Come ho messo in imbarazzo mia suocera: Una figuraccia che probabilmente non ha dimenticato neanche oggi

Come ho messo in ridicolo la mia suocera. Sicuro che se lo ricorda ancora oggi

Questa storia risale proprio allinizio della mia vita matrimoniale, quando io e mio marito, freschi sposini, ci stavamo ancora abituando allidea di dividere il letto, il frigorifero e, ahimè, la madre di lui.

Avevo notato da subito qualcosa di insolito, ma, da brava ingenua, non ci avevo dato troppo peso. Il punto non era mio marito, che resta tuttoggi il principe azzurro della mia favola no, il vero mistero era il comportamento stravagante di sua madre. Insomma, la mia suocera, signora Assunta.

Tutto è iniziato al nostro matrimonio a Firenze: la suocera sembrava talmente imbronciata che qualcuno avrebbe potuto scambiarla per la vedova inconsolabile, altro che madre dello sposo! Dopo il grande evento, dato che eravamo due piccioncini senza un soldo e senza un appartamento (leuro non basta mai), siamo finiti a vivere a casa sua.

Appena varcata la soglia, mi ha accolta con una gentilezza che sembrava più una misericordia, al punto che mi sono convinta fosse davvero felice per noi e che la sua faccia lunga al matrimonio fosse colpa di un raffreddore o della cervicale. Ma dietro quelle smorfie da madonnina si celava una sottile perfidia, fatta di battutine e frecciatine. Insomma, aveva trovato il suo modo preferito di farmi sentire fuoriposto: lanciatore professionista di provocazioni passivo-aggressive!

Alcuni esempi? Si svegliava nel cuore della notte per risciacquare i piatti che avevo già lavato il giorno prima. Una volta, presa in flagrante, le chiesi: Ma cosa fai, mamma Assunta? E lei, finta ingenua, rispondeva: Ma sono sporchi, cara! Da quel momento, ogni mia illusione sulla sua benevolenza è finita nel cestino rigorosamente autorizzato da lei.

Per lungo tempo, ho preso le sue critiche per saggi consigli materni, e le confidavo perfino le mie piccole crisi con mio marito Leonardo. Finché la verità non mi è stata servita su un piatto dargento da una cara amica, Clara, che lavorava come autista nel Comune dove la suocera era impiegata. Attraverso le colleghe, ho scoperto che la mia suocera regalava resoconti dettagliati della nostra vita coniugale, ma con un gusto per il drama degno di una soap napoletana: Leonardo poveraccio e appiccicoso; io, la strega in cerca di eredità immobiliare!

Mi fu subito chiaro che la signora Assunta sarebbe stata la mia antagonista preferita.

Dotata di una mania per la pulizia che avrebbe fatto impallidire una suora francescana, teneva la casa più sterile di una sala operatoria al San Giovanni. E pretendeva che noi seguissimo i suoi standard svizzeri! Ci mettevamo dimpegno, ma per soddisfarla avrei avuto bisogno di maghi, santi e una squadra di domestici, pagati in lirette doro. E che dire di quando partì per una trasferta di lavoro di due settimane: ci lasciò il mandato papale di mantenere casa come se dovesse arrivare il Papa stesso. Basta un granello di polvere sul tappeto e si rischiava linfarto collettivo.

Così, io e Leonardo pregustavamo una pausa dalla follia igienista, confidando di fare le pulizie solo prima del suo ritorno. Peccato che la suocera, sospettosa come una vecchia contessa, ci abbia dato una data sbagliata e abbia architettato il colpo di scena: tornare un giorno prima, in compagnia di tutte le amiche e pure il suo autista, per coglierci in flagrante in mezzo alle briciole!

Ma qui il destino, e la mia amica Clara, mi hanno dato la dritta: Guarda che la mamma di Leo sta per tornare, armata fino ai denti!. Mi sono infuriata come una romana nel traffico e ho deciso che la partita la giocavo io. Pulizia mondiale di casa: tappeti, bagno, cucina, come a preparare il Cenacolo di Leonardo da Vinci.

Assunta si è presentata alla porta con una folla degna di una processione paesana, tutte pronte a vedere la mia disfatta. Silenzio tombale, la chiave girata nella serratura, le signore entrano come se dovessero ispezionare Versailles. Ma udite udite! trovarono lappartamento talmente lindo che, ne sono certa, qualcuna fu tentata di leccare il pavimento per verificare se fosse vero.

Le signore guardavano Assunta con occhi grandi come piatti da pizza e bisbigliavano. Io, intanto, uscivo in punta di piedi dalla cucina, asciugandomi la fronte e riponendo laspirapolvere con nonchalance, dicendo: Ma dove lhai mai visto un tappeto così pulito?

Assunta si è rabbuiata come una nuvola sopra Napoli; cercava la polvere disperata, scrutando negli angoli con lansia di chi cerca la vincita al Superenalotto. Io chiusa dentro, mi ripetevo: Non troverai nulla, cara, questa volta resti fregata!

Così, mia suocera è finita chiacchierata e presa in giro dalle colleghe. Nessuno più ha dato retta alle sue storie, e anzi, molti mi hanno difesa nelle future discussioni. Un colpo da maestro: la sua autostima messa KO! E anche se sono passati diciassette anni, io sono certa che Assunta, ogni volta che sente parlare di tappeti, ancora ci pensa.

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