Anna Maria non mette più piede in casa loro. Marco porta i gemelli al parco, allo zoo, li riporta a casa la sera. Tutti più felici così: i bambini hanno un nonno sereno, non uno stanco e nervoso diviso tra due donne, e Lucia ha finalmente ciò che merita: una vita tranquilla e un marito che ha scelto davvero lei.

A volte, seduta sul terrazzo della villetta, guardando il tramonto, Lucia ripensa a quel giorno in cui prese la borsetta e se ne andò a teatro. Fu il miglior spettacolo della sua vita, anche se non ricorda il titolo della pièce. Il vero dramma era già andato in scena nellingresso di casa, e il finale, quello sì, fu davvero felice.

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