La vicina insopportabile – Non toccare i miei cristallini! – urlò l’ex amica. – Pensa ai tuoi occhi! Credo che non mi accorga a chi lanci sguardi languidi? – Ma allora sei gelosa! – si stupì Tamara Borini. – Guarda un po’ che pretese! So già cosa regalarti per Capodanno: una macchina arrotola-labbra! – E perché non la tieni per te? – ribatté velatamente Lidia. – O forse le tue labbra ormai non c’è macchina che tenga? Credimi, vedo tutto! Non che Tamara Borini fosse molto religiosa: di certo doveva esistere Qualcosa lassù – qualcuno che gestisce tutto! Ma chi sia, resta tutto ancora un bel mistero. A questa Forza superiore si danno diversi nomi: il Cosmo, l’Inizio degli inizi, e ovviamente il buon Dio! Sì, il caro vecchietto con la barba bianca e l’aureola seduto sulle nuvole a pensare a ogni essere umano sulla Terra. In più, la nonna Toma aveva già superato la seconda metà della vita e si avvicinava ai settanta. E a quell’età meglio non litigare con l’Altissimo: se non esiste, chi ci crede non perde nulla, ma se c’è, chi non ci crede rischia tutto. Alla fine della preghiera del mattino, nonna Toma aggiunse qualche parola tutta sua: come no! E finalmente l’anima si sentì leggera: si poteva iniziare la giornata. Nella vita di Tamara Borini c’erano due vere sciagure. E non sono proprio quelle a cui pensate – non traffico e strade dissestate: vecchie storie! Si tratta della vicina Lidia e dei suoi, di Toma, nipoti. I nipoti erano chiari: nuova generazione che nulla vuole fare. Ma almeno hanno genitori, che si occupino loro! Ma Lidia… questa davvero dava sui nervi, in perfetto stile classico! Solo nei vecchi film le scenette tra dive alla Mastroianni e Mangano inteneriscono! Nella vita reale la vicina che ti stuzzica senza motivo non è affatto simpatica. Poi c’era l’amico di nonna Toma: tutti lo chiamavano Beppe-il-Vespino, ma il suo vero nome era Giuseppe Efimio Cozzolino: sì, un cognome tutto particolare! Il soprannome? Da giovane Beppe era sempre in giro col vespino. Da lì Beppe-il-Vespino e col tempo solo “il Vespino”. Il motorino era ormai arrugginito in una baracca, ma il soprannome era rimasto: che volete farci – paese che vai! Un tempo, le famiglie erano molto legate: Beppe e la moglie Nina, Toma e il marito. Ora i due coniugi riposavano al cimitero locale. E così Toma continuava per consuetudine a frequentare Beppe: lo conosceva dai tempi della scuola, e come amico era proprio bravo. A scuola erano inseparabili: lei, Beppe e Lidia – un trio sempre in mezzo! Un’amicizia pura, senza flirt. Andavano ovunque insieme: il cavaliere al centro, le due signore ai lati, a braccetto. Sembravano una tazza a due manici: di quelle che non puoi lasciar cadere! Gli anni passarono e l’amicizia, beh, cambiò. In realtà cessò, divenendo prima ostilità da parte di Lidia e poi pura avversione. Come nel cartone: sempre più spesso ho l’impressione che qualcuno abbia sostituito Lidia! Successe dopo la morte di suo marito: prima, più o meno, andava bene. Con gli anni le persone cambiano: chi era tirchio diventa avaro, chi ciarliero diventa logorroico, chi invidioso viene divorato dall’invidia. Forse qualcosa di simile colpì anche la vicina di Toma: le vecchie signore sono così, e pure i vecchi non sono meglio. E c’era di che invidiare. Primo, Toma, nonostante l’età, era snella. Mentre Lidia si era fatta tonda come un “panettone”: signora, dov’è la vita? Chiaro chi vince il confronto. Secondo, Beppe il Vespino ultimamente dedicava molte più attenzioni alla vivace Tamara che a Lidia: spesso sussurravano e ridevano insieme, testa contro testa. Con Lidia solo frasi secche e corte. E andava più volentieri a trovare Toma: a Lidia toccava invitarlo… Sì, magari non era così brillante come fastidiosa Toma. E pure con l’umorismo non andava forte! Ma Beppe era uno che sapeva ridere. Nel dialetto napoletano c’è una parola “bafugnare”, parlare tanto e a sproposito: ecco, quello che faceva Lidia, cogliendo ogni pretesto per attaccar briga. Per cominciare, il bagno di Toma, secondo Lidia, era sistemato male e puzzava! – Dal tuo cesso viene una puzzaccia! – sparò Lidia. – Ma dai! Sarà lì da cent’anni, te ne accorgi solo ora? – rispose la vicina, decisa a non essere da meno: – Ah già! Pure i tuoi cristallini li hai avuti gratis con la mutua, eh! E sai che gratis, roba buona, non la danno! – Non toccare i miei cristallini! – urlò l’ex amica. – Guarda ai tuoi occhi, che vedo bene a chi fai gli occhi dolci! – Ah, sei gelosa? – rise Tamara Borini. – Ma guarda chi ti credi! So già cosa regalarti a Capodanno: una macchina arrotola-labbra! – E perché non la tieni tu? – non si lasciò zittire Lidia. – O forse le tue labbra non le sistema più nessuna macchina? Non credere sia cieca! Eh già, Lidia ci vedeva eccome! Ed era così ogni giorno. E Beppe, a cui Tamara aveva confidato tutto, suggerì di coprire il vecchio bagno e farlo sistemare in casa. Figlio e figlia di Toma contribuirono e le fecero il bagno nuovo. La fossa biologica fu coperta dal caro amico Giuseppe Efimio: adesso rilassati, Lidia! Cambia scusa – o respira aromi nuovi! Neanche per sogno! Subito saltò fuori che i nipoti di Toma avevano “rubato” le sue pere: i rami dell’albero arrivavano fino al terreno di Tamara. – Hanno pensato che fosse nostro! – provò a giustificarsi Tamara, ma secondo lei le pere nessuno le toccava – erano tutte lì! – Guarda, pure le tue galline vengono nell’orto, e pazienza! – La gallina è stupida! Semplicemente gallina! – ribatté Lidia a voce alta. – Ma i nipoti vanno educati, non ridacchiare tutto il giorno coi galanti! Insomma, punto e a capo! Tutto si riversò su Giuseppe… I nipoti si presero il rimprovero. Passata la stagione delle pere: relax, Lidia! E invece no! Qualcuno aveva rovinato i rami dell’albero! – Dove, mostrami! – chiedeva Tamara: nessun danno, davvero! – Qui e qui! – agitava il dito Lidia. E sì, anche le mani di Toma erano più belle – con dita affusolate e dritte. E una mano femminile fa parte del fascino! Anche in campagna l’immagine conta! Così Beppe-il-Vespino suggerì di tagliare i rami! Sono sul tuo terreno? Allora sei libera! – Ma quella urlerà! – obiettò l’anziana. – Scommettiamo che non osa? Ci penso io! – assicurò Beppe. Così fu: Lidia vide tutto ma rimase zitta! Tutto risolto con l’albero. Ma ora Toma aveva da ridire sulle galline della vicina: davvero razzolavano nell’orto di Tamara. Quest’anno Lidia aveva preso una razza nuova; l’anno scorso non era così. E le galline? Sono animali senza cervello: scavano e razzolano senza sosta. Risultato: orto distrutto. Alle richieste di tenerle a bada, Lidia rispondeva con un sorriso maligno: eh va’ là, cosa credi di potermi fare? C’era un modo: prendere due galline e arrostirle in bella vista! Ma la buona nonna Toma no, non se la sentiva. Allora l’ingegnoso amico trovò una soluzione su internet: spargere di notte delle uova nell’orto e raccoglierle al mattino – come se le galline avessero deposto lì. Internet, che meraviglia! Per una volta servì a qualcosa. Lidia, scioccata, vide Toma raccogliere tutte le uova. Rimase lì impietrita, mentre la vicina rientrava col grembiule pieno. Inutile dirlo: le galline non si sono più viste nell’orto. E allora, ora si fa pace? Lidia? Perché litigare ancora? Ma figurati! Ora Lidia si lamentava del fumo e dell’odore della cucina estiva di Toma, dove si cucinava fino ad autunno inoltrato. Certo, ieri non dava fastidio, oggi sì! Magari a me dà fastidio l’odore della carne arrostita! Magari sono vegetariana! E comunque in Parlamento hanno pure discusso una legge sui barbecue! – Ma quale barbecue hai visto? – cercava di parlarci Tamara. – Pulisci gli occhiali ogni tanto! Tamara Borini era gentile e paziente, ma la pazienza era finita: la vicina era diventata proprio impossibile! Non c’era modo di fermarla… – Forse dovrei darla a qualche laboratorio per esperimenti? – suggerì malinconica Tamara a Beppe, mentre prendevano il tè. – Mi farà venire un esaurimento! Nonna Toma, davvero, era dimagrita e provata: le continue beghe si facevano sentire. – Si strozzerebbe! E comunque non lo permetterei mai! – la rassicurò l’amico. – Ho un’idea migliore! Dopo qualche giorno, una mattina bellissima, Tamara sentì cantare: – Toma, Toma, vieni fuori di casa! Alla porta c’era Beppe tutto sorridente: era arrivato con il vecchio vespino rimesso a nuovo – Beppe il Vespino! – Sai perché ero così triste? – disse Giuseppe Efimio. – Perché il mio vespino non andava! Allora, facciamo un giro, bella signora? Sali che ti porto a divertirti, come ai vecchi tempi! E nonna Toma ci salì! Ormai anche il Parlamento ha detto che la vecchiaia è finita: tutti pensionati attivi 65+! E via, verso una vita nuova, in tutti i sensi. Poco dopo, divenne a tutti gli effetti una “Signora Cozzolino”: Giuseppe Efimio la chiese in moglie! Il cerchio si chiuse e Toma si trasferì dal marito. Lidia rimase sola, grassa e acida. E ditemi voi se non è motivo di nuova invidia! E poi non aveva più con chi litigare – tutto il veleno restava dentro di lei. E qualcosa doveva pur farne… Allora, forza Toma, non uscire di casa! E chissà che altro succederà! Insomma, una vera canzone d’altri tempi. Ma che ti aspetti dal paese? Altro che tutto sto ambaradan col bagno…

La vicina fastidiosa

Non toccare i miei bicchierini di cristallo! urlò lex amica. Pensaci ai tuoi occhi! Pensi che non ti vedo dove fisso il tuo sguardo?

Allora sei gelosa? rimase sorpresa Tamara Borghese. Su chi hai messo gli occhi adesso! So già cosa ti regalo a Capodanno: una scatola per arrotolare le labbra!

E perché non la tieni per te? ribatté Ludovica senza farsi intimorire. O forse le tue labbra ormai non ce la fa più nessun macchinario? Non credere che non me ne accorga!

La signora Tamara scese dal suo vecchio letto e si diresse verso il piccolo angolo delle icone per recitare la preghiera mattutina.

Non si poteva dire che fosse molto religiosa: sicuramente qualcosa doveva esserci lassù chi mai dirigeva tutto ciò? Ma chi fosse quella forza, restava il grande interrogativo.

A quella forza superiore venivano dati tanti nomi: cielo, linizio di tutto e, ovviamente, il buon Dio! Sì, il vecchino con la barba bianca e laureola, seduto su una nuvola a guidare lumanità dal cielo.

Daltronde, la sua età aveva da un pezzo superato la metà di quel viaggio, avvicinandosi ai settantanni.

A una certa età, meglio non litigare con lAltissimo: se non esiste, chi crede non perde niente; se esiste, chi non crede perde tutto.

Alla fine della preghiera, la signora Tamara aggiunse qualche parola sua: ci voleva! Fatto il rituale, lanima era più leggera si poteva cominciare una nuova giornata.

Nella vita di Tamara Borghese cerano due grandi dolori. E indovinate un po: non erano né le buche né le strade rovinate, ma la vicina Ludovica e i propri nipoti.

Con i nipoti era tutto chiaro: giovani doggi, che non hanno mai voglia di fare niente. Ma almeno avevano i propri genitori: che ci pensassero loro!

Ma con Ludovica come si doveva fare? Quella era diventata un classico tormento per i nervi della vicina!

Solo nei film fanno tenerezza le frecciatine tra le grandi dive italiane; nella vita vera è tuttaltro che divertente, soprattutto quando ti attaccano per niente.

Aveva anche un buon amico la signora Tamara, soprannominato Pietro Motoretta. Il suo vero nome era Pietro Eufemio Cosentino un cognome daltri tempi!

Sul soprannome nessun mistero: da giovane, Pietro andava matto per lo scooter. O meglio, come diceva lui con allegria, per la motoretta.

Col tempo il soprannome si ridusse a un semplice Motoretta.

Il vecchio scooter, ormai rotto, prendeva polvere nel capanno. Ma il soprannome era rimasto incollato addosso: un classico del paese!

Una volta erano amici di famiglia: Motoretta e sua moglie Nina, e Tamara col suo uomo. Ma ormai i rispettivi consorti riposavano in pace nel cimitero del paese.

E Tamara continuava a frequentare Motoretta: lo conosceva fin dalle elementari, ed era un amico sincero.

A scuola erano il trio inseparabile: lei, Pietro e Ludovica andava tutto a meraviglia, niente flirt tra loro.

Dappertutto andavano insieme: lui in mezzo, in braccio alle due signorine che lo tenevano sottobraccio, come una tazza con due manici, impossibile da lasciar cadere.

Con gli anni, però, le cose cambiarono. Prima diventò un rapporto teso con Ludovica, poi sfociò in puro astio.

Come nei cartoni animati: sembra proprio che qualcuno mi abbia sostituito…

Ludovica sembrava irriconoscibile! Tutto cominciò dopo la morte del marito: prima di allora era tutto abbastanza normale.

Certo, col tempo la gente cambia: chi era tirchio, ora era avaro sul serio; chi chiacchierone, ora logorroico. E chi era invidiosa, adesso era linvidia pure.

Probabilmente era successo anche alla vicina: certe cose succedono e non solo alle donne, anche agli uomini.

Cera davvero qualcosa da invidiare.

Primo, Tamara nonostante letà era sempre magra e in forma; invece Ludovica era diventata una ciambellina fatata: signora, dove la mettiamo la vita? Così in confronto la vicina spiccava.

Secondo, il comune amico li frequentava più spesso, preferendo le chiacchiere e le risate complice con Tamara, quasi a sfiorarsi i capelli grigi.

A Ludovica, ormai, rimanevano solo parole brevi e fredde.

E anche gli inviti a prendere il caffè Pietro li riveriva più spesso da Tamara; con Ludovica doveva quasi insistere

Eh già: non sarà furba come la pettegola Tamara, e magari non avrà lo spirito allegro! E Pietro, lo si sa, ama ridere di gusto.

In italiano diciamo battibeccare ecco cosa aveva cominciato a fare Ludovica, attaccandosi a tutto.

Prima trovò da ridire sul bagno sul retro di Tamara, sostenendo che puzzava.

Dal tuo cesso viene una puzza terribile! sbottò Ludovica.

Ma se è lì da una vita! Te ne accorgi solo ora? rispose Tamara, pronta alla battuta: Ah già! Ma tu gli impianti agli occhi li hai avuti gratis, col ticket! E le cose buone gratis non le regala nessuno!

Non toccare i miei cristallini! tuonò ancora Ludovica. Guarda piuttosto ai tuoi! Pensi che non noti dove metti gli occhi?

Allora, sei gelosa? rise Tamara. Ecco chi ti fa gola! Lo so cosa ti regalo a Natale: una scatola per arrotolare le labbra!

E tienila per te! ribatté Ludovica. O le tue labbra sono oltre ogni rimedio? Pensi che non abbia capito tutto?

E quante volte si ripeté! Pietro, a cui Tamara si sfogava, consigliò di sistemare il bagno in casa. Figlio e figlia si misero insieme e pagarono alla madre la ristrutturazione bel bagno nuovo in casa. Pietro stesso si prese il disturbo di chiudere la vecchia fossa addio, Ludovica! Ora trova nuovi argomenti!

Macché! Ora i nipoti di Tamara erano accusati di aver rubato le pere dal pero che sporgeva sul suo confine.

Avranno pensato fossero nostre! cercava di giustificarsi Tamara. Anche se nessuna pera era stata presa, ma le accuse fioccavano.

Le galline tue, invece, scavano tra le mie insalate, e non dico nulla!

Eh, la gallina è scema! Ovvio, gallina ruspante o da uova! gridò Ludovica. Ma ai nipoti bisogna insegnare qualcosa, non ridere con i corteggiatori dalla mattina alla sera!

Insomma, punto e a capo Sempre e solo Pietro di mezzo.

Dopo un bel cazziatone ai nipoti e il periodo delle pere ormai passato fine delle chiacchiere, Ludovica!

E invece no: adesso i rami rovinati dovevano essere motivo di liti.

Dove, fammi vedere! Tamara girava e rigirava: nessun danno sui rami!

Eccoli qua! Ludovica agitava un dito ossuto verso una direzione vaga; e pure le mani di Tamara erano più eleganti, con le dita affusolate.

E si sa, una signora si riconosce anche dalle mani! Anche in campagna, limmagine conta.

E allora Motoretta propose: Tagliamo i rami! Sono nel tuo terreno; lì puoi fare ciò che vuoi.

Ma questa grida! protestò Tamara.

Scommetti che non osa? Ci penso io! promise Pietro.

Difatti: Ludovica, che tutto vide, rimase muta questa volta.

Sistemata la questione dellalbero, ora Tamara aveva qualcosa da ridire sulle galline della vicina, che devastavano puntualmente ogni semina.

Questanno Ludovica aveva preso una nuova razza che, più delle altre, rovinava davvero tutto.

Alla richiesta di tenerle a bada, la vicina rispondeva solo con un sorrisetto maligno: Parla pure, gira pure la lingua non puoi farmi nulla!

Ci sarebbe stata anche lidea di prenderne due e cuocerle alla diavola, ma Tamara era troppo buona per arrischiare simili vendette.

Così il suo amico inventivo le suggerì, dopo aver visto qualcosa su internet, di spargere delle uova tra le insalate durante la notte; la mattina dopo, raccoglierle sotto lo sguardo di Ludovica: Guarda che brave, signora, quante uova!.

E funzionò! Grazie internet world qualche volta serve davvero!

Ludovica rimase scioccata a vedere Tamara raccattare le uova dal prato; e da allora, le galline non comparvero più nel suo orto.

Che si poteva fare ancora? Magari, ora avranno fatto pace. E invece no: adesso la vicina trovava fastidioso il fumo e i profumi della cucina estiva di Tamara, che usava fino a fine autunno.

Proprio così! Fino ieri niente, da oggi improvvisamente non va più bene! Forse a me dà fastidio lodore dellarrosto! Forse sono vegetariana! E poi, in Parlamento stanno facendo la legge sui barbecue!

Ma dove lo vedi un barbecue, scusa? cercava Tamara di far ragionare lex amica. Ma tira via gli occhiali ogni tanto, perfettina!

Di solito la signora Tamara era paziente e cortese, ma ormai la misura era colma. Quella si era proprio intestardita nessuna pace con Ludovica

Forse dovremmo darla agli scienziati, per qualche esperimento! sospirò Tamara una sera, mentre prendeva il tè con Pietro. Mi divora viva!

Era dimagrita e deperita: ogni giorno, ci perdeva i nervi.

Si strozzerebbe! E non te lo permetterò disse lamico. Ho unidea migliore!

Qualche giorno dopo, una luminosa mattina, Tamara sentì cantare: Tamara, Tamara, scendi giù che ti porto lontana!

Alla porta, sorridente, cera Pietro. Era arrivato con la motoretta, aggiustata con le sue mani Pietro e la Motoretta!

Perché ero così triste prima? disse Pietro Perché avevo lo scooter rotto!

Allora, bella signora, andiamo a fare un giro? Dai, rispolveriamo i tempi andati!

E Tamara saltò su! Tanto ormai la vecchiaia, al Parlamento, lavevano abolita: ora siamo tutti pensionati attivi over 65!

E, nel vero senso, Tamara partì verso una nuova vita.

Poco dopo divenne a tutti gli effetti la signora Cosentino: Pietro Eufemio Cosentino le chiese la mano!

Il puzzle era completo. Tamara si trasferì dal marito.

Ludovica rimase sola, grassa e sempre arrabbiata. Ditemi voi: non è la ricetta perfetta per una nuova dose dinvidia?

E ora non aveva più nessuno con cui litigare tutto il veleno restava dentro. Qualcosa pronto a esplodere…

Coraggio Tamara, resta in casa! Chissà cosaltro arriverà, mamma mia! Alla fine, questa è vita vera in un paese italiano.

A pensarci, che bisogno cera di tutto quel trambusto per il bagnoE così, nella casetta ormai silenziosa di Ludovica, il tempo sembrava fermo. I giorni passavano lenti tra il cigolio delle sedie vuote e i ricordi sciupati. Ogni tanto, con un brusco movimento, scostava la tendina e sbirciava fuori: Tamara rideva sul vialetto, mano nella mano con Motoretta, e i nipoti le correvano incontro per un abbraccio.

Per la prima volta, Ludovica sentì che il silenzio faceva più male di una risposta tagliente. E fu allora che, una sera, trovò un biglietto sotto la sua porta. Era scritto con un tratto deciso: Quando vuoi venire a prendere il tè, porta solo il tuo vero sorriso. La porta rimane aperta. Tamara.

Lo lesse e rise, una risata che le uscì da dentro come non ne faceva da anni. Girò la chiave sulla porta di casa e, lasciando dietro di sé il rancore, uscì sul marciapiede dove laria profumava già di fiori.

Da quel giorno, nel paese si raccontò che nemmeno il tempo riusciva a stancarsi di osservare certe strane amicizie: battaglieri, invidiosi, rumorosi o silenziosi, di sicuro non smettono mai di sorprendere la vita o il destino. E alla fine, perfino la più fastidiosa delle vicine può trovare il coraggio di farsi avanti, portando, chissà, una scatola di pasticcini e quellantico sorriso ritrovato.

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La vicina insopportabile – Non toccare i miei cristallini! – urlò l’ex amica. – Pensa ai tuoi occhi! Credo che non mi accorga a chi lanci sguardi languidi? – Ma allora sei gelosa! – si stupì Tamara Borini. – Guarda un po’ che pretese! So già cosa regalarti per Capodanno: una macchina arrotola-labbra! – E perché non la tieni per te? – ribatté velatamente Lidia. – O forse le tue labbra ormai non c’è macchina che tenga? Credimi, vedo tutto! Non che Tamara Borini fosse molto religiosa: di certo doveva esistere Qualcosa lassù – qualcuno che gestisce tutto! Ma chi sia, resta tutto ancora un bel mistero. A questa Forza superiore si danno diversi nomi: il Cosmo, l’Inizio degli inizi, e ovviamente il buon Dio! Sì, il caro vecchietto con la barba bianca e l’aureola seduto sulle nuvole a pensare a ogni essere umano sulla Terra. In più, la nonna Toma aveva già superato la seconda metà della vita e si avvicinava ai settanta. E a quell’età meglio non litigare con l’Altissimo: se non esiste, chi ci crede non perde nulla, ma se c’è, chi non ci crede rischia tutto. Alla fine della preghiera del mattino, nonna Toma aggiunse qualche parola tutta sua: come no! E finalmente l’anima si sentì leggera: si poteva iniziare la giornata. Nella vita di Tamara Borini c’erano due vere sciagure. E non sono proprio quelle a cui pensate – non traffico e strade dissestate: vecchie storie! Si tratta della vicina Lidia e dei suoi, di Toma, nipoti. I nipoti erano chiari: nuova generazione che nulla vuole fare. Ma almeno hanno genitori, che si occupino loro! Ma Lidia… questa davvero dava sui nervi, in perfetto stile classico! Solo nei vecchi film le scenette tra dive alla Mastroianni e Mangano inteneriscono! Nella vita reale la vicina che ti stuzzica senza motivo non è affatto simpatica. Poi c’era l’amico di nonna Toma: tutti lo chiamavano Beppe-il-Vespino, ma il suo vero nome era Giuseppe Efimio Cozzolino: sì, un cognome tutto particolare! Il soprannome? Da giovane Beppe era sempre in giro col vespino. Da lì Beppe-il-Vespino e col tempo solo “il Vespino”. Il motorino era ormai arrugginito in una baracca, ma il soprannome era rimasto: che volete farci – paese che vai! Un tempo, le famiglie erano molto legate: Beppe e la moglie Nina, Toma e il marito. Ora i due coniugi riposavano al cimitero locale. E così Toma continuava per consuetudine a frequentare Beppe: lo conosceva dai tempi della scuola, e come amico era proprio bravo. A scuola erano inseparabili: lei, Beppe e Lidia – un trio sempre in mezzo! Un’amicizia pura, senza flirt. Andavano ovunque insieme: il cavaliere al centro, le due signore ai lati, a braccetto. Sembravano una tazza a due manici: di quelle che non puoi lasciar cadere! Gli anni passarono e l’amicizia, beh, cambiò. In realtà cessò, divenendo prima ostilità da parte di Lidia e poi pura avversione. Come nel cartone: sempre più spesso ho l’impressione che qualcuno abbia sostituito Lidia! Successe dopo la morte di suo marito: prima, più o meno, andava bene. Con gli anni le persone cambiano: chi era tirchio diventa avaro, chi ciarliero diventa logorroico, chi invidioso viene divorato dall’invidia. Forse qualcosa di simile colpì anche la vicina di Toma: le vecchie signore sono così, e pure i vecchi non sono meglio. E c’era di che invidiare. Primo, Toma, nonostante l’età, era snella. Mentre Lidia si era fatta tonda come un “panettone”: signora, dov’è la vita? Chiaro chi vince il confronto. Secondo, Beppe il Vespino ultimamente dedicava molte più attenzioni alla vivace Tamara che a Lidia: spesso sussurravano e ridevano insieme, testa contro testa. Con Lidia solo frasi secche e corte. E andava più volentieri a trovare Toma: a Lidia toccava invitarlo… Sì, magari non era così brillante come fastidiosa Toma. E pure con l’umorismo non andava forte! Ma Beppe era uno che sapeva ridere. Nel dialetto napoletano c’è una parola “bafugnare”, parlare tanto e a sproposito: ecco, quello che faceva Lidia, cogliendo ogni pretesto per attaccar briga. Per cominciare, il bagno di Toma, secondo Lidia, era sistemato male e puzzava! – Dal tuo cesso viene una puzzaccia! – sparò Lidia. – Ma dai! Sarà lì da cent’anni, te ne accorgi solo ora? – rispose la vicina, decisa a non essere da meno: – Ah già! Pure i tuoi cristallini li hai avuti gratis con la mutua, eh! E sai che gratis, roba buona, non la danno! – Non toccare i miei cristallini! – urlò l’ex amica. – Guarda ai tuoi occhi, che vedo bene a chi fai gli occhi dolci! – Ah, sei gelosa? – rise Tamara Borini. – Ma guarda chi ti credi! So già cosa regalarti a Capodanno: una macchina arrotola-labbra! – E perché non la tieni tu? – non si lasciò zittire Lidia. – O forse le tue labbra non le sistema più nessuna macchina? Non credere sia cieca! Eh già, Lidia ci vedeva eccome! Ed era così ogni giorno. E Beppe, a cui Tamara aveva confidato tutto, suggerì di coprire il vecchio bagno e farlo sistemare in casa. Figlio e figlia di Toma contribuirono e le fecero il bagno nuovo. La fossa biologica fu coperta dal caro amico Giuseppe Efimio: adesso rilassati, Lidia! Cambia scusa – o respira aromi nuovi! Neanche per sogno! Subito saltò fuori che i nipoti di Toma avevano “rubato” le sue pere: i rami dell’albero arrivavano fino al terreno di Tamara. – Hanno pensato che fosse nostro! – provò a giustificarsi Tamara, ma secondo lei le pere nessuno le toccava – erano tutte lì! – Guarda, pure le tue galline vengono nell’orto, e pazienza! – La gallina è stupida! Semplicemente gallina! – ribatté Lidia a voce alta. – Ma i nipoti vanno educati, non ridacchiare tutto il giorno coi galanti! Insomma, punto e a capo! Tutto si riversò su Giuseppe… I nipoti si presero il rimprovero. Passata la stagione delle pere: relax, Lidia! E invece no! Qualcuno aveva rovinato i rami dell’albero! – Dove, mostrami! – chiedeva Tamara: nessun danno, davvero! – Qui e qui! – agitava il dito Lidia. E sì, anche le mani di Toma erano più belle – con dita affusolate e dritte. E una mano femminile fa parte del fascino! Anche in campagna l’immagine conta! Così Beppe-il-Vespino suggerì di tagliare i rami! Sono sul tuo terreno? Allora sei libera! – Ma quella urlerà! – obiettò l’anziana. – Scommettiamo che non osa? Ci penso io! – assicurò Beppe. Così fu: Lidia vide tutto ma rimase zitta! Tutto risolto con l’albero. Ma ora Toma aveva da ridire sulle galline della vicina: davvero razzolavano nell’orto di Tamara. Quest’anno Lidia aveva preso una razza nuova; l’anno scorso non era così. E le galline? Sono animali senza cervello: scavano e razzolano senza sosta. Risultato: orto distrutto. Alle richieste di tenerle a bada, Lidia rispondeva con un sorriso maligno: eh va’ là, cosa credi di potermi fare? C’era un modo: prendere due galline e arrostirle in bella vista! Ma la buona nonna Toma no, non se la sentiva. Allora l’ingegnoso amico trovò una soluzione su internet: spargere di notte delle uova nell’orto e raccoglierle al mattino – come se le galline avessero deposto lì. Internet, che meraviglia! Per una volta servì a qualcosa. Lidia, scioccata, vide Toma raccogliere tutte le uova. Rimase lì impietrita, mentre la vicina rientrava col grembiule pieno. Inutile dirlo: le galline non si sono più viste nell’orto. E allora, ora si fa pace? Lidia? Perché litigare ancora? Ma figurati! Ora Lidia si lamentava del fumo e dell’odore della cucina estiva di Toma, dove si cucinava fino ad autunno inoltrato. Certo, ieri non dava fastidio, oggi sì! Magari a me dà fastidio l’odore della carne arrostita! Magari sono vegetariana! E comunque in Parlamento hanno pure discusso una legge sui barbecue! – Ma quale barbecue hai visto? – cercava di parlarci Tamara. – Pulisci gli occhiali ogni tanto! Tamara Borini era gentile e paziente, ma la pazienza era finita: la vicina era diventata proprio impossibile! Non c’era modo di fermarla… – Forse dovrei darla a qualche laboratorio per esperimenti? – suggerì malinconica Tamara a Beppe, mentre prendevano il tè. – Mi farà venire un esaurimento! Nonna Toma, davvero, era dimagrita e provata: le continue beghe si facevano sentire. – Si strozzerebbe! E comunque non lo permetterei mai! – la rassicurò l’amico. – Ho un’idea migliore! Dopo qualche giorno, una mattina bellissima, Tamara sentì cantare: – Toma, Toma, vieni fuori di casa! Alla porta c’era Beppe tutto sorridente: era arrivato con il vecchio vespino rimesso a nuovo – Beppe il Vespino! – Sai perché ero così triste? – disse Giuseppe Efimio. – Perché il mio vespino non andava! Allora, facciamo un giro, bella signora? Sali che ti porto a divertirti, come ai vecchi tempi! E nonna Toma ci salì! Ormai anche il Parlamento ha detto che la vecchiaia è finita: tutti pensionati attivi 65+! E via, verso una vita nuova, in tutti i sensi. Poco dopo, divenne a tutti gli effetti una “Signora Cozzolino”: Giuseppe Efimio la chiese in moglie! Il cerchio si chiuse e Toma si trasferì dal marito. Lidia rimase sola, grassa e acida. E ditemi voi se non è motivo di nuova invidia! E poi non aveva più con chi litigare – tutto il veleno restava dentro di lei. E qualcosa doveva pur farne… Allora, forza Toma, non uscire di casa! E chissà che altro succederà! Insomma, una vera canzone d’altri tempi. Ma che ti aspetti dal paese? Altro che tutto sto ambaradan col bagno…