Io ero quelluomo che, con la moglie Chiara, non capiva davvero come avessimo potuto avere un figlio così sveglio. Entrambi avevamo completato solo la terza media, e fu grazie alla pazienza dei professori che riuscimmo a diplomarci. Ognuno ha il suo talento, come si dice: a Chiara bastava piantare un seme e in una settimana spuntava un fiore vigoroso, mentre a Vincenzo le mani sembravano doro.
Eravamo genitori di quattro figli: la primogenita Maria, poi la seconda figlia Nina, e infine due fratelli nati lo stesso giorno, Sergio e Paolo. Paolo era larancia della famiglia, nato in una notte di pioggia. Non aveva ancora tre anni e già parlava meglio di Nina, e quando iniziò la scuola tutti gli insegnanti rimasero a bocca aperta: leggeva, scriveva e moltiplicava con una facilità tale che lo promossero subito in seconda classe.
Forse non era giusto verso gli altri alunni, ma per Chiara Paolo era speciale. Lo esentava dalle faccende domestiche, gli comprava tutto quello che chiedeva: libri di vario genere, un microscopio, qualsiasi cosa. Anche negli anni difficili degli anni 90, quando lItalia attraversava una crisi economica e la nostra vita sembrava crollare in quellanno persimmo anche il marito Vincenzo e la nostra più cara collaboratrice, la signora Marta Chiara non smise mai di supportare il figlio. Lo mandò a studiare in città, sperando che potesse avere un futuro migliore.
Di cosa stai sognando, Chiara? le dicevano le vicine, che la vedevano mentre Sergio portava acqua dal rubinetto pubblico, Nina zappava le patate nel orto e Paolo sedeva allombra su una panchina a leggere un libro. Pensi che ti restituirà un bicchiere dacqua quando sarà vecchio? Se se ne andrà, tutto finirà.
Vedrete voi! rispondeva Chiara con foga. Quello che voglio, lo faccio.
I figli dicevano anche loro: Perché devo tagliare la legna, mentre lui risolve equazioni? chiedeva Sergio. Allora siediti e risolvi, se vuoi, gli rispondeva Chiara con un sorriso.
Sergio prendeva il libro di testo, lo apriva, lo fissava per cinque minuti, poi lo chiudeva sbattendo il libro contro il tavolo e diceva: Che sciocchezze, meglio andare a tagliare la legna!
Ma chi si offendette di più fu Nina. Aprì la bocca a ribellarsi contro il favore riservato al fratello, lanciandosi a combinare qualche marachetta: gettava il quaderno di Paolo nel forno o infilava un uovo marcio nelle sue scarpe. Gli dai sempre il pezzo migliore! urlava. E quando se ne andrà, ti lascerà sola! ripetevano le donne del vicinato.
Quando Paolo partì per luniversità, la casa si fece più tranquilla, ma Chiara si attaccò al figlio più piccolo. Allinizio scriveva lunghi messaggi, descrivendo la sua vita scolastica, a lei incomprensibile. Con il tempo le lettere diminuirono e le visite divennero più rare le vicine avevano ragione. Chiara provava unamara delusione, ma non la mostrava. Paolo finì gli studi, divenne un uomo.
Nina sposò un giovane di un villaggio vicino. Il genero non faceva una buona impressione a Chiara: era un sognatore, sempre a pensare a nuovi modi per arricchirsi, che finivano sempre in fallimento. Ultimo suo sogno fu aprire una panetteria, ma nessuna banca gli concesse un credito.
Sergio rimase con Chiara, senza fretta di sposarsi, nonostante le numerose proposte di spose. Mamma, vorrei ancora un po di libertà! Sto pensando di comprare una macchina, non un rottame, ma unauto straniera. Immagini me alla guida di una berlina! diceva.
Chiara sospirava: Che macchina, Sergio? Sembri il fratello Arsenio, sempre a sognare. Sogna poco, lavora tanto
Così, per dargli una lezione, Sergio andò a lavorare con il padre in campagna, sistemò la casa come in una cartolina, divenne un abile trattore. Lavorava sodo, trovando anche qualche trucco. Chiara non si lamentava: il figlio era buono.
Per quanto riguarda Paolo, non sapevamo più dove fosse. Era passato un anno senza notizie; lultima lettera diceva che era partito a cercare lavoro, ma non indicava la destinazione.
Un giorno, una nuova auto scintillante si fermò davanti alla nostra casa. Pensammo fosse un forestiero smarrito, ma il rombo del motore fece battere il cuore di Chiara. Aprì il cancello e si avvicinò alla strada.
Dal sedile scese Paolo. Lo riconobbe subito, nonostante fossero passati due anni: era alto, spalle larghe, con i capelli biondi come il grano. Il più bello di tutti! Le vicine sbirciavano dalle finestre, felici di vedere che Paolo non aveva dimenticato la madre e era tornato a farle visita.
Chiara corse verso di lui, lo stringé forte al petto. Sei la mia goccia di sangue, non è stato tutto vano.
Sergio lo accolse con un sorriso torvo. Bella macchina, non è male, disse, invidioso.
Questa non è la mia, rispose Paolo allegro.
Di chi è allora? chiese Sergio, cercando di calmarsi.
Tua, rispose Paolo porgendo le chiavi. Prendila, ho già preparato latto di donazione, poi andiamo dal notaio.
Sergio guardò confuso Chiara, che sorrideva. Grazie, fratello. Ma è davvero costosa!
Non costa più del denaro, rispose Paolo. E Nina?
Nina si è sposata, intervenne Chiara in fretta. In un villaggio vicino. Ha un marito laborioso, presto riceverà aumenti.
Sposata, dici? Allora andiamo a farle visita. Sergio, portaci nella nuova auto.
Nina li accolse un po imbarazzata, con il pancione evidente. Suo marito, Arsenio, iniziò subito a vantarsi del suo futuro successo, parlando di aprire una panetteria. Parlami, Nina, del credito che non ti hanno dato, della panetteria che non aprirai, la interruppe. Sei solo un sognatore, Paolo è solo un fannullone.
Paolo sorrise e rispose: Con la panetteria risolveremo tutto. Dimmi quanti soldi ti servono, ti li trasferisco.
Arsenio rimase sconvolto, guardando Paolo con diffidenza. Da sua moglie aveva già sentito dire che il fratello era un incapace ingrato.
Allora Paolo tirò fuori una piccola scatola rossa e la porse a Nina. Questo è per te, Nina.
Nina aprì con cautela il contenitore e trovò orecchini doro con smeraldi che rispecchiavano il colore dei suoi occhi. Li ammirò allo specchio, girandosi: Grazie, Paolo. Ti ho chiesto gli orecchini e Arsenio mi ha comprato solo un tritatutto!
Chiara rimaneva in silenzio, felice. Forse il figlio le avrebbe portato altri regali, magari una spazzola per il bucato, ma non era così.
Quando Nina ricordò che sua madre avrebbe dovuto ricoverarsi dopo il parto, Paolo disse: Solo per poco, Nina. Porterò la mamma con me, se vuole.
Chiara guardava il figlio incredula. Con te? Dove? Come?
Non lo so E la casa?
La casa? Sergio ci vivrà, troverà una nuova padrona. Io, mamma, sento la tua mancanza. Vieni con me, se non ti piace torni indietro.
Chiara non sapeva cosa pensare. La sua vita, quella di Vincenzo e di Marta erano ormai sepolte sotto la terra. Ma suo amato figlio viveva unaltra esistenza, sconosciuta a lei. Si chiedeva cosa avrebbe detto Vincenzo se fosse qui.
Allimprovviso, nella sua mente apparve limmagine di suo marito, sul portico, con il cappello scompigliato e le mani callose incrociate sul petto. Che ci pensi, Chiara? gli pareva dire. Lo hai cresciuta così per una vita migliore. È ora di vedere anche la tua. Altrimenti non saprai se è stato vano o meno.
Chiara sorrise e rispose: Allora perché no.






