Regole d’estate: quando i nipoti arrivano in campagna, tra profumo di polpette, telefonini vietati a tavola e nuove libertà – una famiglia italiana tra vecchie abitudini, piccoli conflitti, compromessi e affetto sotto il sole d’agosto

Regole per lestate

Quando il regionale a scartamento ridotto si fermò davanti alla minuscola pensilina, Maria Antonietta Pezzoli era già in piedi sulla linea gialla, abbracciando al petto la sua borsa di tela. Dentro rotolavano mele, un vasetto di marmellata di ciliegie e un contenitore di plastica con crocchette e pizzette. Tutta roba superflua, in fondo: i ragazzi arrivavano da Milano, sazi, carichi di zaini e buste, ma le sue mani si ostinavano sempre a preparare qualcosa di buono.

Il treno sobbalzò, le porte si aprirono, e dal vagone saltarono fuori in tre: Andrea, alto, magro come un fuscello, la sorellina minore Bianca e ancora uno zaino, così gonfio che sembrava avere una vita propria.

Nonna! Bianca fu la prima a vederla, e agitò la mano con talmente tanto entusiasmo che i braccialetti tintinnarono.

Maria Antonietta sentì una fitta calda stringerle la gola. Adagiò la borsa a terra, attenta a non farla cadere, poi spalancò le braccia.

Ma come siete… Voleva dire cresciuti, ma si morse la lingua. Loro lo sapevano già.

Andrea si avvicinò lentamente, la strinse da un lato, senza mollare lo zaino dallaltro.

Ciao nonna.

Era già quasi una testa più alto di lei. Il mento coperto di uniniziale barba, i polsi sottili, le cuffie spuntavano dalla maglietta. Maria Antonietta si sorprese a cercare in lui il ragazzino che correva una volta per il cortile con gli stivali di gomma, ma lo sguardo incrociava solo dettagli ormai adulti.

Il nonno vi aspetta giù, disse. Dai, andiamo, altrimenti le polpette raffreddano.

Aspetta, foto veloce, Bianca aveva già il cellulare in mano, scattava la pensilina, il treno, la nonna. Per le storie.

La parola storie le sfrecciò nelle orecchie come un rondone. Aveva già chiesto a sua figlia, lo scorso inverno, cosa volesse dire, ma la spiegazione le era svanita subito. Limportante, comunque, era che la nipote sorrideva.

Scendettero la scaletta di cemento. Giù, vicino a una vecchia Panda verde, cera Giuseppe Pezzoli. Si fece incontro a loro, batté una mano sulla spalla ad Andrea, abbracciò Bianca, fece un cenno al resto della famiglia. Sembrava più contenuto, ma Maria Antonietta sapeva che era felice quanto lei.

Allora, vacanze? chiese lui.

Vacanze, rispose Andrea, mollando lo zaino nel portabagagli.

Durante il tragitto verso casa i ragazzi si zittirono. Oltre il finestrino passavano villette, orti, filari di viti, ogni tanto una mucca o una pecora. Bianca girava immagini sul telefono, Andrea ridacchiava guardando lo schermo, e Maria Antonietta si accorse di osservare le mani di loro, che giocherellavano senza sosta con quei rettangoli neri.

Pazienza, si disse , basta che in casa si stia allitaliana. Poi come va va.

La casa li accolse con il profumo delle polpette fritte e del prezzemolo. Sulla veranda il tavolo di legno, ancora coperto dalla vecchia cerata coi limoni. Sui fornelli sfrigolava una padella, nel forno terminava una torta salata con erbette.

Mamma che banchetto! Andrea ficcò la testa in cucina.

Non è banchetto, è pranzo, rispose automaticamente Maria Antonietta, e subito si corresse. Dai, lavatevi le mani lì al lavandino.

Bianca aveva già tirato fuori di nuovo il telefono. Mentre Maria Antonietta sistemava sul tavolo insalata, pane, polpette, notava di sottecchi la nipotina fotografare piatti, finestre, e la gatta, Minù, che sbucava timida da sotto la sedia.

Solo che a tavola niente cellulari, lasciò cadere, come chi parla da sé, quando si sedettero.

Andrea sollevò lo sguardo.

Eh?

Hai capito, intervenne il nonno. Prima si mangia, poi fate tutto il social che volete.

Bianca esitò un istante, poi mise il cellulare col display verso il basso vicino al piatto.

Era solo per fare una foto

Lhai già fatta, disse piano Maria Antonietta. Dai, ora si mangia e poi pubblichi.

La parola pubblicare uscì titubante. Lei non sapeva manco se fosse giusta, ma decise che tanto bastava.

Andrea, un po riluttante, appoggiò anche lui il cellulare allangolo. Sembrava gli avessero chiesto di togliersi il casco di unastronauta.

Qui da noi, proseguì Maria Antonietta servendo la spremuta cè orario: pranzo alluna, cena alle sette. Al mattino su non più tardi delle nove. Poi fate pure quel che volete.

Non più tardi delle nove riprese Andrea e se la notte guardo un film?

Di notte si dorme, disse Giuseppe, senza staccare gli occhi dal piatto.

Tra loro calò una tensione sottile. Maria Antonietta aggiunse svelta:

Non è una caserma, sia chiaro. Ma se arrivate a mezzogiorno in pigiama, vi perdete tutto: qui cè il fiume, il bosco, le bici.

Io voglio andare al fiume! disse subito Bianca. E in bicicletta. E fare un servizio fotografico in giardino.

Servizio fotografico ormai non suonava neanche più strano.

Benissimo, annuì Maria Antonietta. Prima però date una mano: cè da togliere lerba tra le patate, da annaffiare le fragole. Non siamo venuti in villeggiatura.

Nonna, però siamo in vacanza iniziò Andrea, ma il nonno lo fissò.

Vacanza sì, villaggio turistico no.

Andrea sospirò, ma non disse altro. Bianca sotto il tavolo gli pestò di striscio il piede, e lui accennò un sorriso.

Dopo il pranzo, i ragazzi andarono nelle loro stanze a sistemare le cose. Maria Antonietta passò da loro dopo mezzora. Bianca aveva già steso le magliette su una sedia, ordinato trousse e caricatori, delle boccette in fila sul davanzale. Andrea era seduto sul letto, con la schiena contro il muro e il dito che scorreva sullo schermo.

Vi ho cambiato le lenzuola, annunciò. Se non va ditemelo.

Va benissimo, nonna, rispose Andrea, senza staccare gli occhi dal telefono.

Quel va benissimo le punse dentro. Annuii soltanto.

Stasera facciamo una grigliata fuori, annunciò. Dopo che vi siete riposati, venite nellorto. Unoretta si lavora.

Mhmm, fece Andrea.

Lei uscì, chiuse piano la porta e restò un attimo in corridoio. Dal fondo sentiva una risata sommessa di Bianca, che chiacchierava in video con qualcuno. Maria Antonietta si sentì improvvisamente vecchia. Non per la schiena che tirava, ma per la sensazione che la vita di quei ragazzi scorresse su un binario invisibile e separato, irraggiungibile per lei.

Pazienza, si disse. Ci capiremo. Limportante è non stringere troppo.

La sera, quando il sole calava dietro i filari, erano tutti e tre nellorto. La terra era calda, i piedi affondavano nellerba secca. Giuseppe spiegava a Bianca la differenza tra unerbaccia e una carota.

Questo lo tiri via, quello lo lasci, le mostrava.

E se sbaglio? Bianca si piegò sulle ginocchia, un po disgustata.

Nulla di grave, intervenne Maria Antonietta. Non siamo in una fattoria modello.

Andrea se ne stava in disparte, appoggiato alla zappa, lanciando occhiate verso la casa. Dal suo finestrino lampeggiava la luce blu del monitor rimasto acceso.

Non ti perdi il cellulare in casa? chiese Giuseppe.

Lho lasciato nella stanza, mormorò Andrea.

Quella confessione diede a Maria Antonietta una gioia smisurata.

I primi giorni andarono lisci. Al mattino li svegliava bussando piano, loro sbuffavano ma alle nove e mezza erano in cucina. Colazione, una mano alle faccende, poi sparivano: Bianca faceva foto con Minù e le fragole da mandare sul telefono, Andrea a volte leggeva, a volte ascoltava musica con le cuffie, a volte usciva in bicicletta.

Le regole resistevano in piccoli gesti. Il cellulare rimaneva fuori dal tavolo, di notte silenzio. Solo una volta, alla terza notte, Maria Antonietta si svegliò per una risata sommessa oltre la parete. Guardò lora: mezzanotte e mezza.

Chiedo o lascio perdere? pensò.

Ancora ridacchiavano, poi il segnale sonoro di un messaggio vocale. Con un sospiro, si infilò la vestaglia e bussò piano.

Andrea, dormi?

Risate svanite.

Arrivo, sussurrò una voce.

Lui apparve sulla soglia, la fronte arricciata per la luce. Gli occhi rossi, i capelli arruffati, il telefono in mano.

Perché non dormi? cercò di essere gentile.

Stavo vedendo un film, nonna.

A questora?

Io e i miei amici ci siamo messi daccordo per vedere lo stesso film e commentarlo insieme…

Maria Antonietta immaginò altri ragazzi, ciascuno chiuso nel proprio appartamento a Milano, col telefono acceso e i commenti di gruppo.

Senti, gli disse, non mi importa che guardi un film. Ma se fai nottata poi al mattino non ti reggi. E a me serve una mano in orto. Facciamo una cosa: fino a mezzanotte ci sto, ma dopo tutti a dormire.

Andrea fece una smorfia.

Ma loro

Loro saranno in città, tu sei qui. Le regole cambiano. Non ti chiedo di dormire alle nove, però.

Stette zitto, si grattò la testa.

Va bene, cedette. Fino a mezzanotte.

E chiudi la porta, che la luce dà fastidio, aggiunse lei. E abbassa il volume.

Tornando a letto, pensò che forse era troppo leggera. Un tempo sarebbe stata più decisa, come con sua figlia. Ma i tempi cambiano.

Le prime discussioni nacquero dalle piccole cose. Un giorno, col caldo già dallalba, Maria Antonietta chiese ad Andrea di aiutare Giuseppe a spostare delle assi in cortile.

Un attimo, bofonchiò senza staccarsi dal telefono.

Dopo dieci minuti era ancora lì, mentre il nonno trasportava da solo.

Andrea, il nonno fa tutto da sé, la voce le era diventata dura.

Finisco e vado, rispose risentito.

Che devi scrivere di tanto urgente? Non ti può aspettare il mondo.

Andrea alzò gli occhi.

È importante. Stiamo facendo un torneo

Che torneo?

Nel gioco. Se esco ora la squadra perde.

Voleva replicare che esistono cose più importanti dei videogame, ma vide le sue spalle irrigidirsi, la bocca serrata.

Quanto manca?

Venti minuti.

Allora tra venti minuti sei fuori. Daccordo?

Annuii. Dopo venti minuti stava già calzando le scarpe senza che lei dovesse insistere.

Erano questi piccoli accordi a darle lillusione di poter amministrare ancora le cose. Ma una volta le cose andarono diverse.

Successe a metà luglio. Dovevano andare al mercato a comprare piantine e viveri. Giuseppe aveva già fissato: serviva qualcuno, tra borse e macchina.

Andrea, domani vai col nonno, disse a cena. Io resto con Bianca, facciamo la marmellata.

Non posso, replicò subito lui.

Perché?

Ho già detto ai miei amici che domani vado a Milano. Cè un festival, musica, cibo di strada cercò lo sguardo di Bianca, che però scrollò le spalle. Lo avevo già detto.

Maria Antonietta non ricordava nulla. Forse sì, ma tra mille discorsi era passata oltre.

A Milano? si rabbuiò Giuseppe.

Sì, in treno, vicino la Stazione Centrale.

Il vicino fece alzare il sopracciglio al nonno.

Lo sai dovè?

Siamo tutti insieme. E comunque ho sedici anni.

Quel sedici suonava come uno scudo.

Ci siamo accordati con tuo padre che da solo non ti muovi, aggiunse Giuseppe.

Ma non sono solo. Siamo in gruppo.

Peggio ancora.

La tensione aumentava. Bianca spostò piano la forchetta.

Facciamo così, tentò Maria Antonietta. Andate al mercato oggi, domani lui va coi suoi amici.

Il mercato è domani, tagliò corto il nonno. E ho bisogno di qualcuno.

Vado io, intervenne Bianca.

Tu resta con la nonna, rispose lui in automatico.

Faccio tutto io, disse Maria Antonietta. Bianca può venire con te.

Giuseppe la fissò. In lui si mescolavano sorpresa e gratitudine.

E Andrea? mormorò.

Io iniziò Andrea.

Ma insomma, pensi di essere in paese tuo? Giuseppe alzò la voce. Qui non sono giochi. E noi rispondiamo per te.

Per me risponde sempre qualcuno, sbottò Andrea. Posso almeno una volta decidere per conto mio?

Silenzio. Maria Antonietta sentì lo stomaco serrarsi. Avrebbe voluto dire di capire, che anche lei alla sua età gridava voglio essere indipendente, ma le uscirono solo parole fredde:

Finché sei qui, segui le nostre regole.

Spostò la sedia allimprovviso.

Ok, non ci vado.

Uscì dalla cucina sbattendo la porta. Un rumore sordo al piano di sopra: lo zaino lanciato o si era buttato sul letto.

La sera fu tesa. Bianca cercava di sdrammatizzare parlando di una influencer su Instagram, ma il sorriso era tirato. Giuseppe masticava fissando il piatto. Maria Antonietta lavava i piatti e ripensava a ciò che aveva detto. Quelle parole sulle nostre regole le rimbombavano come un cucchiaino su un bicchiere.

Di notte si svegliò per un silenzio strano. La casa di solito respirava: scricchiolii, passi di un topo, una macchina nelle campagne. Ora silenzio fitto. Nella stanza di Andrea la luce era spenta.

Almeno dormirà, pensò.

Alle nove meno un quarto Bianca era già a tavola a sbadigliare, Giuseppe sorseggiava il caffè e sfogliava il Corriere della Sera.

Dovè Andrea? chiese Maria Antonietta.

Dorme di sicuro, rispose Bianca.

Salì, bussò.

Andrea, sveglia.

Nessuna risposta. Entrò. Il letto era malamente rifatto, come faceva sempre per farle vedere che ci aveva provato, ma lui non cera. Sullo sgabello la felpa, sul tavolo il caricatore. Il telefono sparito.

Un tuffo gelido nello stomaco.

Non cè, disse tornando giù.

Come non cè? Giuseppe balzò in piedi.

Il letto vuoto. Ha preso pure il telefono.

Sarà in cortile, tentò Bianca.

Girarono il giardino. Niente. Allorto niente. La bici era parcheggiata.

Il treno per Milano parte alle otto e quaranta, disse piano Giuseppe, guardando la strada.

Maria Antonietta si sentì ghiacciare le mani.

Forse è dai ragazzi nel cortile

Quali ragazzi? Non conosce nessuno qui.

Bianca prese il telefono.

Gli scrivo io.

Le dita correvano veloci. Dopo qualche minuto Bianca sollevò gli occhi.

Non legge. Appare solo una spunta.

Solo una spunta per Maria Antonietta non significava nulla, ma il viso della nipote diceva che era una brutta cosa.

Che facciamo? chiese sottovoce a Giuseppe.

Lui esitò.

Vado in stazione, magari qualcuno lo ha visto.

Magari iniziò lei, magari torna da sé.

È uscito senza dire una parola, la interruppe. E questo non va bene.

Si vestì in fretta, prese le chiavi.

Tu resta qui, le disse. Se torna, chiamami. Bianca, se ti scrive, di subito.

Quando la Panda uscì dal cancello, Maria Antonietta rimase sulla veranda, strizzando uno strofinaccio. Mille immagini le vorticavano nella testa. Andrea al binario, sale sul treno, qualcuno lo spinge, perde il telefono, resta da solo Si bloccò: basta così.

Tranquilla. Non è scemo, né un bimbo.

Passò unora. Bianca continuava a controllare il telefono scuotendo la testa.

Nulla, diceva. Non appare neanche online.

Alle undici tornò Giuseppe. Aveva la faccia stravolta.

Nessuno lo ha visto, mormorò. Sono andato fino in Centrale. Lì

Si fermò. Maria Antonietta capì che lì significava nulla di buono.

Magari sarà a Milano, azzardò. Al festival.

Senza soldi, senza niente?

Sulla carta qualche euro ce lha, intervenne Bianca. E il telefono serve a pagare.

Si guardarono. Per loro i soldi erano in tasca, per i ragazzi erano nel cloud.

Chiamiamo suo padre? propose lei.

Chiama, annuì Giuseppe. Lo saprà comunque.

La telefonata fu dura. Suo figlio prima restò zitto, poi bestemmiò, poi chiese perché non ci avevano badato. Maria Antonietta ascoltava e si sentiva svuotata. Quando finì, si lasciò cadere su uno sgabello e si coprì la faccia.

Nonna, sussurrò Bianca, non è sparito. È solo arrabbiato.

Si è arrabbiato e se nè andato, rispose. Come se fossimo nemici.

La giornata trascorse lenta e cupa. Bianca dava una mano con la marmellata, Giuseppe trafficava nel garage, ma ogni cosa pesava. Il telefono di Bianca muto.

Al crepuscolo, sentì un passo lieve sul portico. Maria Antonietta sobbalzò. Il cancello cigolò. Nella fessura apparve Andrea.

Era nella stessa maglietta, i jeans impolverati, zaino in spalla. Il volto stanco, ma sano.

Ciao, disse sottovoce.

Maria Antonietta si alzò. Distinto avrebbe voluto abbracciarlo, ma qualcos’altro la trattenne. Chiese solo:

Dove sei stato?

A Milano, abbassò gli occhi. Al festival.

Da solo?

Con dei ragazzi. Quasi da solo. Erano quelli del paese vicino, ci siamo scritti.

Giuseppe arrivò, asciugandosi le mani.

Ma almeno capisci iniziò, ma si interruppe.

Ho scritto, si affrettò Andrea. È mancato il segnale, poi niente batteria, avevo lasciato il caricatore qui.

Bianca lo fissava con il telefono in mano.

Ho scritto a te, disse. Solo una spunta.

Non volevo farvi preoccupare, rispose. Volevo Solo Volevo decidere da solo.

Si bloccò.

Hai pensato che potevi scappare senza dirlo? chiuse Giuseppe.

Restarono zitti. Ma ora cera fatica, non solo rabbia.

Vieni a mangiare, disse infine Maria Antonietta.

Entrò docile in cucina. Lei gli mise davanti una scodella di minestra, pane, limonata. Mangiò come se non toccasse cibo da ore.

Costa tutto tanto lì, borbottò. Quei vostri food truck.

Quel vostri era strano, ma lasciò stare.

Quando ebbe finito, uscirono tutti e tre sulla veranda. Il sole era quasi calato, laria più fresca.

Facciamo così, disse Giuseppe sedendosi. Vuoi essere indipendente: ti capiamo. Ma qui siamo responsabili di te. Se vuoi andare in città, ci avvisi per tempo, non la sera prima, almeno il giorno prima. Ne parliamo, vediamo come fare. Se si può ok, se no, resta qui. Sparire di punto in bianco non va bene.

E se non siete daccordo?

Allora tu ti arrabbi, resti con noi e vai a fare la spesa, intervenne Maria Antonietta. E noi ci arrabbiamo, ma basta così.

Andrea la guardò. Dentro i suoi occhi cera di tutto: rabbia, fatica, anche un po di vergogna.

Non volevo che vi preoccupaste, davvero, disse. Volevo solo sentirmi grande.

Decidere da solo è bello, disse lei. Ma essere grande vuol dire anche prendersi cura di chi ci vuole bene.

Si sorprese delle proprie parole: erano uscite calme, quasi ovvie.

Andrea sospirò.

Ok. Ho capito.

Facciamo un altro patto, aggiunse Giuseppe. Se ti si scarica il cellulare, trovi una presa, vai in un bar, dove vuoi, e scrivi subito o telefoni. Anche se temessi di berti una sfuriata.

Va bene, fece lui.

Rimasero in silenzio. Da qualche parte abbaiava un cane, nellorto Minù si stiracchiava.

Comera il festival? domandò Bianca.

Così così la musica, il cibo buono.

Foto?

Telefono scarico.

E niente prove, sorrise lei disarmata. Neanche per i social.

Andrea sorrise a sua volta, mesto ma sincero.

Dopo quel giorno, la casa trovò un nuovo equilibrio. Le regole rimasero, ma piegate, più flessibili. Maria Antonietta e Giuseppe buttarono giù un elenco a penna: sveglia non oltre le dieci, almeno due ore di aiuto al giorno, uscire solo con preavviso, niente telefono a tavola. Appeso al frigo.

Ci manca solo la colonia, scherzò Andrea.

Con la differenza che qui la colonia è di famiglia, gli rispose lei.

Bianca aggiunse un paio di regole per controbilanciare:

Neanchio voglio la nonna che mi chiama ogni cinque minuti se sono al fiume, disse. E niente entrare in camera senza bussare.

Tanto non entriamo, rise Maria Antonietta, ma scriviamolo.

Andrea fece segno di aggiungere la sua firma.

Così la convivenza prese un ritmo tutto loro. Ogni tanto bisticciavano, ma senza conflitti veri. Una sera Bianca portò in sala un vecchio gioco da tavolo.

Facciamo una partita?

Da piccolo ci giocavo, disse Andrea.

Giuseppe volle defilarsi, ma alla fine si sedette. Si accorsero che lui ricordava le regole meglio di tutti. Tra risate e piccoli dispetti, i cellulari vennero abbandonati in un angolo.

Anche in cucina le cose cambiarono. Un sabato Maria Antonietta dichiarò che avrebbero cucinato i ragazzi.

Oggi siete voi ai fornelli. Decidete voi il menù.

Davvero?

Volete solo pasta col pomodoro? Va bene, basta che si mangi.

Bianca scovò una ricetta su internet, Andrea tagliava le zucchine litigando con lei su come farle. La cucina odorava di soffritto e spezie, la pila dei piatti sporchi cresceva, e paradossalmente latmosfera pareva da festa.

Se poi dobbiamo metterci in fila per il bagno, sbuffò Giuseppe, la colpa è vostra.

Mangiò tutto e chiese anche il bis.

Anche nellorto trovarono la quadra. Invece di insistere quotidianamente, Maria Antonietta li coinvolse con dei lotti personali.

Questa fila è tua, indicò a Bianca la striscia delle fragole. Questa a te, indicò ad Andrea il filare delle carote. Che ci fai non importa: innaffi, lasci stare. Ma poi non lamentarti se non cresce nulla.

Sperimentiamo, rise Andrea.

Esperimento di gruppo, rincarò Bianca.

Alla fine della stagione, Bianca aveva il cestino colmo, Andrea due radici un po scarse.

Che dici? domandò Maria Antonietta.

Non sono un ortolano, rise lui.

Risero tutti insieme, senza tensioni.

A fine agosto la casa seguiva una routine collaudata. Colazione insieme, poi ognuno per conto proprio, di sera ancora a tavola. Ogni tanto Andrea faceva tardi col telefono, ma a mezzanotte spegneva da solo. Bianca poteva uscire con unamica al fiume, ma scriveva sempre dove fosse e lora di rientro.

Le discussioni cerano, ma leggere: sulla musica, sul sale nel sugo, su chi dovesse lavare i piatti. Più che guerra tra generazioni, sembravano i naturali aggiustamenti di chi condivide la stessa casa.

Lultima sera, Maria Antonietta aveva preparato una crostata di mele. In casa odore dolciastro, la veranda spalancata lasciava entrare laria tiepida. Sui tavoli, gli zaini già pronti.

Facciamo una foto tutti insieme, propose Bianca al taglio della torta.

Sempre con ste storie cominciò Giuseppe, ma lasciò cadere.

Stavolta resta per noi, chiarì Bianca. Non la pubblico, giuro.

Si portarono in giardino. Il sole calava dietro i tetti, lombra delle mele copriva il prato. Bianca mise il telefono su un secchio rovesciato, programmò lautoscatto e corse verso di loro.

La nonna in mezzo, ordinò. Il nonno a destra, Andrea a sinistra.

Si strinsero, un po impacciati. Maria Antonietta sentì Andrea sfiorarle il gomito; Giuseppe si fece più vicino. Bianca li abbracciò tutti.

Sorridete!

Scattò il telefono. E ancora.

Fatto, corse al telefono, controllò e sorrise. Bel risultato.

Fammi vedere, chiese Maria Antonietta.

Sul piccolo schermo erano buffi e veri: lei con il grembiule, Giuseppe con la camicia stinta, Andrea coi capelli arruffati, Bianca nella maglietta colorata. Ma cera qualcosa, in come stavano, di profondamente famiglia.

Me la stampi? chiese la nonna.

Certo, annuì Bianca. Te la passo per WhatsApp.

Ma io come la stampo se sta sul telefono? si accigliò Maria Antonietta.

Vieni a trovarci a Milano, chinò Andrea. O te la porto io in autunno.

Annuii. Dentro si sentiva serena. Non perché ormai si capissero senza parlare, no. Sapeva che avrebbero litigato ancora. Ma ora cera un angolo di sentiero tra le regole di ieri e la libertà di oggi, un varco da cui passare avanti e indietro.

Tardi, dopo che tutto tacque, Maria Antonietta uscì sulla veranda. Il cielo scuro, poche stelle sopra i tetti. Silenzio.

Giuseppe la raggiunse e si sedette accanto.

Domani ripartono, mormorò.

Ripartono, sì.

Stettero zitti.

Beh, aggiunse Giuseppe, alla fine abbiamo imparato qualcosa anche noi.

Già, rispose lei. E chissà chi ha insegnato di più a chi

Sorrise. Dalla camera di Andrea nessuna luce, da quella di Bianca neppure. Sul comodino, sicuramente, il telefono era in carica per il viaggio di domani.

Maria Antonietta, passando dal frigo, buttò locchio al foglio delle regole. I bordi un po piegati, la biro accanto. Seguì le firme con il dito, e pensò che forse, lestate prossima, avrebbero aggiunto o tolto qualche regola. Ma la sostanza sarebbe rimasta.

Spense le luci della cucina e andò a dormire, sentendo la casa respirare calma, pronta ad accogliere ancora una volta tutto quello che lestate aveva portato e tutto quello che ancora poteva arrivare.

Questa estate mi ha insegnato che le regole non sono fatte solo per mettere paletti ma per imparare a capirsi, ascoltarsi, e trovare insieme la propria strada.

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