La mia dolce mamma: la storia di Marina che scopre di essere stata adottata, l’ultimo segreto dei genitori e l’incontro con la madre biologica tra rimpianti, verità nascoste e amore ritrovato

Cara diario,

Oggi, più che mai, mi è tornata in mente quella verità che è piombata nella mia vita qualche anno fa: ho scoperto di essere cresciuta in una famiglia adottiva.

Non lho mai davvero realizzato fino in fondo, e non ho più nessuno con cui parlarne, nessuno che possa spiegarmi come sono andate davvero le cose. I miei genitori adottivi se ne sono andati entrambi, uno dopo laltro. Prima papà, che si è ammalato e non si è più rialzato. Dopo poco, anche la mamma lo ha seguito.

Ricordo ancora quel pomeriggio, seduta accanto al letto di mamma, stringevo la sua mano debole, ormai senza vita. Era così fragile, la sua voce flebile, e allimprovviso la vidi aprire piano gli occhi:

Giulietta, cara, io e papà non abbiamo mai avuto il coraggio di dirti la verità Non ci riuscivamo. Vedi ti abbiamo trovata, sì, trovata, nella pineta dietro il paese. Piangevi disperata, ti eri persa. Abbiamo avvertito i carabinieri, cercando i tuoi genitori, ma nessuno ti ha mai cercata. Forse è successo qualcosa, non lo so. E ci hanno permesso di adottarti.

Guarda nel cassetto del comò, tra i miei documenti. Cè di tutto lì Vecchie lettere, le leggerai. Ti prego, perdonaci. La mamma si era stancata, chiuse di nuovo gli occhi.

Mamma non sapevo cosa dirle, le accarezzai la mano e la tenni contro la guancia ti voglio bene, sei tutto per me, voglio solo che tu guarisca

Ma il miracolo non cè stato e dopo pochi giorni mamma se nè andata per sempre.

A volte penso sarebbe stato meglio se non mi avesse mai detto nulla.

A mio marito e ai miei figli non ho mai raccontato quelle ultime parole della nonna. Ho cercato di dimenticare anchio, lasciando quella confessione nei meandri della mia testa.

I bambini adoravano i nonni. Non volevo scombussolarli con una verità inutile e dolorosa.

Ma qualche tempo dopo, spinta da una strana inquietudine, ho deciso di aprire la cartellina di cui mi aveva parlato mamma.

Ritagli di giornale, richieste alla polizia, risposte Ho iniziato a leggere e non sono più riuscita a fermarmi. Quanto amore in quei fogli! I miei genitori quelli veri per me mi avevano trovata nel bosco, avevo solo un anno e mezzo. Loro avevano già superato i quarantanni, non avevano figli. E allimprovviso una bambina in lacrime che tende verso di loro le braccia.

Il maresciallo del paese non trovava spiegazioni nessuno aveva denunciato la scomparsa di una bambina.

E così mi hanno adottata. Ma mamma non aveva mai smesso di cercare la mia famiglia dorigine.

Forse non tanto per trovarla, davvero. Quanto per essere sicura che nessuno potesse portare via la loro amatissima figlia.

Ho richiuso la cartellina e lho nascosta in fondo allo scaffale. Chi ha bisogno di questa verità?

Pochi giorni dopo, sono stata convocata dallufficio del personale:

Giulietta Fontana, sono arrivate delle richieste dal suo precedente luogo di lavoro.

Seduta vicino alla responsabile cera una donna delletà mia:

Buongiorno, sono Speranza. È molto importante che parli con lei abbassò la voce guardando la responsabile riguarda le lettere di Lucia Alberti. Lei è sua figlia, vero?

Mi avevano detto che era una cosa di lavoro, la responsabile si inalberò queste sono faccende personali, vanno risolte fuori dallorario!

Speranza, usciamo a parlare, proposi. E siamo uscite sotto lo sguardo sospettoso della responsabile.

Mi guardò ansiosa: La storia è strana, mi perdoni, ma ho promesso Tre anni fa ho incontrato la mia maestra delle elementari a Santa Marta. Viveva sola, era molto anziana. Mi invitò a casa sua per un caffè e mi chiese un favore. Mi raccontò che anni prima aveva perso la figlia, piccolissima, e da allora cercava notizie. Si era anche scambiata delle lettere con sua madre.

Mi dispiace, Speranza. La mamma è mancata, io non mi sono mai occupata di questa cosa, risposi freddamente, voltandomi.

La capisco, Giulietta. Ma Lucia Alberti, la maestra, è molto malata. Dicono che le resti poco da vivere. Vuole solo avere la certezza di aver ritrovato la figlia che cerca da tutta la vita. Guardi, mi ha persino dato una ciocca dei suoi capelli, per fare il test del DNA. Può immaginare?

Ero pronta a chiudere lì la conversazione, ma qualcosa mi ha fermata:

Lei dice che è molto malata?

Speranza annuì.

Presi il sacchettino con la ciocca di capelli e ci accordammo per sentirci nei giorni successivi.

Una settimana dopo eravamo in viaggio verso lospedale dove era ricoverata Lucia Alberti.

Entrammo nella sua stanza. Lucia si sforzava di mettere a fuoco i nostri volti con occhi stanchi.

Ah, Speranza! Grazie di essere venuta, sorrise timidamente, con gratitudine e rivolse uno sguardo interrogativo anche a me.

Lucia, lho trovata. È Giulietta. Ha voluto venire lei stessa.

Speranza porse a Lucia una busta.

Cosè questo? Senza occhiali non riuscirei a leggere, i suoi occhi ci fissavano fragili.

È il risultato del test, Speranza mostrò il foglio qui cè scritto che siete madre e figlia.

Il volto di Lucia si illuminò tutto dun tratto. Dalle sue guance scesero lacrime di felicità:

Amore mio, tesoro mio Che gioia. Ti ho ritrovata. Viva, bellissima Mi somigli da giovane. Amore mio, bambina. Quante notti mi sono svegliata sentendo il tuo pianto, chiamandomi tra i sogni.

Non ho giustificazioni.

Viva, viva tu sei. Ora posso finalmente essere in pace.

Poco dopo io e Speranza siamo uscite dalla stanza. Lucia si era già addormentata, esausta ma serena.

Grazie, Giulietta. Davvero, vedrai, lhai resa felice.

Dopo pochi giorni Lucia Alberti è mancata.

Io ho strappato ogni carta rimasta della cartellina che mi lasciò mamma. Non volevo che nessuno scoprisse una verità che ormai non serviva più a nessuno.

In fondo, chi dovrebbe sapere cosa? Perché davvero, per me, unaltra mamma non cè mai stata.

E Lucia? Forse è stata una pia bugia. Ho fatto bene a comportarmi così? Credo di sì. Forse questa è stata la scelta migliore.

Comunque sia, ognuno risponde davanti a Dio per ciò che ha fatto nella vita.

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