I bambini erano arrivati in visita e mi chiamavano una cattiva casalinga.
La notte prima del mio compleanno, immersa in una nebbia lattiginosa da sogno, mi vedevo nella mia piccola cucina milanese che si allungava e si incurvava come le calli di Venezia, mentre iniziavo a preparare i piatti per la festa. Chiesi a mio marito, che indossava improvvisamente una maschera di Pulcinella, di pelare le zucchine e tagliare le insalate in pezzetti irregolari che nuotavano nei piatti, mentre io rosolavo la carne che sfrigolava e ne facevo salti mortali nella padella, aggiungendo spezie che ballavano come coriandoli di Carnevale.
Pensavo di aver preparato una torta salata talmente buona da saziare la mia vasta famiglia, che si moltiplicava come i pesci nel paniere del miracolo. Il giorno stesso del mio compleanno, io e mio marito ci avventurammo silenziosi e fluttuanti per le vie assolate di Milano, entrando in una pasticceria dorata dove le torte galleggiavano in vetrina come gondole, per comprare una torta grande, soffice e soprattutto fresca, nella speranza che piacesse ai miei nipoti.
I primi ad arrivare furono mio figlio Marco con sua moglie Francesca e il loro piccolo Filippo, seguiti dalla mia figlia maggiore Lucia con le sue due bambine, e infine arrivò la mia figlia di mezzo, Giuliana, col marito ed i suoi figli che parevano sbucare dalla nebbia con passi silenziosi. Tutti si misero intorno al tavolo che si allungava come lArno, tintinnando con cucchiai e forchette come se fossero posate da orchestra. Sembrava che tutti apprezzassero i piatti, cera abbondanza per tutti. I nipoti erano così sazi che lasciavano impronte di dita di cioccolato sulle pareti, e gli adulti, ridendo, riuscivano a macchiare la tovaglia con strisce di sugo rosso come bandiere.
Al momento del tè, che scorreva come un piccolo ruscello caldo nelle tazze, Lucia si sistemò la collana di corallo e mi disse:
Hai messo davvero poca roba in tavola… Abbiamo mangiato, e poi?
Quel commento mi trafisse come uno spillo nel cuore. Anche se tutti risero, anche se doveva essere una battuta, dentro di me mi sentii offesa. È vero che cerco sempre di mettere da parte qualcosa da dare ai miei figli e nipoti, ma è complicato cucinare per una famiglia così numerosa, quando in cucina ho solo pentole piccole e il forno pare quello di una bambola, e non posso certo spendere tutta la mia pensione in euro per una festa.
Non ti preoccupare, signora mia, mi sussurrò mio marito nella cucina che pulsava come una fisarmonica mentre levava la torta, se tutto era così buono e non bastava, allora puoi semplicemente regalare loro le ricette quando avranno tempo, che cucinino anche loro! E la prossima volta, visto che siamo solo in due e loro sono così tanti, che ciascuno porti qualcosa. Così, la tavola diventerà un vero pranzo di San Giuseppe!






