7 giugno
Non posso fare a meno di segnare questo giorno nel mio diario: oggi mio figlio Lorenzo e mia nuora Alessia sono venuti a casa e mi hanno consegnato le chiavi di un appartamento nuovo, poi mi hanno portato dal notaio. Ero così emozionata che le parole mi restavano in gola; sono riuscita solo a sussurrare:
Ma perché mi fate un regalo così importante? Non è necessario, non ve lho chiesto!
Lorenzo mi ha sorriso e ha detto: È un premio per la tua pensione, mamma! Potrai affittarlo e avere qualcosa in più ogni mese.
Ancora non avevo iniziato a prendere la pensione INPS! Era da poco che avevo lasciato il mio lavoro alla biblioteca civica di Bologna, non pensavo neanche lontanamente di ricevere un regalo simile. Loro però avevano già organizzato tutto senza parlarmi prima. Ho provato a rifiutare, come mio solito, ma Alessia mi ha guardato dicendo di non fare storie.
Con Alessia non è sempre filato tutto liscio. Allinizio andava bene, poi ogni tanto scoppiava una tempesta per un nonnulla. E non posso negare: spesso la colpa era la mia, a volte la sua. Abbiamo dovuto conoscersi davvero, imparare a non accapigliarci per ogni sciocchezza. Dopo parecchi anni, adesso, finalmente viviamo in armonia grazie al cielo.
Quando mia cognata, la sorella di mio marito, ha saputo del regalo, mi ha telefonato subito per farmi le congratulazioni. Poi, come al solito, ci ha infilato un po di autocompiacimento: Ho cresciuto proprio una brava figlia, non tutte acconsentirebbero a un regalo simile alla suocera! Poi ha aggiunto che lei personalmente non avrebbe mai accettato un dono simile, preferendo lasciarlo a un nipote.
Ho passato mezza notte a pensare: con la sola pensione, potrei anche farcela, vivo con poco. La mattina seguente ho chiamato mio nipote Matteo; volevo sondare il terreno: forse avrei potuto sistemare lappartamento per lui Ormai ha sedici anni, tra poco luniversità, avrà una fidanzata, non vorrà certo portarla dai genitori.
Nonna, non preoccuparti! Voglio mantenermi da solo, è giusto così! mi ha risposto con quel sorriso testardo.
Nessuno ha voluto la casa. Lho proposta ad Alessia, a Matteo, persino a Lorenzo; tutti hanno gentilmente declinato.
Non riuscivo a non ricordare un episodio di mia sorella maggiore: la sua cognata aveva ceduto la sua casa e poi, quando non aveva più niente, era dovuta andare in una casa popolare, affezionandosi a quella stanza piccola come una zattera.
Penso anche allo zio Gino sono passati quindici anni dalla sua morte, e ancora gli eredi si fanno la guerra, incapaci di accordarsi sulleredità.
Una volta, su Rai Tre, ho visto una storia tragica: una madre e un padre che avevano lasciato la casa al figlio; lui li sbatté fuori e vendette tutto, lasciando i vecchi senza niente.
Non riesco neppure a spiegarmi perché mi siano scese le lacrime. Forse è stata la gratitudine, forse lorgoglio per la famiglia che ho costruito. Dopo aver fatto la domanda di pensione, ho saputo che prenderò duemila euro al mese poi Lorenzo ha affittato il mio appartamento: tremila euro al mese! In quel momento ho davvero apprezzato il valore di ciò che i miei figli mi hanno donato. Un regalo davvero regale.






