Rieducazione del marito
Siamo stati insieme, Vale. Quel viaggio, lultimo a Bologna. È successo tuttopoco dignitoso.
Abbiamo bevuto dopo la presentazione, e io proprio Non sono riuscito a fermarmi, Vale
E tu me lo dici così, tranquillo? Valentina quasi perse la voce per lo sconvolgimento. Riccardo, praticamente mi hai appena confessato di avermi tradito?!
Non ce la facevo più a tenermelo dentro abbassò la testa lui. Vale, perdonami, ti prego! Giuro che non si ripeterà mai più. Ho capito tutto
Valentina posò con cura il bicchiere sul tavolo. La sua vita era appena franata su sé stessa…
***
La mattina era cominciata come le altre Vale stava ai fornelli, mescolando la crema di riso per il piccolo Luca e contemporaneamente tentava di intrecciare la treccia a sette anni di Caterina.
Mamma, fai piano! strillò Caterina, strattonando la testa.
Scusa, amore, ho fretta. Dovè vostro papà?! Tra poco fa tardi!
Il marito uscì dal bagno abbottonandosi la camicia. Dal suo sguardo, Valentina capì subito che non era dellumore giusto.
Cè il caffè? chiese, senza nemmeno guardarla.
È già pronto nella moka. Servitelo, ho le mani occupate.
Lui si servì. Bevve in piedi, fissando fuori dalla finestra il cortile grigio dove il portinaio rastrellava le foglie con la calma di chi non ha fretta.
Niente bacio sulla guancia, né un hai dormito bene? negli ultimi due anni, sembravano due coinquilini più che marito e moglie.
Valentina lavorava come contabile in una grande azienda di distribuzione, ed era sposata da dieci anni.
Lappartamento un bel trilocale, vabbè, ancora in mutuo, lauto un SUV fiammante. I figli sani, insomma, la vita che dovresti sognare, eppure…
Le mancava laria. Le mancava il marito di una volta quello che scappava in pigiama per prendere il gelato di notte o la abbracciava così forte che quasi le incrinava le costole.
Intorno alle due il cellulare sul tavolo vibrò.
Andiamo stasera a cena fuori, non ci andiamo da un secolo, che ne dici? scriveva il marito. Dei bimbi si occupa mia sorella, Paola li porta a dormire da lei.
Valentina dovette leggere il messaggino almeno tre volte. Il cuore le fece uno strano tuffo, come quando era adolescente.
Addirittura, sussurrò. Se ne sarà accorto?
Il resto della giornata le passò addosso come in una nuvola. Chiese pure di uscire unora prima, si precipitò a casa a scegliere un vestito come se fosse levento dellanno.
Scelse quello blu notte, in seta, che la faceva sentire elegante. Un po più di mascara del solito, una goccia di profumo dietro le orecchie.
Si guardò allo specchio, vedendo una donna che, nonostante tutto, voleva ancora piacere al marito.
Il ristorante era accogliente candele, musica dal vivo delicata. Arrivò che lui già la attendeva seduto, in giacca e cravatta, rasato di fresco.
Si alzò quando la vide, e nei suoi occhi si intravide qualcosa come ammirazione. O forse pietà? In quel momento, Valentina non fu sicura.
Sei splendida, Vale, disse, accomodandole la sedia.
Grazie. Sono rimasta basita dallinvito. Cosa cè da festeggiare?
Nulla È che mi sono reso conto che non parliamo più. Viviamo come coinquilini, davvero.
È vero sospirò, sorseggiando il vino. Lavoro, figli, solite rogne domestiche
Sì, sembra di correre nella ruota come i criceti Riccardo girava il coltello tra le dita. E tanto nemmeno mi ricordo più perché.
Parlarono a lungo. Ricordarono il matrimonio, i primi tempi nella casa in affitto con il lavandino che perdeva, eppure quanto erano felici.
Risero ricordando la volta in cui Riccardo aveva cambiato il primo pannolino a loro figlia e aveva quasi svanito sul pavimento.
Fu una serata splendida. Vale sentiva che il ghiaccio tra loro cominciava a sciogliersi.
Basta solo uscire più spesso così, pensava. Tutto si aggiusterà, abbiamo solo bisogno di riposarci un po.
Andiamo a casa? propose Riccardo quando arrivò il conto. Prendo una bottiglia di vino mentre rientriamo. Stiamo tranquilli, solo noi due.
A casa, il silenzio era quasi irreale. Senza grida, senza giochi per terra, la casa pareva enorme e vuota.
Si sedettero in cucina. Riccardo riempì i bicchieri. Latmosfera era quasi piacevole, calda, quando allimprovviso…
Vale, dobbiamo davvero cambiare qualcosa, cominciò lui.
Sono daccordo. E se ci facessimo un viaggio? In Puglia, o magari una settimana alle terme. Ci serve proprio rilassarci.
Sì, serve. Però non è solo una questione di vacanza. Io non ero più io. Non ci ascoltiamo più, Vale.
Tu sempre con i piccoli, io sempre al lavoro. Quando torno, o dormi o sei nervosa.
Manca la complicità, capisci? Nemmeno quella fisica, proprio quella… che basta uno sguardo.
Vale si irrigidì:
Dove vuoi arrivare? sussurrò.
Al fatto che ho sbagliato.
E allora confessò tutto. Di Bologna, della collega, del tradimento.
Lei mi ascoltava e basta, Vale, Riccardo parlava veloce, come se temesse di non riuscire a finire. In trasferta ci capitava spesso di lavorare insieme.
Si preoccupava sempre di come stavo, e non per fare bella figura, teneva davvero.
Non mi giustifico. Sono una schifezza, lo so. Ho resistito, lo giuro.
Ma quella notte Abbiamo bevuto tutti insieme, poi siamo rimasti da soli al bar dellhotel
Valentina non disse nulla. Le sembrava di avere una bomba nello stomaco, che lentamente le sfilacciava le viscere.
Perdonami, se puoi, Riccardo continuava. Mi vergogno da morire. Son due settimane che non so dove sbattere la testa.
Non ce la facevo più a guardarti e fingere. Non voglio perdervi. Tu e i bambini siete tutto per me. Farei qualsiasi cosa.
Qualsiasi cosa ripeté Valentina come un pappagallo.
Giuro. Ho già parlato con il capo. Ho chiesto di cambiarmi di reparto, così non la vedo più: il signor Benedetti ha promesso che risolve entro un mese.
Ho consegnato la richiesta per le ferie. Dai, partiamo? Domani compro tutto, Vale. Solo tu ed io. Proviamo a ricominciare da capo, davvero.
Allungò la mano per prendere la sua, ma Vale la ritrasse di scatto.
Da capo? rise amaramente. Riccardo, ti rendi conto di quello che hai fatto?
Non è che mi hai solo tradita. Mi hai schiacciata!
Io ero qui al lavoro, felice per il tuo messaggio, a scegliere un vestito Credevo volessi recuperare il nostro rapporto, che mi amassi
Ti amo! quasi urlò lui. È proprio per questo che ti ho detto tutto. Non volevo più mentirti, Vale.
Se mi amavi, non ti saresti infilato a letto con lei… Che premurosa la collega, eh? Invece io, sempre la solita acida…
Non era quello che volevo dire…, provò a difendersi Riccardo.
Si alzò e cercò di abbracciarle le spalle.
Vale, per favore
Non toccarmi! lo respinse. Mi fai schifo.
Corse di là e si chiuse a chiave in camera, crollando sul letto.
Le lacrime le rigavano la faccia. Per un po, Riccardo grattò piano la porta, sussurrando scuse, poi più nulla Valentina lo sentì stendersi sulla poltrona in salotto.
***
Al mattino entrò in cucina con la faccia gonfia. Il marito era ancora in divano, vestito dal giorno prima. Sul tavolo, un caffè rimasto freddo.
Non sono uscita stanotte solo perché non sapevo dove portare via i bambini, disse secca.
Vale
Basta, taci. Non ho voglia di ascoltare i tuoi sentimenti. Non mimporta nemmeno cosa provi.
Capisco.
Dicevi della vacanza. Dove volevi andare?
Pensavo a un posto tranquillo. Per passeggiare, parlare, nientaltro.
Daccordo, si voltò verso la finestra. Andremo. Ma non sperare che tutto torni come prima. Io non vado per ricominciare. Io vado per vedere se riesco davvero a guardarti senza provare nausea.
Riccardo annuì, pronto a tutto.
Prenoto subito. Oggi stesso.
E unultima cosa, Valentina si voltò. Voglio vedere la copia con il timbro della richiesta di trasferimento. E il tuo cellulare, da oggi niente password.
Va bene. Come vuoi.
Le porse il telefono, ma lei scosse la testa con disgusto.
Dopo. Ora vai in bagno. Devo raccogliere un po di idee prima di andare a prendere i bambini da Paola. Non voglio che ci vedano così.
Quando la porta del bagno si chiuse, Valentina si lasciò cadere sulla sedia. Andarsene, abbandonare quelluomo che fino a ieri amava da impazzire… quanto lo avrebbe voluto fare! Ma non poteva. Almeno non ancora. Non davanti ai figli
***
I giorni prima della partenza sembravano scorrere al ralenti. Parlavano solo per necessità.
Hai preso i biglietti?
Sì, per sabato.
Prendi Caterina da scuola?
Certo.
I bambini percepivano che qualcosa non andava. Caterina diventava silenziosa quando loro si trovavano nella stessa stanza, il piccolo Luca più capriccioso del solito.
Mamma, perché papà dorme sul divano? chiese una sera Caterina, mentre la rimboccava.
Vale mandò giù il groppo, sistemandole la copertina.
Papà lavora tanto amore. Ha male alla schiena per la sedia dellufficio, sul divano riposa meglio.
Avete litigato?
Siamo solo molto stanchi, piccola. Andrà tutto bene. Presto andiamo al mare, ricordi?
Caterina annuì, ma nei suoi occhioni rimase un dubbio. I bambini non li inganni: capiscono sempre.
***
Venerdì, il giorno prima della partenza, Riccardo tornò prima a casa portava con sé dei fogli.
Ecco mise il documento sul tavolo. Ordine di trasferimento. Dal lunedì dopo le ferie, passo al reparto analisi.
Niente trasferte. Mai più. E quella donna lei resta negli acquisti. Edifici diversi.
Valentina diede uno sguardo rapido al timbro.
Bene.
Vale era allingresso, indeciso. Penso ogni minuto a quello che sono stato una schifezza
Basta! La scelta lhai fatta a Bologna. Ora la faccio io, decido se restare oppure no!
Non gli aveva detto che la notte scorsa, dopo che lui si era addormentato in salotto, aveva guardato il suo cellulare.
Le aveva fatto schifo, le tremavano le mani, ma non ci riusciva a non farlo. Non aveva cancellato la chat, gli ultimi messaggi erano suoi:
È finita. È stato un errore enorme. Non scrivermi più e non avvicinarti.
E la risposta: Come vuoi. Buona fortuna!
Era meglio così? No. Ma almeno in fondo sentiva qualcosa che si muoveva. Quella, almeno, non era una bugia: lui tentava di chiudere davvero.
***
Sabato mattina li accolse una pioggerellina sottile. Caricavano le valigie in auto in silenzio.
Il marito enfatizzava la premura: le dava la mano, ricontrollava le finestre chiuse, le comprò il suo caffè preferito al bar della stazione di servizio.
Eppure, per Vale era quasi peggio.
Allaeroporto, nella sala dattesa, si sedette accanto a lei mentre i bambini guardavano gli aerei decollare dietro i vetri enormi.
Sai, disse sottovoce, fissando anche lui i jet. Ieri pensavo al nostro primo viaggio insieme, quando andavamo giù in Puglia con la tenda. Ti ricordi quando il vento ci portò via tutto?
Valentina, controvoglia, sorrise.
Me lo ricordo. Tu tenesti i picchetti tutta la notte mentre io dormivo sotto limpermeabile.
Quella notte pensavo che nessuno fosse meglio di te. E ancora oggi lo penso, Vale. Ma mi sono perso proprio smarrito.
Ci siamo persi tutti e due, Riccardo, per la prima volta da una settimana lo guardò negli occhi.
Lui le prese la mano. Questa volta lei non la ritrasse, ma non la strinse. Non sapeva più cosa sentire.
Probabilmente, alla fine, lo avrebbe perdonato. Almeno per non devastare i bambini.
Ma prima di tutto, intendeva fargli passare la voglia di guardare altre donne.
Ecco. Lavrebbe rieducato in vacanza…






